Peter Benchley.
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La ragazza del Mare di Corts.
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Traduzione di: Barbara Besi Ellena.
Titolo originale: The girl of th Sea of Cortez.
1983. A. Vallardi, Milano.
Collezione I libri del Quadrifoglio. 
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Una giovane donna vive in solitudine in un'isola del Mare di Corts. Dal padre, pescatore, ha ereditato un potere misterioso, che le permette di vivere a contatto del mare e di tutte le sue creature, di capirle e amarle, e di essere capita e amata, come succedeva alle neridi al tempo beato degli di.
Tutti i giorni Paloma spinge al largo la sua piroga leggera e giunge al vulcano, che dalle profondit marine si alza fino a una decina di metri sotto il pelo dell'acqua. Qui s'immerge per ritrovare gli infiniti abitanti della grande montagna, che raccoglie attorno a s l'intera catena della vita nel mare.
Ma un giorno, all'improvviso, la sua vista si confonde, la notte scende a oscurare quel mondo. Poi lentamente la massa tenebrosa si muove. E Paloma capisce di essere messa a parte di un segreto che nessuno potr dividere con lei. Un segreto che dovr difendere con tutte le forze dal fratello, anche lui pescatore, che vede il mare come fonte di caccia e rapina. Questo romanzo, dedicato al mare, a chi lo abita e a chi lo ama.
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L'AUTORE.
Peter Benchley  uno scrittore gi noto a un vastissimo pubblico per i suoi romanzi Gli abissi, L'isola e soprattutto Lo squalo, portati sullo schermo con grande successo. La ragazza del Mare di Corts nasce da un'esperienza reale vissuta dall'autore proprio nelle calde acque messicane del Mare di Corts, e, oltre a narrare una straordinaria, emozionante avventura,  anche una difesa appassionata della vita in tutte le sue forme.
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Tutti i personaggi di questo libro sono immaginari e qualsiasi somiglianza con persone esistite o esistenti  del tutto casuale.


Capitolo 1.

La ragazza rest immobile sulla superficie del mare a guardare nell'acqua attraverso la maschera ed ebbe paura.
Era stupita di provare paura - una paura reale, profonda, che rasentava il panico - perch niente nel mare l'aveva mai spaventata.
D'altra parte, in vita sua non era mai stata minacciata da un animale in modo cos deciso e ostile. Alcuni animali avevano cercato di mordicchiarla e altri le erano girati intorno, affamati e curiosi, ma sempre le era bastato mostrarsi forte e sicura di s, perch loro si allontanassero in cerca di una preda pi facile.
Questo animale per non sembrava volere morderla o mangiarla. Le dava l'impressione che volesse semplicemente colpirla, trafiggerla.
Era comparso con una velocit prodigiosa. La ragazza stava guardando nel fosco e vuoto azzurro ed ecco che di colpo si era trovata davanti un becco acuminato e tagliente che vibrava a meno di un metro dal suo petto. Il becco scendeva gi verso una base pi larga e terminava con due occhi neri grandi come le valve di una vongola e freddi come la notte.
A differenza degli altri pesci a muso lungo, questo non aveva una pinna sul dorso. Aveva invece lungo quasi tutta la spina dorsale, una vela che poteva ripiegarsi sul dorso, risultando quasi invisibile, oppure stare diritta, ostentatamente aperta a ventaglio.
Ora, quando il pesce era agitato come in quel momento, la vela si alzava e si abbassava con un movimento continuo, come la testa di un serpente che ipnotizza un roditore.
La coda del pesce era simile a una falce ben affilata. A un tratto si contrasse, un fremito corse lungo tutto il corpo e il becco ebbe uno scatto improvviso che fece trasalire la ragazza.
Lei non sapeva che cosa fare n come comportarsi. Non era il caso di indietreggiare: non si trattava di un'aggressione in difesa del proprio territorio, perch questo non era un animale territoriale. Questo vagabondava incessantemente nelle acque profonde del mare aperto. Non aveva una sua zona esclusiva.
E non era il caso di fare un movimento improvviso verso di lui. Il pesce era assolutamente sicuro della sua superiorit - quanto a rapidit, forza e agilit - altrimenti non le si sarebbe avvicinato. E lei non poteva certo sperare di riuscire a cacciarlo via.
Ma non era nemmeno il caso di restare dov'era. Evidentemente il pesce era irritato dalla sua presenza, perch scosse la testa e con il rostro frust l'acqua ed ella avvert la veemenza di quella sferzata contro il suo corpo.
Le sottili e lunghe pinne pettorali si piegarono verso il basso; il dorso si incurv; la coda si contrasse. L'intero corpo era una molla compressa, pronta, al comando di un grilletto interno, a infilzarla con il becco.
Perch?
Non poteva essere per pura malvagit, perch suo padre le aveva insegnato che non esiste malvagit negli animali. Gli animali potevano essere affamati, arrabbiati, spaventati, feriti, ammalati, sospettosi, protettivi, gelosi, incauti o giocosi - e in una qualsiasi di queste condizioni potevano diventare feroci o violenti, - ma non malvagi.
Come mai, allora? Che cosa voleva questo?
Il pesce scroll di nuovo la testa, e il rostro fendette l'acqua.
La ragazza si domand se sarebbe riuscita a raggiungere la barca prima che il pesce l'attaccasse. Agit appena le dita delle mani e dei piedi, sperando di spingersi all'indietro,
palmo a palmo, fino ad avvicinarsi alla barca.
Ma quant'era lontana la barca?
Gir di lato la testa, lanci un'occhiata sopra la spalla, scorse la barca e subito si rigir pronta ad affrontare il pesce. Era sparito.
Non aveva sentito nulla, udito nulla, e ora non vedeva altro che l'infinito azzurro.


Capitolo 2.

Sull'isola non c'era la luce elettrica e le lampade a cherosene bruciavano con un fumo grasso e denso che ad alcuni dava la nausea; perci il vecchio e la ragazza stavano in una stanza illuminata solo dalla luce che filtrava lungo i bordi delle finestre schermate. Il vecchio teneva di proposito la stanza al buio, aveva coperto di stoffa le finestre perch i raggi accecanti del sole del tardo pomeriggio creavano nella stanza contrasti cos violenti che gli ferivano gli occhi e lo stordivano. Aveva le cateratte a tutti e due gli occhi e gli improvvisi barbagli di luce gli scoppiettavano nella testa come tanti fuochi d'artificio.
Il suo nome era Francisco; tutti per, persino i bambini che avrebbero potuto chiamarlo Nonno o usare un nomignolo, lo chiamavano Viejo, Vecchio, perch Viejo era un titolo onorifico, come Eccellenza o Generale. E la vecchiaia era davvero una conquista.
Il nome della ragazza era Paloma - Colomba - dal nome dell'uccello che tuba un preludio al canto del gallo. Aveva sedici anni.
Non capisco, Viejo, disse. Non mi era mai capitato niente di simile.
Prima d'ora non avevi mai incontrato un animale cattivo. Adesso ti  successo. Doveva succedere, una volta o l'altra.
Scusa, ma... Esit. Pap mi diceva sempre che non esistono animali cattivi.
Tuo padre Jobim era... un tipo curioso. Per descrivere suo genero, Viejo cerc parole gentili al posto di quelle che gli vennero subito alla mente.  naturale che ci siano animali cattivi, cos come ci sono persone cattive. Grazie al cielo il pesce vela che hai incontrato oggi non era veramente cattivo, altrimenti ti avrebbe trafitto. Succede. Una volta, molto tempo prima che tu nascessi...
Per prevenire le sue reminiscenze, Paloma disse:
Non capisco perch Dio dovrebbe creare animali cattivi. Non ha senso.
Viejo strinse le labbra, un gesto di stizza che Paloma conosceva bene. Era molto bravo a raccontare le storie, e questo era uno dei rari piaceri che la vita gli concedeva ancora.
Ma chi l'ha detto che devi capire sempre tutto? disse Viejo. Un uomo perde il suo tempo se tenta di capire tutto l'operato del Signore.
Paloma cerc di correggersi. Non volevo dire... Quello che , . E quello che  certo  che ci sono cose buone e cose cattive. Fece una pausa. Mi hanno raccontato che hai di nuovo avuto a che dire con i pescatori. No! Ho solo...
Dicono che urli e che ti rendi ridicola.
Pensino pure quello che gli pare. Non ho fatto altro che domandare a Jo e a Indio perch non stanno un po' pi attenti. Prendono di tutto; arrivano con pesci di cui non sanno che farsene. Non uccidono solo il pesce buono da mangiare. Questo potrei capirlo. Se vanno avanti a pescare cos, arriver il giorno in cui non ci sar pi niente.
No. Il mare non si esaurisce. E mettiti in testa che gli uomini continueranno a cacciare quello che vogliono e avranno sempre una ragione per farlo. Sono solo loro a decidere. Per esempio, hanno deciso che alcuni animali sono buoni sia da vivi che da morti, come le palamite, i tonni e le cernie. Da vivi, nutrono altri animali; da morti, nutrono gli uomini e anche altri animali, animali utili. Alcuni sono cattivi, come i serpenti di mare, i pesci sasso e le scorpene. Questi provocano solo dolore e morte.
E poi ci sono animali che sono al tempo stesso buoni e
cattivi, come il barracuda - che un giorno nutre l'uomo generosamente, e il giorno dopo lo avvelena - e come gli squali. Gli squali ci procurano cibo e denaro,  vero, ma di tanto in tanto uccidono qualcuno.
E il pesce angelo allora? domand Paloma. Che cosa ci pu essere di buono o di cattivo in un pesce angelo?
O in un pesce palla? Indio l'altro giorno ha preso un pesce palla e pareva avesse catturato un merlino. Perch l'ha fatto? Non lo si vende e non lo si mangia.
I pescatori vivono del mare, disse Viejo, e perci devono diventare tutt'uno con il mare e con le sue creature. A volte, l'unico modo per riuscire a conoscere un animale,  quello di catturarlo e ucciderlo.
Non volendo contrariare n affliggere il nonno, Paloma smise di ribattere: le verit di Viejo erano indiscutibili. Cos disse solo: Beh, spero che niente voglia mai conoscermi cos a fondo.
Fuori Paloma guard il cielo d'occidente. Il sole era sospeso sopra l'orizzonte e pareva stesse per essere risucchiato dentro la scintillante acqua grigia.
Si diresse di corsa verso la sua roccia, una stretta mensola di pietra che sporgeva sopra l'estremit occidentale dell'isola. Veniva qui a quest'ora tutti i giorni e le piaceva sia il posto sia quel momento particolare perch era qui che si sentiva in pace, vicina alla natura, alla vita.
C'erano poche nuvole in cielo, che la luce del tramonto tingeva di rosa, ma l'orizzonte era limpido, una lama sotto la rossa palla di fuoco che scivolava lenta verso il basso e pareva schiacciarsi e diventare oblunga.
Questa poteva essere una sera da raggio verde, pens, e punt il mento tra le mani e si sforz di non battere le palpebre mentre fissava gli occhi sul sole che andava scomparendo. Non lo si vedeva quasi mai il raggio verde: la sera doveva essere limpida e quasi fredda; dall'acqua non
dovevano salire ondate di calore a creare incerti riflessi; l'orizzonte doveva essere nitido senza nemmeno una traccia di nuvole. E, naturalmente, bisognava trovarsi l e stare all'erta e non battere le palpebre, perch il raggio verde durava solo per quella piccolissima frazione di secondo in cui l'ultima infinitesimale porzione del disco solare si abbassava sotto l'orizzonte. Molte volte se l'era lasciato sfuggire proprio perch aveva battuto le palpebre, e in vita sua l'aveva visto soltanto due volte - la prima volta quella sera di tanto tempo prima quando suo padre l'aveva portata qui e le aveva mostrato questo posto straordinario.
Il sole tocc l'orizzonte e Paloma quasi quasi si aspettava di sentire lo sfrigolio dell'acqua che spegneva quel fuoco, o di vedere uno sbuffo di vapore levarsi dal mare. Ma mollemente e senza alcun rumore, il sole scivol sempre pi in fretta via dal cielo.
Paloma trattenne il fiato e spalanc quanto pi pot gli occhi. L'ultimo lembo di sole spar e allora, proprio quando Paloma stava cominciando a pensare che quella sera non ci sarebbe stato il raggio verde, eccolo - una lama di luce di un verde smagliante, passata cos in fretta che quasi nello stesso istante in cui veniva registrata come immagine, era gi un ricordo.
Paloma rest ancora un momento a contemplare il cielo, a godere incantata i cambiamenti che si susseguivano a quella velocit solo al nascere e al morire del giorno. La luce gialla si affievol inseguendo il sole verso altre regioni del mondo. Il cielo sopra di lei si andava rapidamente oscurando e fu ben presto trapunto di stelle, e solo una pallidissima pennellata di rosa colorava ancora le nuvole.
Paloma si sent tutt'a un tratto calma e felice. Vedere il raggio verde era considerato di buon augurio e, sebbene ella non credesse ciecamente ai presagi, certo era meglio averlo visto che non averlo visto.
Si sollev sulle ginocchia e stava per andarsene, quando
la sensazione di un movimento sull'acqua la indusse a voltarsi a guardare. Quello che vide la fece restare immobile,
lo sguardo fisso e senza fiato.
Sollevato al di sopra dell'acqua, un enorme merlino si stagliava sullo sfondo del cielo turchino contorcendosi in uno spasmo di puro piacere. Il rostro a forma di spada flagell l'aria, la coda a mezzaluna si arcu verso l'alto, e poi, con un movimento lento e flessuoso, quel corpo poderoso si abbatt pesantemente sull'acqua.
Pass un intero secondo prima che Paloma udisse il rumore cupo e rimbombante del tonfo, ma ormai l'unica cosa che restava a testimoniare di quella acrobazia era solo un cerchio di increspature sull'acqua, un cerchio che andava allargandosi all'infinito.
Questo, pens Paloma,  indubbiamente qualcosa di straordinario. Forse la natura mi sta dicendo che dovrei credere ai presagi.
Con la sensazione di aver goduto di un privilegio, di aver assistito a una manifestazione di gaudio della natura, Paloma si avvi verso casa. Mentre camminava lungo il sentiero, guard in basso e vide suo fratello, Jo, e i suoi due amici avvicinarsi al pontile con il loro motoscafo.
Paloma riusc a vedere dall'alto della collina che avevano avuto una buona giornata. La prua della barca era colma di pesci, un caleidoscopio di smaglianti colori nell'ormai tenue luce. E Paloma pot vedere, persino da dove si trovava, che avevano catturato pesce indiscriminatamente: tutti i pesci che erano riusciti a catturare, li avevano uccisi. Vi erano pesci angelo e pesci sasso, palamite e carangidi, pesci palla e pastinache, e persino uno di quei rari e strani e circospetti animali chiamati squali chitarra
- innocui e, per i pescatori, inutili. I pesci che non avevano abboccato all'amo erano stati presi con l'arpone. Quelli sfuggiti all'arpone erano stati pescati con le reti.
Mentre Paloma stava a guardare, Jo spense il motore e rollando tra le onde accost la barca al pontile. I suoi compagni intanto frugavano con le dita tra i mucchi di pesci morti e gettavano in mare quelli che non valeva la pena di vendere.
La prima volta in cui Paloma li aveva visti fare questo lavoro, si era infuriata, aveva fatto il diavolo a quattro con Jo, aveva chiesto perch, se gi sapevano di dover scartare i pesci, non lo facevano subito, appena li catturavano, quando i pesci avevano ancora una probabilit di sopravvivere.
Anche se Jo era rimasto impressionato dalla sua furia, tuttavia la sua risposta era stata franca. All'inizio della giornata, prima di sapere quanto pesce si pescher, qualsiasi pesce va bene. Ma alla fine della giornata, se la pesca  stata abbondante, allora possiamo permetterci di tenere solo quelli buoni. E cos buttiamo via i cattivi.
Paloma aveva tentato di discutere, ma Jo se n'era andato, dicendo che cos si era sempre fatto e cos si sarebbe continuato a fare.
Ora, ella vide quello chiamato Indio sollevare un pesciolino infilandogli le dita nelle orbite e sventolarlo davanti alla faccia di Manolo. Nonostante la distanza che ancora la separava da loro e la luce incerta del crepuscolo, riusc ancora a distinguerli dal colore dei capelli. Indio, quand'era in barca, portava sempre un cappello e perci i suoi capelli erano rimasti neri. Manolo invece si rinfrescava la testa bagnandola con l'acqua di mare, e i suoi capelli si erano scoloriti in un castano chiaro, proprio come i lunghi capelli castano-ramati di Paloma erano diventati quasi biondi per effetto del sale e del sole. Indio disse qualcosa e gett il pesce addosso a Manolo, che raccolse un altro pesce per la coda e lo sbatt pi volte sulla testa di Indio. Vociando e imprecando, i pescatori si gettavano l'un l'altro i pesci. La maggior parte mancavano il bersaglio e finivano in acqua, dove restavano a galleggiare a pancia all'aria.
Per Paloma, quella zuffa era disgustosa e lo spreco vergognoso. La feriva nell'intimo vedere quegli animali morti trattati come se non fossero mai stati degli esseri viventi.
Mentre scendeva a grandi passi gi dalla collina, si chin a raccogliere una pietra e chiam Ehi! I tre nella barca alzarono gli occhi verso di lei. Se dovete buttarvi addosso qualcosa, buttatevi questi. E lev il braccio e lanci la pietra con quanta forza aveva, sperando di colpire la barca e farvi un buco. Ma la pietra vol lontano e cadde con un tonfo nell'acqua e per tutta risposta Jo scoppi a ridere e rivolto verso di lei fece schioccare l'unghia del pollice sotto gli incisivi - il gesto pi triviale, pi offensivo e pi sprezzante che potesse fare.
Paloma gli volt le spalle.
Suo padre le aveva spiegato il problema molte volte, in quei lontani giorni quando lei per la prima volta si era lamentata dei ragazzi che pescavano senza criterio, prendendo tutto e buttando via molto. Il mare, questo mare,  troppo ricco, aveva detto lui. Ci sono troppi pesci.
Lei non aveva capito.
Se qui ci fossero pochi pesci, i pescatori forse starebbero pi attenti, temendo di esaurire le loro risorse. Ma qui, aveva detto pap, la natura sembra che voglia mettersi in mostra, sembra che voglia far sfoggio delle sue immense ricchezze. C' cos tanto pesce qui che la gente non vede perch dovrebbe fare attenzione. Un giorno lo faranno, ma allora forse sar troppo tardi. Per il momento, non c' che da prendere.
Per quanto indietro andasse con la memoria, Paloma ricordava di avere sempre amato il mare. Suo padre, Jobim, aveva subito intuito l'attrazione della sua primogenita per il mare e aveva deciso di alimentarla. Quand'era ancora bambina l'aveva portata a fare il bagno in mare e le aveva insegnato a stare a galla, e poi a nuotare e a temere pochi esseri viventi ma a rispettarli tutti.
E l'aveva deliziata descrivendole quelle cose che rendevano unico il loro mare, il mare di Corts.
Il mare di Corts, aveva detto, esisteva in seguito a un antico evento accidentale. Milioni di anni prima, la penisola nota come la Baia di California era attaccata al continente messicano. Poi, in chiss quale periodo della preistoria, le zolle che si incastrano l'una nell'altra formando la superficie della terra, si erano riassestate provocando quello che doveva essere stato il terremoto pi spettacolare di tutti i tempi.
Hai in mente quando si prende una vecchia camicia logora e la si lacera in mezzo alla schiena per farne stracci? aveva detto Jobim.  quanto accadde al Messico. Si spacc lungo la sua vena principale, la faglia di San Andreas. E in quella fenditura rest un largo spazio nel quale irruppe l'oceano Pacifico, e cos nacque un nuovo mare.
Il mare a quel tempo naturalmente non aveva un suo nome. Jobim le aveva letto un libro in cui si diceva che soltanto nel 1536 quel mare era stato chiamato con il nome dell'esploratore spagnolo Hernando Corts, colui che aveva scoperto la Bassa California e il mare che la separava dal continente messicano.
Non  buffo? aveva detto. Non ti fa ridere?
Che cosa? Paloma avrebbe voluto poter ridere con lui, ma non capiva. Che cosa c' di buffo?
Dicono che fu uno spagnolo a scoprire questo posto. Ma i tuoi antenati erano gi qui, abitavano qui, lavoravano la terra e pescavano quando gli spagnoli vivevano ancora nelle caverne e mangiavano gli insetti. Tutto quello che fece Corts fu di uccidere uomini e passare oltre. Pap aveva scrollato il capo. E per questo hanno dato al mare il suo nome.
Un libro attribuiva addirittura a Corts il fatto di aver dato nome a tutta la California. Secondo la storia, mentre navigavano verso nord lungo la costa occidentale del continente americano, gli spagnoli patirono enormemente il caldo. A un certo punto Corts avrebbe osservato, parlando in latino con uno dei suoi ufficiali, che trovava la regione
spaventosamente calda, calda (calida) come una fornace (Jomax).
Oggigiorno, aveva detto Jobim, alcuni non lo chiamano nemmeno pi mare. Lo chiamano golfo, il golfo di California. Ma non gli serve un nome.  il mare. Ci sono tre cose qui che insieme fanno la vita: il mare, la terra e la gente. Non hanno bisogno di essere separati da nomi. Aveva sorriso. Se tu non riesci a capire la differenza, la vita non sar facile per te.
Cos per Paloma era semplicemente il mare - un benefattore e un amico, ma anche un apportatore di dolore e un nemico. Perch se da una parte le dava quasi tutto ci che amava nella vita, d'altro canto le aveva portato via la cosa pi preziosa di tutta la sua esistenza.
Per la sua particolare combinazione di rilievi montuosi e di acqua, di estrema siccit e di estrema umidit, di venti dal Pacifico e di venti dalle alte sierre, il mare di Corts era una zona di basse pressioni che favoriva gli improvvisi e violenti fenomeni atmosferici. Senza alcun preavviso, una bella giornata sul mare poteva diventare bruttissima. Sopra l'orizzonte si sarebbero rincorsi vortici di nubi. Sotto e davanti alle nubi, il mare calmo avrebbe cominciato a ingrossarsi. All'inizio, si sarebbe sentito un suono simile a un sussurro lontano, che si sarebbe subito dopo tramutato in uno spaventoso e lugubre boato.
Erano chiamati chubascos e al contrario degli uragani e dei tifoni, non venivano da nessuna parte: si formavano proprio l e proprio l vivevano e morivano. Perci, anche avendo una radio a bordo, non si sarebbe sentito annunciare nelle previsioni del tempo l'avvicinarsi di un chubasco.
Se si era fortunati e ci si trovava sulla terraferma, ci si poteva buttare in un fossato o ripararsi a ridosso di una collina.
Ma se si aveva la sfortuna di trovarsi in mare, si poteva sperare di riuscire a scorgerne alcuni segni premonitori - anche un solo indizio, come un minimo salto di direzione del vento oppure l'improvvisa formazione di una colonna di nubi nere - in modo da avere il tempo di correre in cerca di un riparo o, per lo meno, di raggiungere il mare aperto, dove si sarebbero potute affrontare le onde enormi senza rischiare di essere scagliati contro una riva rocciosa.
Se si era tanto sfortunati da trovarsi sott'acqua alla comparsa dei primi segni e li si scorgeva solo quando la tempesta si era addensata ed era ormai quasi sopra e si era costretti a salire a bordo e ad avviare il motore e a levare l'ancora - allora l'unica cosa che restava da fare era pregare. A volte funzionava; a volte no.
Due estati prima, dopo il terribile chubasco del plenilunio - la luna era piena e le maree erano molto alte, cosicch l'acqua spinta dalla tempesta si lev pi alta facendo pi danni - lui fu trovato, annegato, sulla spiaggia di una vicina isola dove l'avevano gettato le onde.
Era per questo motivo che Paloma tendeva a non accettare, come facevano invece Viejo e gli altri, che tutto ci che era misterioso facesse in un certo senso parte del grande disegno di Dio.
Se qualcuno o qualcosa o qualche forza avesse deliberatamente voluto o provocato la morte di suo padre, quel qualcosa sarebbe stato oggetto del suo odio fino alla fine dei suoi giorni. Ella credeva, piuttosto, che la morte di Pap fosse stata un puro incidente, una disgrazia casuale, qualcosa che non era stato preordinato e che nulla avrebbe potuto impedire. Aveva condizionato la sua mente a non spingersi pi in l, a non pensare cosa poteva celarsi dietro la fatalit o la buona sorte.
Quella sera, a cena, Jo raccont per filo e per segno, a Paloma e alla madre, tutte le prodezze della sua giornata in mare.
Decant la grande quantit di pesci che avevano catturato, l'accanimento con cui le cernie avevano combattuto, l'ostinazione degli squali che si erano aggirati intorno alla sua barca cercando di sottrargli il bottino.
Paloma rest zitta, sapeva bene che un suo commento li avrebbe portati a litigare. Ma Miranda, la madre, sorrise e annu e disse: Ah, bene.
Lanciando un'occhiata a Paloma, Jo disse: Ho persino gettato l'arpone contro una manta, un gigantesco diavolo di mare. L'ha scansato proprio all'ultimo istante e cos l'ho mancata. Ma poi - lo giuro - si  voltata e ha attaccato la barca. Per fortuna sono stato svelto, e ho evitato che mi venisse addosso e mi facesse affondare.
Paloma parl con calma: Le mante non attaccano le barche.
Questa l'ha fatto. Era un vero diavolo di mare. Lo giuro.
Perch volevi catturare una manta? Non fanno male a nessuno!
Lo dici tu! Il diavolo di mare  malvagio! Ecco perch ha le corna. Porta sulla terra la faccia del diavolo.
Paloma non disse niente, e si sforz di fissare solo il suo piatto di zuppa di pesce. Ma non pot trattenersi - era quasi un riflesso - dallo scuotere il capo come faceva Pap, in un modo che esprimeva disprezzo.
Jo conosceva bene il gesto, ne riconosceva l'origine, e lo detestava. E cos cominci a urlare. Cosa ne sai tu? Credi di sapere tutto. Ma non sai niente! Il diavolo di mare  malvagio. Lo sanno tutti. Tutti ma non tu. Tu non sai niente.
Anche Miranda riconobbe il gesto, che le ricord Jobim e il contrasto che egli aveva involontariamente fatto nascere tra i suoi figli. Spaventata, disse:  possibile, Paloma. Potrebbe essere vero.
Senza alzare gli occhi dal piatto, Paloma ribad: No, mamma.
Non darle retta, fece Jo. Che ne sa lei! E sput verso il focolare cos come facevano gli uomini dell'isola per dare a vedere di averla avuta vinta.
Forse credi di sapere, Paloma, disse Miranda, sperando ancora di mediare, di calmare tutti e due i figli, di riportare la pace in famiglia. So che a volte credo di sapere qualcosa, ma invece poi...
Mamma! Paloma prefer interrompere le pietose divagazioni di Miranda. Lasciamo perdere.
Per un momento, il silenzio regn nella stanza.
Poi Paloma alz gli occhi e guard la faccia tirata e accesa del fratello. Le arterie ai lati del collo parevano grosse come gomene e le sembr di vederle pulsare. Le mascelle erano contratte e il braccio - grosso quanto una coscia di Paloma - era scosso da fremiti.
Aveva voluto evitare di far infuriare Jo con le sue discussioni e invece l'aveva fatto arrabbiare proprio stando zitta - un silenzio che egli interpret come un atteggiamento di superiorit.
Paloma cerc di apparire calma, sicura di s. Si augur che i suoi occhi non la tradissero. Sapeva bene che se mai Jo fosse stato spinto a sfogare uno dei tanti nascosti motivi di rancore che lo torturavano, e che se fosse capitato a lei di essere l'oggetto della sua furia, egli era in grado di farla a pezzi con la stessa facilit con cui smontava uno dei motori intorno ai quali gli piaceva tanto armeggiare.
Jo aveva quindici anni, diciassette mesi meno di Paloma, ma il suo fisico era sviluppato come quello di un adulto. Avendo cominciato fin da ragazzino ad alare le gomene e a tirare le reti, gli erano venute le spalle e le braccia molto robuste. Non poteva indossare una camicia qualsiasi, perch i muscoli del petto e della schiena facevano scoppiare le cuciture. Per lo sforzo di doversi tenere in equilibrio su una barca rollante giorno dopo giorno, i tendini dei polpacci e delle cosce erano duri come ferro. Era di statura non molto alta - poco pi di un metro e sessanta - il che andava bene per lavorare sulle barche, perch un baricentro basso consentiva movimenti rapidi ed efficienti.
Un estraneo non avrebbe mai immaginato che Paloma e Jo fossero fratelli, ma neanche cugini alla lontana. Tanto lei era flessuosa, tanto lui era tarchiato. Lei era alta un metro e sessanta, e sebbene non si fosse pesata da parecchi anni, pensava di pesare 54 chili. Mentre Jo assomigliava molto alla sua gente - scuro di pelle, di capelli e di occhi
- lei no. Tutto in lei era diverso: le ossa erano sottili, la carnagione e i capelli chiari; perch lei non apparteneva alla sua gente, ma piuttosto a quella di suo padre.
Ed era qui, lei lo sapeva, il nocciolo del problema tra loro due. Jo si rendeva conto che avrebbe dovuto essere lui, e non lei, pi somigliante al padre. Dopo tutto, non era forse un maschio? Il suo nome non era forse derivato da quello di Jobim? Eppure, ogni giorno, quello che lei diceva, quello che lei faceva, tutto il suo modo di essere gli faceva tornare in mente quanto Paloma fosse stata vicina al Pap e quanto lontano - anzi peggio, quanto sempre pi lontano - fosse stato lui.
Forse la cosa peggiore di tutte era che tutti e due sapevano che Jo aveva avuto la possibilit di essere lui il solo vicino a Pap. Quando si sentiva bendisposta nei riguardi di Jo, Paloma si rendeva conto che solo un ragazzo assolutamente eccezionale sarebbe riuscito a essere il figlio che Pap avrebbe voluto. Quello che lei ammetteva meno volentieri era che a lei, una ragazza e una specie di figlio-in-mancanza-d'altro, il padre aveva insegnato con maggiore pazienza, perdonato con maggiore gentilezza e rivolte lodi con maggior facilit.
Ma una volta che tra lei e Jo si era stabilito quel clima di ostilit, tutto nei loro rapporti sembrava dare origine a nuovi motivi di antagonismo. C'era, per esempio, la pretesa di Jo di essere considerato, dopo la morte del padre, il capo della famiglia, una pretesa campata in aria in quanto egli stesso sapeva che pur essendo fisicamente capace di fare quasi tutto, a causa del suo carattere emotivo era a stento in grado di badare a se stesso.
Senza dire altro, Jo si alz da tavola, si volt e usc dalla stanza.
Miranda lo guard andare. Quando lui fu uscito, si volt e disse: Paloma...
Lo so, mamma, lo so.


Capitolo 3.

Dapprima ne arriv uno solo, che roteava e s'impennava con la grazia e la regolarit di un cavallo da giostra, emettendo uno sbuffo d'acqua attraverso l'opercolo in cima alla testa, e la sua pinna dorsale e il suo dorso lucido brillavano nel sole del mattino ancora basso sull'orizzonte.
Pass davanti alla prua della barca, poi salt fuori dall'acqua e si tuff sotto la barca riemergendo dall'altro lato, e riprese a precederla beccheggiando.
Poi ne arriv un altro e un altro ancora finch furono una dozzina, poi una ventina e poi pi di quanti lei potesse contarne.
Si incrociavano davanti alla barca, in schiere di quattro e cinque e sei, intrecciandosi come le dita di una mano, poi disperdendosi, per essere quindi rimpiazzati da altre schiere che sopraggiungevano dietro di loro.
Lei continu a remare e gli animali la raggiunsero da dietro, saltando ai lati della barca, come per incitarla ad andare pi forte di modo che la sua barca producesse un'onda di prua sulla quale poter cavalcare. Ma lei riusciva solo a increspare l'acqua e allora essi si scostarono un po' sempre saltando e negli schiocchi e negli stridi e nei fischi che lei riusciva a sentire distintamente, sembrarono discutere a quale gioco giocare.
Puntarono verso la barca in fila per sei e si tuffarono sotto riemergendo dall'altra parte, e in ciascuna fila uno, ma solo uno di loro salt sopra la barca, sopra di lei, e mentre la sua ombra passava, sulla testa di Paloma ricadevano goccioline d'acqua.
Lei rise e cerc di imitare i suoni striduli dei delfini, con la vaga speranza che la credessero una di loro e restassero con lei. Ma a un misterioso segnale, smisero di giocare e puntarono tutti nella stessa direzione e si allontanarono saltando sul mare.
Paloma smise di remare e rest tutta eccitata a guardarli. Era come se i delfini l'avessere tenuta a battesimo: l'avevano scelta come loro compagna di giochi in un intervallo dei loro viaggi.
Era un segno di buon augurio, come aver visto il raggio verde e il merlino saltatore. Forse questa sarebbe stata una giornata speciale.
Come sempre, Paloma si era svegliata prima dell'alba, quando il sole inviava i suoi primi messaggeri grigi nel nero del cielo d'oriente. Si era sciacquata il viso e quatta quatta era uscita di casa e di buon passo si era avviata per un sentiero verso una montagnola sassosa sulle scogliere che guardavano a oriente.
Per la maggior parte degli isolani, la mantagnola era solo un cumulo di rocce e nient'altro. A volte, quando uno di loro aveva bisogno di un masso di una certa forma o misura, poteva andare a prenderselo e cos il cumulo, che un tempo era stato di forma simmetrica, ora appariva come un ammasso disordinato di pietre.
Ma Viejo aveva raccontato a Paloma che quello era un antico tumulo sepolcrale - non dei loro diretti antenati, ma di coloro che erano esistiti in tempi remoti. Una volta, anni prima, alcuni studiosi arrivati da La Paz avevano chiesto l'autorizzazione di scavare sotto il tumulo, ma gli isolani si erano rifiutati di dare il permesso e gli studiosi se ne erano andati via.
Ero giovane ed ero molto curioso di vedere che cosa ci fosse sotto le pietre, aveva detto Viejo, ma gli anziani avevano detto di no, e avevano ragione. Credevamo che i morti sepolti sotto il tumulo vegliassero su di noi, ci proteggessero
da qualcosa - da che cosa poi dipendeva da ciascuno di noi. Cos consentire a qualcuno di scavare, poteva solo ferirci. Se l sotto vi fossero stati dei morti e se li avessimo disturbati, questo avrebbe potuto solo procurarci dei guai. Se non c'era niente le nostre credenze sarebbero allora risultate sbagliate, e la nostra fede ne sarebbe stata scossa. E cos gli studiosi brontolarono, ma dovettero andarsene.
Gli studiosi, tuttavia, si erano lasciati dietro un po' della loro erudizione e di ci Paloma era loro grata. La ragione per cui gli studiosi erano sicuri che la montagnola fosse un tumulo sepolcrale era, dicevano, la sua ubicazione - sul punto pi elevato dell'estremit pi orientale dell'isola. Molti antichi popoli credevano che si dovesse venire sepolti rivolti a oriente in modo da poter vedere il sole nascente e beneficiare della sua luce. La cosa pi crudele che si potesse fare a un essere umano era di seppellirlo
rivolto a occidente, perch in tal modo il povero disgraziato sarebbe stato condannato in eterno a inseguire il sole calante in cerca di luce.
Venuta a conoscenza di questa tradizione nella quale in fondo le piaceva credere, Paloma si immaginava di assistere allo spettacolo dell'alba insieme con le anime di quelli che erano sotto il tumulo - specialmente con suo padre che, come aveva sempre desiderato, era stato sepolto in mare ma che dietro le insistenze di Paloma era stato sepolto allo spuntar del giorno e rivolto verso il sole nascente.
Lentamente il cielo grigio si era tinto d'arancione, e poi la prima sfolgorante lingua di fuoco si era levata sopra il ciglio del mondo.
Paloma era rimasta a contemplare il mare e aveva cercato di immaginare tutto quello che stava accadendo sotto la quieta e liscia distesa d'acqua. Le sarebbe piaciuto poter vedere l'alba da sott'acqua, perch Jobim le aveva detto che quello era il momento di maggior attivit nel mare, in cui i pesci si nutrivano, in cui tutto si muoveva e mutava.
Questo valeva per tutti i mari, aveva detto, ma in particolare per il mare di Corts, perch qui tutto pareva accadere nel medesimo istante e negli stessi identici posti. Come conseguenza indiretta di quella scossa che aveva squarciato il Messico e insieme creato il mare, pesci abissali si nutrivano nelle acque basse, animali che normalmente non vedevano mai la luce si spingevano su verso il chiarore della luce solare e tutta la vita sottomarina era concentrata in poche zone. Queste zone erano le cosiddette montagne sottomarine.
Quel che Jobim sapeva di geologia l'aveva appreso dai suoi avi e da qualche informazione racimolata dagli scienziati che di tanto in tanto facevano tappa a Santa Maria per studiare alcuni tipi di squali. Le sue spiegazioni a Paloma erano semplici e chiare.
Migliaia - forse milioni - di anni dopo quel terremoto che aveva creato il mare, altre scosse e sommovimenti avevano fatto affiorare vulcani che avevano eruttato e che poi erano sprofondati di nuovo nel mare. Nel corso dei secoli alcuni si erano sgretolati tornando a far parte del fondo marino, mentre altri erano rimasti come picchi sottomarini isolati - montagne che si elevavano dal fondale per migliaia di metri fino a una ventina di metri dalla superficie dell'acqua.
Proprio queste montagne sottomarine erano la causa principale dell'abbondanza di vita nel mare di Corts, perch intorno a esse si creava una specie di banchetto naturale che attirava animali di tutte le specie immaginabili.
Le correnti d'acqua che scorrevano sul fondo del mare, incontrando una montagna sottomarina, provocavano una spinta ascensionale e l'acqua, salendo verso l'alto, trascinava con s tutti quei microscopici animali (plancton e gamberetti e migliaia di altre creature) dei quali si nutrono i pesci pi grossi. I pesci pi grossi venivano allora a cercare cibo nelle acque pi basse dove a loro volta diventavano alimento di animali ancora pi grandi.
Cos intorno a una montagna sottomarina, si svolgeva l'intera catena alimentare della natura. Vedrai di tutto, Paloma, aveva detto Jobim quando l'aveva accompagnata in immersione su una montagna sottomarina. Esseri piccoli piccoli che mangiano esseri grandi e grossi, e mostri che mangiano animali minuscoli; creature che mangiano piante e creature che si mangiano tra di loro e creature con denti e altre con filtri al posto dei denti. E la cosa straordinaria  che tutte le specie sopravvivono anche se sopravvivere significa a volte mangiarsi l'un l'altro.
Paloma adesso lo vedeva ogni giorno questo spettacolo della natura, questo suo straordinario bazar - ed era ogni giorno diverso.
Jobim le aveva infine fatto conoscere una montagna sottomarina tutta per lei, mai visitata dai pescatori perch non ne conoscevano l'esistenza. L, a solo un'ora di barca dall'isola di Santa Maria, poteva passare intere giornate in mezzo a quella ricca vita sottomarina e, nelle sue fantasticherie, a immaginarsi parte di essa.
Ogni mattina, dopo colazione, scendeva al pontile. Faceva finta di trovarsi l per fare commissioni per i pescatori che si preparavano ad uscire in mare; in realt, andava l per vederli andar via, per essere certa che partissero prima di lei, di modo che non ci fosse pericolo che la seguissero e scoprissero il suo posto segreto: in una sola mattina di pesca, avrebbero potuto rovinare il delicato equilibrio realizzato dalla natura nel corso di tantissimi anni.
Jo e gli altri non avrebbero mai scoperto da soli la montagna sottomarina di Paloma, perch, come quasi tutti gli isolani, restavano rigorosamente fedeli alle antiche usanze e alle antiche tradizioni. Pescavano nei bassi fondali dove si era sempre pescato. Non cercavano nuove zone di pesca e raramente si allontanavano dal loro posto per pi di qualche centinaio di metri.
Un motivo per cui erano sempre rimasti nelle stesse zone era che non avevano avuto bisogno di spostarsi: la pesca era sempre abbondante, le zone sempre molto produttive.  vero, alcune specie - in particolare quelle territoriali, come le cernie - cominciavano a scarseggiare. Ma se si aveva una barca abbastanza grande, si potevano comunque fare buoni affari compensando con la quantit quanto si era perduto in qualit.
Un motivo ancora pi determinante per restare nelle zone familiari era che Jo e gli altri non avevano alcun mezzo per trovare zone nuove. Jo non aveva uno scandaglio di profondit con cui poter localizzare una montagna sottomarina, n uno scandaglio elettronico che gli consentisse di individuare i grossi banchi di carangidi. E a nessuno di loro sarebbe mai venuto in mente di farsi trainare da una barca in mare aperto, con una maschera sul viso per poter scoprire dalla superficie una montagna sottomarina.
Passavano la vita sul mare, ma mai sotto; nessuno dei pescatori dell'isola ficcava la testa sott'acqua se solo poteva evitarlo. Sostenevano di sapere nuotare, ma la maggior parte di loro non provava alcun piacere e non lo sapeva fare bene e andava in acqua solo per sbaglio.
Jo ci aveva provato, quando Jobim era vivo, e non gli era affatto piaciuto. Da quando, a diciotto mesi, Jobim l'aveva buttato in acqua dal pontile e gli aveva detto di nuotare, aveva odiato l'acqua. Gli era estranea e gli faceva paura. Credeva che nel mare ci fossero animali che volessero mangiarlo e che se non fosse stato sempre molto attento, il mare stesso lo avrebbe divorato. Jobim gli aveva spiegato e insegnato tante cose, aveva cercato di prenderlo
con le buone e poi con le cattive - sperando che suo figlio sarebbe stato diverso da tutti gli altri figli, sperando che, grazie alla sua opera di persuasione, sarebbe riuscito a vincere quella strana avversione per l'ambiente in cui l'uomo era nato. Ma alla fine Jobim aveva perso ogni speranza
e si era dedicato a Paloma, che non aveva certo fatto fatica a imparare. Per lei infatti nuotare era naturale come respirare, e pi egli le insegnava e pi lei chiedeva di imparare.
Naturalmente gli altri consideravano Paloma una ragazza strana, perch, non importa dove n come avesse avuto origine l'uomo, ora era un animale terrestre e non c'era alcun motivo pratico per metter qualcosa dentro il mare se non un amo o una rete.
Paloma non capiva come loro potessero vivere sulla soglia di un mondo sconosciuto e non avere alcuna voglia di esplorarlo. Sotto i loro piedi c'erano meraviglie tanto straordinarie che loro non potevano neanche immaginare. Segretamente, era felice che le avessero lasciate tutte per lei.
Proprio questa mattina, Paloma aveva cercato di essere pi servizievole del solito, di mandare a Jo un messaggio di tregua. Non le faceva piacere irritarlo. Inoltre, se lui era di cattivo umore, la mamma diventava nervosa e quando Miranda era tesa, lo era tutta la famiglia. Ma Jo non era in vena di tregua. Aveva respinto tutte le offerte d'aiuto di Paloma. Quando sia gli attrezzi che i compagni erano a bordo, aveva tirato con violenza la corda del motore. La corda gli era rimasta in mano. Paloma non aveva riso, ma era rimasta a guardare cercando di mostrarsi comprensiva, mentre Jo, per una volta, si dominava, riavvolgeva la corda, la tirava e avviava il motore. Paloma aveva mollato la cima di prua; Jo aveva puntato la barca verso il sole nascente e, strizzando gli occhi, part verso le zone di pesca.
Nei tempi andati, i pescatori avevano cercato di catturare solo i pescecani, perch uno o due pescecani rendevano quanto centinaia di altri pesci. Le pinne di pescecane venivano vendute per la zuppa, la carne come alimento, il fegato per le vitamine, la pelle impiegata come cuoio o come abrasivo.
Ma i prodotti sintetici avevano ridotto di pi di tre quarti il valore di un pescecane. Ora il suo grosso fegato era inutile perch le vitamine sintetiche avevano rimpiazzato l'olio di fegato. La pelle non rendeva quasi pi niente; gli abrasivi artificiali erano meno cari e altrettanto efficaci e le pelli degli altri animali erano pi facili da tagliare e da lavorare. Le pinne si vendevano ancora in Oriente e i turisti a volte comperavano una mascella di pescecane, e c'era ancora qualcuno che mangiava bistecche o carne di pescecane non potendosi permettere niente di meglio. Ma in generale la pesca del pescecane non era pi redditizia.
La maggior parte degli squali venivano perci catturati solo per sbaglio, quando abboccavano a un amo gettato per attirare un'altra preda o quando si impigliavano in una rete; i pescatori infatti preferivano catturare pesci commestibili pi facilmente commerciabili.
Jo, Indio e Manolo cominciavano la giornata pescando con le lenze a mano. A intervalli regolari guardavano attraverso un secchio dal fondo di vetro per vedere se per caso non ci fossero banchi di pesci nelle vicinanze. Se c'erano, calavano la rete, e aspettavano e poi la ritiravano, rovesciando masse di pesce dentro la barca.
Se il barcone da La Paz doveva arrivare la sera stessa o la mattina dopo, il pesce veniva tenuto al fresco fino al momento di scaricarlo nella ghiacciaia del barcone. Se dovevano passare alcuni giorni prima dell'arrivo del barcone, il pesce doveva essere eviscerato e conservato in ghiaccio sull'isola, altrimenti si sarebbe guastato.
Gli isolani erano alla merc del capitano del barcone. Egli diceva loro il prezzo che il pesce avrebbe spuntato a La Paz e il prezzo che lui avrebbe pagato al chilo e i pescatori non avevano altra scelta che accettare il suo prezzo. Ma il capitano non era un uomo eccessivamente avido e in alcune rare occasioni in cui il mercato era stato saturo, si era saputo che lui aveva pagato un prezzo pi alto
agli isolani, perch questi potessero continuare a comprare combustibile e frutta e verdura e capi di vestiario; di conseguenza nessuno poteva onestamente lagnarsi di lui.
Dato che Paloma non era un pescatore, e nemmeno un uomo, e non aveva una posizione ufficialmente riconosciuta all'interno della comunit, non le era consentito di occupare un posto al pontile con la sua barchetta. La teneva perci sotto il pontile, dove non intralciava.
Quando le era parso che la barca di Jo fosse ormai a una distanza di sicurezza, si era sdraiata sul pontile si era protesa al di sotto per tirar fuori la sua piroga. Era lunga due metri e quaranta e larga sessanta centimetri ed era, tutto sommato, poco pi di un tronco scavato. Per Paloma era per il bene pi caro.
Suo padre l'aveva costruita per il suo tredicesimo compleanno. Aveva ordinato a La Paz il tronco, perch non c'erano alberi a Santa Maria, e l'aveva fatto venire con il barcone che passava a prendere il pesce. Aveva quindi acceso un fuoco sul tronco e bruciato una cavit, poi aveva lavorato di scalpello e di mazzuolo. Da ultimo, aveva lisciato il legno e raschiato via le schegge con la pelle seccata di pescecane.
E per tutto il tempo che vi aveva lavorato, non aveva mai detto a Paloma a chi era destinato. Lei aveva dato per scontato che fosse per Jo, e aveva pensato con invidia a come si sarebbe divertito, ai posti che avrebbe visitato e alle cose che avrebbe imparato.
Ma aveva sottovalutato suo padre. Quando lui le consegn la piroga, disse soltanto: Con questa passerai dei bei momenti.
Questa mattina, aveva gettato nella piroga un cappello a tesa larga; pi tardi, verso mezzogiorno, con il sole a picco e una temperatura di oltre trentotto gradi, restare pi di pochi minuti sull'acqua senza un cappello voleva dire assicurarsi la nausea e un tremendo mal di testa.
Aveva controllato che nella borsa a rete ci fosse tutto il
necessario: la maschera e le pinne, il boccaglio per respirare, il coltello - una lama a due tagli in acciaio inossidabile, affilata come un rasoio, con il manico di gomma
- e un mango per il pranzo.
Portava il coltello non per difendersi da qualche animale - prima dell'incontro del giorno precedente con l'irritabile pesce vela, non si era mai sentita minacciata da niente sott'acqua, e sapeva bene che se uno squalo avesse deciso di morderla si sarebbe mosso a una tale velocit che un coltello non sarebbe stato di alcuna utilit.
Il coltello pi che un'arma era un utensile. Le serviva soprattutto per staccare le ostriche dalle rocce della montagna sottomarina e per aprirle quand'era sulla piroga. Ma aveva anche un'altra funzione, meno frequente ma pi importante. Nel corso degli anni, i pescatori avevano perduto in mare centinaia di metri di lenza. Fatto di nailon, questo filo non veniva distrutto dall'acqua, ed essendo incolore, era quasi impossibile vederlo stando sott'acqua. Intorno e tra le rocce si aggrovigliavano matasse di filo che invisibile e robustissimo diventava una trappola capace di uccidere una persona in pochi minuti. Se lei fosse rimasta impigliata con una mano o con un piede, non avrebbe potuto trattenere il respiro tanto a lungo da tagliare ciascun filo per liberarsi. Ma avrebbe dovuto districarsi aprendosi un varco a grandi colpi di coltello.
Paloma aveva poi slegato la piroga dal pontile e vi era saltata dentro. Subito si era messa in ginocchio per dare stabilit alla barca. Immerse la pagaia nell'acqua immobile, e remando si allontan a ritroso dal pontile e si diresse verso ovest.
Ora, dopo che l'ultimo dei delfini era scomparso verso l'orizzonte, Paloma si guard intorno per tornare a orientarsi nel mare aperto, poi immerse la pagaia nell'acqua e riprese a remare verso la montagna sottomarina.
Il punto pi alto della montagna sottomarina non era in acque basse - in nessun punto distava dalla superficie meno di tredici o quindici metri - e le era quindi impossibile vederlo dalla barca. N poteva sperare di trovarlo calcolando la durata del percorso dal pontile a l, perch ogni giorno i venti e le correnti variavano un pochino rispetto al giorno precedente. Se navigava con la corrente, ci metteva meno tempo; se andava contro corrente, ce ne metteva di pi; se navigava con la corrente ma aveva il vento contro, il mare sarebbe stato mosso e lei avrebbe faticato a remare. Una differenza di cinque o dieci minuti, poteva non farle ritrovare la montagna sottomarina, la cui cima non era pi grande di quattrocento metri quadrati. Jobim perci le aveva insegnato a localizzare la montagna servendosi di punti di riferimento a terra.
Alcuni chilometri a ovest c'era un isolotto sul quale crescevano gigantesche piante di cactus. Da lontano sembrava che proprio sul punto pi alto dell'isola vi fosse un cactus particolarmente alto e folto. Ma via via che Paloma si avvicinava all'isola, la prospettiva cambiava e allora avrebbe visto che si trattava non di uno ma di due cactus. Quando fosse riuscita a intravvedere una strisciolina di cielo tra le due piante, allora voleva dire che era arrivata sul posto.
Tuttavia, le piante di cactus le indicavano solo se si era portata abbastanza a ovest. Il vento o la corrente potevano averla spinta troppo a nord o a sud. La cima della montagna sottomarina aveva una forma oblunga e irregolare orientata verso est-ovest cosicch il suo profilo nord- sud era pi stretto ed era facile mancarlo. Doveva perci trovare un secondo punto di riferimento a terra che le dicesse la sua posizione nord-sud.
Non appena vide il cielo azzurro tra le piante di cactus, spost lo sguardo verso la capanna di un pescatore che sorgeva sull'estremit di una punta di terra di un vicino isolotto. Se lei si trovava troppo a nord, la capanna sembrava situata nell'entroterra; se era troppo a sud, pareva galleggiasse sull'acqua, come staccata della terraferma. Quando la capanna appariva proprio sulla punta, lei sapeva di trovarsi esattamente sopra la montagna sottomarina.
Gett l'ancora fuori bordo e fece scorrere la cima tra le dita. La sua ancora non era altro che un vecchio pezzo di ferro arrugginito, un ancorotto di fortuna, ma teneva ferma la sua piccola imbarcazione proprio come una vera ancora. Ed era inoltre di poco valore. Capitava spesso che le ancore restassero bloccate nei crepacci profondi tra le rocce della montagna - spesso in acque troppo profonde perch si potesse andare a liberarle a nuoto - e allora bisognava sacrificarle. Paloma non si sarebbe potuta permettere di buttare via un'ancora di acciaio, mentre si poteva sempre recuperare un pezzo di metallo arrugginito.
Quando l'ancorotto ebbe fatto presa, Paloma leg la cima a una galloccia sulla prua della piroga, immerse nell'acqua la maschera, sput sul vetro e strofin la saliva con le dita tutto intorno per evitare che il vetro si appannasse (nemmeno suo padre era stato capace di spiegarle perch la saliva non faceva appannare il vetro, ma funzionava); poi la risciacqu di nuovo nell'acqua salata. Sistem bene il coltello nella parte interna della cintura di corda, infil i piedi nelle pinne, sistem il boccaglio nella cinghia della maschera e si lasci scivolare in acqua cercando di non sollevare troppi spruzzi.
Muovendo appena i piedi, costeggi la barca e raggiunse la cima dell'ancora. L si ferm e guard nell'azzurro torbido striato da lame dorate di luce solare, gi pregustando la sorpresa che le riservava ogni volta la prima occhiata alla montagna sottomarina.
A volte si immaginava di arrivare ospite inaspettata ma gradita, a un grande ricevimento, dove le centinaia di abituali frequentatori l'accettavano in silenzio in mezzo a loro. Indubbiamente si sentiva pi a suo agio tra gli animali della montagna sottomarina che tra la maggior parte della gente di Santa Maria, perch qui tutti i rapporti erano schietti, semplici e sereni.
In genere per queste fantasie la turbavano e lei cercava di scacciarle dalla sua mente, perch Jobim le aveva detto e ripetuto di non pensare agli animali come a esseri umani, di non attribuire loro impossibili caratteristiche umane, ma di considerarli e rispettarli come creature assolutamente diverse. Eppure, di tanto in tanto si lasciava andare a queste fantasticherie infantili.
A volte avvistava un pesce vela, a volte uno squalo, o una focena o un delfino pilota. A volte, come adesso, vedeva solo foschia, perch l'acqua non era limpida, ma opaca e oscura a causa delle grandi nubi di plancton e di altri animaletti microscopici spinti in superficie dal fondo. Riusc a scorgere la cima della montagna, un'accidentata pianura di rocce e coralli, e riusc a distinguere il vago movimento di grandi animali. Ma tutto era confuso.
Se niente fosse venuto in superficie e se lei non fosse riuscita a vedere abbastanza bene stando in superficie, avrebbe avuto una sola cosa da fare: scendere sul fondo.
La maggior parte degli isolani, poco esperti nel nuoto, sapevano ancora meno tuffarsi e in pratica non sapevano affatto come prepararsi per una lunga immersione in apnea. Ad addestrare Paloma era stato Jobim, che l'aveva portata gi a tappe, ogni volta un metro e mezzo pi gi, le aveva insegnato come prepararsi per ogni profondit, come a ogni profondit i suoi polmoni rispondevano in maniera diversa, come evitare il panico. E il suo addestramento era anche il risultato di quattro anni di esercizio, oltre che un fatto istintivo. Lei non si considerava una tuf- fatrice mediocre, n particolarmente brava. Sapeva solo di essere capace di trattenere il respiro abbastanza a lungo da potersi calare sulla cima della montagna e passare abbastanza tempo sott'acqua per divertirsi - e tornare in superficie per immergersi ancora.
Distesa sull'acqua, a faccia in gi con il respiratore che sporgeva da dietro la testa inspir profondamente una mezza dozzina di volte, ogni volta espandendo un po' di pi i polmoni. All'ultima inspirazione, inal fin quasi a sentirsi scoppiare, serr la bocca e si immerse verso il fondo. Si cal gi aiutandosi con le mani lungo la cima dell'ancora, spingendosi anche con colpi di pinne potenti e regolari. Mentre scendeva, lasci sfuggire dalla bocca piccoli getti di bollicine, finch non sent i polmoni meno contratti.
Raggiunse il fondo in pochi secondi, e per evitare di tornare a galla si avvinghi con le ginocchia a una roccia. Si sentiva bene, rilassata e con i polmoni pieni al punto giusto. Il tempo pareva dilatarsi sott'acqua. Sarebbe stata in grado di restare sott'acqua soltanto un minuto e mezzo, forse due minuti, ma siccome tutti i suoi sensi erano all'erta, ogni cosa udita e vista e avvertita veniva attentamente registrata dal suo cervello. In superficie, due minuti a volte passavano senza che lei avesse notato nulla; ma quaggi, ogni cosa era un'esperienza, e due minuti potevano essere intensi come un'ora.
Nei primi secondi dopo la sua discesa, gli animali della montagna sottomarina restarono al riparo, sospettosi a ogni minima perturbazione dell'acqua e pronti ad allontanarsi a gran velocit. Ma ora cominciarono a tornare, accettando Paloma come se facesse parte della vita sottomarina.
Qualcosa la colp con forza da dietro, facendola balzare in avanti. Si afferr allo spuntone di roccia e gir su se stessa, tenendo un braccio levato davanti alla faccia. Per una frazione di secondo, non riusc a vedere niente attraverso la nube di bollicine. Se era stato uno squalo a urtarla, come fanno a volte per saggiare la preda, avrebbe colpito ancora e per lei non ci sarebbe stato pi niente da fare. Qualsiasi cosa fosse non era avvenuta per caso; gli scontri accidentali sott'acqua erano rari come le linee rette in natura. Con il braccio levato, sbirciando attraverso le bollicine, facendosi forza per vincere il panico, Paloma si trov a faccia a faccia con il suo aggressore. E rise dentro il boccaglio.
Era una grossa cernia, un pesce lungo circa un metro, intorno ai quindici chili di peso, e si librava a trenta centimetri dalla sua faccia, con la mascella inferiore sporgente che gli dava un'espressione imbronciata, gli occhi tondi che la fissavano aspettando con impazienza che lei facesse quanto si supponeva fosse venuta a fare - nutrirlo.
L'aveva gi nutrito molte volte prima d'ora. Non era possibile non riconoscerlo: era l'unico di queste dimensioni intorno alla montagna e dietro una delle branchie aveva delle cicatrici sporgenti, ricordo di lotte con predatori pi grossi ai quali era scampato per miracolo. A volte Paloma gli portava del pane, che lui mangiava con degnazione come per farle piacere; a volte pezzetti di carne o rimasugli di pesce presi dal pontile, che l'animale trangugiava con ingordigia. Ma a volte dimenticava di portargli qualcosa.
Aveva resistito alla tentazione di dargli un nome umano, ma non riusciva a non pensare a lui in termini umani, cos pensava a lui come al Bullo. Era proprio l'immagine giusta.
Se aveva del cibo, glielo faceva penzolare davanti al muso, tra le dita; il grosso pesce allora caricava e lei glielo lasciava cadere in bocca. Non aveva alcuna intenzione di morderle le dita, ma era un mangiatore maldestro, e divorava tutto quello che trovava sul suo passaggio, e sebbene i denti fossero piccoli, le mascelle erano estremamente potenti e per un minimo movimento falso si poteva rischiare di trovarsi con le punta delle dita stritolate o a brandelli.
Oggi non aveva portato niente per la cernia, cos lev il pugno chiuso. L'animale sembr capire il gesto, perch fece un mezzo tentativo di afferrarle il polso, poi si volt, le agit la coda davanti alla faccia e si allontan di alcuni metri, poi rest a gironzolare l attorno, in caso lei dovesse tirar fuori qualcosa di commestibile.
Un'ombra pi in alto attravers uno dei fasci di luce dorata e Paloma alz gli occhi per guardare. Una processione di pesci martello sfil in parata sopra la sua testa. I loro corpi grigio argento erano levigati come proiettili e la luce del sole illuminava e faceva luccicare le increspature della pelle sopra i muscoli in movimento.
A Paloma piacevano molto i pesci martello, perch in certo qual modo sembravano mettere a fuoco i suoi ancora confusi interrogativi su Dio e la natura. Erano animali strani e dall'aspetto incredibile - sinuosi martelli, con un occhio su ciascuna estremit dei prolungamenti del capo e, sotto, una bocca piena di denti - e dato che in qualche rara occasione avevano attaccato l'uomo e per il resto non si sapeva che avessero mai fatto niente a favore n degli uomini n degli animali, dovevano per forza essere cattivi: cos, per lo meno, li aveva classificati Viejo fra le creature viventi.
Eppure, se c'era un animale che a Paloma pareva insolitamente favorito dalla sorte, questo era proprio il pesce martello. Gli squali erano stati per cos tanto tempo necessari alla sopravvivenza dell'isola che di generazione in generazione le storie su di loro - inframmezzate qua e l da leggende - erano entrate a far parte della cultura di quasi tutti gli isolani. Era risaputo, per esempio, che i pesci martello erano rimasti tali e quali da circa trenta milioni di anni. Se non erano feriti o ammalati, non avevano nemici sulla terra, tranne l'uomo. Trovavano nutrimento a volont, godevano di una
libert assoluta e avevano abbastanza compagni e simili per soddisfare ogni loro necessit.
Era stato Jobim per a farglieli vedere in una luce diversa a farle capire che i pesci martello erano animali perfetti, assolutamente adatti alla vita che conducevano. Erano semplici e veloci ed efficienti, e come lui le ricordava, diversamente dall'uomo, non erano n devastatori n aggressivi.
Cos per Paloma i pesci martello erano gli animali ideali e in essi vedeva solo la bellezza. Le sarebbe piaciuto che Viejo li vedesse da l sotto, nel loro ambiente naturale. Dove li vedeva lui - dentro un barca mentre ancora si dimenavano convulsamente oppure su una spiaggia rovente massacrati a bastonate e maleodoranti - potevano apparire solo grotteschi.
Paloma si spinse via dalla roccia, scese ancora pi gi di qualche metro, in una stretta gola tra due massi. L, nella sabbia, un pesce balestra guizzava avanti e indietro, come impazzito, sventolando la coda e agitando le lamelle branchiali. Dapprima Paloma pens che il pesce balestra fosse ferito: si muoveva in modo strano e inoltre era circondato prima da tre, poi da cinque, poi da nove o dieci altri pesci, che parevano tutti decisi ad attaccarlo.
Un pesce pappagallo - con le squame variopinte che ricordavano un tessuto scozzese e con la bocca cornea - caric il pi piccolo pesce balestra che si difese con una raffica di morsi all'impazzata. Il pesce pappagallo batt in ritirata.
Subito, un pesce angelo si slanci avanti, simul un attacco contro il pesce balestra, poi vir puntando verso la sabbia sotto il pesce balestra, ma anche lui fu respinto.
Paloma allora cap quello che stava succedendo. Gli altri pesci avevano scoperto nella valletta il nascondiglio delle uova del pesce balestra e attaccavano in gruppo il pesce cercando di allontanarlo di modo che uno di loro riuscisse a penetrare e scovare le uova e mangiarle.
Paloma si sent istintivamente spinta a proteggere le uova e nuot in mezzo a quel turbinio agitando le mani; gli invasori si dileguarono. Ma, come era naturale, per il pesce balestra Paloma era solo un altro ladro, anche se pi grosso degli altri, e come reazione le morsic un lobo dell'orecchio.
Paloma si allontan, sorridendo dentro di s ma in fondo triste perch sapeva bene che il pesce balestra avrebbe ben presto finito con il perdere le uova. Una volta scoperto, un nascondiglio di uova era da considerarsi perduto. Eppure, si disse,  cos che deve essere, un esempio dell'e- quilibrio della natura. Se tutte le uova di ogni pesce balestra si schiudessero e se tutti i nuovi nati arrivassero alla maturit, il mare sarebbe stracolmo di pesci balestra.
Cominci a sentire il dolore spia nei polmoni, quella sensazione di vuoto che le faceva immaginare che i polmoni stessero cercando ancora un po' d'aria da consumare. Le tempie cominciarono a pulsare, non in maniera dolorosa, ma rumorosamente. Si allontan con una spinta dal fondo e risal senza fretta verso la superficie, lasciandosi dietro una scia di bollicine.
Aveva l'abitudine di riposare cinque o dieci minuti tra un'immersione e l'altra, perch cos riusciva a immergersi pi volte senza provare dolore o stanchezza. Si era accorta che, se non si riposava, ogni successiva immersione doveva essere sempre pi breve e il dolore nei polmoni diventava pi acuto.
Perci si tenne appesa alla cima dell'ancora e inspir profondamente l'aria calda e umida guardando di tanto in tanto sott'acqua con la maschera per vedere se nei pressi della montagna sottomarina non fosse successo qualcosa di nuovo, di eccezionale.
Forse oggi avrebbe visto un cabro dorato, quel tipo di cernia rara e solitaria di un giallo cos intenso e puro che, quando stava immobile nell'acqua, pareva di oro massiccio. Oppure avrebbe magari incontrato un gruppo di barracuda, i cui dorsi d'argento illuminati dalla luce solare parevano una pioggia di aghi.
Una volta aveva persino visto uno squalo balena, ma questo era un incontro che una persona ragionevole non si sarebbe mai augurata di ripetere.
La sua prima reazione era stata di spavento, e poi, per una frazione di secondo, di terrore, e alla fine, quando si era resa conto di che cosa si trattava, aveva sentito nello stomaco un brivido, un formicolio e una vampata di calore.
Lo squalo balena era salito dal fondo, scivolando cos lentamente che pareva quasi portato dalla corrente, un animale cos enorme che nell'acqua torbida Paloma non era riuscita a vederne contemporaneamente la testa e la coda. Ma era riuscita a vederne il colore - un giallo mostarda macchiettato - e da questo aveva capito che non c'era pericolo. Gli squali balena si nutrivano di plancton e di gamberetti e di altri esseri microscopici.
Jobim l'aveva avvertita che l fuori avrebbe potuto imbattersi in uno squalo balena, aveva cercato di prepararla allo spavento che avrebbe provato alla vista di quel gigante marino.
C' un solo modo in cui pu farti del male, aveva detto Jobim senza aver l'aria di scherzare.
Dimmi. Paloma aveva immaginato aculei pungenti o denti simili ai molari capaci di macinarle le ossa.
Se gli vedi la bocca aperta e nuoti verso di lui e fai di tutto per aprirgli le mascelle e ti spingi dentro e poi se richiudi con forza le mascelle dietro di te.
Pap!
Anche allora, non credo che gli piaceresti molto. Scuoterebbe la testa e ti sputerebbe fuori.
Paloma era saltata addosso a suo padre e gli si era avvinghiata con le gambe e le braccia tentando di mordergli il collo.
Una volta certa che si trattava proprio di uno squalo balena, aveva nuotato verso il basso per incontrare da vicino questo pesce che era il pi grande di tutti e allora ecco che lui aveva rallentato la sua gi lenta andatura tanto che lei era riuscita a toccargli la testa e a far scorrere la mano lungo il suo interminabile dorso. L'animale non aveva dato segno di aver notato la sua presenza, ma aveva continuato il suo pigro vagabondare, spingendosi con leggeri movimenti della coda. E quando la mano di Paloma era finalmente arrivata alla coda, lei aveva avuto un attimo di sgomento, perch la pinna caudale, da sola, era alta quanto lei. E con quel suo movimento avanti e indietro, spostava una tale massa d'acqua che lei fu sbalzata lontano in una scomposta capriola.
Lo squalo balena si era poi allontanato nell'oscurit grigio verde, imperturbabile e quasi rispettoso - come se fosse stato programmato per seguire una o pi rotte, stabilite dalla natura milioni e milioni di anni prima.
Ma oggi, mentre stava distesa sulla superficie del mare, con la faccia nell'acqua, respirando attraverso un tubo di gomma - desiderando far parte del mare ma confinata al mondo dell'aria - Paloma vedeva svolgersi l sotto la solita indisturbata attivit di tutti i giorni.
Era una vita di incessante movimento, di attenzione costante, di perpetua cautela e di perfetta armonia.
Un cambiamento di pressione le disse che qualcosa stava accadendo o sarebbe accaduto - una leggera variazione nel modo in cui avvertiva il contatto dell'acqua intorno al corpo. L'acqua sembrava stringerla, premerla, come se qualcosa dotato di una grande massa e di dimensioni enormi si stesse muovendo verso di lei a gran velocit.
Istintivamente, arretr pedalando nell'acqua, cercando di allontanarsi da quella cosa, qualunque essa fosse, che poteva avvertire ma non vedere, che sentiva farsi sempre pi vicina, perch la pressione sul corpo stava cominciando a sollevarla fuori dall'acqua.
Poi la vide, una cosa nera.
Era pi grande di lei, pi grande anche della sua barca. Stava salendo verso di lei. Era alata, e le ali si muovevano con tale forza che tutto quanto si trovava davanti e di fianco veniva gettato lontano, disperso. Riusc a vedere una bocca, che era una caverna nera con ai lati due corna, e le corna erano puntate verso Paloma, come se volessero afferrarla e cacciarla dentro quella cavit spalancata.
Era una manta. E bench lei sapesse, razionalmente, di non avere nulla da temere, si sent prendere dal panico. Perch stava puntando verso di lei? Perch non virava?
Il suo corpo stava salendo sempre pi verso la superficie dell'acqua, spinto dall'onda di pressione esercitata dalla manta. Il respiro le si blocc in gola. Scoccarono scintille nel suo cervello, in un susseguirsi di impulsi contraddittori. Era paralizzata.
Quando fu a solo pochi metri da Paloma, la manta pieg un'ala e arcu il dorso, mutando angolazione e mostrando il ventre di un bianco puro e lucido. Su ciascun lato aveva cinque aperture bronchiali palpitanti, alette falcate come spicchi di luna d'inverno.
La manta si scagli verso l'alto e tagli la superficie, un perfetto e compatto triangolo di carne che non avrebbe dovuto essere capace di volare ma che pure stava volando, che si era staccata dal pelo dell'acqua e pareva puntare verso il cielo.
Nella testa di Paloma, sulle immagini e le sensazioni predomin il suono: un rombo cupo e assordante, un boato avvolgente, infernale, come l'urlo dell'uragano.
La testa di Paloma emerse dall'acqua con la manta e i suoi occhi la seguirono mentre volava alta nell'aria, sparpagliando tutt'intorno diamanti di acqua. Nel punto pi alto della sua traiettoria, rest sospesa per una frazione di secondo, un titano di un nero splendente contro il sole che le ricamava intorno un alone d'oro.
Poi ricadde all'indietro, mostrando il ventre; piomb di piatto contro il mare color peltro. Fu come un'esplosione dell'acqua e il rumore sembrava avere la stessa assurda violenza di un tuono che squassa le nubi.
Paloma finalmente butt fuori il fiato, con uno sbuffo di eccitato stupore. Prima d'allora aveva gi visto saltare alcune mante - soprattutto mante giovani, in genere al crepuscolo - ma sempre a una certa distanza. Parevano fare capriole di felicit.
Ma le mante non potevano essere felici. Questa era quello che gli isolani chiamavano un animale vecchio, e con vecchio intendevano inferiore, primitivo e stupido.
I suoi cugini erano gli squali e le pastinache e le altre razze. La saggezza isolana voleva che gli animali vecchi non sapessero che cosa fossero il piacere o il dolore, la gioia o la disperazione. I cervelli di questi animali erano efficienti, ma piccoli, le loro capacit limitate.
E Paloma condivideva in gran parte queste idee perch Jobim le aveva insegnato che era sbagliato pensare agli animali in termini umani. Significava togliere loro ci che di pi prezioso avevano - la loro individualit, il loro posto nella natura. Jobim disprezzava in particolar modo quelle persone che cercavano di addomesticare gli animali selvatici, di farne il loro trastullo, di addestrarli in quelli che lui chiamava gli stupidi giochetti umani.
Secondo lui, per alcune persone era un modo per vincere la paura di un animale, perch un animale al quale si poteva insegnare, per esempio, a camminare sulle zampe posteriori o a richiedere il cibo, pareva meno selvatico, meno temibile, pi umano. Ma era una cosa che sminuiva un animale.
Cosa stava facendo allora questa manta? Perch aveva saltato proprio accanto a lei, quando il mare era vuoto per miglia e miglia intorno? La saggezza isolana diceva che le mante saltavano fuori dell'acqua solo per liberarsi dei parassiti - di quei piccoli animaletti che si attaccano a un animale pi grosso e di questo si nutrono. Alcuni di questi parassiti erano scavatori, granchiolini o gasteropodi
o vermi, che scavavano buchi nella manta e si nutrivano della sua carne. Poi c'erano i pesci chiamati remore, che sulla sommit della testa avevano organi a ventosa con i quali si attaccavano all'animale ospite. Non erano proprio parassiti, questi, ma passeggeri abusivi, perch non arrecavano alcun danno alla manta e si nutrivano solo degli avanzi di cibo che questa si lasciava sfuggire.
Secondo Jobim, saltando nell'aria la manta privava i parassiti di ossigeno (come i pesci infatti, anche i parassiti traevano l'ossigeno dall'acqua, non dall'aria), e quel cambiamento improvviso faceva s che i parassiti mollassero la presa. Se questo non bastava a far sloggiare i parassiti, Tessere poi sbatacchiati violentemente sull'acqua li avrebbe certamente fatti desistere.
Paloma capiva che quanto aveva detto Jobim era logico. Per su questa manta non aveva visto alcun parassita e nei suoi salti c'era un senso di vitalit, di energia, di eccitazione.
La saggezza isolana aveva sempre indotto Paloma a temere le mante. Si raccontava infatti di incauti naviganti e pescatori che erano stati divorati dalle mante. E si minacciavano i bambini disubbidienti di lasciarli andare alla deriva in mezzo a un branco di mante.
E poi, ricord Paloma, un giorno, alcuni mesi prima, mentre lei si trovava in acqua sopra la montagna sottomarina dalla superficie aveva visto una manta. Questa si era messa a volare attraverso l'acqua con la grazia di uno sparviero, sollevandosi e ricadendo sulle sue stesse folate di acqua. Paloma ricordava ora come l'aveva stupita il fatto che nessuno degli altri animali della montagna sottomarina avesse mostrato paura della manta. Non si erano dileguati al suo passaggio, n si erano rifugiati tra le rocce. Pareva che sapessero che la manta li avrebbe schivati
- sollevando dolcemente un'ala per passare sopra una coppia di cernie o abbassandola per passare sotto un banco di carangidi.
Intorno alla montagna sottomarina quel giorno, al di sotto di un piccolo banco di pesci, l'acqua era apparsa grigia e torbida, rivelando cos la presenza di una nube di plancton spinta in su in acque poco profonde. La manta si era diretta verso il plancton e mentre si avvicinava alla nube, aveva di nuovo stupito Paloma. Le sue spaventose corna si erano spiegate e apparivano per quello che in effetti erano - delle pinne flosce. La manta aveva disteso le pinne e le usava come braccia, per convogliare l'acqua ricca di plancton dentro la bocca.
La manta era passata tre volte attraverso la nube di plancton e poi, evidentemente soddisfatta, era volata via.
Ora, tenendosi attaccata alla piroga, con il cuore che batteva di nuovo lento e il respiro pi regolare, Paloma aspett, con la testa fuori dall'acqua, per vedere se questa manta avrebbe fatto dei salti. Voleva vederla nel momento in cui tagliava la superficie, per udire quel tremendo rumore e di nuovo assistere a quella specie di esplosione.
Quando, dopo alcuni minuti, la manta non riapparve, lei mise la faccia nell'acqua e si guard intorno girando su se stessa. Ma la manta doveva essersi calata sul fondo perch la vita sulla montagna sottomarina aveva ripreso il suo abituale tran tran. Paloma decise di immergersi fino a raggiungere il fondo.
Respir profondamente pi volte e scese gi lungo la cima dell'ancora. Ritrov laggi la stessa roccia e vi serr intorno le gambe. Quasi quasi si aspettava di notare qualcosa di diverso come se l'evento accaduto in superficie avesse dovuto provocare cambiamenti l sotto. Ma tutto era come prima: gli stessi pesci pattugliavano le stesse rocce, le stesse anguille facevano capolino dagli stessi buchi, gli stessi carangidi guizzavano veloci in cerca di cibo.
C'era stato un unico cambiamento che, per quanto inevitabile, la faceva comunque sentire triste. Poco distante, nella stretta valletta, il pesce balestra continuava a sfrecciare avanti e indietro. Ma ora era rimasto solo. Niente lo stava stuzzicando, niente lo stava attaccando. E il suo agitarsi era diverso da prima; meno aggressivo, eppure pi disperato. Questa, per lo meno, fu l'interpretazione che ne diede Paloma, perch sapeva che le uova del pesce balestra alla fine erano state prese e che il pesce le stava cercando con angosciosa frenesia.
Un altro pesce nuot lentamente davanti alla maschera di Paloma. Era un essere grasso, con minuscole pinne decisamente troppo piccole per il suo corpo.
Aspett che il pesce fosse a pochi centimetri da lei, poi protese entrambe le mani e gliele richiuse intorno al corpo. Lo tenne cos molto delicatamente, prevedendo quello che sarebbe successo.
Il pesce si dibatt per un secondo e poi, come un pallone, cominci a gonfiarsi. Le scaglie sul dorso si drizzarono e diventarono rigide spine bianche. Le labbra si incresparono e gli occhi si rimpicciolirono nel corpo sempre pi gonfio e le pinne, che ora parevano assurdamente piccole, si agitarono furiosamente.
Paloma palleggi tra le dita per un momento quel pallone spinoso, poi accost quella faccia bulbosa alla sua. Il pesce palla non poteva combattere a lungo. Aveva fatto tutto quello che poteva fare - mostrandosi un cibo tutt'altro che appetitoso - cos ora si limit a guardare Paloma. Con delicatezza, lei lo lasci andare e il pesce si allontan scodinzolando veloce. Via via che si avvicinava al suo rifugio tra le rocce, si sgonfiava. Le spine sul dorso si abbassarono e tornarono a essere scaglie. Quando raggiunse una fessura a lui familiare, era ormai abbastanza sottile da potervisi insinuare per mettersi al sicuro.
Paloma cominci a sentire di nuovo il vago battito nelle tempie. Era ancora debole, non insistente, aveva molto tempo a disposizione per tornare in superficie. Ma per natura e in seguito all'addestramento di Jobim, era prudente
- meglio avere ancora aria quando emergeva in superficie che non averne pi a sufficienza quand'era ancora troppo in profondit. E cos con una spinta si allontan dal fondo e sal, costeggiando la collina di rocce e coralli.
A tre metri dal fondo, vide un'ostrica abbarbicata sulla parte inferiore di un masso. Le si affianc, estrasse il coltello dalla cintura, e con una sola torsione del polso, stacc l'ostrica.
Il battito nelle tempie era pi forte ora, e la incitava ad affrettarsi verso il suo ambiente naturale. Spesso desiderava avere branchie come i pesci e poter respirare acqua. Ma in occasioni come questa, desiderava una sola cosa: l'aria. Scalci vigorosamente e le sue gambe robuste la portarono verso l'alto a una tale velocit che i capelli le si incollarono sul vetro della maschera.
Salt fuori della superficie dell'acqua, sput e ingoi una boccata d'aria, si aggrapp al bordo della piroga e trasse altri profondi respiri finch il corpo fu di nuovo sazio di ossigeno. Poi lasci cadere l'ostrica nella piroga, si iss sulla barca e si sdrai sul fondo, a godere il sole e il suo calore.
Quando si fu riscaldata e asciugata, con il coltello tagli in due il mango e ne scav il frutto dolce e succoso. Gett in mare la buccia e osserv affascinata una miriade di pesciolini a righe gialle e nere awentarvisi contro.
Questa specie di labri erano dappertutto, sugli scogli e sulle rocce, nelle acque profonde e in quelle basse. Apparivano all'improvviso, da non si sa dove, alla minima traccia di cibo di qualsiasi genere. Mangiavano frutta, ossa, nocciole, pane, carne, verdura, feci, carta e - di tanto in tanto - rosicchiavano le dita dei piedi di Paloma.
Erano audaci e impavidi e voraci e veloci e la cosa pi carina che Paloma potesse dire di loro era che erano tanto piccoli. Un labro degenere, un esemplare per esempio di una trentina di chili, sarebbe stato un vero orrore.
Paloma si abbandon alle sue fantasie, immaginandosi un labro grande quanto uno squalo balena e ancora una volta si trov ad ammirare la precisione dell'equilibrio mantenuto dalla natura, in migliaia di anni, tra tutte le sue creature viventi.
Raccolse la ruvida ostrica e la tenne in una mano. Con l'altra, guid la punta del coltello dentro l'ineguale fessura tra le due valve della conchiglia. Le ostriche non erano come le vongole, che si potevano aprire facilmente e con un colpo netto, con un taglio o una torsione. Le ostriche
erano corrugate e taglienti e rivestite di escrescenze viscide e se non si faceva attenzione, ci si poteva tagliare il palmo della mano. E il taglio poteva sanguinare, e allora per quel giorno non ci si poteva tuffare e poi la ferita poteva infettarsi e allora non sarebbe stato possibile bagnarsi per parecchi giorni e si poteva anche infettare seriamente tanto da star male e da dover restare a letto o anche da dover andare in barca fino a La Paz per farsi visitare dal medico.
Il punto era, quindi, meglio stare attenti quando si aprivano le ostriche.
Con pazienza, fece leva intorno ai bordi della conchiglia finch non trov un posto in cui poter infilare il coltello. Sent la punta della lama toccare il muscolo che teneva unita la conchiglia; lentamente seg in quel punto.
La maggior parte degli isolani non mangiavano le ostriche. Le consideravano un alimento pericoloso. Parecchi di quelli che le avevano mangiate erano stati molto male di stomaco e, nel corso degli anni, qualcuno ne era morto.
La verit era che le ostriche erano cattive solo se erano lasciate troppo tempo al sole. Morivano in fretta e si guastavano subito; e un'ostrica guasta era un biglietto d'ingresso per l'ospedale di La Paz.
Ma un'ostrica appena presa dal mare era una squisitezza; qualcosa di fresco e di sostanzioso, di saporito e di genuino. Paloma tagli l'ultimo lembo di muscolo e facendo leva con il coltello apr la conchiglia e vide che quest'ostrica era particolarmente prelibata.
All'interno, annidata nella luccicante carne grigia, ecco la ricompensa. Era di forma irregolare e grinzosa, il colore era screziato ed era grande solo quanto met dell'unghia del mignolo di Pamela. Ma era una perla.


Capitolo 4.

Paloma stacc la perla dalla conchiglia e la fece rotolare nel palmo della mano.
Ora ne aveva ventisette.
Aveva impiegato pi di un anno per trovare le altre, ma aveva mantenuto un ritmo costante: all'incirca, due al mese. Erano per passate pi di sei settimane da quando aveva trovato l'ultima e aveva cominciato a porsi degli interrogativi. Era possibile che su tutta la montagna sottomarina ci fossero soltanto ventisei ostriche perlifere? Gliene occorrevano per lo meno quaranta, meglio cinquanta.
Aver trovato la ventisettesima le ridiede nuove speranze. Chiuse il pugno intorno alla piccola perla e guardando il cielo disse: Grazie.
Il suo ringraziamento era rivolto, in maniera vaga ma intensa, a suo padre. Lui era morto, questo lei lo sapeva, ma non riusciva ad accettare il concetto che morto volesse dire finito per sempre. Sentiva la mancanza del padre e aveva bisogno di lui; cos nella sua mente lui era un'immagine sempre presente. Non pensava a lui come a una persona viva, realmente viva, ma semplicemente come a un essere che esisteva da qualche parte, al quale poter sempre parlare e chiedere aiuto e col quale dividere segrete emozioni. Perch in tutta la sua vita lui era stata la sola persona alla quale lei aveva serenamente aperto il suo cuore.
Il fatto che suo padre fosse l fuori da qualche parte (e questo per lei era una realt; lo sentiva fortemente) era d'enorme aiuto per lei. Non udiva la sua voce, ma lui le era comunque di conforto. Una affettuosa presenza che ascoltava con pazienza i suoi problemi, che non approvava n disapprovava mai, che non criticava n lodava mai. E in un certo senso, l'essere in grado di analizzare in questo modo cose avvenute o decisioni da prendere, pareva guidare Paloma, aiutarla a trovare una soluzione o una spiegazione.
Certo, a volte si sentiva sciocca ed era lieta che non ci fosse nessuno a vederla mentre pareva stesse parlando al cielo o al vento o a una stanza vuota. Ma c'era qualcosa l. Che fosse lei a volere che ci fosse qualcosa l, che fosse lei a creare quest'immagine, questo non importava; era l, qualunque cosa fosse. Lei evitava una definizione precisa, preferendo lasciare che fosse un concetto abbastanza amorfo da non essere limitante, uno spirito, accessibile, trasparente. E se indubbiamente lei aveva bisogno di suo padre, sentiva per che anche lui aveva bisogno di lei e che tutti e due operavano insieme.
Poco prima di morire, Jobim l'aveva messa a parte di un suo segreto progetto.
Tra pochi mesi, Jobim e Miranda avrebbero festeggiato
i vent'anni di matrimonio. Egli desiderava offrire a sua moglie qualcosa di speciale. Non potendo disporre di denaro se non che per vestire e nutrire la sua famiglia, non poteva comperarle qualcosa di bello. Cos aveva deciso di prepararle lui stesso un regalo. E qualunque cosa decidesse di fare avrebbe dovuto essere fatta in segreto - non poteva illudersi di riuscire a ingannare Miranda cos com'aveva ingannato Paloma a proposito della piroga. E se doveva essere un segreto, doveva essere abbastanza piccolo
da poter essere nascosto.
Inoltre non poteva essere una scultura in legno o una statuina d'argilla o una decorazione fatta con le conchiglie. Chiunque poteva scolpire il legno o raccogliere conchiglie. Doveva essere qualcosa che solo lui poteva fare, cos per Miranda sarebbe stato un regalo nato proprio dal suo cuore per lei.
Una volta trovata la soluzione, era sembrata ovvia:
perle, una collana di perle naturali. Di tutti gli isolani solo lui (e grazie al suo insegnamento, Paloma) conosceva l'antica arte della pesca delle perle: sapeva immergersi e sapeva come riconoscere e raccogliere e aprire le ostriche perlifere. Era una cosa che aveva continuato a fare solo per suo divertimento, perch pescare le perle non era pi redditizio. I banchi di ostriche perlifere si erano ormai esauriti da pi di una generazione, ma anche se si fossero ricostituiti, il mercato delle perle naturali era quasi del tutto scomparso. La gente preferiva ora le perle coltivate; erano pi rotonde, pi lucenti.
A Jobim non piacevano le perle coltivate. Sono pi graziose, e vengono anch'esse dal mare e insieme fanno una bella collana, aveva detto a Paloma. Ma non sono naturali. Sono il tentativo dell'uomo di migliorare la natura. La natura  tutto un susseguirsi di prodigi. L'uomo non pu migliorarla; pu solo cambiarla.
Prima di morire, Jobim aveva trovato solo cinque perle, ma aveva aiutato Paloma a perfezionarsi nella pesca delle perle. E cos lei si era assunta il compito di completare la collana. Lei e Jobim avevano iniziato qualcosa; lui se n'era andato prima di riuscire a portarla a termine; lei avrebbe completato l'opera per lui.
Pensava spesso a come avrebbe offerto la collana alla madre. Non voleva apparire eccessivamente sentimentale, ma d'altro canto voleva essere certa che Miranda capisse che la collana era un dono di Jobim, indipendentemente da chi aveva raccolto pi perle.
Una delle prime lezioni di Jobim ai suoi figli era che la verit era quasi sempre preferibile alle menzogne. Non era solo una conclusione morale; la verit era in genere pi facile. Innanzi tutto, era pi facile da tenere a mente. Ma qui la verit era impossibile, cos Paloma aveva deciso per la bugia pi semplice. Avrebbe detto a sua madre che Jobim aveva raccolto le perle con l'intenzione di infilarle poco prima della data dell'anniversario.
Grazie al cielo, pens Paloma, un giorno mi fece giurare di serbare il segreto e mi disse dov'erano, in caso gli fosse successo qualcosa.
Ci sarebbero state gioia e dolore e nostalgia e lacrime. La cosa pi importante per Paloma era che tutti questi sentimenti fossero indirizzati non a lei ma al padre - alla sua memoria o al suo spirito o a qualsiasi immagine Miranda serbasse ancora di lui.
Paloma cacci la perla in una stretta crepa del legno su un lato della piroga, di modo che non potesse rotolare in giro o ricadere in acqua se la piroga si fosse rovesciata. Poi si sdrai a riposare alcuni minuti, perch aveva scoperto che se si immergeva troppo presto dopo mangiato le veniva un fastidioso crampo al fianco o a volte le saliva in gola la bile, e questo poteva essere molto pericoloso e oltretutto faceva sempre molta paura. Se la bile saliva in gola, subito dopo sarebbe seguito il vomito e non c'era niente di peggio che vomitare sott'acqua. Come reazione al vomito sarebbe poi stata portata a inspirare spasmodicamente, le sarebbe entrata acqua salata nei polmoni e questa a sua volta avrebbe provocato una tosse violenta con una successiva profonda inspirazione fino all'annegamento.
Si addorment. Quando si risvegli, dopo non pi di mezz'ora, ricord chiaramente di aver sognato un gabbiano che volava intorno alla sua piroga e che rideva di lei.
Era un ricordo pi curioso che inquietante, perch lei non associava mai niente ai sogni - tranne ai sogni sul padre, che a volte la turbavano quando non riusciva a distinguere tra le conversazioni avvenute nei sogni e quelle avvenute nella realt.
Paloma scivol fuori bordo e pul la maschera. Si afferr alla cima dell'ancora, inspir pi volte profondamente e nuot in direzione del fondo. A tre metri dalla superficie dell'acqua si ferm.
C'era qualcosa di insolito. La montagna sottomarina
sembrava diversa. Paloma era disorientata. Erano forse i suoi occhi? Era passato pi tempo di quanto non avesse pensato? Niente era pi come prima. Tutta una parte della montagna sottomarina pareva ammantata di nero.
Chiuse gli occhi e si impose di restare calma, in modo da poter ricomporre quelle immagini contraddittorie. Quando si sent pi tranquilla, apr gli occhi e guard di nuovo verso il basso. E allora riusc a vedere che cosa l'aveva confusa. A non pi di un metro e mezzo da lei c'era la pi grande manta che avesse mai visto.
Era come un mantello nero, o una grande coperta che, da questa breve distanza, le toglieva quasi tutta la visuale della montagna sottomarina.
Non era stata solo la vicinanza del gigante a trarla in inganno, ma anche il fatto che questo non si muoveva proprio. Stava assolutamente fermo nell'acqua, come sospeso a un invisibile soffitto. Non sembrava vivo.
Eppure doveva essere vivo, altrimenti come avrebbe fatto ad arrivare l? Morto, sarebbe affondato.
Scese un po' pi gi, aspettandosi che l'animale da un momento all'altro scrollasse le ali e si allontanasse. Ma la manta continuava a restare sospesa, immobile.
Con le dita dei piedi era ormai a pochi centimetri dal dorso della manta e sotto non si vedeva pi niente della montagna sottomarina. Era come atterrare su un campo nero che si estendesse quasi a perdita d'occhio. La manta doveva essere larga pi di sei metri perch lei calcol che tra un'ala e l'altra, senza nemmeno coprire le estremit, vi potevano stare distese quattro persone alte come lei.
Questa deve essere la progenitrice di tutte le mante, pens. Perch va alla deriva? Sta forse morendo?
Paloma dovette tornare su a respirare. Agitando il meno possibile l'acqua, sal alla superficie. Via via che aumentava la distanza tra lei e la manta, riusc a vedere l'intero animale e cap anche qual era la ragione del suo comportamento
anormale. Delle cose lunghe e sottili pendevano sotto e dietro
di lui. Emerse con la faccia dall'acqua. Respir pi volte, inspirando ogni volta pi profondamente, prese un'ultima boccata che sembr risucchiare aria gi gi fino nei piedi e torn a immergersi.
La manta non si era mossa. Questa volta le si avvicin dal davanti e subito vide cos'era che non andava.
Dietro il corno sul lato sinistro, la carne dell'animale aveva uno squarcio largo e profondo. Corde piene di nodi si intrecciavano ai brandelli di carne, e le loro estremit penzolavano come code.
La manta doveva essere rimasta impigliata nella rete di un pescatore, poi in preda al panico e battendo freneticamente le ali per liberarsi, doveva essersi spinta con la sua grossa mole contro delle corde tese che le erano penetrate ancor pi profondamente nella carne. Infine era riuscita a liberarsi - senza dubbio, pens Paloma, lasciando un pescatore adirato a maledire la sua malasorte e a dichiarare che le mante erano davvero i diavoli del mare e che meritavano solo di morire.
Ma la vittoria della manta era stata solo illusoria, perch era destinata a morire. Paloma aveva visto molti animali feriti - per tagli o lacerazioni o scorticature o morsi
- e sapeva che in mare non c'era tregua, non c'era piet.
La ferita aveva indebolito la manta e siccome le corde imputridivano ancora nella ferita aperta, questa non aveva avuto alcuna possibilit di rimarginarsi. Non potendosi procurare il cibo necessario, la manta non riusciva a mangiare a sufficienza. Meno mangiava, e pi si indeboliva; pi si indeboliva e meno poteva mangiare.
Tra non molto, la manta avrebbe cominciato a emettere quei silenziosi segnali di preda in difficolt che sarebbero stati ricevuti e interpretati da tutti gli animali della montagna sottomarina - specialmente i pi grossi, i predatori.
Innanzi tutto sarebbero arrivati i pesci piccoli e voraci, quali i labri. I segnali che essi avrebbero ricevuto avrebbero detto loro che potevano, senza alcun pericolo, addentare i pezzetti di carne morta nella ferita aperta. E cos facendo l'avrebbero aperta ancora di pi.
La manta sarebbe diventata sempre pi debole. A poco a poco, avrebbe cominciato ad apparire, e anche a essere, sempre meno temibile. I suoi trasmettitori sensoriali, incapaci delle astuzie degli umani, avrebbero continuato a trasmettere segnali di crescente vulnerabilit. Inevitabilmente, la manta avrebbe commesso un suicidio involontario.
Gli squali avrebbero cominciato a radunarsi, girando intorno a una certa distanza; i loro ricevitori avrebbero valutato ogni nuovo segnale, finch uno di loro - particolarmente affamato, forse, o pi inquieto o magari solo audace - avrebbe spezzato il cerchio e si sarebbe avventato sulla manta e avrebbe strappato un brandello di carne.
La fine allora sarebbe sopraggiunta rapidamente, in un'esplosione di sangue e in una nube di brandelli di pelle e tendini.
Paloma sent il battito nelle tempie mentre nuotava gi verso la manta. L'animale avvert la sua presenza - l'occhio sotto la ferita aperta la segu mentre si avvicinava - ma non si mosse.
La spinta che si era data la stava portando oltre la manta, al di l della sua testa. Protese allora una mano per fermarsi e richiuse le dita intorno a una dura protuberanza sopra la bocca e tra le due corna. La carne qui era solida - come un muscolo teso ma scivolosa, perch rivestita dal suo naturale limo mucoso. Quel contatto non fece trasalire Paloma che aveva toccato molti pesci e aveva sentito quello stesso viscidume. Era uno scudo contro i batteri e altre cose presenti nell'acqua ricca di sale capaci di provocare malattie o lesioni.
Jobim le aveva insegnato che, se un pesce di cui non si sapeva che fare, cadeva nella rete, e se lo si raccoglieva con l'intenzione di lasciarlo andare, bisognava stare attenti a non togliere con le dita quel rivestimento protettivo. Se si toglieva questo limo, in quel punto si poteva formare una piaga, oppure vi si poteva impiantare un animale parassita che poi da l cominciava a rodere l'animale. Un pesce maneggiato troppo a lungo prima di essere rigettato in acqua, in genere non sopravviveva molto.
Apparentemente a quel contatto la manta non trasal pi di quanto non avesse fatto Paloma. Non si allontan da lei: non ebbe n una contrazione n un brivido n un sussulto. Non si mosse. Rimase semplicemente l, a galleggiare, sospesa a mezz'acqua.
Non ha paura di me, pens Paloma. E perch mai dovrebbe? Non sa cosa sia un nemico. Ma io sono un animale insolito e sto toccando questa manta, e capita di rado in natura che un animale selvatico si lasci toccare cos da un altro animale.  vero che le mante sopportano le remore attaccate al loro corpo e se le tirano dietro. Forse, per quanto ne sa questa manta, io sono solo una grossa remora.
Una veloce corrente d'acqua teneva Paloma in posizione orizzontale, con le pinne che fluttuavano come bandiere al vento. In qualche modo, la manta riusciva a tenersi perfettamente immobile nella forte corrente, apparentemente senza alcuno sforzo. Se Paloma si fosse lasciata andare, sarebbe stata trascinata lontano.
Con l'altra mano di protese ora ad afferrare la stessa protuberanza di muscolo e raccolse le gambe sotto di s inginocchiandosi sul dorso della manta. La pelle era simile a quella di uno squalo, non esattamente pelle, ma un tappeto costituito da milioni di piccole sporgenze simili a denti. Erano tutte rivolte all'indietro e cos quando Paloma carezz la pelle, apparve al tatto liscia come un vaso di ceramica lucida. Ma quando avanz carponi in senso inverso, la pelle della manta, ruvida come carta vetrata, le sbucci le ginocchia.
Il tremendo squarcio nella carne della manta era poco distante dalla mano sinistra di Paloma. Alcune delle corde a nodi erano penetrate dentro la carne per parecchi centimetri. La carne appariva per lo pi di un grigio bianchiccio, ma qua e l era rosa o gialla.
Una volta, l'anno prima che Jobim morisse, la corrente aveva portato sulla montagna sottomarina uno strano organismo che aveva attaccato i banchi di carangidi, provocando sui fianchi degli animali piaghe purulente. Jobim aveva catturato uno di questi pesci e l'aveva mostrato a Paloma, facendole notare le diverse colorazioni della carne del pesce ammalato: grigio-bianchiccio era il colore della carne sana, rosa era la carne infiammata e il giallo indicava la produzione di una sostanza simile a pus che mostrava che il corpo dell'animale aveva attivato i suoi meccanismi di difesa.
Alcune delle corde serpeggiavano fuori della ferita della manta e penzolavano dietro, trascinate dalla corrente impetuosa. Sentir dolore? si domand Paloma. Indubbiamente. Forse  proprio per questo motivo che resta cos ferma: movendosi, rischierebbe di tendere ancora pi le corde, di spostarle e di farle girare nella ferita e di sentire ancora pi male.
Tenendosi forte alla protuberanza con la mano destra, riusc ad avvicinare la sinistra alla corda attorcigliata proprio sulla parte superficiale della ferita. Era un groviglio di nodi e fili ritorti che, sotto il flusso veloce della corrente, vibrava tutto.
F in fretta, si disse Paloma, come quando il medico fa un'iniezione. Afferralo, tiralo via e gettalo lontano, prima che la manta si accorga di quello che sta succedendo.
Affond le dita dentro il groviglio di corde e le richiuse a pugno cercando di prenderne quanto pi poteva. Poi diede un violento strattone. Fu come se avesse girato l'interruttore per mettere in funzione la manta. L'animale sollev le ali contemporaneamente, provocando un turbine che scagli via dal suo dorso Paloma e la mand a testa in gi a girare su se stessa come una trottola.
Quando si fu raddrizzata ed ebbe pulito la maschera e aspettato che la tempesta di bollicine si fosse dissolta, vide la manta che gi volava via nell'acqua scura, con il suo strascico di corde. Non faceva alcun rumore, ma Paloma immagin di udire un indignato gemito di dolore.
Scalci verso la superficie, tirandosi dietro alcune corde: avrebbe voluto avere il tempo di strapparne via di pi, ma si augurava che, avendone tolte una parte, la manta avrebbe avuto maggiori possibilit di sopravvivere.


Capitolo 5.

Il sole era ancora alto quando Paloma si allontan dalla montagna sottomarina e cominci a remare verso casa. Era stanca e affamata e aveva freddo. Ma pi di tutto si sentiva sola.
Per una strana contraddizione, quanto pi la giornata in mare era ricca di avventure e tanto pi lei si sentiva sola quando volgeva al termine; e proprio perch oggi era stata una giornata particolarmente eccitante, Paloma ora si sentiva pi sola del solito.
Il problema non era tanto nell'essere sola a fare quelle esperienze - le piaceva stare da sola - ma nel non avere nessuno sull'isola con cui al rientro poter condividere lo stupore, l'eccitazione della giornata. Non aveva amici che potessero comprendere, non una sorella n una cugina che stesse ad ascoltarla. In effetti, non c'era nessuno sull'isola a cui lei avesse rivelato l'esistenza della sua montagna o quello che faceva tutto il giorno in barca.
Non c'erano ragazze dell'et di Paloma sull'isola. Perch, nessuno lo capisce: un capriccio della natura. C'erano molte donne pi grandi di lei - donne fatte, con figli
- e molti ragazzi. Ma non c'erano ragazze. Da quando Paloma era stata abbastanza adulta da capire che cosa volesse dire essere sola, era stata sola. Naturalmente, aveva sua madre, ma c'erano dei limiti sia in quello che lei si sentiva di raccontare a sua madre, sia in quello che Miranda aveva voglia di ascoltare.
Paloma rem con maggior vigore, cercando di scrollar via la malinconia, di scacciarla con la fatica muscolare. E cercava anche di riscaldarsi, perch le era venuta la pelle d'oca sulle braccia e sulle gambe e i sottili peli biondi stavano tutti ritti.
L'acqua non le sembrava mai fredda - ed era calda, come minimo ventinove gradi - ma per quanto sembrasse calda, era sempre pi fredda della temperatura del suo corpo, e perci le ore passate in acqua assorbivano il calore del suo corpo e ne abbassavano la temperatura. Non era un freddo pericoloso: Si pu resistere una settimana dentro quest'acqua, le aveva detto Jobim, aggiungendo con una smorfia, se non ti cuoce il sole o non ti mangia qualcosa. Ma era sgradevole.
Avrebbe tuttavia potuto combattere il freddo, e calmare anche la fame, ingrassando un po'. Uno strato di grasso era un ottimo isolante. Ma era restia ad aumentare di peso, a diventare grassa prima del tempo. Se fosse ingrassata, sarebbe diventata pi lenta, meno agile e peggio ancora avrebbe voluto dire che era proprio come tutte le donne dell'isola di Santa Maria.
Per loro, la grassezza pareva essere un fatto naturale legato al passare degli anni. Da ragazze erano esili; intorno ai vent'anni diventavano robuste; tra i venticinque e i trent'anni diventavano tarchiate, a trent'anni erano grasse e a quaranta enormi. (La madre di Paloma stava per compiere i quarant'anni e nel corso degli ultimi anni il suo aspetto era gradatamente cambiato, le sue curve parevano essere state assorbite nel tronco.) Quelle che arrivavano ai sessanta o ai settantanni, spesso finivano con il diventare asciutte come levrieri.
Paloma si vedeva diversa. Sperava, pregava, sapeva di essere speciale. Per lo meno era stata speciale per suo padre.
Era stato Jobim a farla sentire speciale, a decretare che lei dovesse essere speciale. Dopo il secondo incidente subacqueo di Jo, quello che aveva definitivamente convinto Jobim che suo figlio non sarebbe mai stato a suo agio nel mare e che avrebbe invece passato tutta la vita su di esso, dopo che Jobim aveva cominciato a dedicarsi a Paloma e
aveva scoperto con quanta rapidit e naturalezza lei si adattasse al mare e aveva deciso che lei sarebbe diventata una persona del mare, egli aveva detto a Miranda che la loro figliola non doveva essere costretta a diventare una donna come tutte le altre, non doveva essere relegata in casa tra i tegami e l'acquaio. Lui l'avrebbe portata con s e le avrebbe insegnato alcune cose del mare e le avrebbe insegnato come impararne altre da sola. Naturalmente anche Paloma avrebbe contribuito a mandare avanti la famiglia, ma come e in che cosa avrebbe contribuito, questo spettava a lei deciderlo.
Miranda aveva tentato di discutere, ma Jobim era un uomo che, quando aveva deciso qualcosa di importante, tendeva a rafforzare in se stesso tale decisione finch diventava impossibile discutere con lui. E Miranda sapeva che era importante - persino vitale - per Jobim che uno dei suoi figli lo seguisse nel mare.
Quello che Jobim non cap e che Miranda non sent il coraggio di dirgli era che, portando Paloma in mare, egli la allontanava per sempre da sua madre, privando Miranda del conforto che una figlia dovrebbe arrecare a una donna. Egli stava condannando Miranda a una solitudine quotidiana che sarebbe durata fino alla fine dei suoi giorni, perch al momento della morte di Jobim, l'indipendenza di Paloma era ormai cos consolidata che Miranda non avrebbe potuto cambiare nulla, nemmeno se ci avesse provato. Paloma non solo amava il suo modo di vivere, ma ora si sentiva in obbligo verso il padre di vivere come lui le aveva insegnato. Concepiva la sua vita come se non dovesse avere limitazioni. Forse delle limitazioni ci sarebbero state in futuro e allora le avrebbe affrontate. Ma non ora.
Paloma ammetteva per di avere delle responsabilit verso sua madre; e proprio questo la spingeva a tornare a casa a met pomeriggio. Era importante che la gente del mondo di sua madre non pensasse che Paloma si considerava troppo in gamba per le faccende di tutti i giorni.
Una cosa  stare zitti e da soli ed essere anche un po' strani, le aveva detto un giorno Viejo. La gente li chiamer "problemi dell'adolescenza" e non ci far caso. Ma non devi isolarti del tutto. La gente non capir. Si irriter e ti trover antipatica, ti diventer ostile e non  opportuno farsi pi nemici del necessario.
Paloma non voleva affatto avere dei nemici. E cos, abbastanza spesso tornava a casa in tempo per stare con sua madre e aiutarla a stendere il bucato o a preparare la cena o a spazzare la casa. Se era importante assolvere questi doveri filiali, quasi altrettanto importante era farsi vedere farli, perch allora le altre donne avrebbero chiocciato e mormorato che Paloma, dopo tutto, era una brava ragazza, che era sensibile all'enorme perdita patita da sua madre, che avrebbe finito con esserle di conforto durante la vecchiaia. E cos via.
Era un gesto; Paloma lo sapeva e Miranda lo sapeva. Miranda non aveva bisogno di aiuto; si rendeva conto che non aveva abbastanza da fare. Ma non aveva nemmeno bisogno della condiscendente comprensione degli altri. Miranda apprezzava il gesto e anche la presenza di Paloma.
Quando Paloma arriv al pontile, Miranda e le altre donne stavano lavando. Vicino al pontile, c'era una sporgenza di rocce piatte degradanti nell'acqua. Le donne si ritrovavano l e mettevano a mollo i panni, li intridevano di sapone battendoli con pietre e li risciacquavano. Impilavano i panni lavati nelle ceste che venivano poi portate sulla collina per un ultimo risciacquo con acqua dolce.
Paloma si inginocchi accanto a Miranda e cominci a battere i panni. Nessuno mostr di notare il suo arrivo; le donne intorno a lei chiacchieravano. Non la stavano ignorando: al contrario, la stavano accettando - in silenzio, in modo naturale, come se fosse stata l tutto il tempo. Era il loro gesto verso Miranda, perch salutare Paloma e farle domande, era come attirare l'attenzione su quella che
era educatamente considerata la stranezza di Paloma. Nessun'altra ragazza passava intere giornate sul mare a fare Dio-sa-che-cosa.
A volte Paloma si sentiva come una persona affetta da una malattia cronica, da una specie di tic spastico. L'atteggiamento della gente pareva essere: poverina, non riesce a controllarsi, facciamo finta di non farci caso. E questo aumentava il suo senso di solitudine. Ma per un altro verso, era felice di essere trattata cos, perch ci rafforzava la sua convinzione di essere speciale.
Paloma non dava mai informazioni non richieste su quanto aveva visto e fatto durante la giornata. La maggior parte delle donne non le avrebbero creduto, e questo avrebbe messo in imbarazzo Miranda. Quelle che le credevano, avrebbero voluto non ascoltare quello che lei aveva da dire, perch era contrario a tutto ci che era stato loro insegnato sul mare.
Fin dalla nascita, la maggior parte dei bambini dell'isola sentivano che il mare era ostile. La gente viveva del mare, non avrebbe proprio potuto esistere senza il mare, eppure lo considerava non un alleato, ma un avversario. Questo atteggiamento a Paloma pareva assurdo, perch a lei era stato insegnato esattamente il contrario, e una volta aveva chiesto a Viejo da dove fosse mai venuta questa faccenda dell'ostilit.  sempre stato cos, aveva risposto lui scrollando le spalle. Il mare non d;  l'uomo che prende. Forse questa storia  cominciata per far sentire all'uomo che  lui il pi forte, che ha potere sul mare cos come sugli animali.
Secondo me,  una stupidaggine, aveva detto Paloma.
Pu darsi, aveva ammesso Viejo. Ma le cose stanno cos.
Per le donne che lavavano e cucinavano e spazzavano e non andavano mai sull'acqua, il mare era estraneo e pericoloso, popolato da esseri feroci, viscidi, velenosi, affamati di carne umana. A loro stava bene pensarla cos e non avrebbero accettato di essere contraddette da una ragazzina.
Per quanto eccitata fosse Paloma quando arriv al pontile, per quanto tentata fosse di raccontare a tutti le meraviglie che aveva scoperto quel giorno, riusc per a trattenersi. Avrebbe aspettato di essere sola con la madre per raccontare.
Quando ebbero finito di lavare, Paloma raccolse la pesante cesta piena di panni bagnati e segu Miranda su per la collina. Pompando l'acqua a mano, sciacquarono via il sale dai panni, poi li appesero a un filo dietro la casa.
Lavorarono in silenzio, ma era un silenzio forzato, perch Paloma aveva una gran voglia di raccontare a sua madre della manta e Miranda sapeva che Paloma aveva qualcosa da dire e che stava cercando il modo di dirglielo.
Paloma non voleva spaventare Miranda, perci non poteva dirle quanto era grande la manta, n come lei le era andata vicino - e tanto meno che le si era inginocchiata sul dorso e che era stata catapultata via con violenza. E dovette rassicurare Miranda che nessun altro sapeva che cosa lei aveva fatto, che nessun altro lo avrebbe saputo, che non sarebbe diventato oggetto di pettegolezzo. Quello che Paloma faceva tutto il giorno ogni giorno suscitava gi abbastanza chiacchiere; andare in giro a dire che aveva giocato con un gigantesco diavolo di mare poteva procurarle la nomea di strega. Miranda aveva avuto un marito con una reputazione di ribelle e di sobillatore. Aveva un figlio che non faceva altro che architettare mezzi stravaganti per fare denaro - quanto bastava per poter lasciare l'isola e iscriversi a una scuola tecnica a Citt del Messico, dove solo il Signore sapeva che cosa ne sarebbe stato di lui. Aggiungere a questi due anche una figlia con una fama di strega sarebbe stato veramente troppo duro per lei da sopportare.
Il sole intanto si era abbassato sull'orizzonte e stava cominciando a diventare rosso. Una brezza leggera spirava attraverso i panni stesi, e i lembi delle camicie sbattevano con leggeri schiocchi. Miranda fiut l'aria e annu soddisfatta; era una buona brezza.
Erano tre i tipi di brezza che soffiavano regolarmente sull'isola di Santa Maria. Una non andava bene per asciugare i panni, una era discreta, e una era proprio l'ideale. Il vento dell'est era cattivo, perch arrivava dopo aver attraversato la parte orientale dell'isola, arida e polverosa, e portava con s polvere e sporcizia. I panni asciugati al vento dell'est erano ruvidi e davano prurito. Le brezze dell'ovest e del sud andavano abbastanza bene. Arrivavano da sopra l'acqua. Con il tempo asciutto, portavano un lieve profumo di mare, ma quand'era umido erano cariche di nebbia e di sale. I panni non si asciugavano mai e diventavano appiccicaticci.
Questa era una brezza del nord. Era asciutta e fresca e fragrante perch era passata sopra la parte pi elevata dell'isola, dove crescevano i cactus e i fiori selvatici del deserto. Poteva sembrare una cosa da niente, ma la vita di Miranda era fatta di piccole cose, buone e cattive, e siccome la brezza era buona, lei era contenta.
Entrarono in casa e cominciarono a preparare il fuoco per la cena.
Ho visto una manta gigantesca oggi, disse alla fine Paloma.
Oh, bene, fece Miranda, senza alzare gli occhi dal focolare dal quale stava togliendo le ceneri spente prima di aggiungere nuova legna.
Era ferita. Forse era rimasta impigliata nelle reti di un pescatore.
Miranda stava per dire di nuovo Oh, bene, ma le sembr poco adatto, cos disse solo: Oh?
Non si muoveva bene. Alcune corde le penzolavano fuori della ferita. Doveva sentire molto male.
Questa volta Miranda non seppe che dire, e annu solo con il capo.
Volevo aiutarla, ma...
Dio si prender cura di lei. Dio decider. Miranda parl in fretta, come se snocciolare le parole in fretta servisse a dar loro pi peso, a convincere Paloma a non immischiarsi. Era come una persona che in una discussione, sapendo di essere perdente, decide come ultima risorsa, di mettersi a urlare.
Beh, allora, disse Paloma, sembra che Lui voglia che la manta muoia tra mille dolori, o che venga divorata dagli squali.
Se questa  la Sua volont, cos sia.
Cos sia, ripet Paloma. Non voleva bisticciare con sua madre. Da quel genere di discussione si sarebbe potuto uscire solo perdenti.
Che favole vai raccontando adesso? era la voce di Jo, e giunse da dietro le spalle di Paloma.
Lei si gir di scatto. Jo era l appoggiato allo stipite della porta con una smorfia ironica sulla faccia.
Niente. Paloma non sapeva da quanto tempo Jo stesse ascoltandola di nascosto, ma non voleva parlare della manta con lui. Un animale grosso e ferito era qualcosa che Jo avrebbe subito tradotto in termini di prezzo per chilo.
Un gigantesco diavolo di mare, ferito e sanguinante, curato dall'infermiera Paloma, sogghign Jo entrando nella stanza. Ma perch stai ad ascoltare queste stupidaggini, mamma?
Su, Jo... disse Miranda, e si diede da fare intorno al focolare.
A volte mi domando se tu ti allontani dal pontile, disse Jo a Paloma. Probabilmente te ne stai l tutto il giorno a inventare storie.
Pensa pure quello che vuoi, rispose Paloma.
Dopo un attimo di silenzio, Jo domand: Hai visto davvero una grossa manta?
S.
E non ti ha attaccato?
No!
Doveva essere proprio ferita. I diavoli di mare sono malvagi.
Paloma non ribatt. Se Jo ci teneva a pensarla cos, lei non avrebbe fatto niente per convincerlo del contrario.
Com'era grande?
Grande, replic Paloma. Pi grande di questa stanza.
Jo fischi. Potrebbe fruttare un buon prezzo.
Lo vedi, mamma? disse Paloma. Sente parlare di un animale ferito, e subito gli viene voglia di ucciderlo.
Ebbene, Paloma, disse sua madre, questa  la vita.
Porti a casa molto, tu, fece Jo. Hai mai portato a casa un solo pesce? Sollev in aria un dito. Un solo pesce? Dico uno?
Io...
Tu che cosa? Tu niente. Dov'era questa manta?
Paloma fece un gesto vago. Fuori al largo.
Dove?
In mare.
In mare lo so. Ma dove nel mare?
Non importa. Se n' andata via.
Come fai a saperlo?
Perch le ho fatto male ed  volata via.
Come hai fatto a farle male?
Paloma non riflett prima di parlare. Le ho strappato via dalla ferita alcune corde e questo le ha fatto male.
Miranda si raddrizz. Era sbalordita. Tu che cosa?
Jo disse: Saresti andata cos vicino? Non ci credo.
Allora non crederci, replic Paloma, ben sapendo che Jo credeva ogni sua parola.
Tu che cosa? ripet Miranda.
Non preoccuparti, mamma, disse Paloma. Non c'era alcun pericolo.
Ha ragione, mamma, disse Jo. Non c'era alcun pericolo, perch non  successo.
Miranda gir lo sguardo da Jo a Paloma e di nuovo a Jo, non sapendo a che cosa credere; era chiaro per che aveva di che preoccuparsi: se Paloma aveva fatto quello che aveva detto, era giusto preoccuparsi della sua sicurezza; se non l'aveva fatto, allora era giusto che una madre si preoccupasse per una figlia che inventava storie.
Intuendo il turbamento di Miranda, Paloma disse di nuovo: Non preoccuparti, mamma. L'importante  che siamo tutti qui e siamo tutti sani e salvi.
Siccome era questo che Miranda voleva credere, decise di crederci e riprese il suo lavoro.
Jo non accenn pi alla manta. Durante la cena, parl senza fare lo spaccone della sua giornata in mare, di quello che aveva catturato e di quello che aveva sperato di catturare, disse che il prezzo delle cernie era salito e che il motivo era che divenivano sempre pi rare. O forse si erano spostate in altre zone.
Ne vedi di cernie dove vai tu? domand a Paloma.
Alcune.
Pi di una volta o meno?
Paloma scroll le spalle. All'incirca come una volta.
Dovresti portarne a casa qualcuna.
Io non pesco.
Lo so. Jo fece una pausa. Forse un giorno o l'altro dovrei venire a vedere dove vai tu.
Paloma sent scattare tutti insieme i suoi sistemi interni di allarme, ma si sforz di restare seduta sulla sedia, con aria noncurante. Sprecheresti il tuo tempo. Non c' molto pesce l.
Allora perch continui ad andarci tu?
Studio varie cose. Lanci un'occhiata a Jo. Cose che Pap voleva che io studiassi.
Jo volt il capo e disse a labbra strette: Certo.
Dopo cena, Miranda lav i piatti e le tazze e Paloma pass uno strofinaccio umido sulla tavola. Jo rest seduto a guardare.
Dopo un lungo silenzio, Jo disse: Ho deciso. Mi piacerebbe che tu mi insegnassi ad andare sott'acqua.
Davvero? Era la prima volta che Jo chiedeva a Paloma di insegnargli qualcosa. Perch vuoi imparare ad andare sott'acqua? L'avevi detto tu che  una perdita di tempo.
Gi, s, probabilmente ho avuto torto.
Paloma guard la madre e disse: Credo che Jo stia male.
Ti chiede di aiutarlo, disse Miranda severa. Bene. Allora tu cosa dici?
Paloma guard Jo. Ma tu sei capace di andare sott'acqua. Per lo meno, una volta lo facevi.
S, gi. Jo stava arrossendo. Ma non  andata molto bene.
Paloma conosceva la storia - Jobim aveva insegnato a Jo a immergersi per gradi, prima nell'acqua alta solo fino al ginocchio, poi fino al mento, poi nell'acqua poco pi alta di lui e infine nell'acqua profonda tre o quattro metri.
Jo aveva avuto tutte le istruzioni, imparato tutte le regole, aveva fatto tutto quello che suo padre gli aveva detto di fare - ma aveva detestato ognuno di quei momenti. Si era sentito a disagio, fuori del suo elemento e in effetti si era sentito minacciato dall'acqua profonda. Ma non aveva mai osato dirlo a suo padre, perch l'approvazione di Jobim era la cosa pi importante del mondo. L'altra cosa pi importante del mondo era stare con Jobim, passare le giornate con lui, e il solo modo di farlo era di immergersi. Cos Jo aveva deciso di farsi coraggio.
Un giorno, Jobim aveva portato Jo per la prima volta in mare aperto. Andarono in un punto in cui non si riusciva a vedere il fondo, perch Jobim voleva che Jo imparasse a valutare la profondit sia dalla pressione dell'acqua sul corpo, sia guardando da sott'acqua verso la superficie.
Si calarono lungo la cima dell'ancora, e a circa dodici metri di profondit, Jo fu colto da un attacco di claustrofobia.
C'era chi si sentiva libero nel mare aperto, Jo invece si sentiva in trappola. L'acqua premeva su tutto il suo corpo, lo imprigionava, lo soffocava. Non c'era terra da nessuna parte, non sotto, non ai lati, non sopra. Tutto era blu e pesante e opprimente. Doveva scappar via.
Aveva urlato sott'acqua e agitato le braccia e tentato di risalire cercando d'aggrapparsi alla cima dell'ancora. La cima si era impigliata tra il boccaglio e la maschera, e Jo, agitandosi per liberarsi, aveva attorcigliato il boccaglio ancor pi stretto alla cima.
Jobim l'aveva afferrato, aveva cercato di calmarlo, ma il panico aveva reso Jo ancor pi forte del normale. Jo aveva sferrato calci e pugni e strappato via la maschera dalla faccia del padre.
Jo avrebbe potuto far annegare anche Jobim se questi, alla cieca, non fosse riuscito ad afferrare alla gola il figlio e a stringerla con una mano fino a fargli perdere i sensi, in modo da poterlo poi riportare rapidamente in superficie.
No, ricordando la storia di quel giorno, Paloma non riusciva a immaginare perch tutt'a un tratto, Jo volesse tornare ad andare sott'acqua, n perch improvvisamente pensasse di riuscire a immergersi senza essere preso dal panico. Ma disse solo: Va bene. Se vuoi.
Bene. Voglio vedere tutto quello che vedi tu. Domani?
Paloma rispose in fretta. No, domani no. Devo... fare molte cose. Non aveva niente da fare, ma domani sarebbe stato troppo presto. Doveva avere il tempo di pensare che cosa avesse in mente Jo, perch non riusciva a credere che la sua richiesta non nascondesse qualcos'altro. Era tutto troppo insolito per lui.
Presto, allora.
Certo. Presto.
Jo si alz, sbadigli, diede la buona notte e usc dalla porta principale sparendo nella notte. La sua stanza era dietro l'angolo, attaccata alla casa ma separata in quanto aveva una sua entrata dall'esterno. Questo era uno dei privilegi che un ragazzo acquisiva quando, a quattordici anni, veniva sottoposto all'elaborato, antiquato e misterioso rituale del passaggio dall'infanzia all'et adulta. Per quanto ne sapeva Paloma, tutto il rituale consisteva nel dare ai maschi alcuni privilegi. Non li faceva uomini; dava loro solo l'etichetta di uomini.
Paloma e sua madre dividevano un angolo della stanza principale della casa. Nessuna delle due godeva di un po' di intimit in nessun momento del giorno e della notte.
Ora Paloma pensava che era molto strano che Jo avesse chiesto il suo aiuto per qualcosa. Ammettere che lei - una ragazza - potesse saperne pi di lui su qualcosa di utile, era davvero una grossa concessione.
Avrebbe dovuto stare attenta con Jo, procedere con cautela un passo alla volta, e cercare di capire dove Jo voleva andare a parare.
Si meravigli di essere cos interessata, cos ansiosa di capire il significato di questi cambiamenti in Jo, e si rese conto che era una reazione alla solitudine, alla silenziosa disperazione che aveva provato mentre remava verso casa di ritorno dalla montagna sottomarina proprio quel pomeriggio. Intendersi con Jo, stabilire un rapporto, forse anche diventare amici - sarebbe stato bello per Paloma, che non aveva mai avuto amici.


Capitolo 6.

L'ultima volta in cui Paloma e Jo avevano avuto un rapporto che poteva dirsi di amicizia, era stato quando lei aveva cinque anni e lui quattro. A quel tempo, avevano giocato insieme felici. Ma poco dopo Jo aveva trovato una banda di ragazzini con i quali scorrazzare, e Paloma, sentendosi ora derisa ora esclusa, aveva cominciato a odiare il fatto di essere femmina.
Poi Jobim aveva portato via Jo, e lasciato Paloma a Miranda, perch fosse cresciuta a immagine sua. I due bambini avevano avuto sempre meno cose in comune - e alla fine pi niente.
Poi c'era stata la frattura, quel rovesciamento della situazione da cui Jo non si era pi ripreso, quando Jobim l'aveva riportato a Miranda e aveva preso con s Paloma, per fare di lei la figlia di cui andar fiero.
Eppure, per molto tempo Paloma aveva continuato a considerare una sventura l'essere femmina. Per un certo periodo, si era vestita da maschio, si era tagliata i capelli corti come i maschi, aveva imparato a ridere delle battute su di lei, - quasi fosse d'accordo anche lei e si dicesse: Gi,  proprio ridicolo essere femmina! Che sciocca sono! Beh, non rester una ragazzina per molto, e poi ci faremo quattro belle risate pensando a quello che ero. Jobim - che come maschio non aveva mai desiderato essere qualcos'altro - non poteva capire la profondit del turbamento e dell'inquietudine che Paloma provava. Ma comprese, anche se confusamente, cos'era che non andava, e dedusse che tutto dipendeva dal fatto che lei era l'unica ragazza della sua et sull'isola, e intu che quello che lei pensava di s e del suo sesso era contorto e confuso.
Cos un giorno Jobim aveva portato con s Paloma a pesca. Era molto giovane a quel tempo e non era mai uscita in mare prima d'allora. In realt, era stata molto di rado nella barca di Jobim, tranne che per andare a vedere le colonie di otarie e per alcune gite a La Paz.
Erano soli nella barca e Paloma era tutta eccitata. Non domand come mai era stata dispensata dai suoi doveri domestici n dove stavano andando. Andava sul mare con suo padre, e questo bastava. L'ultima cosa che Paloma avrebbe potuto immaginare era che Jobim intendeva con quel viaggio farle cambiare le sue idee su se stessa.
Il mare era liscio come l'olio, cos piatto che le morbide onde lunghe parevano rigonfiamenti nella gelatina, e Paloma era riuscita a mettersi in ginocchio sul sedile anteriore e a sporgersi sopra la prua della barca. L'affilata prua di legno fendeva l'acqua come una lama taglia la carne. Si immagin che la superficie del mare fosse la pelle di un pesce enorme e che la prua fosse un coltello che ne tagliava filetti da vendere al mercato.
Jobim aveva ancorato la barca in quello che a Paloma sembrava essere il centro del mare. In realt, la barca era immediatamente sopra la montagna sottomarina, ma Paloma non era mai stata sott'acqua prima d'allora e non immaginava che il fondo del mare offrisse un paesaggio cos vario. Per quanto ne sapeva, il fondo era distante e pericoloso, un paese sconosciuto, come la morte.
Jobim innesc un grosso amo con una mezza aguglia, ma non gett la lenza in acqua. Le porse invece una maschera e un boccaglio dicendole di metterseli, di saltare in acqua e di appendersi alla cima dell'ancora.
Qui? Paloma era sbigottita. In mezzo al mare? Perch?
Voglio che tu impari qualcosa sulle femmine, aveva detto Jobim, e anche se non cap cosa lui volesse dire, Paloma ubbid e si lasci cadere in mare.
Jobim si tuff nell'acqua e si appese accanto a lei, tenendo
la fune dell'ancora nella piega di un gomito in modo da non farsi portar via dalla corrente. Lentamente lasci scorrere la lenza tra le dita, facendo scendere l'amo con l'esca gi verso la montagna sottomarina.
La prima occhiata alla montagna sottomarina lasci Paloma senza fiato: era una scoperta straordinaria, come se le fosse stato concesso di dare un'occhiata al paradiso, perch laggi c'era un mondo di cui lei aveva ignorato l'esistenza. Era un mondo fantastico, pieno di attivit ed estremamente silenzioso e (si stup quando lo ricord in seguito) nient'affatto pauroso. Era quasi come guardare un film, perch, sebbene la vita che si svolgeva laggi non fosse molto distante, era per in un certo senso lontana dal suo mondo, indubbiamente reale ma meravigliosamente nuova, piena di fascino.
Restarono tutti e due distesi sulla superficie, con le facce nell'acqua, respirando attraverso i tubi di gomma. Jobim parlava a Paloma ruotando un po' la testa, fino ad avere la bocca fuori dell'acqua e Paloma senza muoversi riusciva a sentirlo bene. Non poteva dire se il suono della voce le arrivasse attraverso il tubo e di l attraverso la bocca oppure se filtrasse attraverso i pochi centimetri di acqua di mare che le coprivano gli orecchi. Non lo capiva, e non le importava: le parole giungevano chiare, sebbene avessero un suono sordo e distante.
La lenza di nailon divent subito invisibile nell'acqua, ma l'esca era inconfondibile - un invitante boccone bianco che dondolava sopra il fondo, non come una cosa viva che si movesse con la corrente, ma come una cosa morta, presa e trattenuta.
Alcuni pesciolini si avvicinarono all'esca e le girarono intorno, come per valutarne la squisitezza e la pericolosit. Jobim non aveva fatto niente per nascondere l'amo, e di tanto in tanto un lampo d'acciaio si accendeva in un raggio di luce. Sia che i pesci non fossero attratti dall'aguglia sia che fossero spaventati dall'amo, - Paloma non
poteva dirlo - fatto sta che neanche uno abbocc all'amo.
Poi tutt'a un tratto si dileguarono. I pesciolini erano spariti. L'esca penzolava, dondolando nella corrente.
Dove sono andati?
Guarda, disse Jobim. Sta a vedere.
Per qualche istante, non successe nulla. Quello che era stato un mondo brulicante di vita, era ora una distesa deserta. Paloma quasi quasi si aspettava di udire lo schianto di un tuono o di vedere il bagliore di un fulmine, perch tale cambiamento doveva essere stato prodotto da qualche improvviso evento naturale.
E poi, dalle tenebre intorno alla montagna sottomarina, sbucarono gli squali - tre pesci martello, uno dei quali una volta e mezzo pi grande degli altri due: avanzavano in silenziosa ricognizione con assoluta arroganza a prova della loro sovranit sulla montagna sottomarina.
Le loro incredibili teste a forma di T ondeggiavano lente raccogliendo segnali dal mare, interpretandoli e rinviando a loro volta altri segnali. Questi impulsi muti li precedevano dappertutto, annunciando il loro arrivo, consentendo a tutti, tranne che alle prede giuste, di allontanarsi e mettersi al sicuro.
Jobim fece ballare in su e gi l'esca e bench Paloma non sentisse alcun rumore nuovo, pot vedere che gli squali avevano chiaramente ricevuto il messaggio perch si diressero in formazione verso il pezzo di carne ballonzolante. Vi girarono intorno una volta, poi un'altra, e infine uno degli squali pi piccoli ruppe il cerchio e si avvent sull'esca. Jobim diede uno strattone alla lenza e l'esca balz su lontano dalla bocca dello squalo. I tre squali ripresero a girare intorno, pi veloci ora, e a turno scuotevano la testa con un movimento brusco e irritato. Apparivano sconcertati, perch qualcosa non era come avrebbe dovuto essere: ricevevano segnali che annunciavano carne morta, ma la preda non si stava comportando come se fosse morta.
Il secondo dei due squali pi piccoli balz in avanti e ancora una volta Jobim sottrasse di scatto l'esca. E poi non la lasci ricadere; la tir verso la superficie, sfidando gli squali a seguirla. Solo uno os, il pi grosso. Gli altri due restarono l sotto, a girare rabbiosamente intorno al nulla.
Il grosso squalo non attacc l'esca. La segu pazientemente, con grazia sinuosa. Quando si avvicin, Paloma vide che questo animale, che sul fondo pareva grande quanto un grosso pesce, era invece enorme - pi grande di lei, pi grande di Pap; grande quasi quanto la barca di Pap.
Paloma era terrificata. Si fidava completamente di Pap, sapeva che avrebbe potuto superare con un salto una montagna o ingoiare aghi se lui le avesse detto di farlo, ma scherzare con un grosso squalo divoratore di uomini...
Incapace di distogliere gli occhi dallo squalo che si andava avvicinando, agit la mano libera, cercando disperatamente di afferrarsi al parapetto della barca e di trarsi in salvo.
Smettila, disse Jobim. Sta' ferma.
Paloma rimase immobile, ma era sicura che lo squalo poteva sentire i battiti del suo cuore. Erano come i cani, fiutavano la paura? Tratteneva il fiato, sperando di smorzare quel frastuono metallico dentro il petto, ma le parve che cos il battito del cuore rimbombasse ancora pi forte.
L'esca era distante poco pi di due metri e, trenta centimetri
pi in l, c'era lo squalo. Jobim continu a tirare la lenza, ma lo squalo rinunci a seguirla. Si mise a girare, e con l'occhio nero sull'estremit di quella sua bianca protuberanza di carne a forma di T, fiss Jobim che riavvolgeva la lenza e che con una sola torsione del polso, staccava l'amo.
Paloma segu il movimento dello squalo girando su se stessa come il petalo di un fiore in un vortice d'acqua, spaventata all'idea di perdere di vista quel cacciatore inquieto: era insopportabile sapere che quell'animale era l e non potere vederlo.
Un movimento sul fondo attir la sua attenzione. Ora gli altri due squali stavano salendo. Mantenevano sempre una certa distanza dallo squalo pi grosso, al quale sembravano essere sottomessi, ma si stavano facendo pi audaci. Erano indubbiamente pi piccoli di quello grosso e questo era l'unico aspetto confortante. Suo padre era alto un metro e ottanta e ciascuno di questi squali era lungo per lo meno quanto lui era alto. Jobim allung la mezza aguglia verso il grosso squalo, agitandola avanti e indietro con la punta delle dita. Il cerchio and stringendosi. Ora
lo squalo nel suo giro passava a solo poco pi di un metro da Paloma. La testa si scuoteva di continuo e la bocca a mezza luna si apriva e chiudeva ritmicamente, aspettando.
Jobim spinse l'aguglia pi in l, lasci andare e rapidamente ritrasse la mano. Lo squalo pass e il pesce spar. Non c'era stato n un colpo secco, n un morso n un movimento della testa. Lo squalo aveva semplicemente inalato l'aguglia.
Gir ancora due volte intorno a Jobim e a Paloma, poi gradatamente allarg il cerchio, come una molla che si allenta. L'occhio nero non li perdeva mai di vista; non c'era alcuna fretta nel suo comportamento. Stava aspettando.
Jobim ficc una mano nei calzoncini, disfece un nodo e tir fuori un pesce aguglia intero. Paloma non glielo aveva visto fare, ma sulla barca Jobim doveva essersi infilato un sacco di plastica pieno di aguglie dentro i calzoni - fuori della vista degli squali e, dato che il collo del sacchetto era ben chiuso, anche fuori della portata del loro olfatto.
Immediatamente, lo squalo si riavvicin e riprese la sua andatura circolare.
Questa volta, Jobim spezz in due l'aguglia, agit le due met e poi le lasci andare. Mentre i pezzi cadevano, trascinandosi dietro brandelli di carne e bolle oleose, Jobim tocc il braccio di Paloma facendole segno di guardare.
Gli squali pi piccoli fiutarono il cibo e salirono andandogli incontro avidi e affamati, scotendo continuamente le teste. Nello stesso tempo, lo squalo pi grosso abbass la testa, sollev le pinne pettorali, sventol la coda, e tutto il corpo piomb gi come una fiocina.
Per un attimo, sembr che gli squali dovessero scontrarsi. Tutti e tre si precipitarono verso i pezzi di pesce, che continuavano a scendere.
Paloma era sicura che gli squali pi piccoli avrebbero vinto, perch l'aguglia stava cadendo verso di loro, lontano dallo squalo pi grosso.
Quando i pezzi di aguglia furono a non pi di trenta centimetri dalle bocche degli squali pi piccoli - quando la loro vittoria sembrava ormai scontata - tutti e due, simultaneamente e inspiegabilmente, fecero dietro-front. Lo squalo pi grosso piomb sui pezzi di pesce, ne risucchi uno e poi si allontan e fece un ampio giro aspettando che il secondo boccone cadesse - assolutamente noncurante, senza alcuna fretta, sicuro che il cibo sarebbe stato solo da prendere - poi si inclin di lato, scese in picchiata e inghiott l'ultimo pezzetto di cibo.
Gli squali pi piccoli restarono a girare pi sotto, tenendosi lontani da quello grosso, lontani dal cibo, lontani da un possibile scontro. Scuotevano le teste e inarcavano i dorsi e battevano le code.
Sembrano dei cuccioli, pens Paloma. Sono affamati e irritati, ma non possono fare nulla, e allora corrono in giro uggiolando e mordendosi la coda.
Il grosso squalo torn e ricominci a girare in tondo. Jobim fece segno a Paloma di salire sulla barca. Lei non ebbe esitazioni. Tenendo d'occhio lo squalo, si afferr alla frisata e si tir vicino al bordo della barca. Inspir profondamente e si accert di avere una buona presa sul legno. Quando Jobim le aveva insegnato a nuotare, le aveva infatti raccomandato di essere molto rapida nell'entrare e nell'uscire dall'acqua, perch era proprio in quei momenti di trapasso - met dentro e met fuori dell'acqua - che una persona era pi vulnerabile agli attacchi degli squali. Era proprio in quei momenti che una persona sembrava un pesce ferito; la maggior parte del corpo era fuori dell'acqua e appariva perci pi piccola, e quello che restava nell'acqua (la parte inferiore delle gambe e i piedi) scalciavano in maniera disordinata e davano l'impressione di un animale che si dibatteva.
Ruotando su se stessa, si afferr alla frisata con tutte e due le mani, si iss fuori dell'acqua sulla frisata e ruzzol scompostamente sul fondo della barca. Rest l distesa un secondo, respirando pesantemente, poi si rese conto - mentre una scarica di adrenalina le scorreva nelle braccia andandole a scaldare lo stomaco - che Jobim non l'aveva seguita. Aveva ancora la maschera sulla faccia, e cos si sporse oltre il bordo a scrutare l'acqua.
Jobim era attaccato alla cima dell'ancora seguendo con gli occhi il percorso dello squalo. Paloma pens di nuovo ai cani - due maschi, uno un intruso nel territorio dell'altro, che giravano in cerchio, studiandosi, cercando ciascuno il punto debole dell'altro.
Quando lo squalo fu nel punto pi distante della sua orbita, nel punto pi lontano rispetto alla barca, Jobim tir fuori il sacchetto dei pesci dai calzoni e lo lasci cadere in acqua. Il sacchetto affond lentamente, volteggiando come una foglia che cade dall'alto di un albero, e Jobim aspett finch fu certo che lo squalo lo avesse notato. Poi, quando lo squalo si cal gi seguendo il sacchetto, Jobim si iss sulla barca.
Pranzarono con mango e banane e una fetta di cabrio seccato e salato, avendo cura di mangiare prima il pesce e poi il mango perch il succo del mango toglieva la sete provocata dal sale del cabrio.
Non parlarono mentre mangiavano. Paloma non sapeva cosa dire. Era sicura che quell'episodio avrebbe dovuto
insegnarle qualcosa, ma non capiva cosa e voleva ripassare tutto nella mente prima di fare domande. Jobim intu che Paloma stava cercando di sapere qual era stata la lezione che avrebbe dovuto imparare, e voleva che l'esperienza maturasse nella mente di lei prima di dare spiegazioni.
Jobim si sciacqu le dita nel mare e disse: Hai avuto paura?
S, disse Paloma e poi, preoccupata: Non avrei dovuto?
Jobim rise. Ma certo. Non credo che fosse molto pericoloso, ma sono cose che fanno paura.
Non era pericoloso? Paloma si sent quasi delusa.
Normalmente non mangiano gli uomini. Se l'acqua  limpida e riescono a vederti, e se tu non perdi sangue o non sei morta, in genere ti lasciano perdere.
In genere, ripet Paloma.
In genere, Jobim sorrise. Allora: sai che cosa hai imparato?
No. So che ho imparato che non si pu prevedere come si comportano gli squali. Ci avrei giurato che quei due avrebbero portato via l'aguglia al grosso squalo e poi invece non l'hanno fatto.
Sai perch?
C' una ragione?
Ti avevo detto che ti avrei mostrato qualcosa a proposito delle femmine. Jobim sorrise di nuovo. Il grosso squalo era una femmina, molto giovane. Una piccolina, parlando di squali.
Come fai a saperlo?
Come faccio a sapere che era femmina?  pi o meno come per gli esseri umani. Sul maschio si vede una sorta di cordone ombelicale che assicura la connessione durante l'accoppiamento. La femmina non l'ha. E so che era giovane perch non aveva alcuna cicatrice.  proprio come tra gli uomini: pi diventi vecchio e pi il corpo  segnato
dalle intemperie e da tagli e cicatrici. Un vecchio squalo assomiglia al Viejo. E una vecchia femmina di squalo ha un numero ancora maggiore di cicatrici perch durante l'accoppiamento i maschi, per evitare che le femmine si liberino dalla stretta, le mordono sul dorso.
Quanto tempo aveva quella?
Non lo so. Tre o quattro anni, immagino. Nessuno sa quanto vivono o di che cosa muoiono.  difficile pensare che uno squalo muoia di vecchiaia, ma forse capita.
E gli altri due?
Erano tutti e due maschi, e pi vecchi. Hai visto come facevano dietro-front non appena lei si avvicinava? Jobim
fece una pausa, immaginando quello che Paloma stava pensando.
Lei corrug la fronte e disse:
 assurdo.
Lo  per noi, perch a noi sono state messe in testa un mucchio di idee sui maschi e sulle femmine, e sull'ordine naturale delle cose. I maschi sono pi grossi e fanno la maggior parte del lavoro fisico e mantengono la famiglia e prendono tutte le decisioni e devono essere rispettati e ubbiditi perch...perch poi? Perch cos  la natura? No. Da qualche parte, molto tempo fa, ci deve essere stata una buona ragione perch i maschi diventassero dominanti. Probabilmente perch erano forti e cacciavano. E quando tutto si basava sulla forza, pi forte eri e pi importante eri.
E questo vale per molti animali - i pi grossi e i pi forti sono i pi importanti. Per quanto riguarda gli squali invece, le femmine sono quasi sempre pi grosse e pi forti e pi cattive. Gli squali hanno un sistema di nutrizione proprio come i polli in un pollaio. L'hai visto poco fa. Quando c' del cibo in giro, il pi grosso mangia per primo e mangia finch  sazio.
Poi mangiano gli altri, ma sempre in ordine di grossezza e di prepotenza. Ecco perch non si vedono molto spesso maschi e femmine insieme. I maschi morirebbero di fame.
Ma per quanto riguarda gli uomini, disse Paloma, le donne non sono le pi forti n le pi robuste n le pi cattive. Sono...
Chi lo dice? la interruppe Jobim. Forte non significa solo il pi grosso; il pi in gamba non  solo quello che pu fracassare qualcosa a mani nude. Forte pu voler dire sveglio, intelligente e creativo. Il pi in gamba pu essere quello che sa come sopravvivere senza sprecare energie, o come nuotare contro corrente senza stancarsi e annegare.
Gli animali sono come la natura li ha fatti - grossi o no, forti o no.  questo che determina la loro collocazione. Ma gli uomini possono decidere che posizione occupare. Se non posseggono una qualit, possono rimpiazzarla con qualcos'altro, con la conoscenza o l'esperienza. Capisci?
Paloma annu.
Jobim si inginocchi accanto a lei, e le parl dolcemente. L'immagine della sua fronte bruna e delle sue sopracciglia nere e delle sue grandi spalle che si stagliavano contro il cielo inondato dalla luce del sole si impresse in maniera indelebile nella sua mente, il suono della sua voce calda ridotta a un rauco sussurro era una cosa che lei avrebbe ricordato ogni qualvolta, dopo la morte di lui, lei gli avrebbe parlato.
Tutto quello che oggi voglio dirti, tutto quello che oggi voglio insegnarti,  che nella vita non ci sono i "cos deve essere". Niente  inevitabile.
Tu non sei costretta a cucinare, a spazzare il pavimento e ad avere bambini. Sei una femmina, e questo  bello. Sei una femmina giovane e questo  ancora pi bello. Ma la cosa pi bella  che sei una persona che pu decidere da sola cosa fare della propria vita. Insegnerai alla gente a rispettarti per questo. E, cosa ancora pi importante, rispetterai te stessa per questo, e chiunque non lo far sar uno sciocco, e dovrai compatirlo.
Mai pi, dopo quella giornata, Paloma aveva desiderato di essere maschio. Si era lasciata crescere i capelli che ora le scendevano lungo la schiena. Aveva osservato e seguito con orgoglio e stupore ogni cambiamento del suo corpo.
Alcuni mesi dopo la morte di Jobim, scoppi una violenta tempesta, un chubasco, altrettanto violento anche se forse non altrettanto improvviso di quello che aveva ucciso Jobim. (Quello non aveva dato alcun preavviso. Lui era tornato in superficie dopo un'immersione e aveva trovato la barca che sobbalzava e poi sprofondava in un mare tumultuoso. Doveva aver cercato di salire a bordo, ma doveva aver battuto la testa contro il motore o la barca perdendo i sensi, perch quando fu ritrovato morto sulla spiaggia, aveva sulla fronte un grosso livido blu.) Questa tempesta spian al suolo cespugli e arbusti e sferz l'isola con piogge accecanti e pungenti.
Quasi contemporaneamente all'inizio della burrasca iniziarono i primi brontoli nel suo corpo e i crampi le sembrarono far eco al tuono. Per un attimo ebbe paura, perch pensava che sarebbe stata terribilmente male. Poi la paura si era dissolta in una vaga apprensione. Miranda non le aveva spiegato quello che sarebbe successo quando lei si sarebbe trasformata in una donna, ne aveva accennato solo in termini vaghi e generici e da ultimo aveva poi lasciato che fosse Dio a pensarci. Jobim aveva fatto del suo meglio per prepararla, ma non aveva saputo dirle che cosa l'aspettava, come si sarebbe sentita, che cosa esattamente le sarebbe successo.
L'aveva preparata abbastanza bene, comunque; infatti poco dopo lei si sent pervadere dalla confortante convinzione che tutto quello che le stava succedendo era naturale e salutare e - ricordava la parola di lui - bello.
Desider che lui sapesse che cosa le stava accadendo e come lei stava reagendo, che stava diventando donna e che ne era orgogliosa.
E cos, bench la pioggia cadesse quasi orizzontalmente e il vento frustasse tutto intorno in turbini ciclonici, Paloma si fece strada fino alla sua roccia, sull'estremit occidentale dell'isola, e rest in piedi sulla roccia, nuda. Sollev le braccia al cielo, verso il Pap, e sorrise verso di lui, raggiante di vita, lasciando che la pioggia lavasse via il sangue dalle gambe gi lungo la roccia fin dentro il mare.


	Capitolo 7.

Paloma asciug l'ultimo piatto, poi usc nella notte silenziosa.
Nonostante fosse molto felice di essere una ragazza - e si stupisse di avere un tempo desiderato di essere qualcos'altro - tuttavia spesso Paloma si augurava di riuscire ad abolire ogni differenza tra lei e i maschi. Era convinta che era proprio per questo motivo (oltre al fatto che non c'erano altre ragazze della sua et) che le riusciva difficile fare amicizia.
Perci, il fatto che Jo potesse cambiare e stabilire con lei un rapporto di amicizia, anche se si trattava solo di un lievissimo indizio, fu per Paloma come un'iniezione di speranza che la scosse quanto una scarica di adrenalina in un momento di paura.
Mentre si affaccendava in cucina, si era rimproverata di non essersi mostrata pi bendisposta nei riguardi del nuovo atteggiamento di Jo. Era stato abbastanza gentile questa sera e lei aveva reagito con scetticismo, lo aveva scoraggiato. Lui aveva dato un pochino, ma lei proprio niente.
Decise perci di andare nella stanza di Jo, e se lui fosse stato sveglio, gli avrebbe detto che si era sbagliata, che l'indomani sarebbe stato il giorno giusto per insegnargli ad andare sott'acqua.
Come volt l'angolo della casa, ud qualcosa che la fece fermare. Aspett, poi sbirci oltre l'angolo e vide Jo entrare nella sua stanza. Doveva essere andato a fare quattro passi, pens, e si diresse verso la stanza di lui. Ma di nuovo si ferm, e questa volta non seppe perch; sapeva solo che non aveva voglia di andare avanti. Aveva come un presentimento - niente che avrebbe potuto esprimere a parole, ma qualcosa di molto forte.
Mentre restava l ferma, si vergogn di abbandonarsi a idee assurde. Ma per quanto sciocco tutto ci potesse sembrare, non riusc ad avanzare di un passo.
Dopo un po', torn verso casa e and a letto, decisa a lasciare che il sonno le portasse consiglio.
Ma il sonno tard molto a venire, perch lei si trov controvoglia ad assistere all'accesa battaglia che si svolgeva nella sua testa - tra una met di lei che voleva un amico e condannava la sua diffidenza e l'altra met che non voleva rinunciare alla sua indipendenza e che sospettava di qualsiasi cosa o persona che avesse potuto usurpargliela.
Al mattino, aveva ormai deciso di concedersi quella giornata per sedare il conflitto con la sua mente, cos, bench Jo fosse ancora affabile con lei, Paloma non lasci che il lieve senso di colpa che provava, mutasse i suoi progetti.
Accompagn Jo e il suo amico Indio gi per il sentiero che portava al pontile, cos come faceva tutti i giorni. Mentre slegava la barca, Jo butt l come per caso: Vuoi venire con noi oggi?
Che cosa? Jo non l'aveva mai invitata sulla sua barca
- n per andare a pescare, n per fare un giro, n per andare a raccogliere legna da ardere su una delle isolette vicine.
Manolo  ammalato.
Che cos'ha? Stava bene ieri sera.
Non lo so. Dice che  lo stomaco. Se  cos, in barca non ce lo voglio.
Paloma era tentata. Se non riusciva a fare un gesto verso Jo, poteva almeno accettare quello di lui.
Ma egoisticamente, non volle accettare. Non le era mai piaciuto andare a pescare, tranne che con Jobim, e anche allora non era tanta il pescare che le piaceva quanto lo
stare con Pap. La pesca era un lavoro noioso, stancante e doloroso perch la lenza tagliava la punta delle dita e il sale irritava le ferite. Soprattutto non le piaceva la pesca perch si trattava di uccidere - per una causa utile a volte, questo lo ammetteva, ma era sempre uccidere. Non riusciva a conciliare la simpatia che provava per gli animali della montagna sottomarina con il senso di repulsione, di orrore vero e proprio che provava nel vedere quegli stessi animali privi di vita e di colori, accatastati sul fondo di una barca.
Ma se Jo aveva bisogno del suo aiuto, se dovevano essere amici, era meschino da parte sua rifiutare.
Va bene, disse.
Oh! Jo sembr sorpreso. Intendo dire, solo se ne hai voglia.
Se hai bisogno di aiuto, vengo volentieri.
S, capisco. Jo sembr cercare qualcosa da dire. Non  che abbia bisogno del tuo aiuto, per.
Ma pensavo che Manolo...
Certo, ma... voglio dire che... Indio e io possiamo... Manolo in verit non... Jo stava arrossendo. Possiamo cavarcela. Solo, credevo che tu... So come la pensi sulla pesca... intendo dire che non facciamo altro che uccidere pesci. Jo fece una smorfia, come se il pensiero dei pesci morti lo nauseasse.
Lo so, disse Paloma, ma  di questo che viviamo.  ora che mi faccia forza.
D'accordo, disse Jo. Buona idea. Solo che oggi non  proprio il giorno giusto.
Come mai?
No. L'hai detto anche tu, ricordi? Tutti e due abbiamo un mucchio di cose da fare.
S, ma...
Possiamo cavarcela. Davvero. Tu fai quello che dovevi fare e poi passeremo un paio di giorni insieme. Forse di Pi. Si pu fare cos: un giorno tu mi insegni ad andare
sott'acqua e un giorno io ti porto a pescare. D'accordo?
S. Paloma si strinse nelle spalle. Non sapeva se doveva dire qualcos'altro. Avrebbe dovuto? Com'erano le abitudini in questi casi? Era sembrato cos semplice: Jo le aveva chiesto se oggi voleva andare con lui. Anzi, aveva addirittura fatto capire che lei avrebbe potuto aiutarli, era sembrato chiedere il suo aiuto. Lei aveva detto di s, che aveva voglia di dare una mano. E poi tutto era diventato complicato. Lui aveva ritirato l'invito, o negato la richiesta di aiuto - comunque, ora stava dicendo che, dopo tutto non la voleva con lui.
Oppure, lo faceva per riguardo a lei? Questo era quello che la sua voce voleva far capire - che non voleva essere cos egoista da distoglierla da quello che lei aveva intenzione di fare. Se era davvero questo quello che lui intendeva, se era un atto di gentilezza, allora lei avrebbe potuto rispondere con una gentilezza, avrebbe dovuto convincerlo che non aveva niente di molto importante da fare, che sarebbe stata felice di rimandarlo per aiutare lui.
Ma forse lui aveva cambiato idea. In tal caso, lei non voleva imporsi.
Era cos che iniziava un'amicizia? Se era davvero cos, allora conservarsi un'amicizia era quasi un'occupazione a tempo pieno. Per forse ne valeva la pena. Il minimo che lei potesse fare era imparare i trucchi e i rituali e fare in modo che sbocciasse.
E poco importa se la conversazione l'aveva disorientata; la cosa importante era che tutti e due si erano comportati molto civilmente. Questo dimostrava che tutti e due ci stavano mettendo molta buona volont.
Paloma moll la cima di prua e tenne la prua della barca scostata dal pontile mentre Jo e Indio salivano a bordo. Poi tenne ancora la prua per evitare che sballottasse sulle onde mentre Jo cercava di avviare il motore. Jo tir la corda d'avviamento, e le ruote e gli ingranaggi dentro la scatola del motore produssero un ronzo come
quello di un gatto che fa le fusa. Tir di nuovo e il ronzio divenne un ansito, poi si interruppe bruscamente. Jo maledisse il motore e sferr un pugno sulla scatola. Poi, con un sospiro, tolse la scatola e cominci a trafficare dentro il motore.
Prima d'allora, Paloma aveva sempre assistito alle scene di rabbia di Jo contro il motore con divertita ironia. Ora, per la prima volta, provava comprensione per lui. Jo conosceva i motori bene come lei i pesci - ci sapeva fare, li sapeva capire e parlava con loro e con buone parole li induceva a cooperare. Ma mentre gli amici di Paloma prosperavano nel mare di Gorts, gli amici di Jo, i motori, pativano e morivano. Questo era un ambiente quanto mai ostile per un motore a combustione interna. Il sale corrodeva le parti interne, il sole bruciava le guarnizioni e i tubi flessibili, la sabbia intasava i filtri e deteriorava i lubrificanti.
E non c'erano meccanici esperti, n pezzi di ricambio. Quando un motore si rompeva, o uno lo sapeva riparare, ricostruendo la parte distrutta, oppure lo smontava per ricavarne pezzi da utilizzare su altri motori. Paloma ricordava di aver visto Jo passare ore e ore con un coltello e un pezzo di pneumatico da camion - il pneumatico era un parabordo staccatosi dal barcone di La Paz. Jo aveva intagliato e creato da quella gomma spessa un sottile girante per la pompa dell'acqua del suo motore.
Non c'era da meravigliarsi che Jo volesse andare a frequentare una scuola. Aveva una dote che qui era del tutto sprecata. C'erano un paio di motori fuori bordo sui quali lui poteva lavorare, ma niente di pi grosso o di pi complicato con cui potersi misurare. Non aveva modo di sviluppare le sue doti, di perfezionare le sue capacit, di guadagnarsi denaro e stima con il suo talento. Era come un chirurgo magnificamente dotato senza nessuno su cui fare pratica.
Tir fuori qualcosa dal motore, lo pul, ci soffi sopra, lo riavvit e rimise a posto la scatola. Poi accarezz il motore, gli disse qualche parola di minaccia, gir al massimo la levetta dell'aria e diede uno strattone alla corda. Il motore sbuff e strepit ma si avvi vomitando una nube grigio azzurra.
Le altre mattine, lei soleva gettare la cima di prua dentro la barca, lasciando che fosse poi Indio a districarla dall'attrezzatura da pesca. Oggi invece arrotol accuratamente la cima e, inginocchiatasi sul pontile, la porse nelle mani di Indio e poi spinse la prua della barca oltre l'estremit del pontile verso il mare aperto.
Jo punt verso est e poco dopo lui, Indio e la barca erano solo delle sagome nere contro il sole giallo e tondo come una zucca. Jo agit la mano, e Paloma rispose al saluto. Poi sembr che Jo parlasse a Indio e allora anche Indio agit una mano, e ci parve molto strano a Paloma.
Paloma torn a casa a prendere del cibo e una bottiglia di acqua fresca. Oggi, per nessun'altra ragione se non quella di evitare una discussione, lasci che sua madre le mettesse in un pezzo di carta, una fetta di cabro salato e una frittata da portar via insieme con il mango.
Poi torn sul pontile, sal nella piroga e si allontan remando verso occidente.
Non si volt a guardare, ma anche se lo avesse fatto, con ogni probabilit non sarebbe riuscita a scorgere, acquattato tra i cespugli in cima alla collina, colui che con un binocolo stava spiando le sue mosse.


Capitolo 8.

Manolo, che in teoria doveva essere a letto a torcersi per il mal di stomaco, aveva preso molte precauzioni per non farsi vedere. Si era levato la catenina con il crocefisso d'argento e anche l'anello di ottone per evitare che mandassero barbagli sotto il sole. Si era coperto di foglie e di frasche, e aveva messo a faccia in gi nella polvere lo specchietto tascabile che avrebbe usato solo al momento buono.
Ora osservava Paloma che remava verso occidente. Non erano ancora le ore pi calde del giorno, ma gi la differenza di temperatura tra l'aria e l'acqua creava, intorno al cappello e alla pagaia di Paloma, un alone che, visto al binocolo, pareva emettere un continuo sfavillio.
Paloma rem per un po', poi controll i suoi riferimenti a terra, gett l'ancora e tenne la cima tra le mani finch il ferro non ebbe fatto presa tra le rocce. Si mise quindi la maschera, le pinne e il boccaglio, infil il coltello nella cintura e scivol dentro l'acqua.
Solo allora Manolo si sent abbastanza sicuro da uscire dai cespugli e dirigere lo specchietto verso il sole mattutino, lampeggiando due volte verso est.
Paloma pul la maschera e soffi nel respiratore per svuotarlo. Poi, tenendosi con una mano alla cima dell'ancora, cominci a ispezionare la montagna sottomarina da un versante all'altro. Un po' perch il suo campo visivo era ridotto dai lati della maschera e un po' perch l'acqua era torbida, non le era possibile vedere con un solo sguardo una vasta zona. Fuori dell'acqua, senza che la sua visione periferica fosse ostacolata e in condizioni di aria tersa e limpida, il suo angolo di visibilit era di centoquaranta gradi. Ma sott'acqua, a ogni occhiata, riusciva a coprire un angolo di soli quaranta gradi, e non di pi, altrimenti sapeva che le sarebbe sfuggito qualcosa.
In parole semplici, la differenza era che, in superficie, poteva vedere tutto quanto stava intorno a lei, fino all'orizzonte, con poco pi di due occhiate. Ma l sotto per compiere lo stesso giro, doveva spostare lo sguardo almeno nove volte, e non riusciva mai a vedere oltre i quindici
o i diciotto metri.
Nel primo settore che ispezion non vide altro che rocce. Nel secondo, alcune ombre tremolanti le dissero che vicino al fondo stavano passando dei pesci martello, i cui dorsi, nell'acqua monocroma assumevano lo stesso colore grigio frammisto a marrone della cima sassosa della montagna sottomarina.
Paloma non stava cercando qualcosa di specifico; stava facendo quello che faceva tutti i giorni, esaminando la montagna sottomarina per vedere che cosa c'era. Ma senza che forse neanche lei se ne fosse resa conto, stava cercando la manta ferita, sperando - ma non osava confessarlo neanche a se stessa - che la manta fosse tornata alla montagna sottomarina.
Mentre spostava metodicamente gli occhi ispezionando il terzo, il quarto e poi il quinto settore, alla speranza subentr la rassegnazione: la manta non era l, non sarebbe stata l e lei era stata davvero sciocca a illudersi che ci potesse essere. Le mante erano animali da mare aperto. Si spostavano in continuazione, seguendo il cibo, e come le procellarie, andavano dove le portavano le ali. Non erano animali territoriali, non avevano alcun motivo di far ritorno in una particolare zona. E anche se questa manta avesse fatto eccezione alla regola e fosse per caso stata territoriale, il trattamento cui lei l'aveva sottoposta il giorno
prima, pens Paloma, doveva certamente averla fatta andare via.
Nell'ottavo settore vide una manta, ma non poteva essere la stessa. Era pi piccola; da qui pareva un cappello nero a tricorno abbandonato. Stava quasi per spostare lo sguardo sull'ultimo settore della montagna sottomarina, senza per riuscire a decidersi, quando all'improvviso la scena sotto di lei prese forma e si rese conto che la manta l sotto era proprio la manta ferita.
Era stata la distanza a trarla in inganno - la manta era molto in basso, - ed era stata la prospettiva a rivelarle la verit: ora riusciva a vedere che, come la manta appariva piccola vista dall'alto, cos tutta la zona intorno pareva rimpicciolita. I ventagli di mare, alti la met di un uomo e molto pi larghi, parevano francobolli accanto alla manta; un pesce martello che pass proprio allora non sembr pi grande di un cocker. Inoltre, quando osserv il dorso della manta, riusc a scorgere lo squarcio bianco dietro il corno sinistro.
Paloma intu che la manta si teneva vicina al fondo perch la corrente l era meno forte; le rocce e gli anfratti circostanti dovevano spezzare il massiccio flusso dell'acqua. E dove c'era meno corrente doveva essere meno forte anche la trazione sulle corde che laceravano la carne gi malconcia della manta.
La manta si librava ferma in un riparo momentaneo, dove il mare non aggravava la sua sofferenza.
Questo faceva supporre - e Paloma l'aveva constatato
- che una manta sentiva dolore. Jobim le aveva detto che alcuni animali non hanno sensazioni simili a quelle che la gente chiama dolore. Percepiscono, per istinto, il pericolo, un mutamento improvviso, la perdita di un arto  di fluido vitale - ma non il dolore.
Perch il dolore era solo una parola umana per una sensazione umana. Eppure Paloma sapeva per certo che questo animale provava qualcosa di simile al dolore, qualcosa che indicava paura e sofferenza, perch quando il giorno prima lei aveva dato uno strattone alle corde aggrovigliate dentro la ferita, la manta si era comportata come un cane che ha calpestato un'ape.
Paloma intuiva anche che era l'istinto a dire alla manta che poteva trovar riparo in un posto con minore corrente e che era sul fondo che la corrente era meno forte. Come qualsiasi animale in preda al dolore, inclusi gli esseri umani, la manta cercava un posto dove stare meno scomoda. Provava un po' dappertutto, nelle acque profonde e in quelle basse, vicino alla montagna sottomarina e lontano da questa, e dove si sentiva meno scomoda, l restava.
Tutto questo andava bene, pens Paloma, ma se la manta cercava aiuto, era un problema: a lei non era assolutamente possibile aiutare l'animale se questo era deciso a restare a diciotto o venti metri dalla superficie. Certo lei avrebbe potuto immergersi in apnea fino a quella profondit, ma non ce l'avrebbe fatta a restare tanto a lungo da riuscire a fare qualcosa.
In superficie - ma la cosa  ancor pi drammatica sott'acqua - pi ci si sforza di fare e pi ossigeno si consuma. Un corridore respira con maggior difficolt di uno che cammina, perch chi corre consuma pi rapidamente l'ossigeno e ha bisogno di rifornirsene pi in fretta. Sott'acqua, non si parla neanche di respirare con maggiore difficolt: si ha l'ossigeno con il quale ci si immerge e non se ne ha altro finch non si torna su.
La prima volta che Jobim aveva spiegato questa verit fondamentale a Paloma, lei aveva reagito sbuffando, come se si fosse trattato di un insulto alla sua intelligenza. Dopo tutto, non bisognava essere un genio per capire che non c' aria sott'acqua;  per questo che si respira a fondo e si trattiene il fiato quando si mette la testa sott'acqua.
In seguito, per, dopo che si era immersa molte volte a diverse profondit e aveva sperimentato i vari modi in cui il suo corpo rispondeva alle varie attivit e ai vari sforzi, alle varie pressioni e alle varie sensazioni, lei cap che cosa aveva inteso dire suo padre. Si doveva sapere gi prima di immergersi quanto lontano ci si voleva spingere e che cosa si voleva fare. Cambiare idea all'ultimo minuto, quando si era scesi molto in profondit, voleva dire rischiare di farsi cogliere da stordimento, spossatezza, panico e morte.
Paloma sapeva, per esempio, di poter scendere senza difficolt fino a diciotto o venti metri se tutto quello che pensava di fare era di tenersi con le gambe a una roccia e stare a guardare le creature della montagna sottomarina
- o tutt'al pi, spingersi o nuotare con calma da un appiglio a un altro. Sapeva riconoscere i segnali che il corpo le inviava, sapeva quando era il momento di tornare in superficie. Ma se fosse scesa a diciotto o venti metri e poi avesse visto per esempio un banco di ostriche altri tre metri pi sotto, e se si fosse sforzata di calarsi gi e avesse cominciato a staccare le ostriche e a riporle in un sacco, subito avrebbe ricevuto i segnali per un immediato ritorno alla superficie. Ma per essersi spinta pi gi e per essersi affaticata pi del previsto e per aver consumato l'ossigeno che avrebbe dovuto servirle di riserva per il ritorno alla superficie, i segnali sarebbero arrivati troppo tardi.
Avrebbe cominciato a risalire - non nel modo rilassato e tranquillo di chi ha ancora disponibilit di ossigeno, che era il modo migliore, scalciando adagio e lasciandosi portare su dalla spinta naturale del suo corpo, - ma dimenandosi freneticamente, agitando le braccia, sforbiciando con i piedi, sprecando una quantit ancora maggiore del prezioso ossigeno. Ben prima di arrivare in superficie, il dolore nei polmoni si sarebbe tramutato da torpida tensione in una fitta bruciante e lancinante. Le tempie avrebbero smesso di pulsare, e avrebbero cominciato a martellare con un rumore stridente e doloroso; lei sarebbe arrivata alla soglia del dolore, sarebbe stata sul punto di scoppiare.
Guardando verso l'alto avrebbe visto una lastra d'acqua spessa tre metri e mezzo e a un certo momento, - quando non lo si poteva dire, - si sarebbe resa conto di non riuscire a farcela.
A corto di ossigeno, il cervello avrebbe cominciato a ridurre l'attivit. Lei avrebbe perso conoscenza. Quello che avrebbe provato poi, dipendeva unicamente dal caso.
Se avesse avuto fortuna, sarebbe svenuta poco distante dalla superficie cos che la sua testa sarebbe saltata fuori dell'acqua prima che il riflesso della respirazione comandasse al suo diaframma di inspirare. E se fosse stata ancora pi fortunata, sarebbe salita supina con la bocca rivolta verso l'alto, verso l'aria invece che prona con la faccia nell'acqua, cos che quando la sua testa fosse emersa e il riflesso avesse comandato il respiro, lei avrebbe respirato aria. Dopo una o due inspirazioni, il suo cervello, come un motore di nuovo rifornito di combustibile e riavviato, l'avrebbe fatta tornare in s. Si sarebbe risvegliata e nonostante un vuoto nella memoria, sarebbe stata di nuovo bene e ancora in grado di riprendere a nuotare e immergersi.
Se fosse stata sfortunata, il suo corpo avrebbe cercato di respirare sott'acqua. I polmoni si sarebbero dilatati e avrebbero inalato acqua salata. Lei avrebbe tossito e rigettato e inalato e tossito e rigettato e inalato. Sarebbe annegata.
E quando alla fine fosse tornata in superficie, non ci sarebbe stato nessuno a batterle e a comprimerle il petto e a farle espellere l'acqua e a insufflarle di nuovo la vita nei polmoni. Le funzioni cerebrali sarebbero andate sempre pi
intorpidendosi, finch alla fine quelle funzioni fondamentali
che regolano la respirazione e il battito cardiaco si sarebbero interrotte per sempre. Non si sarebbe pi risvegliata. E l'ultima cosa che avrebbe provato, sarebbe stato quel qualcosa, se c' un qualcosa, che si prova dopo che si  morti.
Paloma conosceva i suoi limiti, e sapeva che cercare di aiutare la manta dove si trovava ora, era molto al di l delle sue possibilit. Cos torn in superficie e aspett. La manta non si mosse, non agit nemmeno la punta di un'ala n batt la coda.
Improvvisamente, Paloma temette che la manta fosse morta. Forse non si librava sopra il fondo, forse giaceva sul fondo.
No, impossibile. Se fosse morta, gli altri animali sarebbero gi stati l a banchettare. Questa era un'altra delle realt della vita: non appena qualcosa moriva, qualcos'altro lo mangiava.
Ricord di aver visto una volta macellare una capra. La capra era l passiva e ignara, faceva fremere la coda, gli orecchi e le labbra per tenere lontane le mosche. E le mosche si tenevano lontane. Poi alla capra fu tagliata la gola. Rest in piedi ancora un momento, dissanguandosi e doveva in effetti essere morta in piedi, perch quando alla fine si accasci, e prima ancora che la testa avesse toccato il terreno, le mosche le stavano gi rodendo gli occhi.
Gli animali sapevano quando gli animali morivano, ma finora nessuno si stava nutrendo della manta. Quindi non poteva essere morta.
Ma forse stava morendo. Forse proprio in quel momento, mentre Paloma osservava, la vita stava abbandonando
il grande animale. Si sent impotente e frustrata e piena di rabbia. Doveva aiutarla, ma era troppo lontana; non poteva lasciar morire la manta, ma non c'era niente che lei potesse fare. Forse stava morendo. Forse stava riposando. Forse...
Non aveva scelta. Doveva andar gi e constatare di persona.
Inspir a lungo pi volte e sent i polmoni espandersi e contrarsi ritmicamente e quando li ebbe svuotati al massimo, allora lentamente li riemp quanto pi pot, strinse le labbra e si immerse verso il fondo.
Si cal gi lungo la cima dell'ancora fino a pochi metri dal fondo, poi lasci andare la cima e nuot verso la manta. L'animale non si mosse quando lei si avvicin.
Vide subito che la manta non era adagiata sulle rocce. Restava sospesa, come lei aveva immaginato, evidentemente riposandosi dentro una specie di ansa della corrente che scorreva sopra la cima della montagna sottomarina e sopra le sue enormi ali piatte, e le consentiva di restare immobile.
La manta era cos ferma che pareva congelata o ipnotizzata o in ibernazione. Paloma nuot sotto di essa - voleva vedere le fessure branchiali ed essere certa che stessero pulsando, anche se debolmente, perch questo era il segno pi sicuro che l'animale stava filtrando acqua attraverso le branchie e estraendone ossigeno. Il grande occhio rotondo ruot verso il basso e la segu finch lei non pass sotto un'ala, uscendo dal suo campo visivo.
Paloma nuot sotto la manta per tutta la sua larghezza, ed era come essere in una grotta, perch quel gigantesco mantello schermava la luce proveniente dall'alto e gettava una coperta di ombre nere sulle rocce.
L'occhio sinistro della manta la scov non appena lei riapparve. Paloma nuot sopra il corno e si tenne sospesa sopra di esso, osservando la profonda lacerazione, con quel groviglio di corde che ancora penzolavano fuori come aspidi tra brandelli di carne.
La ferita non appariva molto diversa da come l'aveva vista la prima volta. Forse c'erano un po' meno corde - un po' le aveva tolte lei, un po' forse erano cadute da sole
- ma quelle che restavano erano saldamente conficcate come prima. Non c'era alcun segno evidente di cicatrizzazione. E il fatto che la manta preferisse restare ferma anzich nuotare e nutrirsi, lasciava capire a Paloma che stava ancora male e si sentiva molto debole. La manta non poteva sapere che doveva mangiare per sopravvivere. I suoi impulsi istintivi si stavano indebolendo e spegnendo.
Lasciata sola, la manta si sarebbe infiacchita, e sola lo sarebbe indubbiamente rimasta. Soltanto le balene e i delfini - i cosiddetti animali superiori del mare - si aiutavano veramente tra di loro. Le madri aiutavano i nuovi nati a respirare e li proteggevano dai predatori; i sani aiutavano i malati; i giovani e forti aiutavano i vecchi e deboli; i maschi si nutrivano solo dopo i giovani e le femmine.
Gli animali appartenenti all'ordine delle mante, per, erano solitari nella maturit e quindi, se non erano pi che sani, erano molto vulnerabili. Se la cavavano da soli o morivano - incontrollabili processi naturali li portavano alla guarigione o alla morte.
Paloma doveva tornare in superficie, ma rest ancora un momento, provando un senso di indignazione - verso la natura, il destino, il genere umano, i pescatori, tutto quanto aveva fatto s che questo bell'animale restasse ferito - perch la manta era tre volte indifesa: non poteva cavarsela da sola, lei non poteva aiutarla e nessun altro nel mare Vavrebbe aiutata. All'ultimo momento, prima- di spingersi via dal fondo, Paloma impulsivamente strinse le braccia intorno alla pinna cefalica della manta - il temuto corno - e tir verso l'alto. In preda alla disperazione, cercava di spronare la manta a portarsi a una profondit dove lei sarebbe riuscita a raggiungerla e a fare qualcosa per aiutarla. Poi, mentre gi cento tamburi battevano nelle sue tempie e il dolore cominciava a bruciarle i polmoni, si affrett verso l'alto, verso la luce.
In superficie si ripos, aspettando che il respiro tornasse normale e che il battito si calmasse fino a non udirlo n ad avvertirlo pi. Per precauzione, aspett ancora alcuni minuti, finch il suo corpo, restando fermo, non fu scosso da brividi: aveva freddo e quei brividi erano il modo con cui
il suo corpo cercava di produrre calore. Ora poteva di nuovo immergersi e compiere sforzi senza alcun pericolo.
Mise la faccia dentro l'acqua e guard gi. La manta se n'era andata. Dapprima pens di aver guardato nel posto sbagliato. Alz la testa e controll i riferimenti a terra. Forse la barca aveva ruotato intorno all'ancora, disorientandola? No. Tutto era come quando era arrivata.
Guard di nuovo, iniziando dal primo settore, dal versante pi orientale della montagna sottomarina, e spostandosi metodicamente settore dopo settore verso il versante di sinistra che precipitava gi nell'abisso.
La manta non era da nessuna parte.
Quando lei era salita alla superficie, doveva essere volata via. Forse lei l'aveva spaventata stringendo tra le braccia il suo corno. Ma perch non era scappata via subito allora? Forse si era comportata come un opossum - era rimasta ferma come morta finch lei era stata vicina e poi, non appena lei se ne era andata via ed era stata ad una distanza di sicurezza, la manta era scappata a rifugiarsi lontano.
Paloma prov rimorso e si pent di aver fatto allontanare la manta, quando all'improvviso il gigantesco animale veleggi verso di lei, risalendo dalle profondit marine come un nero bombardiere che sbuca dal fondo delle tenebre.
Pass a cinque o sei metri sotto di lei che si teneva aggrappata alla cima dell'ancora, alzando e abbassando le ali in pigra simmetria. Tracci un ampio cerchio virando a destra, con le corde svolazzanti dietro di lei, e torn indietro. Poi si ferm, proprio sotto la barca di Paloma a non pi di tre metri dai suoi piedi.
L'onda di pressione provocata nell'acqua dal movimento di quel corpo enorme sballott Paloma e la barca come giocattoli in una vasca da bagno.
Paloma non cap come mai la manta avesse lasciato il fondo, come mai fosse venuta in acque basse, come mai si fosse fermata sotto la sua barca. Ne era tentata, ma si rifiutava di prendere per buona la risposta pi semplice che sapeva bene essere quella sbagliata, - o, se non del tutto sbagliata, per lo meno non plausibile e sciocca: ossia che la manta sapeva che lei stava cercando di aiutarla, che quel suo gesto delicato sul fondo le aveva in un certo qual modo comunicato qualcosa e che la manta aveva reagito come un cagnolino o un bambino.
Ma pur sapendo che tutte quelle ragioni non erano vere ragioni ma solo mere illusioni, Paloma decise di non trarre conclusioni: la manta era l e lei doveva aiutarla.
Fece scivolare il coltello fuori dalla cintura, trasse un profondo respiro e si cal sul dorso della manta.
Stette all'erta con i muscoli tesi, aspettandosi che la manta riprendesse di colpo vita e volasse via, ma questa non si mosse. Si afferr al lembo di carne compatta tra le corna e si chin sulla ferita.
Un lungo pezzo di corda usciva dalla ferita e correva lungo il dorso della manta. L'estremit nella ferita era tutta attorta dentro un groviglio di nodi. Delicatamente, Paloma tir la corda. Riusc a tirarne fuori poco pi di mezzo metro e poi strapp con forza. La mano che stringeva il lembo di carne sent un brivido attraversare il corpo della manta - come una leggera scossa elettrica o una serie di minuscole contrazioni. Poi il brivido si plac e la manta rimase immobile.
Con cura, servendosi dell'affilatissima punta del coltello, Paloma tagli via la corda e sond la ferita, tagliando nodi e grovigli, gettando via pezzetti di carne imputridita e pezzi di corda molle e sfaldata.
Poi, uno dopo l'altro, nel corpo di Paloma cominciarono a risuonare i vari segnali d'allarme.
Cerc di ignorarli tutti, perch temeva che la manta, non sopportando pi il dolore che le causava Paloma, non appena lei si fosse allontanata, questa volta se ne sarebbe scappata via definitivamente. Non voleva svenire, ma non aveva paura che ci le succedesse: poteva risalire alla superficie in due o tre secondi, e sapeva che avrebbe sentito altri segnali prima di perdere conoscenza.
Le giunse l'ultimo segnale - un formicolo nelle dita delle mani e dei piedi, un torpore nelle spalle e nelle cosce, una sensazione di gonfiore in bocca e in gola. Strinse lungo i fianchi le braccia, sforbici un paio di volte con le pinne e balz fuori alla luce del sole.
Si afferr al bordo della piroga e annasp, boccheggi e si diede della stupida per aver corso un tale rischio. Ma era sana e salva, ed era riuscita a tagliar via un mucchio di corde. Se la manta se ne era andata - beh, lei aveva fatto tutto il possibile e chiss, forse era sufficiente perch la manta riuscisse a cavarsela da sola.
Dopo che si fu riposata, guard gi nell'acqua. Si aspettava di doverla cercare, ma la manta non si era mossa. Era immobile a tre metri di profondit.
Paloma trasse un profondo respiro e trattenne il fiato e stava per tuffarsi di nuovo verso la manta quando il suo cervello registr una sensazione nuova.
All'inizio era solo una sensazione - una debole vibrazione - ma in seguito, quando vi prest veramente attenzione, divenne un suono. Era un ronzio, un borbottio acuto, molto lontano. Trattenne ancora il fiato e ascolt molto attentamente, per essere sicura che non fosse un rumore dentro la sua testa. Poi riprese a respirare affinch il rumore del suo respiro rompesse la monotonia di quel ronzio, e di nuovo trattenne il fiato. Lo sentiva ancora; l'unica differenza era che il rumore ora era un po' pi forte.
Paloma sapeva che, sebbene l'acqua non fosse proprio un ottimo conduttore di suoni, sott'acqua alcuni suoni sembravano pi acuti, pi udibili, pi forti di quanto non fossero in superficie. Per esempio, si batteva una pietra contro l'altra se si voleva lanciare un segnale, perch se una persona da sotto l'acqua gridava qualcosa a un'altra pure sott'acqua, la voce si spegneva nella bocca, ma se invece batteva due pietre, il suono si propagava distinto e lontano.
Anche i suoni delle balene coprivano lunghe distanze sott'acqua. Erano di vario genere, schiocchi molto acuti e fischi, e quando li si sentiva spesso si scopriva che quelle chiassose balene o focene erano cos distanti che non solo non le si poteva vedere stando sott'acqua, ma nemmeno se si tirava la testa fuori dell'acqua.
Alcuni rumori di motore erano udibili da molto lontano. I grossi motori diesel dal suono profondo - chiamati brontoloni - facevano il rumore di un esercito di orsi che marcia su un pavimento di legno. In genere si udiva arrivare uno di questi motori prima ancora di vederlo. La grossa elica, girando, creava vibrazioni nell'acqua e si sentiva come un martellamento sui timpani o un leggero picchiettio sulle braccia e sulla schiena. I motori pi piccoli che giravano pi velocemente producevano uno stridio acuto e ronzante.
Paloma non sapeva per quale principio fisico alcuni suoni viaggiassero sott'acqua e altri no. Presumeva che ci avesse a che fare con la qualit del suono, con il tipo di suono. Una voce umana produceva un suono debole e non penetrante. L'acqua lo disperdeva immediatamente. La voce di una balena era acuta e precisa, e sembrava trapassare l'acqua.
Naturalmente il modo in cui un suono veniva registrato dipendeva moltissimo da chi lo ascoltava. Jobim una volta aveva detto a Paloma che un orecchio umano era all'incirca efficiente quanto un apparecchio ricevitore a galena, come quello che egli stesso aveva montato da ragazzino. Riceveva una piccolissima parte dei segnali che attraversavano costantemente l'aria.
Noi pensiamo che ci sia un gran silenzio sott'acqua, aveva detto, ma il mare  un posto pieno di rumori.
Non  vero, aveva insistito Paloma.  il posto pi silenzioso del mondo.
Jobim non aveva ribattuto, ma al suo successivo viaggio a La Paz aveva comperato un fischietto per cani. Lo aveva usato davanti a Paloma; non aveva prodotto alcun suono.
 rotto, disse lei.
Jobim allora la prese per mano e la port verso la casa del vicino. Tre settimane prima, la cagna del vicino aveva partorito. C'erano sei cagnolini tutti acciambellati l'uno sull'altro accanto alla madre esausta. Jobim porse a Paloma il fischietto dicendole: Soffia piano. Cominciano appena adesso a sentire i suoni e devi stare attenta a non far loro male.
Paloma pens si trattasse di uno scherzo, e inspir profondamente e stava per fischiare nel fischietto muto con tutta la sua forza, quando di colpo Jobim glielo strapp di mano. Sto parlando sul serio, disse. Guarda.
Mise il fischietto tra le labbra e si lasci sfuggire appena un filo di fiato. Paloma non sent niente. Ma per quel mucchio di cuccioli assopiti, fu come se una banda di gatti fosse caduta dal cielo addosso a loro. Cercarono faticosamente di rizzarsi sulle zampe e si arrampicarono gli uni sugli altri, uggiolando furiosamente. A spintoni si rifugiarono sotto la madre che, alzata la testa, con le orecchie diritte, emetteva un ringhio di oscura minaccia.
Jobim smise di soffiare nel fischietto e immediatamente
i cuccioli si calmarono. La madre si guard intorno, concluse che quell'intruso dal suono cos acuto se ne era andato e lasci di nuovo cadere la testa sul terreno.
Il punto , aveva detto Jobim riaccompagnando Paloma verso casa, che se noi non possiamo sentire i rumori sott'acqua, non significa che non ci siano rumori. Jobim aveva fatto una pausa, incerto se dire o no quello che stava per dire. Poi sorrise tra s e scroll le spalle. Lo stesso vale per quello che si vede.
Che cosa vuoi dire?
Anche l'occhio  un ricevitore, come i televisori che vedi nei negozi di La Paz. I televisori ricevono un tipo di segnale. Il tuo occhio vede un certo tipo di luce. Ma ci sono tipi di luce che il tuo occhio non vede.
Vuoi dire che non li vede, ma che esistono?
Jobim annu. S. Certo.
Vuoi dire che ci sono cose laggi, fece un ampio gesto con un braccio, cose che ci sono, e forse anche che stanno succedendo, e che io non posso vedere?
Beh... s... credo... ma nessuno davvero sa che cosa...
Non voglio parlarne, aveva detto recisamente Paloma.
Jobim fu quasi sul punto di ridere, ma not che Paloma aveva irrigidito la mascella, che aveva corrugato la fronte e che aveva un'aria quasi penosamente seria, e allora disse solo: Ne sei sicura?
Paloma annu.  come l'infinito. Non voglio che tu mi parli mai pi dell'infinito.
Perch no?
Mi fa paura e mi fa piangere.
Va bene, Jobim le aveva stretto la mano.
Ora, sdraiata sul pelo dell'acqua, intenta ad ascoltare quell'acuto ronzo, Paloma cerc di ricordare se Jobim le avesse insegnato qualche trucco per riconoscere a quale distanza si poteva sentire un suono. O lui non glielo aveva insegnato oppure non riusciva a ricordarlo, e a ogni modo non importava. Immagin che il rumore provenisse da una barca, probabilmente da un fuoribordo, che passava lontano e che avrebbe continuato per la sua strada.
Paloma controll che il coltello fosse ben sistemato nella cintura, poi respir profondamente e scese gi verso la manta. Vide il grosso occhio rotondo ruotare verso l'alto nel momento in cui lei si avvicinava e seguirla finch lei non fu uscita dal suo campo visivo e non si fu sistemata sull'ampio dorso nero. Mentre si lasciava scendere lentamente, si era accorta di avere le ginocchia sporche di nero. Tocc la carne della manta e si guard le dita. Erano nere anche loro. Il rivestimento mucoso protettivo della manta si appiccicava alla sua pelle lasciando una macchia nera.
Si gir verso la ferita; rimanevano ancora pochissime corde, e riusc a toccarle con la punta del coltello. Le tir via tutte e poi, con la punta delle dita, tolse gli ultimi pezzetti rimasti nella ferita. Si sforz di non pensare che cosa avrebbe provato lei se qualcuno le avesse infilato le dita in una piaga aperta, perch non appena le era venuto questo pensiero, si era quasi sentita mancare.
Ma la manta non dava segni di provare dolore, non trasaliva e non era scossa da brividi. O la ferita era cos profonda da trovarsi al di l delle sensazioni nervose a livello superficiale, oppure queste sensazioni non esistevano nella manta. Comunque stessero le cose, Paloma riusc a pulire la ferita e a tagliare via tutti i lembi mezzo staccati di carne in putrefazione.
Dalle sensazioni che provava nella testa e nei polmoni, cap che aveva ancora un po' di tempo - mezzo minuto o pi - prima di dover tornare in superficie, per cui, servendosi delle mani come di due spatole, cominci a pigiare la carne lacerata dentro la cavit della ferita, premendo come se volesse stimolarla a riattaccarsi e ricrescere.
Avrebbe dovuto essere un lavoro silenzioso, ma quando lei picchiava sulla carne, questa produceva un ciac, e lei stessa, per la fatica emetteva striduli fiotti di bollicine, mentre il battito nelle tempie tamburellava in maniera sempre pi insistente. E tutti questi rumori, sommati alla sua profonda concentrazione, non le fecero sentire il rumore del fuoribordo che si andava avvicinando sopra la sua testa.
Ora doveva proprio tornare in superficie. Si spinse via dal dorso della manta, sbatt le braccia e scalci un paio di volte. Era solo l'abitudine a farla guardare verso l'alto: Jobim le aveva insegnato a guardare sempre all'ins ogni volta che risaliva da un'immersione, per evitare di andare a battere la testa contro la chiglia della barca.
Quando guard verso l'alto, si aspett di vedere la superficie del mare o il cielo. Tutto quello che vide fu invece la faccia di Jo, che scrutava verso di lei dalla superficie attraverso un secchio con il fondo di vetro, e il suo sorriso, distorto dal riflesso, le sembr la smorfia orrenda di una gargolla. Si ritrasse, spaventata, e guard ancora per essere sicura di non esserselo immaginato. Poi vide le dita di Jo strisciare lungo il bordo di quell'arnese di fattura casalinga e farle cenni di saluto.


Capitolo 9.

Paloma emerse dall'acqua e si afferr alla frisata della piroga. Jo aveva annodato una cima alla sua corda dell'ancora ed erano perci ormeggiati insieme.
Jo stava ancora guardando dentro il secchio dal fondo di vetro. Madre santa! Che mostro! Come hai fatto a catturarlo?
Indio disse: Fa' vedere.
Il cuore di Paloma batteva all'impazzata. Lo udiva battere nel petto e lo sentiva nella gola. Tir una profonda boccata d'aria e cerc di calmarsi, perch doveva riprendere il controllo di s prima di sperare di riuscire a venire a patti con Jo e Indio - e con Manolo, guarito miracolosamente e che ora sedeva a prua con un'aria estremamente soddisfatta. Il suo primo impulso fu di urlare contro Jo, di picchiarlo, perch si sentiva tradita, addirittura oltraggiata.
Ma loro erano in tre e lei era sola, e non avrebbe ottenuto niente con una scenata di rabbia, se non che Jo e i suoi amici si sarebbero messi a ridere e lei si sarebbe sentita ancor pi umiliata.
Come hai fatto a catturarlo? domand di nuovo Jo.
Non l'ho catturato, disse Paloma. Non  una mia preda.
 morto, allora?
No.
Indio stava guardando dentro il secchio.
Ma guardali, quanti sono! Questo  un mercato del pesce!  una miniera d'oro!
Paloma fu sopraffatta da un'ondata di nausea e dalle vertigini. Bench fosse ancora dentro l'acqua, si sent sulla fronte delle goccioline di sudore.
Te lo dicevo io, Jo disse a Indio. Lo sapevo bene, io, che non veniva qui per studiare i gamberetti.
Avevi proprio ragione.
E tu non mi credevi, continu Jo. Ma restiamo dove siamo, dicevi. La sapevi lunga tu.
D'accordo, d'accordo, disse Indio. Te l'ho detto che avevi ragione tu. Lo ammetto. Ritiro tutto. Ma adesso prendiamoli!
Come se avessero gi provato quella scena, Manolo gett in acqua un amo gi innescato e fece scorrere tra le dita la lenza.
Fermo! url Paloma.
Manolo rise. Ci sono pesci l sotto. Mi stai dicendo che non devo pescarli?  per questo che esistono i pesci, per pescarli.
Ti sbagli. Paloma si spinse verso la prua della piroga. Ma credi che tutto quello che c' sulla terra Dio ce l'abbia messo perch tu potessi ucciderlo? Non sei mica cos importante.
Con una mano, Paloma afferr la cima della sua ancora; con l'altra sfil il coltello dalla cintura e tagli la cima che ormeggiava l'altra barca alla sua. La cima era tesa per la forte corrente, e cos quando la lama affilata tagli le fibre, si ud come uno schiocco.
Subito la prua della barca di Jo si allontan compiendo una giravolta, la lenza di Manolo si attorcigli al pezzo di cima tagliata e la barca scivol via portata dalla corrente.
Furioso, Jo balz in piedi, maledisse Paloma e diede un violento strattone alla corda d'avviamento del motore. La corda gli rest in mano. Maledisse il motore e di nuovo Paloma, e poi anche la corda e tutte le imbarcazioni e il mare. Riavvolse la corda e tir una seconda volta e il motore tossicchi e si spense. Egli allora se la prese con le candele, i carburatori e la benzina.
Paloma rest aggrappata alla cima dell'ancora e vide Jo barcollare a poppa del motoscafo e quasi cadere in acqua. Poi vide uno sbuffo di fumo azzurrino e ud il motore riprendere vita con un ruggito e la barca compiere una virata molto stretta e dirigersi di nuovo verso di lei. Velocemente salt dentro la sua barca perch sapeva che gli accessi di collera di Jo erano spesso ciechi e violenti e che sarebbe stato capace di tentare di travolgerla con il suo fuoribordo. Non credeva che l'avrebbe fatto davvero, ma avrebbe potuto colpirla per sbaglio.
Puntando diritto sulla piroga di Paloma, Jo tenne il motore al massimo e poi quando fu a soli tre metri da lei, spense di colpo. Il fuoribordo si ferm a quindici centimetri dalla piroga di Paloma, provocando un'onda che sollev pericolosamente un'estremit della barchetta fin quasi a capovolgerla e a gettare in mare Paloma.
Manolo, livido di rabbia, con un colpo di frusta riagganci la sua cima di prua intorno a quella dell'ancora di Paloma e strinse bene il nodo. La sua lenza si era attorcigliata in una stretta spirale intorno alla cima di prua. Cerc di sbrogliarla, ma non appena riusciva a disfare un nodo, subito se ne formava un altro e un altro ancora. Estrasse un coltello dalla cintura e tagli la lenza ringhiando verso Jo: Se non sei capace di farla rigare diritto, ci penser io.
Non temere, disse Jo. Me ne occupo io.
Jo, guarda! disse Indio, che aveva di nuovo immerso nell'acqua il secchio dal fondo di vetro e stava ispezionando
la montagna. Cabro. Ce n' a dozzine. E orate! E carangidi!
Ges, un milione di carangidi!
Jo guard Paloma e disse con aria di scherno: Non ce ne sono molti, eh? Non tante cernie. Sempre la solita vecchia storia. Sapevo che non mi potevo fidare di te.
Paloma era sbigottita. Tu non potevi fidarti di me? Chi  stato a dire che voleva imparare ad andare sott'acqua?  vero,  vero, io.
Per imparare cose, per conoscere gli animali.
 vero.
No. Tu vuoi soltanto uccidere.
No, disse Jo con una smorfia. Io voglio uccidere prima e poi voglio imparare. Quando riuscir a vendere tanto pesce da procurarmi il denaro per andarmene via da qui, allora si che ne imparer di cose - a Citt del Messico.
Paloma tir fuori di nuovo il coltello dalla cintura e si avvicin alla cima d'ormeggio.
Paloma, disse Jo con un tono di sopportazione che ricordava il Viejo, non essere sciocca.
Secondo te dovrei cedere. Dovrei lasciarvi liberi di uccidere tutto quello che c' qui.
E dai che ricominci a esagerare. Anche se lo volessi, non potrei uccidere tutti gli animali di questa montagna. Se portiamo via qualcosa, verr qualcos'altro a rimpiazzarlo. Il mare non si esaurisce, dovresti saperlo.
Questa  una stupidaggine. Potresti distruggere tutto qui.
Non ho voglia di discutere con te, ma... che te ne importa, poi? Non prenderemo le tue preziose ostriche.
Cosa? Io...
Jo sorrise. Non credevi che lo sapessi, vero?
Che cosa sa? si domand Paloma. Non pu sapere della collana. Non pu. Sciuperebbe tutto. Se lo sapesse, troverebbe il modo di rovinare tutto, solo per farmi dispetto perch... ma perch? Perch sono riuscita dove lui invece ha fatto fiasco?
Paloma prese tempo. Che tu sapessi che cosa?
Che qui vieni a prendere le ostriche. Tu cos pura, tu che non prendi niente dal mare, certo certo. Beh, ho visto conchiglie di ostrica nella tua barca. Jo ridacchi. O in quella cosa che tu chiami barca. Si guard intorno gongolando per i sorrisi compiaciuti di Indio e di Manolo.
Un paio d'ostriche, disse lei sollevata, e poi soggiunse, che ho mangiato qui. Ecco tutto.  quello che vogliamo noi: un po' di pesce da vendere. Ecco tutto.
Jo... Paloma esit prima di continuare. Pap voleva che questa montagna fosse risparmiata, fosse lasciata cos com'. Mi disse che avevamo una specie di compito... conservarla intatta. Era... era il suo posto preferito.
Jo avvamp. Lo so. Credi che non lo sapessi? Le parole gli sgorgarono fuori dalla bocca. Si volt verso Indio e disse con fare sprezzante: Certo che lo sapevo. Te l'avevo detto, no?
Indio guard ironico Jo, ma non disse niente.
Poi Jo fiss con aria di sfida Paloma e url: Pap  morto, Paloma. Morto, morto, morto!
Lei si tapp gli orecchi con le mani, perch non voleva sentire.
Non mi importa se ti ha detto di salvare il mondo intero!  morto, e quello che ha detto lui, non significa un accidente! Lo capisci questo? Proprio un accidente!  quello che dico io che conta, e io ti dico che sono pi importante dei tuoi stupidi pesci!
Non c'era pi niente che Paloma potesse dire, e allora alz il coltello per tagliare la cima di ormeggio.
Beh, non riuscirai a fermarci.
S, invece. Tiro su l'ancora e me ne vado. E tu non riuscirai pi a trovare questo posto.
Ci metter delle boe.
Te le taglier.
Prender riferimenti a terra.
Tu? sogghign Paloma. Ma se non saresti capace di orientarti neanche intorno a casa con un riferimento a terra. Non lo sai fare.
Posso imparare.
Paloma sapeva che era vero. Poteva imparare e allora una volta imparato che fare, avrebbe ritrovato la montagna con la stessa facilit con cui la ritrovava lei.
Senti, Paloma, non ha senso litigare. Jo cerc di apparire ragionevole. Possiamo metterci d'accordo. Possiamo ancora diventare amici.
Paloma aveva tenuto lo sguardo lontano da lui, ma a queste parole gli piant gli occhi in faccia, per vedere se la stava prendendo in giro di proposito. Lui sembrava assolutamente sincero.
Jo disse: Far un patto con te.
Che genere di patto?
Non parler con nessuno di questo posto.  logico che terr la mia parola; dopo tutto, conviene anche a me. Pescheremo solo con le lenze, non con le reti. E se prendiamo qualcosa che non ci serve, lo ributtiamo dentro.
Paloma vide che i suoi due compagni lo squadravano come se lui fosse diventato matto, ma restarono zitti.
Devi riconoscere che  un patto onesto, disse Jo. Io non sono obbligato a fare un bel niente. Potrei venire qui e buttar gi dinamite.
Potresti, gi, convenne Paloma. Ma sai bene che se
lo facessi, sper che la sua voce avesse un tono di sorda minaccia, io mi vendicherei. Chiss come, chiss quando, ma me la pagheresti.
Jo rise sguaiatamente e diede una pacca sulla schiena di Indio, ma c'era un che di stentato in quella risata, perch Paloma era - per lo meno fisicamente - un avversario sconosciuto e quindi imprevedibile. Lui era pi grosso e pi robusto, ma sembrava intuire che lei era pi svelta e pi abile e inoltre spinta da una determinazione che le avrebbe dato il coraggio di fare qualsiasi cosa.
Paloma pens al patto di Jo e subito concluse che non era affatto un patto; era una forma di ricatto neanche tanto sottile. Se avesse accettato di lasciarli pescare quanto e quando volevano loro, certo non si sarebbero giocati un'occasione del genere raccontandola ai pescatori concorrenti. Se li avesse perseguitati tagliando le lenze, le cime d'ormeggio delle barche e delle boe, avrebbero detto a tutti dov'era la montagna e quanto era ricca.
Peggio ancora, Paloma non credeva proprio che loro fossero capaci di rispettare l'accordo. Era inevitabile che uno di loro, parlando con gli amici, sentisse il bisogno di vantarsi di qualcosa, di un'impresa che lo facesse sentire diverso e superiore dagli altri. E cos si sarebbe saputo dell'esistenza della montagna sottomarina, e subito dopo la si sarebbe individuata.
Era anche inevitabile che dopo non molto tempo Jo e i suoi compagni avrebbero cominciato a pescare con le reti. Sarebbe stata una tentazione troppo forte. Sarebbe stato come mettere sotto il naso di quei tre famelici ragazzi un piatto di dolci pasquali, e raccomandare loro di prenderne solo un pezzo a testa, perch finito quel piatto, non ce ne sarebbe stato pi. Avrebbero visto sotto la barca grossi banchi di cabro e di carangidi e ogni corpo guizzante, nella loro testa, avrebbe avuto il suono di una moneta d'argento. Avrebbero catturato quattro o sei o quindici pesci con le lenze e poi avrebbero cominciato a discutere dell'immensa fortuna che stava nuotando via da loro solo perch non potevano usare le reti. Poi avrebbero deciso di provare con le reti solo una volta, tanto per vedere quanti pesci si potevano prendere - una prova, avrebbero detto, ecco tutto. Ne avrebbero catturati centinaia e centinaia e allora non si sarebbero pi accontentati di prendere meno pesci. La tentazione allora sarebbe stata irresistibile.
Si sarebbero detti l'un l'altro (convinti delle loro parole) che la pesca con le reti era bella e giusta, perch Dio aveva concesso all'uomo il dominio su tutti gli animali.
E allora? disse Jo. Affare fatto?
E se lei avesse detto di no? Se avesse dichiarato guerra aperta? Forse lei sarebbe riuscita a rendere tanto penose le loro giornate sulla montagna sottomarina da convincerli ad andarsene. Ma era per pi probabile che per tutta risposta loro confidassero il segreto ad alcuni amici e arrivassero con altre due o tre barche.
Paloma sarebbe stata sopraffatta. Avrebbero incominciato a usare le reti; la vita sulla montagna sottomarina si sarebbe presto esaurita. Non aveva scelta. Dichiarandosi d'accordo, poteva guadagnare tempo.
D'accordo.
Splendido, disse Jo. Molto bene. Come un comandante militare che ordina alle sue truppe di avanzare, Jo fece un gesto a Indio e a Manolo, dicendo loro di cominciare a pescare. Ovviamente, lui era estremamente soddisfatto di s: era il capo che aveva negoziato una tregua favorevole approfittando della debolezza del nemico, e che ora schierava le sue forze per raccogliere i frutti della sua abilit.
Paloma guard Indio e Manolo innescare gli ami e gettare in acqua le lenze munite di pesi. Si mise la maschera e si sporse oltre il bordo della piroga e guard dentro l'acqua.
La manta era ancora l, ancora immobile, a tre metri dalla superficie. Le lenze passarono a un metro e mezzo dall'ala sinistra della manta. Se la manta avesse deciso all'improvviso di andarsene e se, come il solito, avesse abbassato o alzato lentamente le ali per prendere slancio e poi fosse volata in avanti, l'ala sinistra avrebbe urtato contro le lenze. Forse le avrebbe spinte da parte e avrebbe proseguito restando illesa. Ma se l'ala avesse urtato con violenza contro le lenze, e se queste fossero state molto tese - non fossero quindi state abbastanza molli da piegarsi e spostarsi di lato - allora le lenze avrebbero potuto tagliare la carne. Oppure avrebbero potuto conficcarsi nella carne, come era successo con le reti dei pescatori, e penetrare sempre pi a fondo mentre la manta tentava di liberarsi.
La ferita sarebbe stata simile a quella che Paloma aveva appena curato, ma ancora pi grave, perch il sottile filo di nailon della lenza avrebbe potuto tagliare la carne e persino amputare una parte dell'ala. Il risultato sarebbe allora stato una morte sicura.
Paloma si infil le pinne e fece scorrere il boccaglio dentro la cinghia della maschera.
Dove vai? domand Jo.
Manolo grid: Stai lontana dalla mia lenza.
Non temere, gli disse Jo. Abbiamo fatto un patto. Lo sa che  meglio non scherzare con me.
Paloma non disse niente. Scivol fuori dalla piroga, respir profondamente e si cal verso la manta. Controll la ferita e vide che la carne che lei aveva pigiato dentro, restava al suo posto; non aveva cominciato n a uscire n a sbrindellarsi. Forse la carne si sarebbe riformata e la ferita sarebbe guarita. Senza la continua abrasione delle corde, probabilmente non sarebbe peggiorata.
Non c'erano nei pressi n predatori n parassiti, il che disse a Paloma che la manta non stava emettendo i segnali dell'animale in pericolo. I suoi meccanismi dovevano aver riacquistato fiducia nella sopravvivenza. E questo la faceva sentire felice.
Quello che non ci voleva proprio per la manta, comunque, era una nuova ferita. Cos Paloma, dopo aver esaminato la ferita, aver dato alcuni colpetti e lisciato delicatamente la carne tutt'intorno, si libr sopra il corno destro e, allungato un braccio fece pressione su di esso. Voleva guidare la manta; dato che questa aveva gi reagito una volta al suo contatto su un corno, lei supponeva che le corna fossero sensibili come la bocca del cavallo e che la manta avrebbe reagito alla pressione sulle corna muovendosi in modo da attuare la spinta.
Ma la manta non reag subito e Paloma premette con pi forza, piegando il corno verso il basso. Sent un fremito come se da qualche parte nel profondo del gigantesco animale fosse stato ricevuto un messaggio, quasi come se fosse stato dato l'ordine di alimentare le caldaie, avviare il motore e mettere in moto il bastimento. In silenzio, l'ala destra si abbass, l'ala sinistra si alz e insieme cominciarono a battere ritmicamente in su e in gi. La pressione
spinse via Paloma facendole sfuggire un turbine di bollicine dalla bocca. Quando le bollicine si furono dissipate, vide la manta virare a destra e continuare ad avvitarsi, come un aeroplano, mentre volava verso il fondo.
Jo aveva assistito a questa scena dalla superficie guardando dentro il secchio. Ora, mentre gli altri trattenevano le lenze, egli prese una pietra affilata e cominci a strofinarla con movimenti circolari sulla punta di un arpone.
Cosa intendi fare? domand Manolo.
L'accordo era solo di non usare le reti.
Ma cosa vuoi arpionare?
Jo indic le acque profonde dove si era rifugiata la manta. Torner su.
Manolo emise un fischio. Sono un bel po' di soldi.
Avevo detto che avrei pensato anche a te.
Davvero?
Certo. Ricordi? Ti avevo detto che dovevi solo dirmi dove andava lei, e al resto ci avrei pensato io.
Oh.
Voi due fate come dico io e ci andr bene, disse Jo, sorridendo. Proprio bene.
Sotto, Paloma guard la manta nuotare verso il fondo. Si teneva sul dorso, mostrando il ventre di un bianco lucente e quando arriv sulla sommit della montagna sottomarina, continu il suo lento e placido movimento, avvitandosi e discendendo come un bambino che rotoli gi da un mucchio di sabbia, finch il nero del suo dorso si mescol con l'acqua scura dell'abisso e Paloma non riusc a vedere pi niente.
Avrebbe voluto seguirla, rotolare con lei gi per il fianco della montagna, fare scoperte insieme a lei e far parte dell'armonia del mare.
Ma i segnali che le inviava il suo corpo le dissero che era invece una creatura umana e che se intendeva continuare a essere una creatura vivente, avrebbe fatto meglio a tornare in superficie.
Mentre saliva, continu a guardare verso il basso felice di essere riuscita ad aiutare la manta, augurandosi che potesse sopravvivere, triste perch per sopravvivere avrebbe dovuto probabilmente tenersi lontana da questa montagna sottomarina che ormai non era pi un luogo sacro, e
- colpita da quest'ultimo pensiero - si sent improvvisamente piena di rabbia. All'estremo limite del suo campo visivo, qualcosa si stava muovendo, si stava agitando convulsamente. Per un secondo, Paloma pens che fosse la manta - forse si era impigliata in una lenza o forse era stata attaccata da qualcosa - ma poi l'animale fu un po' pi vicino, entr nel suo campo visivo, e lei si accorse che era troppo piccolo per essere la manta.
Poi, quando le fu ancora pi vicino, pot vedere che qualunque pesce fosse, si stava contorcendo nel tentativo di tornare sul fondo, stava lottando contro qualcosa che lo tirava verso la superficie. Non avendo mai assistito a una scena del genere l sulla montagna sottomarina, le ci vollero due o tre secondi per capire quello che stava succedendo: era un pesce preso all'amo, tirato su verso la barca.
E poi il pesce fu solo a poche spanne da lei, si divincolava sempre meno e saliva sempre pi velocemente, e lei vide cos'era e sent un rigurgito di bile nella gola: un pesce balestra - proprio come quello, forse proprio quello, che lei aveva poco prima visto difendere tanto coraggiosamente il suo nascondiglio delle uova.
Impulsivamente, protese una mano, sperando di riuscire ad afferrare la lenza e liberare il pesce, ma era troppo distante, e quando lei si mosse in avanti, il pesce era ormai gi sopra di lei. Guard su attraverso l'ultimo metro d'acqua che la separava dalla superficie, e vide il pesce, ormai stremato dalla fatica, guizzare fuori alla luce del sole e sparire nell'ombra della barca di Jo.
Raggiunse il bordo della sua barca, balz fuori dell'acqua, sput il boccaglio e con voce strozzata url: Gettalo in acqua! Svelto!
Manolo la guard come se fosse pazza. Che cosa?
Ributtalo in acqua! annasp Paloma. Non hai molto tempo.
Manolo guard Indio, e insieme sorrisero.
Manolo disse: Ho tutto il tempo che voglio.
Ma... tu... Le parole si imbrogliarono nella mente di Paloma. I pensieri si accavallarono e si confusero senza che lei riuscisse a esprimerli. Voleva, doveva dire a Manolo che il pesce balestra andava rimesso subito in acqua; che in meno di un minuto il sole avrebbe cominciato a danneggiargli la pelle e a provocare ulcerazioni; che entro due o tre minuti, il pesce sarebbe morto asfissiato, perch non poteva trarre ossigeno dall'aria; che probabilmente era gi molto provato per aver cercato di resistere alla lenza, ma che poteva forse sopravvivere se lo si rimetteva subito nell'acqua salata, ma subito.
Ma a dispetto di tutto quello che lei voleva dire, dalla sua bocca non usc nulla se non: ...non capisci.
Di nuovo Manolo sorrise e tutto quello che Paloma avrebbe dovuto capire gi all'inizio ora la colp come una botta in testa: era lei che non aveva capito. E quello che lei non aveva capito era che Manolo non aveva alcuna intenzione di rigettare in acqua il pesce balestra, che considerava il pesce balestra una buona preda e sua di diritto, e che avrebbe considerato un ladro chiunque avesse tentato di impedire che il pesce morisse nel fondo della barca.
Ora che aveva capito, riusc solo a dire: Ma perch?
Perch che cosa?
Tu non lo mangi quel pesce. Nessuno mangia i pesci balestra.
I gatti s.
Che cosa?
Macinato, serve per fare alimenti per animali domestici. Molto nutriente. Manolo sollev il palpitante pesce balestra e nitr: Vieni, micio... qui, micio. Poi lasci di nuovo cadere il pesce sul fondo della barca.
Ma... ma... quella splendida creatura, farfugli Paloma. Sprechi la sua vita per...
Che spreco? Prendine tanti e te li pagano. Manolo infil un altro pezzo di esca sull'amo.
Paloma cap che era inutile discutere; sarebbe stata una perdita di tempo - non solo per lei, ma anche il pesce. Ogni secondo sprecato nel tentativo di salvarlo, poteva costargli la vita.
Buttalo in acqua! grid.
Manolo la fiss con occhi privi di espressione. Va bene, disse. Mi hai convinto.
Si chin sul fondo della barca e sollev il pesce balestra per la coda. Finse di esaminarlo un momento, poi disse: Sembra svenuto. Meglio svegliarlo un po'. Lo sollev in aria e poi lo sbatt con forza sulla frisata della barca. Il suo corpo lucente, un tempo porpora e oro, ora color mostarda e grigio spento. Diede un solo tremito e poi giacque immobile.
Manolo guard Indio, che ghignava, e disse: Non ha funzionato. Non capisco. Poi si gir verso Paloma: Tu sai tutto sui pesci. Ecco. Prova tu. E le gett il pesce sull'acqua.
Il pesce cadde proprio davanti a Paloma e le schizz acqua sul viso. Il corpo piatto galleggiava su un fianco. Le pinne non si agitavano, le branchie non palpitavano. L'occhio, che quand'era vivo era di un nero vivido tanto che in qualche modo pareva esprimere la paura e il furore, o la calma e la curiosit, ora era piatto e inanimato come un obl che d su una stanza vuota.
Paloma afferr quel corpo morto, per evitare che la corrente lo portasse lontano. Non disse niente, perch non c'era niente che lei potesse dire per cambiare le cose - certamente niente che potesse cambiare quanto era gi successo, e probabilmente niente che avrebbe potuto cambiare quello che stava per succedere.
Guard Manolo, che stava infilando l'esca sull'amo e che lanciava occhiate furtive verso Indio in cerca di approvazione, e poi Jo, che la stava fissando ma che subito distolse lo sguardo non appena si vide guardato da lei. Finse anzi di essere molto occupato a sciogliere un nodo della lenza.
Jo stava cercando di non sembrare imbarazzato, pens Paloma, ma  imbarazzato perch in realt non ha alcuna autorit sugli altri due. Nemmeno lui sarebbe tanto stupido da fare una prodezza come quella di Manolo subito dopo aver cercato di sembrare ragionevole. Ma non poteva fermare Manolo - non avrebbe cercato di fermarlo, perch Manolo gli avrebbe detto di infilarsi un amo nel naso e di cavarsi fuori il cervello, e l'immagine che Jo si era data di s come comandante in capo sarebbe apparsa per quella che era: tutto sommato, un'immagine fittizia tollerata dagli altri per due sole ragioni - perch la barca (che era stata di Jobim) era sua, e perch era stato lui ad architettare quello stratagemma per scoprire la montagna sottomarina di Paloma.
In un certo qual senso, Manolo aveva fatto un favore a Paloma. Come un abile chirurgo con un affilato bisturi, aveva asportato da Paloma un tumore di gentilezza, di dabbenaggine, di desiderio di piacere, di voglia di fidarsi. Come uno dei pirati dei tempi andati che si avvicinavano furtivamente alle loro vittime battendo una bandiera amica e che poi all'ultimo momento spiegavano la loro bandiera di pirati, cos Manolo aveva rivelato la loro vera natura.
Senza dire una parola, Paloma prese dalla cintura il coltello. Rapida, tagli il pesce balestra in due, poi in quattro. Non appena il sangue cominci a sgocciolare nell'acqua, i minuscoli labri sembrarono materializzarsi e sfrecciarono famelici alla ricerca del cibo che da qualche parte doveva pur esserci. Paloma lasci cadere a uno a uno i pezzi di pesce balestra, e attraverso la maschera li vide sparire divorati da quel nugolo di pesciolini.
Fece tutto ci con indifferenza, come per riparare al danno fatto da Manolo, come se stesse ristabilendo l'equilibrio naturale sconvolto dalla brutalit di lui. Manolo aveva ucciso un animale e l'avrebbe lasciato marcire al sole fino al momento di macinarlo e ridurlo in polvere - una fine che non riconosceva alcuna dignit alla vita dell'animale. Lei per lo meno aveva ristabilito l'ordine naturale delle cose in un modo pi pulito, pi naturale e pi rapido. Dimentica che il pesce balestra  morto per mano di un porco, si disse. Il suo corpo ora era stato restituito al suo ambiente naturale, serviva a nutrire le altre creature della montagna sottomarina e a prolungare la vita della comunit.
Il sangue si disperse mescolandosi al mare; i pezzi di pesce scesero nella foschia, ridotti a niente dal frenetico rosicchiare dei pesciolini che visti da qui parevano uno sciame d'api. Solo le lische sarebbero arrivate fin sul fondo.
Paloma si arrampic dentro la barca e si tolse la maschera e le pinne. Nell'altra barca, tutti e tre stavano pescando adesso, e non notarono che lei si era spostata a prua e stava tirando la cima dell'ancora per liberare il suo ferro dalle rocce. Ma l'ancorotto era ben saldo e Paloma dovette sballottare pi volte la corda, tirando di qua e di l, tenendo e poi mollando, di modo che il ferro si spostasse e si sbloccasse. Alla fine, sent allentarsi la tensione e quando tir, la corda venne su a un ritmo costante.
Sganciata dalle rocce, la barca di Paloma and alla deriva allontanandosi dalla montagna sottomarina. E anche la barca di Jo, che era ormeggiata alla sua, si allontan.
Jo fu il primo ad accorgersi che c'era qualcosa che non andava. Le lenze degli altri due erano gi calate; penzolavano a circa mezzo metro dal fondo. Quando la corrente spost la barca, spost anche le lenze, e loro non si accorsero della differenza. Ma Jo stava calando la lenza proprio quando la barca cominci ad andare alla deriva. Stava aspettando che l'amo e il piombo toccassero il fondo,
ma ecco che invece continuavano a scendere gi, perch ora le barche erano lontane dalla montagna sottomarina e il fondo doveva essere a milleduecento metri. La lenza di Jo continu a scendere, e pi gi scendeva e pi svelta cadeva, finch si srotol tutta dal mulinello.
Jo si volt a guardare la barca di Paloma proprio in tempo per vederla tirar su l'ancorotto e mollare l'ormeggio della sua barca. Url: Ehi!
Devo tornare a casa, disse calma Paloma.
Butta gi la tua ancora. Poi si inginocchi nella piroga e sollev la pagaia.
Ma dov' il fondo?
Proprio l, disse Paloma indicando con un gesto vago un punto in mezzo al mare a circa duecento metri di distanza. Non puoi non trovarlo.  semplice per uno in gamba come te.
Gli altri stavano gi riavvolgendo le lenze e Jo si affrett a ritirare la sua. Si scherm gli occhi con una mano e guard verso la riva, sperando di ricordarsi quei riferimenti a terra che aveva vagamente notato quando si era avvicinato alla montagna. Avvi il motore e innest la marcia avanti e a media velocit si diresse contro corrente pensando che per ritrovare la montagna sottomarina non aveva che da compiere al rovescio il cammino fatto andando alla deriva.
Metti in acqua il secchio, ordin a Indio. Dimmi quando ci siamo. Non erano andati alla deriva per molto, cos pensava di trovarsi, nel giro di pochi minuti, proprio sopra la montagna sottomarina.
Indio mise in mare il secchio dal fondo di vetro, poi lo tenne stretto con tutte e due le mani perch il movimento della barca contro la forte corrente tendeva a portarglielo via. Sotto non vide che l'azzurro dell'acqua.
E allora? disse Jo con impazienza.
Niente.
Ma non  possibile.
Indio sollev la testa dal secchio. Scommettiamo? Guarda un po' tu. Indio ridacchi e soggiunse: Il Signor Navigatore.
Jo mise il motore in folle e tolse il secchio dalle mani di Indio. La corrente invest la prua della barca facendola girare verso sinistra e la spinse facendole tracciare un ampio semicerchio; poi invest la poppa e le fece fare lo stesso semicerchio: lentamente, la barca andava alla deriva girando su se stessa. Jo non ci fece caso. Fissava attraverso il secchio l'infinito tappeto azzurro che si stendeva sotto di lui.
Impossibile! disse.
Manolo sorrise. Miracolo!
 la volont di Dio! cantilen Indio.
Chiudete il becco! disse Jo. Ritir il secchio, innest la marcia e part a tutto gas. La barca fece un balzo in avanti, si lev planando e percorse alcune centinaia di metri prima che Jo riuscisse di nuovo a orientarsi e girasse la prua contro il flusso della corrente. Continu contro- corrente finch gli parve di aver ricuperato la distanza percorsa andando alla deriva, poi si ferm e disse a Indio di guardare ancora.
Niente.
Manolo disse: Credo che ti sia molto spostato di lato.
Non pu essere, insistette Jo.
Potresti essere passato oltre, sugger Indio. Hai fatto abbastanza strada.
No. Avete visto fin dove ci aveva portato la corrente?
Manolo disse a Indio: C' una sola cosa sicura: non ha neanche la pi vaga idea di dove si trova.
Jo disse: Tu potresti far meglio?
Non potrei fare peggio.
Manolo guard Indio che guard Jo e che scroll la testa mormorando: Che somaro.
Jo era confuso. La sua autorit stava vacillando e lui non ce la faceva a controbattere gli attacchi di quei due insieme. Si concentr quindi su uno, su Indio e disse: Fuori.
Fuori da cosa?
Dalla barca. In piedi a poppa, Jo indic il mare. Fuori dalla mia barca.
E poi? disse Indio ridendo. Torno a casa a piedi?
Me ne frego.  la mia barca e ti dico: fuori!
E io dico, Indio imit il suo tono imperioso, va a mangiare sapone!
Jo fece un passo verso Indio, Indio si afferr ai bordi della barca, la barca vir pericolosamente di lato, Jo perse l'equilibrio rischiando di cadere in mare. Per salvarsi, fece una piroetta a mezz'aria e ricadde sul motore. Il motore era caldo e Jo ulul come un gatto scottato, ritrasse di colpo le mani dal motore, perse l'equilibrio e cadde in acqua. Cadde di testa e and sotto per un secondo e riemerse sputando acqua e cercando spasmodicamente un appiglio.
Indio lo aiut ad afferrarsi al bordo della barca e, facendo il finto tonto, disse: Perch l'hai fatto? Mi hai sempre detto che non ti piace nuotare.
Jo gorgogli e sputacchi e cerc di urlare una minaccia, ma dalla bocca usc solo saliva.
Se fossi in te, disse Manolo, tornerei sulla barca.
Jo fatic a issarsi a bordo e poi giacque ansante sul sedile posteriore. Guard con aria truce quei due, e li odi perch facevano lega contro di lui, li odi perch lo conoscevano troppo bene, li odi perch si stavano divertendo alle sue spalle, odi tutto perch non c'era niente che lui potesse fare per evitarlo. Tranne che...
Jo si scherm gli occhi e si alz in piedi e guard sull'acqua. La piroga di Paloma era lontana e si stava allontanando sempre pi, tanto che a quella distanza sembrava un tronco alla deriva.
Se lei non li avesse disormeggiati, tutto questo non sarebbe accaduto. Non avrebbero perso la montagna sottomarina e, nel tentativo di ritrovarla, Jo non avrebbe visto crollare la sua autorit. Quello che gli dava ancora una certa superiorit rispetto a Indio e a Manolo, era la sua barca, e questo non era sufficiente. Potevano sempre trovare qualcun altro con una barca.
Quello che pi di tutto lo mandava in bestia nel vedere crollare la sua facciata, era il fatto che era riuscito ad erigerla con cos tanta cura e pazienza. Grazie alla sua straordinaria cautela sul mare, era sempre riuscito a far s che la sua abilit di uomo di mare non fosse stata mai messa in discussione; restando sempre nelle stesse zone di pesca, non aveva mai dovuto mettere alla prova le sue inesistenti capacit di navigatore; annunciando coraggiosamente che voleva imparare ad andare sott'acqua, aveva segnato dei punti a suo favore, ma lui sapeva bene che una volta che avesse carpito a Paloma il segreto della montagna sottomarina, lei non avrebbe mai accettato di insegnargli qualcosa.
Non teneva al rispetto degli altri, se non per quel tanto che serviva a stimolarli ad aiutarlo a raggiungere il suo scopo - raggranellare cio abbastanza denaro da riuscire a lasciare l'isola e fuggire da questo maledetto mare e trasferirsi in citt, dove la vita si basava sul funzionamento di cose meccaniche che egli poteva inventare e costruire e riparare.
Qui lui era un disadattato e lo sapeva, ma ce l'aveva fatta a sopravvivere. Almeno fino a ora. Con un solo gesto avventato, Paloma aveva distrutto la sua credibilit agli occhi di Indio e di Manolo. L'unico modo per ripristinare quella credibilit, era di distruggere il suo distruttore, dimostrare una volta per tutte che lui era pi forte, pi in gamba di Paloma. E una dimostrazione del genere avrebbe rimesso tutto a posto, non solo questa faccenda: avrebbe vendicato l'umiliazione patita quando suo padre lo aveva rimpiazzato con una femmina.
L'avrebbe messa in ginocchio davanti a lui. Lei avrebbe riconosciuto la sua superiorit, avrebbe implorato piet, promesso di ubbidirgli e... Avrebbe pensato anche ad altre cose al momento opportuno.
Jo si volt e tir la corda d'avviamento del motore. Il motore si avvi immediatamente, il che gli parve di buon augurio, e partendo a tutto gas fece fare un giro alla barca.
Dove stiamo andando? domand Manolo. Sballottato dalla prua che picchiava violentemente sulle onde, Manolo cercava di stare in piedi in modo da assorbire i colpi con i muscoli delle gambe.
Adesso ci riporter sulla montagna, url Jo pi forte del rumore del motore.
Indio disse: Scommetto che potremmo ritrovarla da soli.
Se avessimo una settimana di tempo, replic Jo.
Punt un dito sul petto di Indio. Ogni minuto di pesca su quella montagna sottomarina che lei ci fa perdere, ci costa denaro.  lei che vi costa denaro. Volete s o no andare a La Paz e volare in aeroplano e vedere cose e persone nuove?
S, lo sai bene.
Allora prendetevela con lei se non riuscite ad andarvene di qui. Punt il dito verso la piroga di Paloma, che stava diventando a ogni momento sempre pi grande e pi vicina.  lei che vi tiene incatenati a quest'isola;  lei che vi cava i soldi di tasca.
Non ci avevo mai pensato.
Beh, pensaci adesso. Perch  ora di finirla.
Paloma era a pi di met strada da casa quando si sent arrivare alle spalle il fuoribordo. Intu subito lo stato d'animo di Jo - se non proprio le sue vere intenzioni - perch il rumore del motore inviava un messaggio inequivocabile: solo uno che non ci sapeva fare con le barche e che aveva perso il controllo di s poteva spingere un motore a tutta velocit in mare aperto. Era pericoloso per chi stava a bordo e rovinava il motore. Jo conosceva le barche. Il motore aveva un suono isterico e, pens Paloma, anche Jo doveva essere in quello stato.
Probabilmente era stato uno sbaglio mandare alla deriva la barca di Jo, perch sapeva bene che lui si sarebbe subito perso. Non aveva mai imparato a interpretare le maree e le correnti, non sapeva distinguere le sottili sfumature d'azzurro e di verde che gli potevano far capire quanto era profonda l'acqua e che tipo di fondale c'era sotto. Quello che lei non poteva immaginarsi era quanto lui fosse vulnerabile, n quanto rapidamente il suo imbarazzo si trasformasse in furia.
Paloma smise di remare e aspett, perch tanto non avrebbe mai potuto distanziarlo. Si domand che cosa avrebbe potuto dirgli per fargli sbollire la rabbia. Il rumore del motore si fece pi vicino, un urlo stridulo e lacerante. Alz gli occhi e vide lo scafo bianco uscire dall'acqua e ripiombare gi sollevando alti spruzzi ai lati della prua. La barca puntava dritta su di lei. Ma continu ad aspettare, sconvolta al pensiero di una possibilit che non aveva immaginato: l'avrebbe davvero speronata? Poteva essere tanto stupido? Poteva affondare la sua piroga,  vero, ma avrebbe certamente rovinato anche la sua barca. Si domand se fosse il caso di saltare in mare, andare sott'acqua e aspettare che lui passasse. Ma allora lui forse le avrebbe preso la barca. Inoltre, era una regola basilare che non si dovesse abbandonare la barca se non diventava assolutamente...
Le erano addosso.
La bianca prua si lev alta sopra di lei e continu ad avanzare verso di lei e per una frazione di secondo, Paloma pens di finire stritolata. Poi, improvvisamente e bruscamente, la prua devi sulla sinistra e lei vide di sfuggita la faccia di Jo e il motore strepitante prima che una montagna d'acqua colpisse la piroga e la sollevasse quasi in verticale. Paloma si gett contro la fiancata che si era levata per aria, cercando di correggere l'inclinazione della barca che infatti si raddrizz e si ristabilizz in un solco tra le onde. Paloma subito si tenne forte e si alz in piedi per vedere dove era andata la barca di Jo. Doveva sapere dov'era in modo da vederlo se le fosse venuto addosso di nuovo.
Il fuoribordo era a circa trenta o quaranta metri di distanza; tracci uno stretto cerchio correndo sulla sua stessa scia, saltando su un continuo incrociarsi di onde lunghe e di increspature, con il motore che eruttava fumo e strideva ogni qualvolta l'elica usciva dall'acqua a mordere l'aria. Manolo era a prua, si teneva alla corda dell'ancora e, con la testa buttata all'indietro, rideva. Indio era a met barca e si reggeva in equilibrio puntando le braccia sulle due fiancate. E Jo stava in ginocchio a poppa; volt la barca e punt ancora una volta verso Paloma.
Questa volta devi un secondo troppo presto - Paloma riusc a evitare che la piroga si capovolgesse semplicemente spostando il peso sulle ginocchia e mantenendo l'equilibrio con le mani - e allora lui si ferm. Il fuoribordo di Jo rollava a mezzo metro di distanza.
Vieni a bordo, disse, indicando la sua barca.
Perch?
Ci devi riportare a quella montagna.
Trovala da solo.
Non te lo sto chiedendo; te lo sto ordinando. Sali a bordo!
Senza pensarci, Paloma sollev una mano e fece schioccare l'unghia del pollice dietro i denti in faccia a Jo. Non appena l'ebbe fatto, si rese conto che era stato uno sbaglio, perch quel gesto volgare aggravava l'effetto del suo rifiuto: esprimeva non solo sfida, ma disprezzo. Jo avvamp, e Manolo e Indio, sbalorditi, si scambiarono sogghigni soffocati perch nessuno dei due aveva mai visto una donna fare quel gesto a un maschio. Era ben pi che un'insolenza; era inimmaginabile.
Jo ingran la marcia e gir al largo, e Paloma pot vedergli le vene del collo gonfie. Si allontan forse di una trentina di metri, poi gir la barca di nuovo verso di lei.
Per l'ultima volta, le grid. Vuoi riportarci alla montagna sottomarina?
In silenzio lei scosse la testa.
S che lo farai. Ti ho dato la possibilit di farlo nel modo pi semplice, ma se preferisci le maniere dure, per me va bene.
Sent ululare il motore che Jo faceva andar su di giri tenendolo in folle e lei cap che cosa intendeva fare. Voleva capovolgere la sua barca, separarla dalla sua piroga cos lei avrebbe dovuto mendicare un passaggio, e lui l'avrebbe ripescata solo se lei lo avesse portato alla montagna sottomarina.
Ma lei non voleva arrendersi, non voleva consegnargli la montagna, non voleva tradire se stessa e la promessa fatta al padre solo per mettere un po' di soldi in tasca a Jo. Se lui voleva la montagna sottomarina avrebbe dovuto trovarsela da solo e conquistarsela da solo. Sapeva che alla fine lui ce l'avrebbe fatta a trovarla, ma non sarebbe stata certo lei ad aiutarlo. Nel frattempo, se lui voleva rovesciare la sua piroga, lei poteva tenerla diritta bilanciandosi con le mani e le ginocchia. Tra non molto lui si sarebbe stancato o avrebbe deciso che l'aveva avuta vinta e se ne sarebbe andato via.
Fu allora che vide il remo.
La barca di Jo era proprio di fronte a lei, con la prua davanti a lei. Jo portava sempre con s due remi, nel caso che il motore si guastasse e lui dovesse tornare a casa a remi, e ora ne aveva sistemato uno nello scalmo e aveva ordinato a Indio di tenerlo orizzontale, di modo che la maggior parte della stanga di legno sporgesse dal fianco della barca e la pala fosse girata in modo da avere la parte tagliente proprio diritta, rivolta verso Paloma.
Di nuovo diede tutto gas al motore in folle, come fa un pilota d'aereo prima del decollo per essere sicuro che il motore dar il massimo al momento critico. Insieme, Jo e la sua barca parevano uno strano mostro che scalpitava sull'acqua, pronto a caricare.
Ora, per la prima volta, Paloma prov veramente paura, perch cap di avere fatto male i suoi conti. Non aveva pi a che fare con Jo, ma con una creatura violenta, irragionevole che prima d'allora si era rivelata tale una sola volta, ma quella sola volta era stata sufficiente per rovinare, in maniera definitiva e irreparabile, il rapporto di Jo con suo padre.
Le ferite provocate dal panico di Jo sott'acqua si erano rimarginate. Jobim non solo l'aveva perdonato, ma era arrivato al punto di ritenersi colpevole di quell'episodio, per aver forzato troppo Jo. Jobim era tornato un po' indietro nell'addestramento di Jo e l'aveva ripreso poi pi lentamente, pi cautamente.
Erano stati ancora insieme.
Era la fine dell'estate, un momento di calma tra i cicli migratori che segnano la fine di una stagione di pesca e l'inizio della successiva. Ogni anno in questo periodo, gli isolani facevano una gran festa. Era un'antica festa che risaliva a tempi andati, a prima di quanto potesse ricordare Viejo, che si teneva forse anche prima del tempo degli spagnoli, perch alcune delle maschere che portavano i bambini rappresentavano antichi di (i loro nomi erano stati da tempo dimenticati) che vivevano l prima del Dio dei cristiani.
Il momento culminante della festa era rappresentato da un torneo di pesca. Tutti vi potevano partecipare e potevano pescare con quello che volevano - ami, arponi, fiocine - con tutto, ma non con le reti. Il vincitore era quello
che portava a riva il maggior carico di pesce.
Jobim aveva partecipato tutti gli anni al torneo e ogni anno era arrivato ultimo. Non gli interessava il premio, non aveva bisogno dell'approvazione del pubblico, non lo interessava catturare grandi quantit di pesci. Quello che lo divertiva nel torneo era l'impresa di cercare di prendere pesci in modi ingegnosi, in modi che davano ai pesci una pi equa possibilit di cavarsela.
Un anno pesc senza una barca e con ami senza barbigli. And a nuoto fino alla pi vicina secca e pesc con spilloni piegati. Ne infilz parecchi, ma molti raddrizzarono i suoi ami fatti in casa e scapparono via. Con l'ultimo amo (una grossa spilla di sicurezza) cattur una grossa cernia e, spingendola con infinita pazienza e cura, la tir alla superficie. Solo allora si ricord di non avere alcun mezzo per portare a riva quella preda che pesava pi di venti chili. Tolse allora la spilla di sicurezza dal labbro della cernia, fece fare dietro-front al pesce esausto e lo rispinse gi nelle acque profonde.
Un altro anno aveva usato una barca, ma nessuna attrezzatura per la pesca. Ancor la barca e rovesci in acqua, tutto intorno, della pastura - uno stuzzicante miscuglio di pesciolini, visceri e sangue. La pastura attir banchi di carangidi e legioni di labri, una dozzina di cernie e alcuni squali, che si radunarono intorno alla sua barca. Quell'anno la sfida di Jobim consisteva nel catturare i pesci con le sole mani, come fanno gli orsi nei corsi d'acqua. Alla fine della giornata poteva vantare solo un numero infinito di punture nelle palme delle mani, provocate dai suoi tentativi di afferrare i pesci per le acuminate spine dorsali, oltre a un dito maciullato, ricordo lasciatogli da una cernia che aveva scambiato il suo dito per un pezzetto di pastura.
Quell'anno si era iscritto al torneo con Jo come socio. Avrebbero pescato sott'acqua, usando delle fiocine che Jobim aveva fabbricato copiandole da un disegno visto in una rivista. La fiocina era un'asta di acciaio, che veniva lanciata da una fionda di gomma attaccata a un fodero di legno.
Forse dopo molte ore di pratica, un pescatore poteva imparare a mirare giusto con una di queste fiocine, ma
Jobim aveva finito di costruirle proprio il pomeriggio prima del torneo, cos lui e Jo avevano potuto esercitarsi solo un'ora o due.
L'equilibrio nella fionda era precario: in genere la fiocina partiva troppo presto deviando verso l'alto o verso il basso o di lato. Oppure slittava e scivolava fuori del fodero e ciondolava inutile e inoffensiva di lato o verso il basso. Oppure era Jo a tenere male la fionda che allora lo colpiva violentemente sul polso lasciando un rabbioso livido rosso.
Bench non avesse mai osato dirlo a suo padre, Jo voleva con tutte le sue forze vincere il torneo, perch sentiva di avere bisogno di una sorta di riconoscimento ufficiale che lo rendesse importante agli occhi dei suoi amici. Aveva sperato che, pescando sott'acqua con l'invenzione di suo padre, si sarebbe trovato in vantaggio nella competizione. Ora, quando si rese conto che l'invenzione non era poi cos straordinaria, cominci ad angustiarsi.
Non colpir mai niente con quell'affare, aveva detto. Non abbiamo alcuna possibilit di farcela.
 probabile, convenne Jobim, ignaro del significato che Jo stava attribuendo al torneo. Ma ci divertiremo. La maggior parte della gente sa solo usare il mare; noi godremo il mare.
Ma Jo non godeva il mare; voleva cavarne quello che poteva e poi basta.
A mezzogiorno, Jobim e Jo non avevano ancora preso niente. Tutt'intorno era pieno di pesci, ma nessuno dei due riusciva a colpire qualcosa. Jobim, ogni volta che un colpo gli andava a vuoto, mugolava sott'acqua e fingeva di strapparsi i capelli e poi rideva e si tuffava gi a riprendere la sua fiocina. Ma Jo invece ogni volta bestemmiava pieno di rabbia. Alla fine, lasci il padre solo nell'acqua e torn sulla barca.
Intorno a loro, gli altri pescatori stavano tirando pesci a bordo delle loro barche. Poco distante c'erano alcuni suoi
amici, con i loro padri, e quando questi videro che lui non aveva preso niente, lo canzonarono dandogli dell'incompetente e dello sciocco perch aveva obbedito a un padre cos matto che cercava di catturare i pesci infilzandoli con un'asta di acciaio.
Jo sent il sangue salirgli alla testa e pulsargli nel collo e prima di rendersi conto di quello che stava facendo, era balzato in piedi e aveva alzato la fiocina e l'aveva lanciata contro la barca pi vicina. La fiocina si era conficcata, senza far danni, nella prua della barca, ma aveva spaventato i pescatori tanto da farli allontanare, urlando rabbiose minacce all'indirizzo di Jo.
E allora Jo - preso dalla voglia pazza di dimostrare che era vincente, il migliore, che anche se suo padre era strano, lui, Jo, sapeva come bisognava fare le cose - tir fuori da un cantuccio sotto il sedile un sacchetto. Non aveva mai pensato di dover usare questo sacchetto, non sapeva che cosa sarebbe successo se l'avesse usato, ma era contento di esserselo portato appresso, perch la situazione ora esigeva estremi rimedi.
Il sacchetto conteneva petardi - quelli grossi come barattoli con le spolette a tenuta d'acqua - che erano stati comperati a La Paz per la festa e che Jo aveva rubato al deposito.
Ora avrebbe fatto vedere chi  che prendeva pi pesci.
I petardi sarebbero scoppiati sott'acqua e cos nessuno li avrebbe sentiti. Storditi, i pesci sarebbero venuti a galla. Lui li avrebbe presi, accatastati nella barca e poi li avrebbe infilzati con la fiocina per far vedere che li aveva catturati lui. A Jo non pass neanche per la testa che ci fosse qualcosa di male in questo stratagemma: subdolo, s; infido, s; astuto, certamente. Ma scorretto? Le regole dicevano solo niente reti. Jobim avrebbe magari ammirato la sua ingegnosit.
Jo accese uno dei petardi e lo gett in mare, dal lato opposto della barca rispetto a quello dove aveva visto per l'ultima volta l'ombra di Jobim sott'acqua. Mentre lo guardava affondare e aspettava di sentirlo esplodere, si domand che tipo di danno avrebbe fatto a un pesce una piccola esplosione come quella.
Non pens neanche che danno avrebbe fatto a un uomo - finch, dopo che ebbe sentito quel whum attutito, vide suo padre dibattersi e annaspare verso la superficie e vide nuvole di sangue sgorgargli dagli orecchi.
Quando la testa di Jobim salt fuori dell'acqua, pass un istante prima che strabuzzasse gli occhi e svenisse per il colpo subito e per il dolore. In quel breve istante il suo sguardo aveva attanagliato quello di Jo e nei suoi occhi c'erano accuse di stupidit, di avventatezza e di vigliaccheria.
Jo aveva urlato: Mi dispiace! Mi dispiace! pi e pi volte, ma nessuno lo aveva sentito.
Ora, mentre aspettava che Jo si lanciasse di nuovo contro di lei, Paloma cap che nella testa di Jo era di nuovo scattato quello stesso tipo di meccanismo. Se dentro di lui ci fosse ancora qualche possibilit di autocontrollo, non poteva dirlo, ma per il momento, aveva a che fare con un animale irrazionale, la cui furia era alimentata dagli incitamenti dei suoi sventati compagni.
Con il motore a tutto gas allung una mano e con un colpetto spost la leva del cambio ingranando la marcia. Per uno o due secondi, mentre le pale dell'elica cambiavano inclinazione e cercavano di far presa nell'acqua, la barca non si spost in avanti, ma all'ingi. La prua si sollev, poi ricadde e la barca plan, scivolando sull'acqua.
Era deciso a rovesciarla e questa ossessione era cos forte che per riuscire a farcela non avrebbe esitato a ferirla, a mutilarla o forse anche a ucciderla.
Finora lei aveva resistito tenendosi in equilibrio. Ma se non avesse potuto usare le ginocchia e le mani, se fosse stata costretta a giacere sul fondo della piroga - un peso inerte e libero di rotolare come un sacco di grano - quando un'onda avesse colpito la barca sollevandone un lato fuori dell'acqua, il suo peso sarebbe rotolato sull'altro lato sbilanciando ancora di pi la barca e facendo alzare sempre pi il lato fuori dell'acqua fino a fargli superare il punto di non ritorno e alla fine la barca si sarebbe capovolta.
Quello che la spaventava non era tanto il pensiero di rovesciarsi, ma il modo con cui Jo intendeva costringerla a giacere sul fondo della piroga. Passando a tutta velocit, avrebbe fatto scorrere il remo di piatto sopra la piroga, da prua a poppa. Se Paloma restava in ginocchio, tenendosi in equilibrio con le mani, il remo l'avrebbe colpita allo stomaco. Se si piegava in avanti, l'avrebbe colpita alla testa o alla schiena, perch la piroga era cos poco profonda che lei poteva sfuggire al remo solo sdraiandosi sul fondo.
Se non si abbassava abbastanza e se sollevava la testa mossa dall'impulso di evitare di rovesciarsi, il remo l'avrebbe colpita al collo e sulla faccia. In quell'ultimo secondo, con lo sguardo concentrato solo sul remo che le sembrava una scimitarra, pens di gettarsi in acqua, ma decise di non farlo perch sapeva che avrebbe privato Jo della soddisfazione che desiderava tanto. Lui doveva fare qualcosa a lei.
Cos si gett in avanti sulla faccia e si protesse la nuca con le mani e punt i gomiti contro i fianchi della piroga. Non vide il remo, non lo sent, ma avvert la folata dell'onda di pressione che questo spingeva davanti a s nel passare rasente alla piroga e sent la pala del remo raschiare contro i bordi di legno della piroga e sobbalzare e raschiare ancora.
Poi la scia del fuoribordo invest la piroga e la sollev in alto. Paloma non era pi a faccia in gi, ma sul fianco e poi sulla schiena e poi ci fu solo il grigio e un sordo rumore secco e lei si trov sotto la barca. Rest l, respirando l'aria rimasta intrappolata sotto la barca, cercando di riprendere il controllo di s e di immaginare quale sarebbe stata la prossima mossa di Jo.
Il rumore del motore le disse che il fuoribordo si stava allontanando e che Jo aveva ridotto la velocit. Sent delle voci, che parlavano con calma, e poi il rumore del motore divent di nuovo pi forte. La barca stava tornando, questa volta per lentamente.
Il rumore si ridusse al basso borbottio del motore al minimo, e lei ud lo sciacquio delle onde contro lo scafo che dondolava sull'acqua.
Dov'? La voce di Indio arriv attutita dentro il vano in cui stava la testa di Paloma. Pareva preoccupato.
L'hai fatta annegare! disse Manolo.
Non  annegata, replic Jo. Ti faccio vedere io dov'.
Tutt'a un tratto un acuto suono metallico, che si ripercosse sulle pareti della caverna di legno, colp gli orecchi di Paloma. Jo aveva battuto qualcosa - che cosa lei non riusc a immaginarlo - contro il fondo capovolto della piroga.
Ehi! chiam. Sei pronta a portarci alla montagna sottomarina?
Paloma non rispose. In parte perch non sapeva cosa dire, non sapeva come si sarebbe comportato lui davanti a un altro secco rifiuto. Ma in parte anche perch sperava, restando zitta, di mettergli paura - anche se per poco - facendogli credere di essere annegata.
Lo dicevo io! Era la voce di Manolo.  morta!
No, disse Jo, ma c'era un'incrinatura nella sua voce, un pizzico di paura. Di nuovo quella cosa di metallo colp il fondo della barca, ma meno violentemente di prima. Paloma! chiam Jo.
Paloma! grid Indio.
Lascia fare a me! fece aspro Jo. E poi rischi il tutto per tutto: Paloma, lo so che mi senti. Ho in mano un arpone. Se non accetti di portarci alla montagna, con l'arpone far un buco nel fondo della tua barca. Magari non andr a fondo, ma non potr neanche navigare, e cos resterai qui a galleggiare con lei fino alla fine dei secoli...
oppure tu ci porti alla montagna e in cambio ti riportiamo a casa. Scegli tu.
La punta dell'arpone si conficc nella barca e Paloma sent il ferro stritolare le fibre del legno. Gli ci sarebbe voluto del tempo per scavare un buco nel fondo della barca, ma non c'era dubbio che poteva farlo. E se il foro fosse stato abbastanza largo, la piroga si sarebbe comportata esattamente come aveva detto Jo: avrebbe guazzato a fior d'acqua e sarebbe andata alla deriva.
Doveva arrendersi; era l'unica cosa ragionevole da fare. Ma perch avrebbe dovuto usare la ragione in una situazione che fino a quel momento era stata del tutto irragionevole? Jo non aveva usato la ragione in quello che aveva fatto. Perch doveva farlo lei? Rest perci sotto la barca capovolta, ad ascoltare il respiro affannoso di Jo che scavava un buco nel fondo della sua piroga.
Dapprima vide soltanto un filo di luce, e poi un raggio grande quanto una moneta, mentre schegge di legno cadevano nell'acqua davanti a lei. Poi la punta dell'arpione pass attraverso il foro, gir un paio di volte e quindi si ritrasse.
Ecco fatto! L'ombra di Jo pass sopra il foro e scomparve. Addio, Paloma. Puoi anche andar fiera di te, ma sei soltanto una testa dura.
Paloma ud Jo tirare la corda d'avviamento del motore. Il motore scoppiett ma non si avvi.
Non possiamo lasciarla qui, sent dire da Indio. Dobbiamo essere sicuri.
Sicuri di cosa? domand Jo. Mentre lui parlava, Paloma si sent venir freddo, non per l'acqua, ma per la gelida logica che stillava dalla bocca di quella persona che era suo fratello. Essere sicuri che lei  sotto la barca? Che sta bene? Perch? Supponiamo di no. Che cosa fai allora? Niente. Quando torniamo a riva, diciamo che non abbiamo idea di dove sia, il che  vero perch non lo sappiamo. Non fatene parola con nessuno perch sapete bene che se lo fate, poi vi sistemo io. E sapete bene, vero, che quello che dico, lo faccio.
Ascoltandolo parlare, Paloma si rese conto che Jo aveva raggiunto almeno uno scopo: aveva ristabilito la sua superiorit sui compagni. Non riuscendo a essere diverso o speciale perch migliore o pi esperto degli altri, si distingueva cos, mostrandosi sprezzante, imprevedibile, pericoloso. Se non gli riusciva di farsi rispettare da loro, la sola cosa da fare era di rendersi temibile.
Ma credetemi, continu Jo,  sotto la barca e sta benone. Torner a riva e non parler di quello che  successo perch sar troppo imbarazzata; per di pi, nessuno potrebbe farci niente e probabilmente nessuno le crederebbe. Se poi ne parla e si lamenta con nostra madre, la sistemer io, e lei  proprio come voi - sa che non scherzo e in futuro le converr trattarmi meglio.
Paloma ud il fuoribordo ansare e poi avviarsi e sent attraverso l'acqua che Jo aveva innestato la marcia e si stava allontanando.


Capitolo 10.

Poco dopo non avvert pi quel leggero picchiettio contro le piante dei piedi, provocato dalle piccole onde d'urto prodotte dal movimento dell'elica. Intu che il fuoribordo doveva ormai essere a un centinaio di metri di distanza.
Si domand se aveva avuto torto o ragione, se era stata furba o stupida, indomita (come pareva a lei) o testarda (come aveva detto Jo). Nella migliore delle ipotesi, aveva ottenuto di far perdere a Jo alcuni giorni. Alla fine lui sarebbe riuscito a trovare la montagna sottomarina e a fare i suoi danni, forse anche a distruggerla. Questa sua tattica del temporeggiamento le era costata... che cosa? Non lo sapeva ancora. Era in mezzo al mare, sul finire del giorno e non aveva modo di tornare a casa a meno che non escogitasse qualcosa per tappare il buco nella barca.
Ma se anche il suo gesto si fosse alla fine rivelato inutile, era stato giusto farlo. Jobim avrebbe approvato. Le avrebbe detto che aveva spezzato una lancia a favore della vita. E sapeva che, in una situazione del genere, anche lui si sarebbe esposto a rischi quasi estremi.
Una volta o due, Jobim si era veramente spinto agli estremi. Le torn in mente un episodio che egli, quando gliel'aveva raccontato, non aveva esitato a definire il pi grave e pericoloso della sua vita. Gliene parlava, aveva detto Jobim, per insegnarle che ci sono situazioni in cui bisogna correre grossi rischi per questioni di principio. E le aveva fatto giurare di serbare il segreto perch, se mai fosse trapelata la verit, sarebbe potuta scoppiare una guerra tra
Santa Maria e alcune delle altre isole del Mare di Corts.
Sul finire dell'estate di alcuni anni prima, i pescatori di Santa Maria avevano scoperto che una delle loro migliori zone di pesca - una profonda montagna sottomarina nel mare aperto, distante dalla costa - si stava rapidamente esaurendo. Ogni giorno diventava sempre pi difficile catturare un pesce con la lenza, e quei pochi che abboccavano apparivano alquanto malridotti.
Per prima cosa si era pensato che qualcuno di loro usasse le reti, ma ci fu chi fece notare che non era possibile usare grosse reti in acque cos profonde. Nessuno possedeva un'imbarcazione dotata di potenti verricelli elettrici, di un'ampia area poppiera e delle strutture necessarie per manovrare le reti.
Avevano quindi concluso che doveva essere una qualche malattia trasmessa dall'acqua a uccidere tutti i pesci. Di tanto in tanto, succedeva che gli abissi marini generassero ed eruttassero in superficie nubi di microorganismi velenosi che contaminavano centinaia di migliaia di pesci
- che o diventavano tossici per l'uomo o morivano. Ma di nuovo, qualcuno fece notare che se si fosse trattato di una moria di pesci, li si sarebbe visti galleggiare in superficie, e se i pesci fossero diventati tossici, si sarebbe dovuto sapere di qualcuno che era stato male o che ne era morto, l o a La Paz.
Si doveva perci trattare di qualcos'altro, di qualcosa di nuovo, di strano e di allarmante. Solo alcuni insistettero nel considerarlo il castigo che Dio infliggeva ai pescatori per essere stati poco previdenti e avere pescato troppo e indiscriminatamente per generazioni.
Jobim sapeva che tutto ci non aveva niente a che fare con Dio. Come il solito, la gente tirava fuori il Padreterno perch Egli costituiva una risposta immediata a tutte le cose inspiegabili. Pi vedeva e pi sentiva, e pi a Jobim la cosa puzzava di imbroglio.
A far lavorare di fantasia gli altri pescatori contribuiva
anche il fatto che nessuno di loro aveva mai visto la vetta della montagna sottomarina. Nessuno di loro si immergeva, nessuno di loro sapeva come realmente fosse il fondo marino in quel punto. Immaginavano che i pesci vivessero da qualche parte, l sotto, magari in attesa di poter abboccare a qualche amo.
Ma Jobim aveva visto le montagne sottomarine, anche se non proprio quella, e sapeva che cosa aspettarsi, e cos un pomeriggio era andato l con la sua barca e aveva gettato l'ancora. Anche se non lo avesse gi saputo perch non si era mai calato su questa montagna, l'avrebbe capito subito dopo aver gettato l'ancora: il ferro piomb gi diritto per cinque braccia, per dieci braccia, per quindici e diciotto e venti braccia (l'ultimo punto segnato sulla cima) e si ferm, finalmente, a ventidue braccia di profondit - quaranta metri.
Jobim non poteva immergersi a quella profondit. Non conosceva nessuno che riuscisse a farlo. In effetti, per quanto ne sapeva lui, nessuna persona normale poteva immergersi in apnea a quaranta metri. Immergersi a quella profondit sarebbe stato come calarsi gi da una torre fatta da ventiquattro uomini l'uno sulle spalle dell'altro, o come precipitare dall'edificio pi alto di La Paz.
Il fondo non sarebbe stato visibile se non dopo aver compiuto pi della met della discesa e a quel punto allora, non si sarebbe pi vista la superficie.
Ma Jobim conosceva abbastanza bene le sue possibilit tanto da aver voglia di tentare - non di arrivare fino in fondo, ma abbastanza gi da poter vedere il fondo. Cos si ossigen a lungo e si spinse gi, aiutandosi con le mani lungo la cima dell'ancora, verso le tenebre nero-azzurre, attraverso una caligine in cui non c'era n sopra n sotto, finch riusc a scorgere in lontananza la cima della montagna sottomarina.
Scese ancora pi gi, aspettando che i segnali d'allarme del suo corpo gli dicessero di fermarsi, ma prima che questi arrivassero, riusc a vedere abbastanza, tanto da non aver bisogno di vedere altro. Da ventisette o trenta metri aveva visto la maggior parte della cima della montagna, e il paesaggio parlava chiaro.
I delicati coralli e i ventagli di mare giacevano abbattuti, divelti dalle radici come alberi dopo un chubasco. C'erano tra le rocce molte madrepore a corna di cervo tutte frantumate. La vegetazione della maggior parte delle rocce pi grosse era coperta da uno strato di sabbia. Una meandrina delle dimensioni di una vasca da bagno era spaccata in due e le due met giacevano in una valletta sabbiosa simili a fette di melone.
C'erano pesci - alcuni pesciolini che sfrecciavano dentro e fuori le rocce, un cabro abbastanza grosso che pareva sano finch tutt'a un tratto non si capovolse sul dorso nuotando convulsamente in cerchio, e una sola murena, morta e incuneata dentro una fessura come per un improvviso cambiamento di marea.
La montagna sottomarina era stata devastata da una serie di improvvisi e terribili sconvolgimenti, la cui violenza aveva ucciso quasi tutti gli esseri viventi e mutilato i sopravvissuti.
Se fosse stata la natura a provocare quel disastro, Jobim ne sarebbe stato triste. Ma sapeva che tutto ci era stato invece provocato dagli uomini, e allora prov una gran rabbia.
I pescatori di un'altra isola - Santu Espiritu, a poche miglia di distanza - dovevano essere venuti qui di notte e aver gettato in mare candelotti di dinamite con lente micce impermeabili. Le micce lente servivano per proteggere i pescatori: una miccia troppo rapida poteva bruciare troppo in fretta e la dinamite poteva esplodere troppo vicino, aprire una falla sul fondo della barca e magari affondarla. Ma le micce lente erano una vera calamit per la montagna sottomarina: bruciavano finch non arrivavano sul fondo, di modo che la dinamite esplodeva non in acque aperte (dove l'urto dell'esplosione avrebbe ucciso i pesci solo nell'area immediatamente circostante), ma tra le rocce e la sabbia e le madrepore, dove si sarebbero sviluppate, incanalate e propagate onde di pressione che avrebbero ucciso gli animali nelle loro tane e distrutto la montagna stessa.
Sott'acqua, la dinamite era un'arma molto pi terribile che in superficie. Nell'aria, un candelotto di dinamite - non costipato in qualcosa come roccia o cemento, che contenga e amplifichi gli effetti dell'esplosione, non coperto con qualcosa che si frantumi come vetro o sassi e lo faccia diventare cos uno shrapnel - non farebbe molti danni oltre un raggio di dieci metri. Era risaputo che la detonazione di un unico candelotto di dinamite sott'acqua poteva essere avvertita anche a oltre mezzo miglio di distanza. Poteva devastare una zona di parecchie centinaia di metri quadrati.
Dopo le esplosioni, i pescatori gettavano le reti in superficie e tiravano su i corpi degli animali che via via venivano a galla.
Questo era un modo di pescare rapido, economico e di sicuro esito. Non c'era pericolo di danneggiare lenze e ami costosi. Non c'era bisogno di esca. Tutto sulla montagna sottomarina veniva ucciso all'istante. Non si perdeva tempo ad aspettare che i pesci abboccassero. E la cosa pi bella era che i pesci venivano a galla da soli; non bisognava neanche tirarli su con le lenze.
Era un sistema efficace, illegale e universalmente condannato come immorale, sacrilego e controproducente perch tutti sapevano che distruggeva le zone di pesca e che poteva solo affrettare il giorno in cui intere comunit sarebbero state spinte dalla fame (lo spauracchio di tutti loro) a mendicare nelle strade di Citt del Messico. Persino i pescatori pi ignoranti consideravano la pesca con la dinamite una cosa altamente spregevole.
Ma Jobim sapeva bene come sono certe persone, come la stupidit e la bestialit e l'avidit possano combinarsi insieme tanto da spingere un individuo a fare cose che, se ci pensasse su anche un solo momento, capirebbe che sono negative per s come pure per gli altri. Era la speranza di guadagnare molto con poca spesa e nessun rischio, di far soldi in fretta e subito e non importa se poi non ce ne saranno pi perch non ci saranno pi neanche i pesci. Su questo pianga poi qualcun altro. Io prendo il mio finch posso, e che gli altri si arrangino.
Era la stessa mentalit che port l'industria che produceva fertilizzanti in citt a scaricare nel porto i rifiuti chimici. L'industria si sbarazzava dei suoi rifiuti, e il sistema era facile ed economico. Il governo per cominci a pensare che non fosse una buona idea continuare a scaricare prodotti chimici nel porto dove la gente faceva il bagno e pescava, e quindi ordin all'industria di smettere.
Gli operai erano insorti e avevano tentato di dar fuoco al palazzo del governo, perch dicevano che l'industria non poteva permettersi la spesa del trasporto dei rifiuti in un'altra zona e che, se ne fosse stata costretta, alcuni operai avrebbero perso il posto e tutti avrebbero perso il prossimo aumento di salario. Il governo si arrese; l'industria continu a scaricare i rifiuti nel porto.
Due anni e mezzo pi tardi, il porto mor. I prodotti chimici avevano formato una melma velenosa che rivestiva il fondo, soffocava tutta la vegetazione, bloccava il passaggio di ossigeno nell'acqua e uccideva ogni forma di vita. Gli ospiti degli alberghi di lusso, che andavano a nuotare nel porto, cominciarono a buscarsi terribili malattie della pelle.
Il governo ordin agli alberghi di chiudere e all'industria di non scaricare pi i prodotti chimici nel porto. Ma l'industria non aveva fatto alcun progetto per trasportare altrove i rifiuti e cos, costretta a non utilizzare pi il porto, chiuse i battenti.
Non essendovi pi alberghi nei quali sostare o ristoranti nei quali mangiare o acque nelle quali fare i bagni, i turisti e i villeggianti smisero di frequentare quella localit, e tutte le botteghe e i negozi di articoli da regalo chiusero e buttarono sulla strada i loro commessi.
Gli operai dell'industria chimica avevano ottenuto il loro aumento di salario e per alcuni mesi si erano goduti il denaro. Ma proprio per aver voluto quel denaro, avevano perso tutto. Non furono per solo loro a essere puniti, ma tutti gli altri lavoratori che avevano perso il loro impiego. E alla fine tutti voleva dire proprio tutti, perch la citt non ebbe pi ragione di esistere, e lentamente ma inesorabilmente cess di esistere.
Adesso era un polveroso agglomerato di edifici vuoti disposti ad anello intorno al porto ancora morto, con su un promontorio lo scheletro dell'industria chimica a ricordare ai passanti la fragilit delle cose.
Per questo genere di lezioni era duro da imparare ma facile da dimenticare e proprio allora, sopra quella montagna sottomarina, Jobim ebbe la dimostrazione che alcune persone non avevano ancora imparato. Quasi tutti nelle isole avevano un cugino, o per lo meno un conoscente, che aveva scelto in un'occasione o in un'altra, di fare soldi in fretta. Magari aveva venduto il peschereccio lasciatogli dal padre e si era portato i soldi in citt con l'intenzione di mettersi in proprio, senza rendersi conto che gi lavorava in proprio, che faceva un lavoro per il quale era stato preparato e nel quale riusciva meglio che in qualunque altro. E, quando arrivava in citt, scopriva che era gi piena di uomini d'affari tutti troppo desiderosi di alleggerirlo del suo denaro (che certo non era sufficiente per avviare una nuova attivit); cos il suo denaro se ne andava molto in fretta e lui finiva con l'elemosinare un impiego, adattandosi a pulire i gabinetti dei servizi pubblici della citt e sentendosi addosso non pi l'odore del pesce e dell'aria di mare, ma quello del cloruro di ammonio che gli irritava le narici.
Ma quelle persone, quel cugino o quell'amico, nuocevano solo a se stesse e alle loro famiglie. Questi di Santu Espiritu minacciavano di distruggere i mezzi di sostentamento di ogni abitante della loro isola, di Santa Maria, e anche di tutte le altre isole. Perch non avrebbero smesso se non dopo aver fatto piazza pulita di ogni montagna sottomarina, di ogni zona di pesca di cui fossero a conoscenza, di cui avessero sentito parlare o che fossero riusciti a localizzare.
E Jobim sapeva che cosa si sarebbero detti tra loro, come avrebbero giustificato un comportamento che li avrebbe resi spregevoli agli occhi delle loro stesse madri. Si sarebbero detti l'un l'altro, e si sarebbero uditi l'un l'altro rispondere, fino a convincersene: se non lo facciamo noi, ci penser qualcun altro; la gente  tutt'altro che buona, e sopravvive solo chi bada a se stesso e la vita, dopo tutto,  solo una faccenda di sopravvivenza.
Jobim intendeva farli smettere, ma avrebbe dovuto agire da solo. Se avesse avvisato gli altri pescatori di Santa Maria, e se tutti fossero usciti con le barche ad aspettare i pescatori di frodo di Santu Espiritu, questi avrebbero potuto vedere le loro barche e filare via. Ci sarebbe stato un inseguimento e una zuffa e molti feriti. Oppure, se quelli si fossero messi in salvo a Santu Espiritu, avrebbero potuto negare tutto e accusare la gente di Santa Maria di inventare delle storie per coprire i loro misfatti. Ci sarebbe stato un lungo e amaro dissidio tra le due isole che avrebbe danneggiato tutti tranne forse coloro che se lo meritavano. E intanto i razziatori avrebbero potuto recarsi di notte in nuove zone, distruggendo nuove montagne sottomarine.
Proprio per questo Jobim fece un viaggio a La Paz e and a trovare un amico d'infanzia, un uomo il cui padre, molti anni prima, aveva ritirato e venduto il pesce per conto del padre di Jobim. L'amico lavorava in un cantiere di ricupero di materiale marittimo; le navi e le barche e i macchinari e i carichi e qualsiasi altro tipo di grossi pezzi metallici ripescati in acqua o recuperati prima che affondassero, venivano portati qui per essere ripristinati o fatti a pezzi come rottami.
Jobim e l'amico bevvero una birra, poi due, e mentre l'amico continuava a dirgli (pi volte ma sempre con parole diverse) come invidiava Jobim, che lavorava in proprio e lavorava quando e come gli faceva comodo e passava la sua vita sul mare invece di stare in un posto dove il rumore e la sporcizia erano sufficienti a far impazzire un uomo, Jobim continu a fargli domande sui pi recenti metodi e sulle apparecchiature di ricupero - specialmente sui nuovi sistemi per separare parti metalliche sott'acqua, come grossi pezzi di acciaio o relitti di navi.
Alla fine disse che una nave traghetto era affondata nei pressi di Santa Maria e che stava diventando una scocciatura per i pescatori perch le reti continuavano a restarvi impigliate e a strapparsi. La nave traghetto era troppo grossa per poterla spostare, ma pensava che se la faceva a pezzi, forse poteva rimorchiare un pezzo alla volta in acque pi profonde dove non avrebbero pi dato fastidio. Avrebbe dovuto assumere dei saldatori subacquei per fare questo lavoro? La sua compagnia di ricupero poteva fare questo lavoro per lui? Certo, lui non poteva pagare molto...
Cose come quelle, non si riescono a tagliare a pezzi, disse l'amico.
Oh? Jobim lo sapeva gi, ma stava cercando di ottenere dall'amico altre informazioni senza che questi scoprisse le sue vere intenzioni; nel caso il suo piano non avesse funzionato, non voleva che l'amico restasse in alcun modo coinvolto nella faccenda.
Dovresti farla saltare in aria. Il materiale che usiamo adesso taglia pi di un coltello ed  cento volte pi rapido del cannello. Lo mescoli, lo carichi, lo piazzi, gli dai fuoco e paff!  bell'e fatto.
Che materiale ?
Lo chiamano PLS.  un liquido, due liquidi anzi. Si tengono in due contenitori separati fino a quando non si  pronti per usarli, perch una volta mescolati, cominciano a sviluppare calore e se la miscela si riscalda troppo, esplode da sola.
Quanto me ne servirebbe per far saltare il traghetto?
Dipende da come  grande e in quanti pezzi vuoi ridurlo.
Jobim descrisse il suo traghetto immaginario. Era vecchio e logoro e non troppo grosso, e quand'era affondato, non aveva alcun carico di valore. Voleva essere certo che questa nave non interessasse proprio alla compagnia di recupero. Quanto pensi farebbe pagare la compagnia per farlo saltare in aria? domand alla fine.
L'amico scroll la testa. Non ci occupiamo di questo genere di lavoretti.
Non lo sapevo. Questo... PLS... di cui parli...  difficile da usare?
No,  facile. Chiunque pu farlo, basta stare attenti.
Anch'io? sorrise Jobim.
Per uno che sa fare tutto come te?  uno scherzetto. Poi l'amico cap dove Jobim voleva andare a parare con quel discorso e disse: Ma c' un problema.
Dove posso procurarmelo?
 questo il problema. Non puoi farlo. Non hai il permesso.  quello che chiamano un materiale instabile, e non vogliono che chiunque possa procurarselo e magari lo lasci in giro.
Quanto ce ne vorrebbe?
Da quello che mi dici, un sette litri. Diciamo tre litri e mezzo di ciascuno dei due. Ma anche se ne volessi una tonnellata, non puoi comperarlo.
La tua compagnia... non avrebbe...
L'amico scosse la testa. Se l'avessimo, non potremmo venderlo a meno che tu non avessi un permesso.
Jobim non sapeva che altro dire. Tanto per tenere viva la conversazione, disse: Quel traghetto sta costando tanto denaro a tanta gente. Toglie il pane di bocca ai bambini. Vorrei poterti aiutare. Ma se ci prendono, saremmo costretti a chiudere bottega.
Certo, aveva detto Jobim. Non voleva insistere troppo n mettere l'amico in una situazione difficile. Non ne avresti un po'... che potresti aver rovesciato... da darmi? Sorrise ancora, per far vedere all'amico che stava scherzando.
Non  roba che si pu rovesciare, disse l'amico con una risata. Non ci sono avanzi. Dopo un lavoro, quello che avanza deve essere gettato via.
E dove lo si getta?
In mare.
In mare dove?
L'amico accenn con la mano all'acqua. Proprio laggi. Al largo di Cabo San Juan.
Jobim abbass la voce. Quanto al largo?
Non molto. Forse un centinaio di metri. Alla fine del basso fondale prima che sprofondi.
Quant' profondo?
Quindici, diciotto metri. Gran parte cade gi oltre il basso fondale, per
Ma ci scommetto non tutta.
Non saprei.
Lo buttate via gi mescolato?
No. Potrebbe esplodere.  in contenitori separati.
In lattine?
In bottiglie di plastica.
... che non arrugginiscono.
L'amico annu.
Jobim guard l'altezza del sole in cielo e disse: Devo tornare indietro con la marea.
Si alz in piedi e tese la mano all'amico.  un piacere chiacchierare con te.
Stringendogli la mano, l'amico disse: Ancora una cosa, in caso... ti interessasse. Le bottiglie di plastica sono di colore diverso. Ce ne vuole una rossa e una bianca per farne una...
... una rosa.
Jobim si ferm in un magazzino dove si vendevano ferramenta e materiale elettrico. Poi torn al suo fuoribordo, controll che le latte di benzina e la bottiglia dell'acqua potabile fossero piene, perch il viaggio di ritorno poteva durare dalle sei alle otto ore, a seconda del vento e delle correnti. Disse a tutti sulla banchina che andava diretto a Santa Maria e prese messaggi da cugini per i cugini, da amici per gli amici.
All'imboccatura del porto, gir sulla destra, che era la direzione verso casa e salut ancora una volta con la mano. La gente sulla banchina rispose al suo saluto e per quanto li riguardava, lui se ne era andato, il che era vero, anche se poi lui si ferm per un paio di rapide immersioni appena passato Cabo San Juan.
Per due giorni dopo il suo ritorno, Jobim rest a terra a fare alcuni lavoretti. Raccolse cose qui e l, e costru cose con questo e con quello e sopport le canzonature dei vicini che gli dicevano che c'erano in mare banchi di cabro e di carangidi pi grossi che mai. La gente si chiedeva che cosa stesse facendo, e gli poneva domande discrete che alludevano tutte alla domanda fondamentale - Che cosa stai facendo? - ma non glielo domandarono mai apertamente. Conoscevano tutti Jobim abbastanza bene, tanto da rendersi conto che lui avrebbe fatto sapere solo quello che intendeva far sapere.
In genere, quand'era impegnato in qualche strambo progetto, si lasciava sfuggire le informazioni poco per volta e teneva il risultato finale come sorpresa - di cui poi ognuno si sarebbe meravigliato (se era un successo) o avrebbe riso (se era un solenne fiasco.) Quando falliva clamorosamente, era lui a ridere pi forte degli altri. Ma, davanti ai figli, faceva in modo che si rendessero conto che l'insuccesso era importante quanto il successo perch bisogna sbagliare per capire che non si deve aver paura di sbagliare. Se uno ha paura di sbagliare, non si cimenta mai in cose difficili, e tentare  pi importante che sbagliare o riuscire. (Era una lezione che Jo si rifiutava caparbiamente di imparare: detestava i rischi e aveva paura dell'imprevisto).
Questa volta Jobim non lasci trapelare niente di niente. Ammise solo che stava lavorando a un'idea bislacca destinata all'insuccesso, ma che lo rodeva da cos tanto tempo che ormai doveva portarla a termine.
Una sera, dopo cena, disse a Miranda che andava a fare quattro passi, e spar nel crepuscolo. Molto tempo dopo, tutto quello che ognuno ricordava era che indubbiamente quella notte non lo si era pi visto. Non era uscito con la barca, questo era sicuro, perch erano in molti gi al pontile a pulire il pesce e a rammendare le reti; non si era intrattenuto con i bambini del vicinato perch la gente ricordava che era proprio quella sera che i bambini avevano fatto a turno ad assistere la bambina punta da uno scorpione; e non era stato in casa sua se non poco prima dell'alba. Per quanto se ne sapeva, non era stato da nessuna parte. (Egli confess a Paloma che si era divertito a creare quel mistero; movimentava un po' la prevedibile vita quotidiana dell'isola.)
In realt, egli si era recato sul lato opposto dell'isola - disabitato, riarso dal vento, roccioso, punteggiato qua e l da piccoli batuffoli della vegetazione pi tenace - dove non c'era un riparo in cui tenere una barca o costruire una casa o persino riuscire a passare una notte appena appena tranquilla.
Scivol e si cal gi per il ripido declivio. A circa tre quarti della discesa, si ferm davanti a una cavit della parete rocciosa e tir via i rami con cui l'aveva tappata. Dentro vi era un grosso sacco di plastica e una piattaforma di legno larga un metro e lunga quasi due, sotto la quale erano state applicate, con corde e bulloni, quattro vecchie camere d'aria.
Fece cadere in acqua, per gli ultimi cinque o sei metri, la piattaforma e, con il sacco di plastica in spalla, la segu di corsa e vi sal sopra. Si sistem sulle ginocchia proprio al centro della zattera, con il sacco di plastica ben stretto tra le gambe. Tenendosi in equilibrio sulla tavola, cominci a remare allontanandosi dall'isola.
Aveva scelto proprio la sera giusta: il mare era calmo, ed era perci facile remare, e non c'era luna. C'era quel tanto di risacca che rendeva invisibile la sua piccola zattera alla luce delle stelle: l'occhio di un osservatore doveva essere abituato a un orizzonte non proprio immobile; e una cosa piccola come la zattera poteva passare inosservata. L'ora e la direzione della marea erano proprio come le voleva lui.
Erano passate le dieci quando arriv a destinazione, un punto nel mare aperto, che agli occhi della maggior parte delle persone non sarebbe apparso diverso da qualsiasi altro punto nel mare, ma che agli occhi di Jobim era l'esatto punto di congiunzione di immaginarie linee rette tracciate da tre riferimenti a terra, percepiti debolmente - pi intuiti che visti - alla luce delle stelle.
Dal sacco tir fuori una cima e un ancorotto. Fece cadere in acqua l'ancorotto e aspett che facesse presa nelle rocce della montagna sottomarina. Controll la direzione della corrente di marea e la quantit di cima rimasta e decise che aveva un ampio campo d'azione: poteva risalire la corrente o lasciarsi andare alla deriva, per una sessantina di metri.
Dal sacco di plastica tir fuori due bottiglie, da tre litri e mezzo, una rossa e una bianca. Ne rovesci met di ciascuna in mare, dai due lati opposti della zattera, il che era una sciocca precauzione, ma lo faceva sentire pi tranquillo. Poi vers il contenuto della bottiglia bianca in quella rossa mezza piena, e riavvit il tappo sulla bottiglia rossa. Ripose nel sacco di plastica quella bianca.
Il tappo della bottiglia rossa era stato preparato a terra. Jobim vi aveva praticato un foro, attraverso il quale aveva fatto passare una corda d'innesco e poi l'aveva sigillato. Questa corda d'innesco assomigliava a una sottile corda da bucato di plastica, e in sostanza era proprio una corda da bucato, con la differenza che l'anima era stata riempita con una sostanza simile a polvere da sparo che sprigionava molto pi calore e bruciava infinitamente pi in fretta.
All'altra estremit della corda, Jobim aveva collegato, mediante contatti elettrici, un generatore a mano. Se lo si premeva, si facevano girare alcune rotelle che schizzavano scintille elettriche dentro la corda d'innesco.
Cal in acqua la bottiglia rossa. Se fosse stata vuota e aperta, la bottiglia di plastica si sarebbe alla fine riempita e sarebbe affondata. Ma essendo riempita con un liquido pi o meno della stessa densit dell'acqua, ed essendo stata tappata in modo da lasciarvi dentro un po' d'aria, galleggi. Il collo della bottiglia ballonzolava in su e in gi e la corda bianca serpeggiava avanti e indietro, molto visibile sull'acqua nera.
Jobim non voleva che la bottiglia galleggiasse sull'acqua. Voleva che avesse quel tanto di galleggiabilit negativa per cui tendesse ad andare sott'acqua ma al tempo stesso potesse essere mantenuta vicino alla superficie dalla corrente che teneva tesa la corda d'innesco. La corrente avrebbe tentato di trascinare la bottiglia verso il basso e al largo, mentre la corda l'avrebbe tenuta a galla e vicina, e Jobim allora avrebbe potuto tirare o mollare la corda fino ad avere la bottiglia sospesa nel punto desiderato - a poco pi di un metro sotto il pelo dell'acqua.
Prese perci dal sacco di plastica una manciata di sassolini e li fece cadere dentro la bottiglia rossa, la tapp di nuovo, fece una prova, aggiunse altri sassolini e fece un'altra prova finch finalmente and bene.
Poi si sdrai a pancia in gi sulla zattera e aspett.
Non avendo niente da fare se non aspettare, cominci a rimuginare. Per prima cosa si domand preoccupato se non aveva buttato via troppo di quel liquido PLS, se i tre litri e mezzo che aveva tenuto sarebbero serviti allo scopo. Ma se l'amico aveva detto che sette litri avrebbero mandato in pezzi una nave traghetto, certo la met avrebbe dovuto andar bene. Dopo tutto, non intendeva fare una replica della seconda guerra mondiale.
Poi lo inquiet il pensiero di avere troppo liquido, che potesse fare troppi danni. Forse avrebbe dovuto...
Proprio in quell'istante, la leggera brezza gli port il suono delle voci. Alcuni uomini si stavano avvicinando e non si curavano di parlare sotto voce. Non avevano paura di essere sentiti, cos al largo. L'unica precauzione che avevano preso era quella di remare anzich usare i motori, perch sapevano che il rumore di un motore si trasmette a chilometri di distanza nell'aria ferma attraverso l'acqua ferma.
Jobim rest sdraiato in silenzio sulla zattera, con la testa abbassata per evitare che la sua sagoma si stagliasse contro il cielo della notte. Ud quattro voci diverse divise in due coppie distinte: due barche, che viaggiavano insieme, ma che si tenevano a un'opportuna distanza l'una dall'altra.
Fin qui aveva visto giusto: ci doveva essere pi di una barca, perch per calare e ritirare la rete da una sola barca ci sarebbe voluto cos tanto tempo che i pesci morti a galla sulla superficie del mare avrebbero intanto potuto allontanarsi trascinati dalla corrente. Una terza barca, d'altro canto, non sarebbe stata di grande aiuto, mentre il rischio sarebbe stato maggiore: pi erano le persone al corrente di queste spedizioni, e maggiori erano le probabilit che qualcuno parlasse pi del necessario. Inoltre, meno soci ci sono, pi grossa  la parte di ognuno di loro.
Ora, immagin Jobim, le due barche si sarebbero affiancate. Una avrebbe gettato l'ancora, e l'altra si sarebbe ormeggiata alla poppa della prima barca. Avrebbero controllato la direzione della corrente e preparato le reti e poi avrebbero gettato la dinamite - probabilmente un candelotto da ciascuna parte. La dinamite sarebbe esplosa cos in profondit che in superficie si sarebbe sentito solo un debole botto sugli scafi di legno. Poi la barca ancorata avrebbe calato la rete, mentre l'altra barca si sarebbe lasciata andare sul filo della corrente, trascinando la rete e, remando in modo da tracciare un ampio cerchio, sarebbe tornata poi accanto alla barca ancorata.
Dopo alcuni minuti d'attesa, non ci sarebbe stato che da stringere la rete e tirare su i pesci e riempire le barche e remare verso casa.
Le voci si fecero pi vicine; Jobim sent ancora il rumore dei remi nell'acqua e cap di aver commesso un terribile sbaglio: scegliendo quello che a lui era parso il punto ideale, aveva scelto il punto esatto in cui quelli stavano venendo. Gli sarebbero venuti addosso, o per lo meno avrebbero urtato la cima della sua ancora.
E allora? Nel peggiore dei casi, a seconda di chi erano quelle persone, Jobim si sarebbe trovato a dover difendere la sua vita contro quattro uomini, tutti muniti non solo di coltello, in quanto parte dell'equipaggiamento, ma anche di candelotti di dinamite che potevano lanciargli contro, tenendosi a una distanza di sicurezza; pens che non se la sarebbe cavata. Se fosse riuscito ad avvicinarsi abbastanza a loro, e se avesse avuto tempo a sufficienza, avrebbe potuto far saltare tutti per aria, compreso se stesso, ma non era proprio quello che aveva in mente di fare. Nel migliore dei casi, i quattro avrebbero negato tutto e sarebbero andati oltre come se avessero cose importanti da fare altrove, e la sera dopo sarebbero andati da qualche altra parte, dove non ci sarebbe stato Jobim ad aspettarli.
Ma il rumore dei remi cess. Jobim ud il tonfo di un'ancora e il raschio della cima contro il legno.
Si erano fermati proprio nel punto in cui egli aveva sperato che si fermassero - tra i cinque e i dieci metri di distanza da lui, sul filo della corrente. Ud qualcosa sbattere contro uno dei galleggianti di vetro delle reti nella barca ancorata, e una breve discussione a proposito della lunghezza della miccia su uno dei candelotti di dinamite. Sper che la discussione divenisse pi accesa, anche per un solo momento, di modo che le voci coprissero qualsiasi rumore egli potesse fare.
Restando sempre disteso sulla zattera, con la guancia premuta contro il legno, fece scivolare in acqua la bottiglia rossa e la lasci scorrere all'indietro trascinata dalla corrente. Non poteva ancora piazzare la bottiglia al punto giusto - per farlo avrebbe dovuto sollevare la testa - cos tenne tra le mani la corda d'innesco e aspett che gli uomini si dessero da fare.
Ud lo strofinio di un fiammifero e vide la luce incerta riflettersi su un mento irsuto. Una mano a poppa protesse
il fiammifero e due micce toccarono la fiamma. Le micce emisero un breve sibilo, poi sfavillarono e un arco di scintille vol fuori da ciascun lato della barca, mentre i candelotti di dinamite venivano gettati in acqua. Immediatamente gli uomini si occuparono della rete e cominciarono a prepararla con cura per poterla svolgere in modo ordinato nell'acqua.
Jobim si sollev sui gomiti e lasci scorrere la corda d'innesco dietro la zattera, trenta centimetri alla volta, tenendo d'occhio la corda bianca e sperando che gli uomini non si voltassero e la scorgessero, cercando per tutto il tempo di immaginare a che profondit fossero caduti i candelotti di dinamite. Sarebbe stato bello (non necessario, ma bello) che gli uomini finissero col credere che quello che era capitato loro era dovuto al fatto che qualcuno aveva scovato e manomesso il loro congegno, perch questo avrebbe rafforzato il piano di Jobim - convincere cio quegli individui che erano conosciuti e tenuti d'occhio. Ma per far questo la sua esplosione avrebbe dovuto avvenire in perfetto sincronismo con la detonazione della dinamite sul fondo.
La bottiglia era abbastanza indietro ora; Jobim allacci la corda d'innesco, prese il generatore e chiuse gli occhi, immaginandosi la dinamite che cadeva. Si immagin di vedere la scena dal di sotto, dalla montagna sottomarina verso l'alto e vide i due candelotti cadere in una lenta spirale verso di lui, e quasi addosso a lui e allora premette
il generatore una volta, poi un'altra, poi un'altra ancora e ud la ruota girare sempre pi veloce mentre l'energia si sviluppava sempre pi...
Vi fu il rumore di uno squarcio quando la corda d'innesco deton e allora, quando Jobim apr gli occhi, il mondo davanti a lui erutt. L'acqua sotto le due barche si gonfi ed esplose e, con un movimento lento e armonioso, le barche di legno si disintegrarono. La forza dell'esplosione proprio sotto di loro separ le tavole disperdendole ai quattro venti e quando il rigonfiamento dell'acqua si spezz i quattro uomini volarono scompostamente in aria, come clown di un circo su un trampolino.
In quel microsecondo prima che l'energia liberata raggiungesse la zattera di Jobim, egli pens di aver fatto male i conti e di volar per aria anche lui con gli altri. Ma le camere d'aria attaccate alla zattera assorbirono in buona parte il primo urto cosicch quando la zattera fu sollevata sopra l'acqua, non si sfasci, ma ricadde di piatto sul mare in un sol pezzo, oscillando paurosamente. Persino l'ancora resistette; dovette solo stare attento a non essere sbalzato in acqua. Riusc a infilare una mano nel sacco di plastica e a tirare fuori una potente torcia elettrica, una di quelle usate per illuminare la superficie del mare durante la pesca notturna in acque profonde. Non l'accese, ma si inginocchi sulla zattera con la lampada in grembo e aspett.
Ci fu di nuovo un gran trambusto quando gli uomini
ricaddero sull'acqua e andarono sotto e riemersero e urlarono, mentre le loro grida si accavallavano, inascoltate, perch ciascuno di loro ascoltava solo se stesso.
Aiuto!
Non so nuotare!
Sono ferito!
Oh, Dio!
Madonna santa !
Affogo!
Madonna!
Aiuto!
Salvatemi!
Ges, Giuseppe e Maria!
Aiuto, aiuto, aiuto!
Alla fine ciascuno trov un relitto al quale aggrapparsi e il panico si quiet e si trasform in rabbia e indignazione e in battibecco e in paura di annegare e di andare alla deriva e di essere divorati da mostri preistorici saliti dal profondo del mare. Galleggiare sul mare alla luce del giorno era gi abbastanza brutto; di notte era una cosa da incubo. Questi uomini erano pescatori. Sapevano che generi di creature stavano in agguato l sotto, e sapevano che c'erano creature di cui non sapevano niente, creature che avevano spezzato gomene d'acciaio e raddrizzato ami giganteschi, creature che di notte venivano a nutrirsi in superficie.
Se solo avessero potuto sentire sotto i piedi un fondo solido... ma l fuori, se i piedi avessero toccato qualcosa, sarebbero impazziti di paura.
Cos' stato?
Niente.
E invece s. Ho sentito qualcosa.
Te lo sei sognato.
Eccolo di nuovo. Oh, Dio!
Cosa? Cos'?
 morto! Cos' che  morto?
 un pesce! Un pesce morto!
Dove? Dove?
Eccone uno! Oh Dio!
Ne ho sentito uno!  tutto gonfio!
Eccone un altro! Ce ne sono dappertutto!
Ges!
Sto male!
Ve l'avevo detto che la miccia era troppo corta!
Che imbecilli!
Qualcuno deve aver... Oh Dio! Un altro!
Quant' lontano... ?
Non pensarci.
Moriremo annegati!
Piantala!
Tutti! Moriremo tutti!
Chiudi il becco!
Santa Madre di Dio...
Chiudi quel becco!
Sto andando alla deriva!
E vieni qua, allora!
Io... io... Oh Dio! Che schifo!
Non pensarci!
Eccolo di nuovo!
Che cos'?
Mi ha sfiorato!
Jobim accese la torcia e i quattro che galleggiavano in acqua, furono abbagliati dal cono di luce. Annasparono e cercarono di vedere oltre la luce, ma il fascio era troppo forte e loro dovettero chiudere gli occhi o girare la testa. Per un attimo, dovettero credere di essere salvi, perch accennarono deboli sorrisi. Ma quando Jobim non disse parola e non si mosse verso di loro, allora capirono che non sarebbero stati tratti in salvo, per lo meno non subito.
Jobim aspett a parlare perch voleva essere sicuro che, passato lo stordimento e la preoccupazione, quelli fossero
veramente in preda alla paura. Allora parl lentamente, e diede alla sua voce il tono pi profondo che pot perch sembrasse quella di un oracolo o di una creatura delle caverne o, a ogni modo, qualcosa di misterioso e minaccioso che ciascuno di quegli uomini avrebbe ricordato nei momenti di solitudine e che li avrebbe fatti tremare e rabbrividire di paura.
Siamo Los Vigilantes, disse Jobim e fece una pausa per aggiungere drammaticit alla scena. Vi abbiamo seguito e scovato, sappiamo chi siete. Siete uomini malvagi.
No! grid uno. Siamo soltanto...
Zitto! rugg Jobim. Avrebbe voluto che alle sue spalle rimbombassero tuoni e tamburi. Siete uomini malvagi e chi fa del male riceve del male. Togliereste il pan di bocca ai bambini e diffondereste la peste sulla terra. (Parole come queste dovevano essere efficaci, pens. Dopo tutto,  cos che parlano nella Bibbia.) Morirete.
No! gemettero in coro le quattro voci.
Tutti gli uomini muoiono. Viene per tutti il momento di morire e verr anche la vostra ora. Ma forse non oggi.
Silenzio.
Forse neanche domani.
Silenzio.
Ma siete avvertiti. Ora le vostre facce ci sono note. Manovr la torcia di modo che il centro del cono di luce,
il punto pi luminoso, rischiarasse brevemente ciascun volto. Uno di noi sar sempre con voi, per tutti i giorni della vostra vita. E quando peccherete, sappiate che non sar un peccato segreto, perch quello di noi che sta con voi, lo sapr. Jobim tacque. Un'idea stava prendendo forma nella sua mente, un'idea un po' maliziosa. Non saprete chi siamo. Potremmo essere il vostro pi intimo amico, forse vostro fratello. Non potrete fidarvi di nessuno. Di nessuno. Mai pi.
Lentamente il cerchio dei quattro uomini si and allargando, perch non erano stati tanto furbi da tenersi per
mano e cos si allontanavano l'uno dall'altro. Tra poco Jobim non sarebbe pi riuscito a inquadrarli tutti insieme nel suo raggio di luce. Se mai tornerete in questo posto, disse in fretta, o andrete in qualsiasi altro posto a fare quello che avete fatto qui prima, dite addio ai vostri cari, perch non li rivedrete mai pi.
Jobim spense la torcia e rest fermo immobile, sperando di dare l'impressione di essere svanito nel nulla.
Seguirono alcuni minuti di silenzio. Poi gli uomini si resero conto di parecchie cose tutte in una volta: tanto per cominciare, non sarebbero stati tratti in salvo; se volevano sopravvivere, dovevano restare a galla finch o arrivavano a riva o si faceva giorno e una barca di passaggio li prendeva a bordo; e infine, cosa estremamente allarmante, come increspature intorno a un sasso caduto nell'acqua ferma, si stavano allontanando sempre pi l'uno dall'altro.
Dove siete? chiam uno,
Qui! risposero subito altri due.
Vieni da questa parte.
Spruzzi d'acqua, bracciate.
Non da quella parte! Di qua!
Ma s!
Che cos'?
Un altro pesce morto. Ce ne sono dappertutto.
Moriremo annegati!
Chiudi il becco!
Uno squalo!
Dove?
Forse non lo era.
Ges...
Jobim seduto sulla zattera ascoltava. Le voci svanirono in fretta perch la corrente era forte. Ora di mattina, sarebbero stati a molte miglia di distanza, e probabilmente a molte miglia l'uno dall'altro, perch ogni uomo aveva una diversa densit e galleggiabilit e resistenza al movimento dell'acqua e si sarebbe quindi mosso a una velocit
diversa e sarebbe stato in balia di maree e correnti diverse.
Uno o due sarebbero forse stati tratti in salvo da barche, perch di tanto in tanto passavano dei traghetti tra il continente messicano e la penisola della Baia. Sarebbero stati sbarcati alla successiva fermata del traghetto e avrebbero poi cercato di far ritorno a casa, mendicando passaggi da un paese all'altro fino all'isola. E quando fossero arrivati a casa, che cosa avrebbero raccontato? E se uno dei compagni fosse arrivato prima di loro? Come avrebbero coordinato le loro storie?
Uno o due sarebbero certamente approdati in una zona disabitata, dove avrebbero raspato la terra per riuscire a sopravvivere finch non fossero riusciti ad attirare l'attenzione di qualche pescatore che passava di l o di una famiglia venuta a cercare legna da ardere. C'erano da mangiare le lucertole se si riusciva a catturarle e un tipo di serpente a sonagli, che per non faceva rumore, buono da mangiare se si riusciva a dargli un morso prima che fosse lui a mordere, e poi uova di uccelli, se si riusciva a trovare i nidi nascosti nelle fessure dei precipizi. Non c'era molta acqua dolce e quella che c'era si trovava in pozze stagnanti ed era quasi sicuramente infetta. Ma si poteva sopravvivere.
Jobim non credeva che nessuno di loro sarebbe morto, e comunque non si riteneva responsabile se uno di loro moriva: lui li aveva buttati in acqua interi, e in buona salute e con tempo buono. Chiunque sarebbe riuscito ad arrivare a riva; bastava non fare stupidaggini.
Inoltre, se qualcuno di loro fosse morto, Jobim l'avrebbe considerato un atto di giustizia, perch secondo lui, quello che essi avevano fatto alla montagna sottomarina non li rendeva pi meritevoli di salvezza di un pipistrello idrofobo.
Ben presto le voci non si udirono pi; l'unico rumore era quello prodotto dal guazzare dell'acqua contro il fondo della zattera di legno. Jobim lev l'ancora. Sporgendosi per tirare su il ferro, con il peso fece inclinare un'estremit della zattera che si immerse sotto la superficie dell'acqua e allora un grosso cabro dorato arriv sulla zattera, in grembo a Jobim.
Lo squasso provocato dalla dinamite non solo aveva ucciso il pesce, ma l'aveva anche sfigurato. La pancia dell'animale era gonfia; la lingua si era ingrossata e, come un pallone, riempiva la bocca spalancata; gli occhi sporgevano dalle orbite e parevano guardare con vacua perplessit.
La montagna sottomarina ora era morta. Ci sarebbero voluti molti e molti mesi prima che si popolasse di nuovo e anni prima che tornasse alla quasi normalit.
No, non gli sarebbe dispiaciuto se uno di quegli uomini non ce l'avesse fatta a tornare a casa.
Paloma aspett che tutto fosse silenzioso e poi aspett ancora un po', nel caso che Jo avesse fatto un giro e fosse tornato a remi e si fosse appostato poco lontano. Alla fine, immerse la testa sott'acqua e usc da sotto la piroga. Era sola sul mare.
Si iss sul fondo capovolto della piroga e esamin il foro che Jo aveva scavato con l'arpone. Era largo quasi quanto il suo pugno, abbastanza facile da rattoppare con legno una volta a terra, ma abbastanza grosso da impedirle di arrivare a terra.
Cerc di soppesare le varie alternative. Poteva restare con la barca capovolta finch non fosse stata portata a riva dalla corrente - oggi o domani o dopo, o... Ci sarebbero potuti volere molti giorni e lei avrebbe potuto morire di sete o di insolazione. E se il tempo fosse peggiorato? Cercare di resistere a un chubasco stando a cavallo di un tronco cavo era un vero suicidio.
Poteva abbandonare la barca e nuotare verso casa. No, proprio, no. Non era neanche da prendere in considerazione.
Oppure poteva tentare di rattoppare la piroga qui e subito.
Con che cosa? Non aveva legno, n tela, n cuoio, n chiodi o bullette, n un martello. Poteva tappare il foro con il suo corpo: sedervisi sopra. Ma allora non avrebbe potuto remare, perch ad ogni suo movimento il foro si sarebbe aperto e l'acqua sarebbe entrata a fiotti. Pass in rassegna tutto quello che aveva portato con s, cercando di immaginare che cosa avrebbe potuto servire da tappo.
Il cappello? No, la trama della paglia non era abbastanza fitta; l'acqua sarebbe passata attraverso. Le pinne? Poteva tagliarne una e incastrare nel foro un pezzo di gomma. Ma la gomma non sarebbe rimasta a posto; sarebbe venuta a galla. Il vetro della maschera? Non aveva alcun mezzo per fissarlo al legno.
La sua mente valut ogni oggetto e lo scart. E poi, mentre guardava le fibre del legno, vide altre fibre, strettamente intessute anche se non cos spesse come il legno, e trov la risposta: il suo vestito. Poteva tappare il foro con il vestito, e l'acqua non sarebbe entrata. Il tessuto era gi impregnato di acqua di mare, cosicch non ne sarebbe penetrata altra. E premute bene fino a farne una palla, le fibre di tessuto si sarebbero indurite diventando quasi impermeabili.
Si sfil il vestito bagnato da sopra la testa, poi si immerse sotto la piroga e, dall'interno, premette il tessuto nel foro. Teneva bene - non avrebbe certo resistito ai continui colpi di un mare agitato, ma era abbastanza sicuro per poter remare con il mare calmo.
Si immerse di nuovo, si iss sul fondo della piroga e si protese in avanti per afferrare il bordo sul lato opposto. Facendo forza su un ginocchio, tir e vi fu un rumore liquido come di risucchio e poi uno schiocco nel momento in cui la piroga si staccava dall'acqua e si raddrizzava. Era ancora piena d'acqua, per; il bordo della piroga emergeva dall'acqua solo di alcuni centimetri. Dato che la barca era un tronco cavo, non poteva affondare, ma se Paloma vi si fosse messa dentro, il suo peso avrebbe abbassato il bordo della piroga proprio a livello dell'acqua. A ogni suo minimo movimento, la piccola imbarcazione poteva inclinarsi facendo entrare altra acqua. Non poteva sgottarla standovi dentro.
Si aggrapp quindi con un braccio a un lato e con l'altra mano cominci metodicamente a spazzare fuori l'acqua. Si impose di non aver fretta, perch sapeva che
avrebbe dovuto andar avanti a fare questo lavoro per parecchie ore, probabilmente fino a notte avanzata. E non si affrett perch non voleva stancarsi e rischiare di farsi venire un crampo a un braccio o a una gamba. Era in grado di sciogliere un crampo, ma un muscolo che si  contratto in uno spasmo una volta, viene di nuovo preso dai crampi se non  lasciato a riposo per alcune ore. Ogni crampo successivo  sempre pi difficile da sciogliere del precedente e non voleva essere costretta a ricorrere troppo presto a estremi rimedi. Si diceva che l'unico modo per alleviare un crampo terribile era quello di procurarsi da un'altra parte un dolore ancora peggiore; perch in teoria la mente pu concentrarsi su un solo centro di dolore alla volta e si concentrer quindi sul pi forte, smettendo cos di inviare segnali di crampi al muscolo torturato.
Tutti, compresa Paloma, riconoscevano che sui crampi poteva influire in maniera drammatica l'atteggiamento mentale. Indipendentemente dall'origine del crampo, lo si aggravava se ci si faceva cogliere dal panico e lo si alleviava, in maggiore o in minore grado, se non ci si faceva caso e lo si considerava razionalmente come un muscolo che si era contratto e che andava controllato per rilassarne la tensione. Una calma assoluta era, naturalmente, un consiglio pi facile da dare che da mettere in pratica, specialmente se uno stava nuotando e se un crampo lo faceva piegare in due al punto da non riuscire quasi pi a mantenersi a galla o se uno stava correndo, per sfuggire a qualcuno o da qualcosa, e un crampo lo buttava a terra.
A furia di gettar acqua fuori bordo, i muscoli del braccio cominciarono a irrigidirsi e a dolere. Per poter massaggiare il braccio con l'altra mano, dovette lasciare la presa sulla barca. Subito la corrente la invest e la trascin lontano dalla piroga, ma lei confidava nella sua forza di nuotatrice e non si preoccup.
Era a pi di cinquanta metri di distanza dalla piroga quando finalmente sent le fibre muscolari del braccio rilassarsi e ammorbidirsi, allora smise di massaggiare i tessuti. Senza fretta, cominci a nuotare a rana controcorrente.
A qualsiasi creatura che l'avesse osservata da sott'acqua, sarebbe apparsa come un animale piuttosto grande, in buona salute, che se ne andava per i fatti suoi, senza emettere segnali di vulnerabilit, o di preda in difficolt. Dopo dieci o quindici minuti, era come se non si fosse mossa affatto; non sembrava pi vicina alla barca di quando aveva cominciato a nuotare.
Ma lei aveva osservato il punto da cui era partita, facendo riferimento a una serie di rocce dalle forme particolari che stavano sul fondo, e sapeva che stava avanzando - molto lentamente, probabilmente non pi di mezzo metro a ogni bracciata, di cui per ne perdeva la met prima di fare la bracciata successiva; ma stava guadagnando terreno. Non si stancava; poteva nuotare cos per un tempo indefinito e alla fine - forse entro un paio d'ore - con la marea decrescente lei avrebbe progredito un po' di pi a ogni bracciata. Poi la marea sarebbe stata in stanca e lei si sarebbe avvicinata ancora di pi alla piroga. Infine la marea sarebbe cambiata e in poche bracciate lei sarebbe riuscita a raggiungerla.
La gamba sinistra part per prima. Ebbe un preavviso di una frazione di secondo e poi sent le dita accavallarsi e aggrovigliarsi. Allung una mano e cerc di stringere il muscolo inferiore del polpaccio, ma era troppo tardi. Le fibre muscolari si erano gi appallottolate in un nodo grande quanto un'arancia. Si gir sul dorso e strinse le cosce con entrambe le mani. Massaggiandosi con la punta delle dita, riusc a sciogliere il nodo e sent che cominciava a rilassarsi. Tutt'a un tratto il nodo si sciolse ed ella pens che il crampo fosse passato e distese la gamba e allora, prima ancora di capire cosa stava succedendo, con uno spasmo violento, quasi sonoro, un nodo ancora pi grosso le attanagli la parte posteriore della coscia. Il tallone colpi di scatto la natica, come la lama di un coltello a serramanico quando si chiude.
Stava andando rapidamente alla deriva, era gi molto pi lontana dalla barca. Si impose di non pensarci, ma sforzarsi di non pensarci era come pensarci ancor pi intensamente.
Cerc di usare le mani per distendere la gamba, ma le braccia non erano abbastanza lunghe per poter fare leva. Ripieg allora anche l'altra gamba, incune le dita del piede tra il tallone dell'altro piede e la natica e spinse verso il basso.
Allora part anche l'altra gamba, esattamente come aveva fatto la prima. E lei si sent come uno di quei mendicanti sui carrozzini a La Paz, quelli cui erano state amputate le gambe al di sotto del ginocchio. Non aveva pi equilibrio, la parte superiore del corpo era troppo pesante e lei rotolava nell'acqua come un maiale legato.
In un primo tempo pens che sarebbe svenuta per il dolore. Sperava di svenire, perch era una di quelle persone che tendono a stare a galla sul dorso, e non appena avesse perso conoscenza, i crampi si sarebbero sciolti e lei si sarebbe rivoltata sul dorso con la testa fuori dell'acqua.
Ma non svenne e allora cerc di nuotare verso la barca, usando solo le braccia, ma era assolutamente impossibile; perdette terreno e si stanc subito. Cap che doveva affrontare i crampi con il cervello.
Smise perci di nuotare e si disse: stai andando alla deriva. Cos' la cosa peggiore che ti pu capitare? Andare alla deriva cos lontano da non riuscire a riprendere la barca con questa marea. Non annegherai perch sai stare a galla finch vuoi (a meno che non arrivi un chubasco, ma non  il caso di preoccuparsi di questo adesso). Cos continuerai ad andare alla deriva finch a un certo momento la marea cambier e ti riporter verso la barca. Anche se verrai trasportata molto lontano dalla barca, tutto quello che pu capitarti  di continuare ad andare finch non toccherai terra o qualcuno ti raccoglier. Quindi, in effetti, non c' proprio di che preoccuparsi. Da qualche parte, nei pi lontani recessi della sua mente, sapeva che non avrebbe potuto mantenersi a galla in eterno, e neanche per pi di pochi giorni. Sarebbe rimasta vittima della sete
o della fame o del sole. Ma la sua mente non lasci che questa idea diventasse dominante.
Poi guard gi attraverso l'acqua e vide che c'era una cosa ben peggiore alla quale non aveva pensato. Era ormai molto lontana dalla montagna sottomarina, e gi, nelle ultime ombre azzurre prima delle tenebre, c'erano due squali che giravano lenti. Non erano i ben noti pesci martello. Persino a quella distanza, riusc a distinguere le forme affusolate e i musi appuntiti, e cap che erano un genere di pesce manzo - veloci, audaci, aggressivi, irritabili e assolutamente imprevedibili.
Ad ogni giro gli squali si facevano pi vicini alla superficie; e ogni giro era un po' pi rapido del precedente. E Paloma cap immediatamente quello che stava accadendo: lei stava mandando nuovi segnali, segnali che dicevano che ora non era pi un animale abbastanza grosso, in buona salute che se ne andava per i fatti suoi - ora era un animale ferito, colto dal panico che non riusciva a difendersi e che poteva perci essere una facile preda.
Va bene, si disse: devo smetterla di comportarmi cos, se no mi si avventeranno contro e mi faranno a pezzi. Come sent nel cervello queste parole, si sent travolgere da un'ondata di panico e tent con maggior forza di raddrizzare le gambe; e pi si sforzava pi queste si irrigidivano.
Che cosa si provava a essere attaccati da un grosso pesce? Avrebbe fatto male o sarebbe stato cos rapido da non fare affatto male? No, probabilmente faceva male. Che genere di dolore poteva essere? Qual  il dolore peggiore che uno possa immaginare?
Si morse la lingua. Santa Vergine, che male! Diede un morso ancora pi forte. Niente poteva far pi male di questo. Morse ancora pi forte; si sent il sangue nella bocca e vide sottili strisce rosse filtrare attraverso le labbra dentro l'acqua. Il sangue poteva attirare gli squali.
Ma ora riusc a concentrarsi solo sul dolore nella lingua. Era una lama, una fiamma, un ago.
I crampi si sciolsero.
Non se ne rese conto finch non smise di mordersi la lingua. Come quando si toglie gas a un motore fuoribordo e lo si mette in folle, cos si aspettava che il dolore nella bocca si riducesse al minimo, a una vaga sensazione e che il dolore nelle gambe si accentuasse e predominasse. Svan il dolore nella bocca, ma non arriv niente a sostituirlo. Guard in gi e vide che le gambe si erano sbloccate e che i muscoli dei polpacci non erano pi contratti.
Molto cautamente, cominci a nuotare, dirigendosi senza convinzione verso la piroga, pi per saggiare i muscoli che per altro. Us le braccia e le spalle trascinando le gambe in una fiacca sforbiciata.
Non sentiva dolore, ma neanche avanzava. Con le sole braccia non riusciva a spostare il corpo contro la corrente. Ma continu lo stesso a nuotare per esercitare i muscoli e riattivare la circolazione nei tessuti. Mantenne un ritmo tranquillo e regolare, che trasmetteva calma e sicurezza.
Dopo alcuni minuti, guard di nuovo sott'acqua e cerc, al confine con le tenebre, gli squali. Ne vide solo uno, e solo una parte di uno, un'ombra grigia e guizzante, che puntava in un'altra direzione. Lei era di nuovo un animale sano e secondo le sensazioni percepite dagli squali, un formidabile avversario e non pi una preda vulnerabile.
Continu a nuotare per pi di un'ora, sempre tenendo d'occhio la piroga che si faceva via via pi piccola sul mare. Di tanto in tanto, un piccolo muscolo le inviava una fitta d'avvertimento, una minaccia di spasmo, e allora lei si fermava e massaggiava il muscolo e lo scuoteva. Non voleva per fermarsi troppo a lungo perch il continuo esercizio la teneva calda, e il calore favoriva la circolazione del sangue nel corpo. Se si fosse lasciata prendere dal freddo, la circolazione si sarebbe ridotta e i muscoli, impoveriti di ossigeno, sarebbero stati presi dai crampi.
Nuot senza pensare, concentrandosi su ogni bracciata come un atto a s, indipendente da tutte le altre bracciate e da tutti gli altri atti, da iniziare e portare a termine con perfezione meccanica come per raggiungere un obiettivo che non esisteva. Scacci tutti gli altri pensieri dalla sua mente, perch potevano procurare emozioni tali da alterare l'equilibrio chimico del suo corpo e provocare disturbi - un crampo, una
fitta al fianco, una bolla d'aria nello stomaco o eccessiva
iperventilazione, che potevano farla svenire.
Il primo indizio che la marea stava cambiando fu una sensazione di acqua calma e ferma contro la pelle. Aveva nuotato sul filo di una corrente marina, che si era rallentata con la marea e che stava sulla superficie come latte cagliato in una tazza di caff. Smise di nuotare e si guard in giro. Il mare, prima semplicemente calmo, ora era piatto e liscio. Se c'erano onde lunghe, erano cos lente e pigre che lei non riusciva a percepirle.
Scorse un pezzo d'alga galleggiare poco distante e a nuoto la raggiunse e poi la gett con quanta forza aveva verso la piroga ormai lontana. L'alga ricadde in acqua tre metri pi in l e non si mosse. Non si avvicinava, non si allontanava n si spostava di lato. La marea era in stanca. Ora se nuotava, non poteva perdere terreno, ma solo guadagnarne e tra poco sarebbe iniziata la nuova marea che l'avrebbe spinta in avanti. La piroga era ancorata e quindi non si sarebbe mossa.
A ogni bracciata si immagin di vedere la piroga diventare sempre un pochino pi grande. Nella prima ora, nuotando nella stanca marea, copr all'incirca un miglio. Per fare il secondo miglio le bastarono solamente venti minuti perch la marea era cambiata e cominciava a correre. Dopo altri quindici minuti
era sulla piroga, e si massaggiava con la punta delle dita i
morbidi tessuti delle cosce. Aveva avuto paura, ma ora si sentiva anche fiera di s, perch era riuscita a cavarsela da sola. Ogni decisione aveva dovuto prenderla da sola e ogni decisione si era rivelata giusta.  vero, Jobim le aveva insegnato le tecniche e dato le cognizioni che l'avevano aiutata a sopravvivere, ma l'aver messo tutto in pratica, l'averlo fatto veramente era una sensazione stupenda.
Rabbrivid. Il sole era calato cos lontano che la piroga gettava un'ombra molto nitida sul mare. Nelle ore intorno a mezzogiorno, il sole aveva aumentato la temperatura dell'acqua e ancora per qualche ora l'acqua avrebbe conservato quel calore. Ma sempre l'aria pi fresca della sera toglieva quel calore all'acqua. Paloma immagin che la temperatura dell'acqua dovesse essere scesa di due o tre gradi o forse anche pi, da quando la sua piroga si era rovesciata.
In ginocchio sul fondo della barca, gett fuori acqua con le mani e poi con la pagaia e di nuovo con le mani e con la pagaia. Vide il sole scivolare verso l'orizzonte, poi quasi esitare e infine tuffarsi nel mare, lasciando un cielo di un azzurro pi intenso punteggiato, a oriente, di fioche stelle. Vide una luce o un fuoco d'accampamento brillare su un'isola lontana. Poco distante, da qualche parte nel crepuscolo alle sue spalle, una piccola razza salt nell'aria e ricadde sull'acqua con un tonfo secco e Paloma trasal al pensiero che in mezzo al mare non era mai sola, n di giorno n di notte.
La barca era asciutta ora, asciutta come poteva esserlo prima che il sole tornasse a battervi sopra e a far evaporare l'acqua dal legno. Non era mai stata sul mare di notte per lungo tempo; controll quindi due volte i riferimenti a terra che ancora riusciva a scorgere e si mise in piedi nella piroga per cercare le prime luci di Santa Maria. Poi cominci a remare verso casa.
Miranda doveva essere molto agitata. Paloma non restava mai fuori cos tardi, e sua madre doveva certamente essere convinta che le fosse successo qualcosa. Era annegata. Un animale doveva averla divorata. Era ferita e galleggiava sola nel buio. L'immaginazione di Miranda si sarebbe messa a galoppare, e ben presto lei si sarebbe rassegnata al fatto che Paloma era morta, che il fato le aveva strappato un'altra persona cara.
No, non il fato. Se la sarebbe presa con Dio, perch era stato per volere di Dio che Jobim era morto, e ora Egli le aveva preso anche Paloma. Perch? avrebbe domandato. Dio stava forse mettendola alla prova? Che cosa voleva che lei facesse? Perch Dio non le inviava un segno? Avrebbe fatto qualsiasi cosa, se solo avesse saputo che cosa fare.
Ma proprio il pensiero di Dio avrebbe impedito a Miranda di diventare isterica nel suo dolore. Una volta che si fosse convinta che la scomparsa di Paloma era dettata dalla volont divina, allora per Miranda non ci sarebbe stato pi niente da fare, neanche preoccuparsi. Dopo tutto, se Dio aveva voluto cos, allora preoccuparsi era come implicitamente sfidare la volont di Dio, lamentarsi era protestare contro la volont di Dio. Impensabile.
Jo, naturalmente, non sarebbe stato di alcun aiuto. Si sarebbe finto innocente e preoccupato e si sarebbe conformato a ogni atteggiamento di Miranda: se lei avesse tirato in ballo il mistero della volont divina, lui avrebbe scosso la testa pieno di stupore. Se lei avesse domandato che cosa aveva mai fatto per meritare un destino cos crudele, lui le avrebbe cinto le spalle con un braccio e le avrebbe assicurato che la sua era come la storia di Giobbe - sarebbe stata ricompensata nel Regno dei Cieli. Avrebbero poi parlato di Paloma e ricordato alcune cose belle di lei e avrebbero pianto insieme.
Al pensiero di questa scena, Paloma si sent furente e prese a remare con pi vigore. Ma poi pens all'accoglienza che avrebbe ricevuto, dopo tutto questo rituale sentimentale, e sorrise. Miranda magari avrebbe reagito male - anche se solo per un breve istante - per il ritorno, perch dopo essersi sentita votata al martirio, l'arrivo di Paloma sarebbe stato un secondo colpo.
Jo avrebbe finto di essere felice, ma avrebbe recitato questa commedia solo ed esclusivamente a beneficio di Miranda. Avrebbe gironzolato intorno e nei suoi occhi ci sarebbe stato un avvertimento a Paloma di non parlare di quello che era successo. Eppure, Paloma immaginava che da qualche parte nel suo intimo, Jo avrebbe provato un segreto senso di sollievo per il suo ritorno, perch non riusciva a credere che - nonostante i suoi accessi d'ira - la coscienza di Jo potesse giustificare l'omicidio.
Probabilmente Paloma non avrebbe detto nulla. A che cosa sarebbe servito parlarne? Non c'era nessuno che potesse punirlo, perch anche se la gente avesse creduto al suo racconto, non ci avrebbe trovato nulla di veramente grave. Non le era stato fatto alcun male. Non c'era modo di dimostrare l'insensatezza, la volont di far male che lei aveva visto nel fratello. Non poteva essere punito per le cattive intenzioni.
La luna, quasi piena, si era levata nel cielo nero, e gettava un sentiero d'oro davanti alla piroga, un sentiero che guid Paloma fino a casa.
Fu accolta all'incirca come se l'era immaginato: Miranda strill di gioia e strinse al petto Paloma e ringrazi Dio per aver ascoltato le sue preghiere e grid al miracolo. Domand a Paloma che cosa l'aveva fatta tardare tanto, e Paloma lanci un'occhiata a Jo e (incapace di tenere a freno la lingua) disse che era stata tanto sciocca da perdere tempo per una cosa da niente, proprio una cosa da niente, un piccolo stupido vortice di marea che l'aveva portata troppo lontana dalla costa. Non avrebbe dovuto succederle e (un'altra occhiata a Jo) non le sarebbe successo mai pi.
Ancora una volta si era fatta un'idea sbagliata di lui.
Egli infatti non si rese conto che lei lo stava prendendo in giro, ma prese questa spiegazione come un altro punto a suo favore. L'aveva messa in guardia dal dire la verit e lei non aveva parlato. Ebbe l'impressione di avere sotto controllo i suoi compagni che ormai dovevano rispettarlo, se non altro per la sua audacia, e Paloma, che chiaramente lo temeva.
Jo pass davanti a Miranda e abbracci Paloma - girando la testa e toccandola con lo stesso affetto con cui avrebbe accarezzato un lebbroso - e disse che era stato in ansia per lei.
Miranda avvert qualcosa di strano tra i suoi figli. Sent nell'aria una corrente di ostilit, e cap che comunicavano tra loro in una specie di codice che non esprimeva niente direttamente se non continui sprazzi di antagonismo. Era inquieta ma impotente e cos mascher la sua ansia manifestando il suo sollievo perch erano tutti a casa sani e salvi.
E a distoglierla dalle preoccupazioni contribu anche l'arrivo di alcune vicine, che fecero una capatina per sgridare Paloma che aveva fatto stare in pena sua madre e per burlarsi di Miranda che era stata cos tanto in pensiero. Vedi? dissero. Ti dicevamo che stava bene. Miranda interpret queste parole come un rimprovero e reag rimproverando Paloma perch era rimasta fuori fino a quell'ora cos tarda. Quello che realmente intendeva dire era: come hai potuto farmi passare per stupida davanti alle mie amiche? Paloma lo cap e si scus e disse che s, dopo tutto, aveva realmente corso qualche pericolo e che aveva avuto fortuna a essere tornata a casa viva - giustificando in tal modo la preoccupazione di Miranda e fornendole una storia da raccontare alle amiche.
Intanto Jo era rimasto seduto in un angolo su una sedia appoggiata in bilico contro la parete, con un sorriso stampato sulla faccia.


Capitolo 11.

Il mattino seguente, Paloma non and alla montagna sottomarina. Disse a Miranda che l'orribile avventura del giorno prima l'aveva spaventata e che voleva restare a terra un giorno o due e aiutarla a fare il bucato e a pulire la casa. Miranda fu molto contenta. Paloma poteva raccontare con parole sue alle altre donne come era riuscita a cavarsela per miracolo e cos queste non potevano accusare Miranda di avere esagerato e avrebbero visto che le sue preoccupazioni non erano del tutto infondate.
Miranda volle anche interpretare la decisione di Paloma come un segno molto promettente: forse le stava passando questa mania per il mare e avrebbe apprezzato e cominciato ad accettare una posizione pi tradizionale in seno alla comunit.
La ragione per cui Paloma rest a terra era che sapeva bene che se fosse andata alla montagna sottomarina e l avesse visto Jo e i suoi compagni, non sarebbe stata capace di stare zitta, avrebbe sicuramente provocato un altro scontro. E questa volta, qualcuno si sarebbe fatto male.
Era andata in cima alla collina sopra il pontile e da lass guard loro e gli altri pescatori preparare le barche per la giornata. Pot udire quasi tutto quello che si diceva e il resto lo immagin, perch la conversazione non cambiava mai molto da un giorno all'altro, e sapeva che Jo non intendeva dire agli altri pescatori dove lui, Indio e Manolo stessero andando. Jo aspett che gli altri partissero, fingendo di essere seccato per il ritardo causato dalle lenze tutte attorcigliate.
Paloma si consol un po' pensando all'egoismo di Jo: se
Jo era tanto furbo da capire che era contro il suo interesse parlare con qualcuno della nuova montagna sottomarina, la sua avidit avrebbe ritardato, almeno per un po' di tempo, lo sterminio degli animali.
Ma non la confort affatto vedere l'ultimo arnese che Jo e Indio gettarono sulla barca: una grossa rete, con pesi di piombo sul fondo per tirare quella trappola gi fino sulla sommit della montagna sottomarina.
Quando fu certo di essere solo, Jo avvi il motore e punt verso il mare aperto. Non sapeva con esattezza dove fosse la montagna sottomarina, ma dedicandovi un'intera giornata per cercarla e senza essere pressato n da Paloma n dai concorrenti, era sicuro di riuscire a trovarla. Mentre uno dei compagni non avrebbe fatto altro che guardare attraverso il secchio dal fondo di vetro, Jo avrebbe guidato il fuoribordo lungo linee rette in su e in gi coprendo tutta la zona, finch, alla fine, sarebbe passato sopra la montagna sottomarina.
La marea, le correnti sottomarine, il movimento dei grossi banchi di pesciolini e delle altre minuscole creature che stanno all'estremo limite della catena alimentare, avrebbero forse potuto impedire a Jo di fare subito molti danni. Probabilmente avrebbe gettato la rete e l'avrebbe mandata sul fondo e avrebbe tirato su un solo pesce palla, perch i grossi banchi di carangidi e di cabro si muovevano incessantemente alla ricerca di cibo e riuscire a catturarli mentre passavano sopra la montagna sottomarina era proprio un caso fortunato.
Ma sarebbe successo - se non questa mattina, il pomeriggio, se non oggi, domani - perch con cos tanti banchi di cos tante variet di pesci che passavano sopra la montagna tante volte ogni giorno, anche se l'incompetenza di Jo lo portava ad ancorare la barca nel posto sbagliato al momento sbagliato, certamente, prima o poi, attraverso il secchio avrebbe individuato un grosso banco.
Paloma rest a guardare finch la scia del motore di Jo
si dissolse nell'acqua in movimento e finch lo scafo bianco della barca scomparve nella luce che scintillava sul mare.
Il pontile era vuoto e cos lei riusc a lavorare intorno alla sua piroga senza disturbare nessuno. Trov alcuni pezzetti di grossa tela e alcuni pezzetti di compensato, e li tagli e li sagom in modo da tappare il foro sia all'esterno che all'interno, e li fiss con chiodi e li sigill con una mano di pece.
Poi torn verso casa.
Miranda si stava movendo su e gi per la casa come un uccello spaventato, e Paloma cap che era un po' nervosa, un po' eccitata, un po' preoccupata - in preda a tanti altri sentimenti, ognuno dei quali faceva da complemento ad altri, alcuni dei quali ne contraddicevano altri, e che messi tutti insieme la turbavano.
Nel complesso, Miranda era felice che Paloma restasse con lei e facesse alcuni lavori femminili, ma voleva essere sicura che Paloma passasse una bella giornata perch temeva che se si fosse annoiata, sarebbe tornata in mare, subito e per sempre.
Desiderava enormemente riprendersi la figlia, riavere la compagna di cui Jobim l'aveva privata portandola sul mare. Voleva poter essere fiera di Paloma, fiera di avere una figlia che avrebbe lavorato con lei. Allevare una figlia a fare lavori femminili era una cosa normale, una cosa sana, una cosa buona per la comunit. Faceva di Miranda una persona normale, qualcuno da accettare e da trattare come tutti gli altri. Voleva esibire Paloma alle altre donne, un po' come il simbolo di quanto lei era riuscita a fare. Ma, in fondo in fondo, temeva che Paloma potesse dire o fare qualcosa che non sarebbe sembrato normale, e che avrebbe magari reso le cose ancora pi difficili.
Temeva che Paloma potesse non piacere alle altre donne e che loro non piacessero a Paloma. Voleva che tutti si trovassero simpatici, ma questo voleva anche dire che le donne avrebbero dovuto trattenersi dal lamentarsi continuamente di tutto. A Paloma era stato insegnato dal padre che lamentarsi era una perdita di tempo. Se una cosa non ti va a genio, era il principio guida di Jobim, modificala. Se non la puoi modificare, accettala. Se non puoi n modificarla n accettarla, allora modifica le circostanze in modo da potervi far fronte. Ma in nessun caso lamentatene, perch lamentandoti non ottieni nulla ma peggiori le cose.
Anche Paloma avrebbe dovuto metterci un po' di buona volont. Avrebbe dovuto nascondere il suo disprezzo per quelle che si lamentavano. E dopo tutto, era giusto perch Paloma non conosceva la vita e i problemi di quelle donne. Non poteva valutare la sincerit o la fondatezza delle lamentele.
Se per tutta la vita uno non fa altro che lavare panni e pulire la casa e preparare pasti, allora ecco che anche i minimi particolari relativi al bucato o alla pulizia della casa o alla cucina diventano le cose pi importanti del mondo. Era necessario che Paloma si convincesse che questi particolari non erano futili e sciocchi, per lo meno non per le donne, e perci non doveva farsi beffe di loro.
Miranda, mentre correva avanti e indietro per la casa, spolverando cose che non avevano bisogno di essere spolverate, pulendo cose gi pulite, mettendo via cose che non metteva via mai, inizi una frase poi un'altra, poi si ferm e ricominci daccapo, poi segu un altro corso di pensieri, poi farfugli e cambi argomento. Aveva cos paura di essere troppo specifica che fin con l'essere troppo vaga e ci vollero parecchi minuti perch Paloma si rendesse conto di quello che Miranda non si decideva a dire. Quando finalmente riusc a capire, disse: Non preoccuparti, mamma. Tutti abbiamo le mani.
Che cosa? fece Miranda fermandosi.
Io remo con le palme delle mie mani. Loro cuciono con le punte delle dita. Se si fanno un taglio nel palmo della mano, non  niente per loro. Ci ridono su. Se me lo
faccio io,  una tragedia. Ma se mi taglio la punta di un dito, per me non  niente. Tutti abbiamo le mani.
Miranda non afferr del tutto che cosa c'entrassero i tagli nelle mani con quello che lei aveva cercato di dire e si domand che cosa avesse capito Paloma, ma c'era nella voce della figlia un che di comprensivo per cui Miranda ebbe la certezza che tutto sarebbe andato bene.
E in effetti and bene.
Dapprima le donne trattarono Paloma con circospezione, squadrandola come se fosse una curiosit. Questo era del tutto naturale, dato che tutti avevano sempre considerato Jobim una curiosit, anzi, di pi - una stranezza, quasi una minaccia. Egli aveva rispettato le leggi e le usanze che approvava e aveva decisamente respinto quelle che non approvava (se a suo parere limitavano la libert di una persona), o le aveva tollerate con silenzioso disprezzo (se a suo parere si trattava di innocui mezzi che aiutavano gli insicuri ad avere maggior considerazione di se stessi). Quello di Jobim poteva sembrare un atteggiamento di superiorit e avrebbe potuto diventare intollerabile per molti se egli non fosse stato cos attento a criticare anche le proprie debolezze. Ma nonostante tutto, c'erano uomini - per lo pi quelli che si valevano di quei rituali per darsi l'importanza che non riuscivano a ottenere altrimenti - che non amavano Jobim e che non si sentirono particolarmente tristi quando lui non fu pi sull'isola. E alcuni di questi uomini erano sposati con le donne che lavoravano con Miranda. Le donne sapevano quanto vicini fossero stati Paloma e Jobim e sapevano che Paloma si era comportata proprio da figlia di tale padre. Avrebbero avuto bisogno di convincersi che Paloma intendeva comportarsi pi come una donna ora.
Lei le convinse. Non apr bocca se non per rispondere alle domande dirette, e rispose rispettosamente, anche se le domande le sembravano provocatorie o sciocche. Ascolt con attenzione ogni monologo e annu con aria comprensiva, sebbene le parole delle donne non lasciassero alcuna impressione nel suo cervello: risuonavano come biglie in una conchiglia vuota, perch l'abitante della conchiglia era altrove - fuori nell'acqua, pensando a quello che stava accadendo sulla montagna sottomarina.
Lavor duro, affaticando muscoli che non era abituata a usare, non fermandosi mai a riposare come faceva invece la maggior parte delle donne, non lasciandosi mai sfuggire un brontolio di stanchezza n un sospiro di noia - fino a che scopr che le donne volevano che lei si stancasse e provasse fisicamente quanto fosse dura la loro vita. Lei se ne rese conto e fece eco ad alcune delle loro lamentele. E alla fine del giorno, parecchie donne presero da parte Miranda e le fecero i complimenti per come Paloma stava cambiando.
Mentre saliva su per la salita sotto un pesante fardello di bucato, Miranda non parl ma era evidentemente soddisfatta. Paloma pens che anche se quella giornata non avesse dato altri risultati, aveva dato un po' di felicit a sua madre, il che era una cosa rara e bella.
Paloma tuttavia non smise di domandarsi quanti animali erano morti durante quel breve periodo di gioia per Miranda. Se la prese con se stessa che non stava facendo niente per evitare che gli animali morissero, pur sapendo che era assurdo considerarsi colpevole.
Mentre aiutava a spazzare la casa e a stendere il bucato e a dar da mangiare alle galline per la seconda volta e a preparare il fuoco per la cucina, Paloma si sforz di restare a terra con i suoi pensieri. Ma non appena ebbe finito questi lavori e Miranda si apprest a preparare la cena, Paloma usc e guard il cielo per capire che ora fosse.
Il sole era molto basso; era tardi, pi tardi di quanto normalmente restassero in mare Jo e gli altri. Guardando il sentiero che portava al pontile, vide molti pescatori avviarsi verso casa, il che voleva dire che erano tornati a riva da un'ora o pi, perch era questo il tempo che ci voleva per scaricare il pesce e pulirlo e redazzare la barca e riporre l'attrezzatura.
Forse a Jo e ai suoi amici era capitato qualche guaio... niente di serio, perch Paloma non era capace di augurare del male a nessuno. Ma qualcosa di seccante, che aveva fatto perdere del tempo, qualcosa di sgradevole, forse qualcosa che li aveva spaventati tanto da scoraggiarli dal tornare ancora alla montagna sottomarina.
Forse la rete si era impigliata sul fondo e loro si erano rovesciati nel tentativo di liberarla. E allora avrebbero dovuto rimettere diritta la barca e remare fino a casa, perch il motore bagnato con acqua di mare non si sarebbe mai avviato.
O forse avevano gettato la rete in mezzo a una massa di scombri o di wahoo e se l'erano vista fare a brandelli mentre tentavano di liberare quei pesci che mordevano e sferzavano, per evitare che questi trascinassero sott'acqua la barca.
Forse ora, mentre stava calando la notte, erano molestati da un branco di focene che avevano fiutato il pesce nella loro barca e ne volevano un po' e quindi battevano e colpivano per gioco con i musi e le code contro la barca scuotendola tutta. Loro magari avrebbero gettato fuori bordo qualche pesce, e le focene l'avrebbero interpretato come un incoraggiamento a continuare in quel gioco e avrebbero urtato contro la barca da sotto sui due lati e la barca avrebbe oscillato lasciando cadere in mare altri pesci, il che avrebbe convinto le focene che il loro gioco era un vero successo e che bisognava continuare con maggior vigore.
Jo e gli altri avrebbero udito gli schiocchi e i fischi e i grugniti che producevano le focene chiacchierando tra di loro e nell'oscurit densa e impenetrabile avrebbero interpretato quelle conversazioni come deliranti versi di mostri marini. Presto sarebbero stati colti dal panico e non sarebbero riusciti a tenere in equilibrio la barca e sarebbero caduti in mare, immersi negli spruzzi e nella schiuma resa torbida dal sangue dei pesci.
A Paloma quest'ultima eventualit era quella che piaceva di pi. S, ecco che cosa poteva sognare che fosse capitato loro se non tornavano a casa presto.
Ma mentre scendeva per il sentiero che portava al pontile, improvvisamente si rese conto che c'era una ragione pi probabile per il ritardo di Jo - ed era questa ragione che le fece sentire fredde e umide le palme delle mani e poi un rivolo di sudore correrle lungo i fianchi e un singulto di paura che sapeva di bile, salirle in gola.
Dall'alto della collina vide che questa era la vera ragione.
La giornata aveva avuto un esito ben superiore alle speranze di Jo. Avevano catturato con la rete e ucciso e caricato a bordo cos tanti pesci che ora tornavano a casa con il motore al minimo per evitare che il fuoribordo imbarcasse acqua e affondasse. La pi piccola onda poteva passare sopra la prua; la minima inclinazione del parapetto poteva provocare l'allagamento della barca.
Mentre l'imbarcazione si avvicinava al pontile, Paloma vide Jo, Indio e Manolo seduti sui pesci, dentro i pesci fino alla vita, circondati da montagne di pesci.
In un solo giorno di pesca con la rete, avevano preso pi pesce che in un intero mese di pesca con la lenza. Ma non fu solo questo a rattristare Paloma. I grossi banchi di carangidi e di cabro potevano sopportare - e sopportavano in effetti - pesanti perdite piuttosto spesso, e subito tornavano in forze. Ce n'erano cos tanti e si riproducevano cos in fretta e con tale abbondanza, e il mare era cos vasto che i pochi pescatori della zona non potevano sperare di catturarli tutti. Questi pesci potevano sopportare tutto ma non le stragi catastrofiche - la dinamite, per esempio, o un'invasione improvvisa delle enormi navi fattoria dell'Oriente, cose entrambe vietate dalla legge.
No. Per Paloma la cosa pi grave non era tanto la quantit del bottino quanto la sua qualit, non tanto il numero quanto le specie catturate. Persino a quella distanza e all'incerta luce del crepuscolo, riusc a vedere come Jo e i suoi compagni avevano pescato, perch adesso stavano frugando tra i pesci morti sulla barca e buttando a mare quelli che non corrispondevano ai loro gusti improvvisamente molto esigenti.
Quando avevano catturato poco, avevano preso di tutto dicendo di aver bisogno anche dei pesci pi piccoli: dovevano nutrire le famiglie e vendere il resto. Non c'era spreco, dicevano, n incuria. La morte di qualcosa serviva per la vita di qualcos'altro. Molto nobile.
Ma adesso avevano pesci in abbondanza - pi che in abbondanza - e la garanzia, cos come la vedevano loro, di averne in futuro tanti altri ancora, e allora perch preoccuparsi di risparmiare la vita a pesci che non fruttavano monete d'argento? Perch far fatica? Perch darsi da fare per dei pesci che avevano un prezzo alla tonnellata e non al chilo, pesci che andavano caricati su carri e fatti seccare e macinati? Se quei pesci venivano tirati su con la rete e restavano uccisi, era pi economico gettarli via che sottoporli a lavorazione. E se alcuni di questi pesci non formavano branchi, non si riproducevano tanto numerosi da assicurare una naturale sopravvivenza, non esistevano a profusione sulla montagna sottomarina, ebbene, far fuori questi pesci di scarto in questo modo era probabilmente proficuo, era probabilmente una buona idea, perch voleva dire che a ogni retata successiva ci sarebbe stata una maggior percentuale di pesci pi redditizi.
Quanto alle necessit di mantenere un equilibrio di vita sulla montagna sottomarina, un equilibrio che la natura aveva stabilito nel corso di decine e decine di anni, avrebbero ribattuto che erano ben note a tutti le capacit di ripresa della natura. La natura ricomincia sempre da capo. Se questa montagna sottomarina si esaurisse allora ci si sposterebbe su un'altra e quando anche questa fosse esaurita, allora forse la prima si sarebbe rigenerata. E se non
questa un'altra. Ce ne sono sempre altre. Bisogna solo essere tanto furbi da trovarle.
Quando Jo, Indio e Manolo ebbero finito di selezionare
i pesci, era scesa la notte, e l'ultima parte del lavoro la fecero alla luce della luna nascente. Erano stanchi e affamati, e non si soffermarono perci a pulire la barca o a predisporre l'attrezzatura per il mattino seguente.
Penseremo alla barca domattina, disse Jo mentre salivano su per il sentiero. Paloma, accovacciata nella macchia in cima al pendio, osserv le tre ombre avvicinarsi.
Adesso sappiamo dov'.
E che cosa c'. Non ho mai visto niente di simile.
Scommetto che potremmo uscire tardi e rientrare per mezzogiorno.
Potremmo andarci due volte, fare due viaggi al giorno.
Tu vai due volte. Un carico cos per me  sufficiente. Ho quasi la schiena rotta.
Forse dovremmo prendere un'altra barca. Questa era la voce di Jo, mentre passava davanti a Paloma e proseguiva su per la salita.
Il che vorrebbe dire pi gente.
Perch spartire con altri?
Potremmo pescare il doppio.
Per la stessa somma, per. Dovremmo fare a met.
Ma neanche per sogno. Potremmo fare un patto: noi li portiamo l - magari gli bendiamo gli occhi cos non possono ritrovare il posto - poi prendiamo tutto il nostro bottino pi met del loro.
Non so.
Neanch'io.
Ci incontriamo dopo cena, disse Jo. Per parlare. Non dobbiamo decidere niente.
D'accordo.
Ricordate: non se ne parla con nessuno. Oppure siete fuori, soggiunse solennemente Jo, finiti.
Certo, certo.
Le voci tacquero e il rumore dei passi si attut mentre i tre si allontanavano, ciascuno verso la propria casa.


Capitolo 12.

Paloma aspett finch non sent pi alcun rumore se non quello della brezza che spirava sull'isola. Poi, sempre tenendosi all'ombra dei cespugli nel caso qualcuno fosse tornato a prendere un arnese dimenticato, strisci furtivamente gi fino al pontile.
La luna era abbastanza alta e la sua luce filtrava attraverso le acque basse vicino alla riva gettando un debole manto biancastro sul fondo roccioso.
Ma c'era poco fondo da vedere perch era quasi tutto coperto di pesci morti. C'erano pesci che galleggiavano e pesci caduti sul fondo, pesci morti che cercavano di venire in superficie ma erano bloccati da altri, carcasse malconce e maciullate e senza colori, le loro brillanti livree sbiadite nell'uniformit della morte. E i loro occhi, tutti neri e spenti, fissavano con aria vitrea il niente.
Jo e i suoi compagni dovevano aver gettato via un quarto del bottino; avevano tenuto solo i pi grossi delle qualit pi pregiate, i soli che avrebbero fruttato per lo meno una moneta d'argento ciascuno. Qui nell'acqua vicino al pontile c'erano i pi piccoli carangidi e le seriole, alcuni piccoli cabro e altre cernie che avrebbero dovuto essere tirate fuori dalla rete vive e rimesse subito in mare, perch rappresentavano il futuro delle loro specie.
Qui c'erano anche quei pesci che Jobim aveva chiamato gli innocenti, quelli che non avevano alcun valore commerciale, che non potevano essere venduti singolarmente e che non valeva neanche la pena di catturare in grandi quantit, in tonnellate, perch le fabbriche che ne traevano farina o alimento per gatti li pagavano poco.
Erano i pesci palla, miti e timidi e coraggiosi nella loro provocatoria istantanea obesit, di nessun valore n per il portafogli n per la tavola, ma spassosi buffoni per chiunque si immergesse nel mare.
Erano i pesci angelo reali, le cui strisce cambiavano colore in ogni stadio dall'infanzia all'adolescenza fino alla maturit, come un militare cambia i galloni a prova della sua anzianit di servizio, vistosamente belli ad ogni et, guizzanti sentinelle della montagna sottomarina.
Le razze pi piccole - le pastinache, le razze macchiettate e le aquile di mare - animali solitari che si nascondevano sotto un velo di sabbia e che emettevano di scatto uno sbuffo non appena un estraneo si avvicinava, catturate nel momento in cui guizzavano da un nascondiglio all'altro.
Una tartaruga cos giovane, dallo scudo ancora tenero, con la gola rugosa stretta da un filo della rete, le pinne flosce, la coda simile a una minuscola virgola penzolante sul guscio del ventre.
E altri, come i labri e i pesci pappagallo, i grugnitori e i coregoni, i tordi di mare e i pagri, tutti uccisi e buttati a marcire in acque basse.
La carneficina era immensa; questo non era pescare.
L, inginocchiata sul pontile, sporgendosi oltre il bordo per guardare nell'acqua, Paloma vide la sua immagine riflessa nello scintillio della luce lunare e si rese conto che stava piangendo.
Pens di correre su per la collina e chiamare gli altri pescatori e portarli qui a vedere questo massacro, ma non
lo fece, perch era notte e se li avesse svegliati, non le avrebbero fatto una buona accoglienza. Pens di accompagnare l Viejo, e far vedere ai suoi deboli occhi tutte quelle carcasse, tutto quello spreco. Ma non lo fece, perch sapeva che il suo sdegno non sarebbe stato condiviso. Ci sarebbero state solo alcune vaghe parole di biasimo, si sarebbe espressa l'intenzione di insegnare a quei ragazzi come scegliere meglio le loro prede. E questo sarebbe stato tutto.
E ora del mattino, quello che adesso le stava davanti non ci sarebbe stato pi, perch Jo non era del tutto stupido: erano arrivati a casa con l'alta marea e durante le prossime sei ore, con la marea decrescente, i corpi sarebbero stati risucchiati verso le acque profonde dove sarebbero andati a fondo e alcuni sarebbero stati mangiati, alcuni sarebbero stati trascinati via da altre correnti e portati chiss dove, cos che quando gli altri pescatori fossero arrivati al pontile la mattina dopo, di quella carneficina sarebbero rimasti solo pochi pesci a galla sull'acqua e pochi scheletri mezzo divorati sul fondo - la normale quantit di scarto dopo una giornata di lavoro.
Gi ora, le carcasse in superficie cominciavano lentamente ad allontanarsi dalle rocce vicino alla riva, oscurando alcune parti del fondo ma mettendone in vista altre.
Vide un animale tra due rocce. Pareva acciambellato come un cucciolo addormentato, come se avesse voluto star comodo nella morte. Si appoggi a pancia in gi sul pontile e tese una mano per raggiungere il fondo, richiuse le dita intorno a della carne scivolosa e solida e lo tir fuori dell'acqua e lo depose sul pontile.
Era una murena verde, giovane e non segnata da cicatrici e pi di tutti gli altri animali questa la colp. Perch mentre gli altri animali erano semplicemente morti, non pi vivi, questa murena era contorta nello spasimo della morte, irrigidita nel suo momento finale. Era contorta in un nodo che la faceva sembrare pi che semplicemente morta: pareva dovesse continuare a morire in eterno.
Era una specie di orribile istantanea di un animale che, da vivo, aveva avuto una dignit, ma che, da morto, era stato trasformato in qualcosa di simile ai mostri che ornano talvolta le grondaie.
Paloma sapeva che le murene spesso muoiono in questo modo grottesco. Era, per quanto strano potesse sembrare, una morte naturale, perch rifletteva il comportamento della murena da viva.
Le murene vivevano dentro buchi o piccole caverne o fessure o sotto le rocce, e stavano in agguato all'imboccatura della loro tana, a bocca aperta, con le branchie che
pulsavano ritmicamente, in maniera ipnotica, cambiando
il colore della pelle a seconda dell'ambiente circostante.
Non appena la preda passava davanti, la murena proiettava in fuori il suo corpo - un lungo tubo tutto di muscoli - e ghermiva la preda cominciando a inghiottirla. I suoi terribili denti avevano solo una funzione di sbarramento. Al di l di questi, nella gola, c'era un'altra fila di denti che afferrava la preda e la spingeva gi, in spasmi e contorcimenti, gi fin nell'esofago.
Se la preda era grossa, pi grossa di quanto la murena, a causa della sua debole vista, si fosse immaginata, e se si dibatteva e minacciava di strappare la murena fuori della sua tana, la murena allora si ancorava con la coda a una roccia o a una formazione corallina e contraeva i muscoli centrali fino a che qualsiasi preda in grado di nuotare cessava di opporre resistenza.
Di conseguenza, coloro che si immergevano in apnea erano doppiamente cauti nell'aggirarsi vicino alle cavit degli scogli. Innanzi tutto, c'era il timore di essere morsi, perch il morso era molto doloroso e la ferita che questo procurava era tutta lacera e non si sarebbe rimarginata, e la bocca della murena era rivestita di un limo che conteneva germi fortemente infettivi. Ma ancora pi temibile del morso era sapere che se la murena agguantava una mano o un piede o una spalla e non riconosceva la dimensione della preda (non avrebbe infatti tentato di mangiare qualcosa di tanto pi grosso di lei come un essere umano), avrebbe ancorato la coda e affondato i denti ancor pi in profondit e non avrebbe ceduto finch la preda non avesse smesso di dibattersi e solo allora la murena sarebbe uscita dalla tana per vedere che cosa aveva catturato.
Di tanto in tanto una murena si lasciava cogliere di sorpresa - o mezza fuori del suo buco o mentre nuotava nell'oceano da una tana all'altra -, acciuffava una preda e non aveva una roccia alla quale afferrarsi. In tal caso si ancorava a se stessa. Si ripiegava in un nodo perfetto, avvolgendo la coda intorno alla testa e poi all'indietro attraverso l'anello formato dal collo e dal corpo, e tirava la preda attraverso l'anello, movendosi goffamente e rimbalzando e rotolando gi per gli scogli sottomarini e verso le acque aperte - convinta di avere un'ancora che la sua preda invece non aveva.
In genere, le murene si annodavano in questo modo quando si imbattevano in una forza superiore a loro - per esempio un amo dai barbigli d'acciaio che si fissava nel fondo della loro gola e che era attaccato a un filo che scivolava tra i denti e che non poteva essere tagliato con un morso e che alla fine era collegato a un uomo su una barca l sopra che aveva forza e pazienza e l'abilit di lasciare srotolare la lenza finch la murena non si riduceva allo stremo delle forze.
I pescatori detestavano le murene. Abboccavano a tutte le esche, grosse o piccole, e non c'era modo di evitare di catturarle. Erano inutili, perch nessuno le avrebbe comperate e nessun isolano le avrebbe mangiate. Erano pericolose: non erano mai morte quando arrivavano in superficie ed erano sempre legate in un nodo stretto e scivoloso e, a meno che uno non fosse disposto a tagliar via e a perdere il setale, i moschettoni e l'amo, bisognava tirar fuori l'amo da dietro la seconda fila di denti gi nella gola. La barca dondolava, la murena si dibatteva, gli altri pescatori si lamentavano per lo scompiglio creato tra loro e tra l'attrezzatura di pesca e sulla barca stessa, mentre si tentava di colpire la murena sulla testa per tramortirla in modo da riuscire a tagliarle le branchie o raggiungere l'interno della bocca con un paio di pinze.
Un insieme di cose che era ideale per procurarsi un morso doloroso, violento, che magari lasciava anche inabili.
Quindi le murene erano animali cattivi - orrendi, inutili, pericolosi, probabilmente discendenti del demonio o quanto meno di qualcuno della sua progenie.
Un giorno, Jobim aveva preso all'amo una murena e l'aveva tirata a bordo. Era legata a nodo e, mentre si dibatteva nell'acqua, oscillava come il pendolo di un orologio. Paloma non aveva mai visto prima d'allora una murena viva, e guardandola attraverso l'acqua intorbidita, non cap che cosa fosse. Pareva un groviglio vivente di alghe.
Passami le pinze, aveva detto Jobim.
Lei gli porse le pinze e lo guard tirare delicatamente in superficie la murena.
Tieni. Le aveva passato la lenza e lei la sent contorcersi e vibrare sotto gli strattoni disperati della murena. Con le pinze nella mano destra, Jobim fece scorrere due dita lungo il filo della lenza fino a quasi tre centimetri dalla bocca della murena. Poi pinz il filo e tir fuori dell'acqua la murena; con la mano sinistra la agguant dietro la testa e strinse forte.
Paloma non si era mai immaginata una creatura come quella. Non era un pesce, era un mostro. I suoi neri occhi porcini sporgevano e mandavano lampi. La bocca era spalancata e striata da fili di limo mucoso. Le sue branchie, per quanto riusciva a vedere in quel fascio di carne verde, pulsavano. La murena brontolava, fischiava.
Uccidila! strill Paloma. Uccidila!
Perch?
Uccidila!
Se la vuoi morta, uccidila tu. Jobim aveva accennato con la testa al randello che teneva sulla barca per tramortire gli squali.
Non la vuoi morta, tu?
Jobim non rispose. Guardava fissamente uno degli occhi della murena. I muscoli delle braccia e delle spalle si flettevano e guizzavano nello sforzo di evitare che la murena si liberasse. Poi con la mano sinistra strinse ancora pi forte e la bocca della murena si apr ancora di pi ed egli strinse pi forte ancora e le due mascelle si separarono e formarono una linea quasi verticale, come se la mascella inferiore si fosse completamente slogata.
Jobim apr le pinze e ficc la mano dentro la bocca della murena.
Ti staccher la mano con un morso! aveva gridato Paloma e afferr il randello e lo tenne con le due mani sopra la bocca spalancata della murena.
Jobim spinse ancora pi gi nell'esofago la mano e Paloma vide la carne della murena gonfiarsi sopra le nocche di Jobim. La mano era sparita, e il polso e anche met avambraccio. La murena si dibatteva ancora e fischiava e ogni fibra del braccio sinistro di Jobim guizzava. Abbass gli occhi avvicinandoli all'occhio della murena, e sond con le pinze, cercando il barbiglio dell'amo. Lo trov e la sua mano gir sotto la pulsante pelle verde; lentamente il braccio e il polso cominciarono a uscire, bagnati di limo lucente, poi la mano fu libera e le pinze e infine l'amo di acciaio.
Sempre tenendo nella mano sinistra la testa della murena, egli immerse di nuovo tutto il corpo dentro l'acqua e lentamente lo fece guizzare avanti e indietro perch l'acqua fluisse ancora sopra le branchie. Quando fu certo che la murena non sarebbe morta n per il colpo n per l'interruzione nella respirazione, la lasci andare.
La palla di muscolo verde affond per alcune decine di centimetri, poi si srotol come un serpente che si risveglia, poi si contorse per distendere i tessuti stanchi e poi - improvvisamente desta e consapevole di essere vulnerabile nel mare aperto - sfrecci via rapida, frustando l'acqua, verso il fondo.
Paloma aveva domandato pi volte a Jobim perch non aveva ucciso la murena, e, cosa estremamente seccante, egli aveva continuato a rispondere alla sua domanda con una domanda. Era occupato a districare la lenza che aveva avvolto intorno alle ginocchia mentre si dava da fare per liberare la murena.
Perch avrei dovuto ucciderla?
Avrebbe potuto staccarti la mano con un morso.
Non avrebbe potuto staccarmi una mano. Avrebbe potuto darmi un morso.
Non  sufficiente?
Perch io la uccida? No. Io ho preso all'amo quell'animale per sbaglio. Gli ho fatto male. Gli ho messo un amo in gola e l'ho tirato fuori dell'acqua, dove sapeva che non poteva respirare e stava per morire - era l'istinto a dirglielo - e le ho premuto la testa cos forte da farle spalancare la bocca e poi le ho ficcato una cosa d'acciaio e un grosso osso in fondo alla gola e ho frugato in giro e le ho provocato dolore e terrore. Mordermi? Non l'avrei biasimata se mi avesse staccato la testa con un morso. Ora, perch, dopo tutto quello che ho fatto a quell'animale, perch avrei dovuto ucciderlo?
Mentre Paloma apriva la bocca per parlare, Jobim aveva aggiunto: E non dire "Perch no?" "Perch non uccidere?"  una domanda che non devi fare mai. La domanda deve essere sempre: "Perch uccidere?" E la risposta deve essere tale da escludere ogni altra risposta.
Paloma non trov una risposta giusta a Perch uccidere? e perci non disse nulla.
Quel pomeriggio, quando avevano finito di pescare, Jobim aveva spostato la barca sulla parte pi bassa della montagna sottomarina e aveva detto a Paloma che la portava a fare un'immersione. Lei era stanca e non aveva voglia di bagnarsi, ma una immersione con Jobim era sempre divertente ed eccitante ed era un piacere che non avrebbe mai rifiutato.
Jobim tagli un pesce in piccoli pezzi che mise dentro un sacchetto di plastica legato alla sua cintura e insieme si calarono gi lungo la cima dell'ancora. Sul fondo, egli le fece cenno di restare vicino alla cima dell'ancora, e si mosse verso le rocce, cercando qualcosa. Poco dopo aveva trovato quello che cercava e con la mano le fece segno di avvicinarsi. La faccia di Jobim era a una quindicina di centimetri da una fenditura nelle rocce ed egli tir gi Paloma accanto a s. Nel secondo che le ci volle per mettere a fuoco gli occhi e per riconoscere con la mente quello che stava guardando, concluse che suo padre era diventato matto e che cercava di ucciderla.
A guardia della fessura con la sua testa gigantesca, le guance gonfie, gli occhi neri e la bocca aperta c'era una murena cos grossa che l'altra al confronto pareva una piccola biscia. La testa riempiva il foro e ogni volta che le branchie si movevano, sfregavano contro le pareti di corallo. Paloma pens che se la murena si fosse sfilata dal buco, le avrebbe divorato tutto il cranio.
Istintivamente si ritrasse di scatto, ma Jobim la prese per un braccio e la costrinse a tornare al suo fianco. Prese un pezzetto di pesce dal sacchetto appeso alla cintura e lo tenne alto sopra il muso della murena. Per un momento, la murena non si mosse. Poi scivol leggermente in avanti, come su un binario meccanico, e Jobim moll il boccone di pesce; la murena lo lasci cadere dentro la sua bocca, poi la richiuse e inghiott e le branchie si incresparono all'unisono e la murena riscivol dentro il suo buco.
Jobim diede un altro pezzo alla murena, e poi un altro ancora, e quando si rese conto che Paloma era ormai a corto di ossigeno, le fece cenno che era ora di risalire.
Mentre tornavano in superficie, Paloma guard gi e vide che la murena aveva fatto scivolare fuori del buco un altro pezzo di corpo - all'incirca un metro e mezzo -, aveva girato la testa e stava guardando in su verso di loro. Poi dovette aver deciso che se ne erano proprio andati via perch riscivol dentro il buco e scomparve.
Quando, in superficie, Paloma cerc di parlare, Jobim le fece cenno di tacere e si tocc il petto, facendole capire che voleva affrettarsi a tornare sul fondo.
Questa volta sembrava che la murena avesse assistito all'ultima parte della loro discesa, perch la testa sporgeva di una trentina di centimetri dal buco e i suoi occhi seguivano ogni loro movimento.
Jobim porse a Paloma il sacchetto con le esche. Lei scosse la testa, no: non lo avrebbe fatto. Ma lui le mise in mano il sacchetto e poi le appoggi una mano sulla spalla come per infonderle fiducia con quell'abbraccio.
Lei sapeva che bisognava tenere nascosto il sacchetto, perch qualsiasi pesce, una volta scoperto da dove provenivano i vari bocconi con i quali lo si nutriva, non si sarebbe pi curato dei singoli pezzetti ma si sarebbe lanciato verso il sacchetto e l'avrebbe strappato via.
Il primo pezzo Paloma lo tenne a pi di sessanta centimetri dalla bocca della murena, finch Jobim non le spinse la mano un po' pi vicino. La murena scivol in avanti; Paloma lasci andare il pezzo di pesce; la murena inghiott.
A ogni successivo boccone, Paloma si fece pi audace, perch la murena non faceva movimenti imprevisti e l'ultimo boccone in effetti lei glielo mise dentro la mascella inferiore e ritrasse la mano giusto in tempo perch la bocca si richiudesse solo sul pesce.
Tornata di nuovo in superficie, Paloma era estasiata e meravigliata. I pensieri si susseguivano a una tale velocit che aveva difficolt a esprimerli. Infine, indicando con le mani, ansimando e parlando il pi lentamente possibile, riusc a far capire a Jobim che voleva tagliare a pezzi un altro pesce e tornare subito gi a nutrire la murena.
Ma io non lo faccio, disse Jobim con la faccia scura. Potrebbe staccarmi una mano con un morso.
Che cosa?
 troppo pericoloso.
Ma...
Credo che dovremmo ucciderla prima che faccia del male a qualcuno.
Paloma cap allora che cosa stava facendo Jobim, e strill e lo spruzz con l'acqua e lui rovesci la testa all'indietro e rise.
Mentre riposavano, Jobim tagli un pesce pi grosso in pezzi pi grossi, perch la murena era pi grossa di quanto egli non si fosse immaginato. Disse a Paloma che le murene sono come gli squali, nel senso che non si pu mai dire quanto grosso pu essere un particolare esemplare: il buco in cui uno infila una mano pu contenere una murena non pi lunga di un braccio e meno grossa, oppure pu ospitare una creatura pi alta di un uomo e larga quanto il suo petto. Questa probabilmente era lunga due metri o due metri e mezzo, e la testa era larga pi di trenta centimetri.
Avevano passato parecchi minuti lontano dalla murena e quando tornarono gi lei non c'era. Ma non appena una delle loro ombre pass davanti alla fenditura nelle rocce, la grossa testa verde scivol fuori e rest l sospesa, con le branchie e la bocca che pulsavano ritmicamente.
Jobim era come un addestratore di cani, che insegna all'animale come richiedere il cibo. Ogni boccone, egli lo presentava sempre un po' pi lontano dal buco, costringendo cos la murena a spingersi fuori sempre di pi. Ma Jobim non imbrogliava l'animale. Quando aveva deciso in che punto doveva essere il cibo, l glielo dava. Il meccanismo con cui una murena prende una decisione  rudimentale e primitivo, e se Jobim avesse sottratto il cibo dopo che la murena si era decisa a esporsi fino a una certa distanza, la murena poteva registrare segnali di tradimento e di pericolo, tali da indurla ad assumere un atteggiamento difensivo, che poteva esprimersi in un attacco contro Jobim.
La murena non sarebbe uscita del tutto dalla tana. Evidentemente, aveva bisogno di sicurezza, di sapere che la coda era ancorata alle rocce di modo che se qualcosa fosse andato storto, poteva tener testa allo scontro.
E, come Jobim spieg a Paloma quando furono di nuovo sulla barca, non c'era alcun motivo di incoraggiare l'animale oltre i suoi limiti, specialmente al primo incontro.
Vuoi dire che possiamo farlo un'altra volta? Non aveva neanche immaginato che qualcosa di cos speciale potesse essere ripetuto.
Vedremo. Alcuni ci riescono.
Che cosa vuoi dire?
Per la maggior parte delle persone, una cosa del genere  solo una questione di fortuna. Arrivano l, le condizioni sono quelle giuste, l'animale non si sente minacciato, ha fame, loro non fanno nessuna stupidaggine, e cos ci riescono. Ma non sono loro - le persone - a tenere in mano la situazione. Sono semplicemente fortunati se le cose vanno in quel modo. Alcune persone, ma veramente pochissime, fanno s che succeda. C' un non so che - non so che cosa sia, forse  come per i suoni che non possiamo sentire o le cose che non possiamo vedere. Alcuni hanno un non so che di speciale nel trattare con gli animali. Pu darsi sia la stessa cosa che hanno gli animali che mandano e ricevono segnali con i quali si capiscono tra loro. Per natura, gli animali selvatici non si fidano delle persone, e non dovrebbero farlo. Ma di queste pochissime persone, che hanno quel non so che di speciale, di loro gli animali si fidano.
Allora tu ce l'hai.
Ne ho un pochino, ma non tanto. Ma pu cambiare da un animale all'altro, e non si pu mai sapere. Forse abbiamo avuto fortuna con questa murena oggi. Forse era di buon umore. Vedremo.
Paloma disse piena di speranza: Forse io ne ho molto di quel non so che.
Forse. Ma non farti troppe illusioni.  bello, ma pu essere anche pericoloso.
Perch?
Puoi fidarti troppo, puoi credere di potere fare tutto. Cerchi di immedesimarti nell'animale e di immaginarti uguale a quell'animale e tutt'a un tratto pensi di poterlo dominare. Dimentichi che sei un essere umano e lui non lo . Cerchi di ragionare con lui. Ma lui non sa ragionare.
Fai un passo di troppo. Se sei fortunata, finisci con un po' di cicatrici e una buona lezione. Se sei sfortunata, finisci ferita. O uccisa.
Erano tornati dalla murena il giorno successivo, dopo la pesca. Quando Jobim aveva gettato l'ancora, Paloma aveva domandato se pensava che la murena fosse ancora l.
Perch avrebbe dovuto andare via? Dove dovrebbe andare?
Come faccio a saperlo?
Gli animali in genere hanno un motivo per andare da qualche parte o per restare da qualche parte. Loro non sanno di avere un motivo, ma i loro corpi lo sanno. Glielo dice l'istinto. La maggior parte degli squali devono muoversi perch altrimenti andrebbero a fondo e annegherebbero.  semplice. I banchi di pesci si devono muovere perch le piccole cose di cui si nutrono si muovono, e se vogliono continuare a mangiare devono andar dietro al cibo. I pesci che vivono sugli scogli sottomarini sorvegliano un territorio sullo scoglio e lo pattugliano per tutta la vita a meno che non arrivi qualcosa a mandarli via. Le murene trovano una fessura e l restano finch vi passa davanti abbastanza cibo da ghermire. Altrimenti, si trovano un altro buco. Questo grosso bestione ora non ha alcun motivo per andarsene via: sta comodo, al sicuro e, quel che pi conta, da ieri non ha nemmeno bisogno di uscire a catturare cibo. Ci sono dei pazzi che gli portano il pranzo.
La murena era l, si librava dentro la sua fessura e ci volle un po' di tempo perch si decidesse a prendere il primo pezzetto di pesce.
Ci tiene il broncio, pens Paloma.  arrabbiata perch ce ne siamo andati via.
Una volta stimolato il riflesso della nutrizione, la murena divent ingorda. Si sporgeva sempre pi fuori dal buco, e Paloma, sempre pi fiduciosa, indietreggiava sempre pi, cercando di far uscire del tutto la murena.
Non vide, e non lo seppe mai, che Jobim che stava a circa mezzo metro da lei, stringeva nella mano nascosta dietro la schiena un coltello.
Diede cinque pezzi di pesce alla murena che si teneva ferma agitando quasi impercettibilmente le pinne che le correvano lungo il ventre e il dorso.
Nel sacchetto c'erano ancora una mezza dozzina di bocconi; Paloma prese un pezzo di pesce con la mano sinistra e lentamente, con molta calma, gli fece tracciare un ampio giro portandolo indietro verso la sua spalla. Con un breve fremito, la murena segu il pesce.
Paloma se lo fece passare dietro la testa, lo fece scivolare nella mano destra e continu ad attirare la murena intorno e dietro di lei. La coda della murena era sopra la sua spalla sinistra, la testa sopra la spalla destra, quando lei le diede il pezzetto di pesce. La murena inghiott il pesce e rest l avvolta intorno alle sue spalle come la stola di un'elegante signora.
Paloma le diede ancora due pezzetti di pesce e ne rimasero solo tre. Lanci un'occhiata a Jobim e vide che aveva sgranato gli occhi e che le vene ai lati del collo erano grosse come la cima dell'ancora. Poi un secondo, Paloma pens che lui avesse paura per lei, e forse ne aveva, ma allora le venne in mente che nessuno dei due stava respirando, n poteva respirare, e che invece avevano bisogno di respirare entrambi.
Paloma prese nella mano destra gli ultimi pezzi di pesce, li strinse in una palla e li sollev davanti alla bocca aperta della murena. Li butt verso l'alto, di modo che la murena dovesse salire leggermente per riuscire a prenderli, e in quel momento allora lei si immerse pi gi e si spinse all'indietro con i piedi e tracciando un angolo netto sfrecci verso la superficie.
Jobim non la rimprover; non aveva motivo per farlo. Ognuno di loro sapeva quello che l'altro stava pensando e i loro pensieri erano all'incirca gli stessi: Paloma era stata spericolata, ma ce l'aveva fatta, aveva corso un rischio e aveva vinto; possedeva quel certo non so che, probabilmente ne aveva molto ma era una cosa che avrebbe dovuto imparare a usare. E non avrebbe dovuto fare prodezze del genere senza avere accanto Jobim.
Per tutto il tragitto verso casa, si scambiarono solo queste parole:
Lei aveva detto: Penso che la chiamer Pancho.
Lui aveva risposto: Non  una "lei".  un "lui". Non ha un nome e non dargliene uno.
Eppure, in segreto lei si era permessa di pensare alla murena come a Pancho, e ogni volta che era uscita in mare con Jobim, aveva aspettato con ansia che arrivasse la fine del giorno per andare a trovare Pancho.
A ogni visita, la murena si avvolgeva intorno alle sue spalle, a volte anche solo dopo uno o due bocconi. Di tanto in tanto, abbandonava il suo peso sulle spalle di Paloma e restava l, mentre lei accarezzava la sua pelle liscia e le dava da mangiare.
E poi un giorno non la trovarono pi.
Paloma pens che avessero sbagliato buco, ma i punti di riferimento sott'acqua erano troppo familiari. Esplorarono ogni fenditura in quel settore della montagna sottomarina, poi nuotarono sopra il resto della montagna, sperando che se fossero passati vicini al nuovo covo della murena sarebbe sbucata fuori. Ma se ne era andata via.
Avevi detto che non sarebbe andata via. Paloma si sentiva offesa, delusa, come se Jobim o la murena l'avessero ingannata facendole credere che se lei nutriva la murena, questa sarebbe rimasta li per lei per sempre.
No, non ho detto questo. Ho detto che avrebbe dovuto avere un buon motivo per andarsene. Immagino che l'avr avuto.
Ma quale motivo? Qualsiasi cosa avesse detto suo padre, lei l'avrebbe messa in discussione. Voleva dimostrargli che aveva torto, voleva smascherarlo, farlo sentire in colpa per essere stato... come? Non importava. Voleva punirlo per averla delusa.
Non so. Forse un suo misterioso orologio le ha detto che era ora di andare da un'altra parte. Forse un misterioso calendario le ha detto che era ora di trovarsi un compagno.
Mi pareva che avessi detto che non era una "lei". Hai detto che era un "lui".
Jobim sorrise, e vedendolo sorridere, Paloma non seppe resistere e sorrise anche lei.
Lui, allora. Forse  impazzito e ha cercato di mangiare qualcosa di troppo grosso, e quel qualcosa si  rivoltato e l'ha mangiato.
Che cosa potrebbe mangiarlo?
Solo un grosso squalo. No, non credo per che sia successo. Magari era diventato vecchio ed  andato a morire dove vanno le murene.
Vanno da qualche parte per morire?
Non lo so.  questo che voglio dire: non lo sappiamo. Non possiamo saperlo. Ieri c'era e oggi non c'. Non possiamo farci nulla.
Ma... gli piacevamo. L'ho capito.
Non metterla cos, Paloma. Jobim aveva smesso di sorridere.
Ci conosceva. Lo so questo. .
Si era abituata a noi perch la nutrivamo.  tutto. Non si era affezionata. Non le mancheremo. Non ha questo genere di sentimenti. Non  un essere a questo livello.
Come fai a saperlo?
Io... Jobim si interruppe, guard Paloma, e di nuovo sorrise. Non lo so, non ne sono sicuro.
E che ne dici di quel non so che di speciale?
Tu ce l'hai nella misura in cui lo si pu avere con una murena. Con qualsiasi altra persona sarebbe magari rimasta dentro la sua tana o avrebbe dato un morso. Si fidava di te. Ecco che cos' quel non so che,  fiducia.
Ora Paloma stava in ginocchio sul pontile alla luce della luna e teneva in grembo la murena annodata. Delicatamente cerc di sciogliere il nodo, di attenuare l'orrore della carneficina, di cancellare il ricordo dell'agonia della murena. Spinse la coda scivolosa attraverso il nodo fatto dal corpo attorto, poi la tir attraverso l'anello e distese l'animale sul pontile. Ma la morte l'aveva gi irrigidito e la carne era contratta e contorta. Non si raddrizzava, ma dondolava sul pontile, picchiando il muso irrigidito sulle tavole di legno.
Paloma sollev la murena e la lasci cadere in acqua. Cadde in cima agli altri pesci morti che lentamente andavano alla deriva verso acque pi profonde, e poi affond sotto di loro.
Sempre inginocchiata sul pontile, Paloma lasci vagare
lo sguardo lungo il sentiero d'oro che la luna tracciava sull'acqua. Non aveva un inizio o una fine, ma pareva semplicemente accadere, come per incanto, da qualche parte l fuori nell'oscurit di qua dall'orizzonte, e disperdersi, sfumarsi, da qualche parte nell'oscurit dietro di lei.
Se mai aveva pensato a dove poteva trovarsi ora suo padre, a immaginare il luogo dove egli adesso stava (ed evitava di pensarci spesso perch la sua mente non ce la faceva a trovare una soluzione, perch questo pensiero la turbava e minava la sua fede fin quasi a farla crollare), ora parve questo il luogo giusto tra il cielo e il mare, nel punto in cui nasceva il sentiero della luna.
Che cosa posso fare? domand ad alta voce, a Jobim. Non dirmi "niente", perch questo  quanto ho fatto e guarda che cos' successo. Paloma indic l'acqua. Non aspett una risposta che sapeva non sarebbe mai arrivata. Faranno morire la nostra montagna sottomarina e quando avranno distrutto la nostra, si sposteranno su un'altra e distruggeranno anche quella e diventeranno sempre pi ricchi e siccome sono ciechi, non vedranno dove bisogna fermarsi. E io non posso farci niente perch sono sola e nessuno mi dar ascolto e anche se mi ascoltassero non farebbero niente. La mamma non ne sa niente e se lo sapesse, direbbe che  la volont di Dio ed ecco tutto. Paloma fece una pausa, temendo di essere stata offensiva. Mi dispiace, ma questa  la verit e tu lo sai. Viejo dice che chiunque pu fare quel che gli pare, e se un giorno non ci saranno pi pesci, beh, cos va il mondo.
Url nella notte. Ma non  cos. Non permetter che sia cos! Le sue parole riecheggiarono attraverso l'acqua.
Va bene. Mi calmer. Ma non possiamo permettere che ci accada.  anche tua, lo sai, non soltanto mia.  di tutti. Far quello che posso, ma non so che cosa fare! Non posso andare a farli saltare per aria, come hai fatto tu. Non potrei ucciderli. Non ne sarei capace.
Continu a fissare lo sguardo sul punto in cui pareva aver origine quell'oro. Non si aspettava una risposta e non ne ricevette alcuna, non nel senso di una risposta: non risonarono parole nella sua testa, non le nacque nel petto una soluzione. E nemmeno fu visitata, come diceva la gente quando aveva l'impressione di aver avuto un'esperienza mistica: quando un angelo ti tocca e ti cambia. E certamente non avvert la presenza di una divinit. Non ci furono n rombi di tuoni n venti impetuosi n voci profonde.
Ma qualcosa cominci ad accadere dentro di lei.
Era una sensazione di calore che part dalla punta delle dita e sembr strisciare su per le braccia e sopra le spalle e gi nel petto e attraverso lo stomaco fin dentro le gambe. Per un secondo la riconobbe come quello stesso genere di sensazione che provava quando stava per svenire, ma non svenne n fu colta dalle vertigini. Era, piuttosto, un senso di completezza, come se qualcosa che mancava fosse finalmente stato messo al suo posto.
E quel qualcosa che mancava, ora che era stato trovato, sembrava dare un ordine alle cose, perch sent dentro di s una determinazione e un senso di fiducia e la certezza che c'era una risposta e che lei l'avrebbe trovata se avesse ubbidito ai suoi istinti naturali, invece di piegarsi e arrendersi a emozioni e impulsi contrastanti.
Che cosa l'avrebbero portata a fare quegli istinti, e quale sarebbe stata la risposta e che cosa avrebbe significato per lei o per la montagna sottomarina o per chiss che altro, Paloma non ne aveva idea.
Ma era cos compresa da quella sensazione, e cos sicura che avesse un significato, che ancora una volta fiss quel punto nel cielo dove aveva origine l'oro e annu con il capo.
Quando Paloma torn a casa, Jo e Miranda avevano gi finito di cenare, e il cibo che Miranda le aveva lasciato sulla tavola era freddo, ma quella nuova sensazione che le scorreva nelle vene consumava energia e lei aveva fame. Si sedette quindi a mangiare.
Jo era l. Di solito, a quell'ora era gi nella sua stanza, ma quella sera era rimasto l.
Hai avuto una buona giornata? domand a Paloma.
Paloma aveva la bocca piena e non rispose subito.
Jo disse: Io ho avuto una giornata splendida.
Miranda disse: Ah, bene, perch non si notasse che Paloma non aveva risposto. Era decisa a far s che in casa regnasse la correttezza, anche se avesse dovuto inventarla e mantenerla lei.
Molti altri giorni come questo, e avr abbastanza denaro per poter andare a scuola.
E cos, disse Miranda, anche tu mi abbandonerai.
Anch'io? Pap non ti ha abbandonato.
No? E allora dov'?
Non se ne  andato via di proposito.
Se avesse condotto un'esistenza normale, disse Miranda, e Paloma si stup di sentire quell'amarezza nella sua voce, come una persona normale, sarebbe ancora qui
oggi. Guard Paloma, come se volesse farle capire la lezione.
Questo non lo sappiamo, disse Jo. Ma  quello che voglio fare - condurre un'esistenza normale.
In qualche puzzolente autorimessa di Citt del Messico?
Jo fece finta di non sentire l'osservazione di sua madre e disse rivolto a Paloma: Credo che Pap l'avrebbe voluto, questo, per me, non credi?
Paloma lo guard ma non disse nulla.
A volte penso che sia per questo che ho trovato la montagna sottomarina. Penso che sia stato lui a guidarmi l. Jo sorrise. Non lo credi?
Paloma strinse forte i denti e rest zitta.
Questa volta Jo si rivolse a Miranda. Questa montagna sottomarina di Pap  molto ricca. Quando l'avr sfruttata tutta, avr abbastanza denaro da poter badare a tutti noi. Non dovrai pi pensare al denaro, mamma. Spost lo sguardo su Paloma. Viejo dice sempre che il mare esiste per servire gli uomini, e so che Pap sarebbe d'accordo. S, questa montagna sottomarina  l'eredit che ci ha lasciato e io voglio eseguire le sue volont.
Ora Paloma dovette davvero farsi forza per tenere la bocca chiusa. La offendeva il fatto che Jo evocasse lo spirito del padre per giustificare la distruzione della montagna sottomarina. Ma cap che Jo stava cercando di farla infuriare, di provocare una discussione in cui lei doveva essere perdente: se si fosse dichiarata d'accordo con lui, sarebbe stato come autorizzare la distruzione della montagna sottomarina in nome di Jobim; se non si fosse dichiarata d'accordo, sarebbe apparsa egoista, imprevidente e incurante del benessere di Miranda.
Continu quindi a mangiare finch Jo sbadigli e si stiracchi e usc di casa per recarsi nella sua stanza.
Mentre si preparava per andare a letto, Paloma cap che Miranda la stava guardando e che era preoccupata.
Miranda aveva avvertito il muto furore nel silenzio di Paloma
e il fatto che Paloma non avesse risposto l'aveva spaventata
pi di una feroce discussione.
Miranda sentiva che c'era qualcosa nell'aria e aveva ragione. Naturalmente non sapeva cosa. Ma in quel momento neanche Paloma lo sapeva.


Capitolo 13.

Dalla cima della collina Paloma guard Jo e i suoi compagni prepararsi per uscire in mare. Ancora una volta, essi aspettarono che gli altri se ne fossero andati, perch erano decisi - soprattutto ora che sapevano com'era ricca la montagna sottomarina - a tenerne nascosta l'ubicazione.
Paloma si immagin che la sera prima dovevano essere stati interrogati dagli altri pescatori sulla loro formidabile pesca, e loro dovevano avere borbottato qualcosa e cercato di non rispondere o mentito apertamente, perch oggi si avviarono nella direzione opposta e cambiarono rotta, dirigendosi verso la montagna sottomarina solo quando si sentirono sicuri di non essere n seguiti n osservati.
Paloma torn verso la casa e lavoricchi per un po'. Non si sentiva turbata per il fatto che non stava facendo nulla, perch non aveva intenzione di fare qualcosa di specifico. Non aveva un piano. Non sapeva perch era tornata a casa, anche se le pareva una soluzione come un'altra.
Stava vivendo la giornata, lasciandola andare dove voleva e provava l'impressione di essere al di fuori a guardare se stessa, osservandosi con distaccato interesse. Non che si sentisse guidata da qualcosa o da qualcun altro: era pi che altro una sicurezza interiore - che non aveva certo basi razionali - che qualunque cosa stesse per succedere, sarebbe successa.
Miranda di tanto in tanto sbirciava nervosamente Paloma, ma non faceva mai commenti. Le sugger cose da fare - spostare il letto e scopare sotto, portare fuori quel
tappetino e sbatterlo - e Paloma acconsentiva subito e lavorava con diligenza. Ma in realt Paloma non era presente.
A mezzogiorno, Paloma disse che andava a fare una passeggiata, e Miranda annu. Per quanto ne sapeva Paloma, stava proprio andando a fare una passeggiata; non aveva infatti una destinazione fissa. Ma quando si avvicin alla cima del pendio che portava gi verso il pontile, il mare la chiam con tale insistenza che lei non seppe resistere.
And sul pontile e tir fuori la piroga e not che le pinne, la maschera, il boccaglio e il coltello erano nella piroga e che il suo rattoppo aveva chiuso il foro sul fondo. Sal a bordo e si avvi a remi verso la montagna sottomarina.
Quando lei si avvicin, loro le voltavano le spalle. Stavano calando la rete, di modo che prendesse la marea e si gonfiasse e scendesse circoscrivendo una zona vasta e profonda. Una volta sistemata, avrebbero tirato le due estremit della rete dentro le due estremit della barca, avrebbero stretto la sacca, ammassando i pesci in una palla di panico. La barca era alta sull'acqua, il che voleva dire che fino a quel momento non avevano gettato proficuamente le reti, o forse, non avevano neanche tentato di gettarle, in attesa di veder passare i grossi banchi. Con una sola retata, se ben fatta, si poteva riempire la barca.
Sarebbero tornati a casa pi ricchi, ma insoddisfatti, sapendo che se una retata poteva produrre cos tanto denaro, due o tre potevano raddoppiare o triplicare i loro guadagni. Cos domani si sarebbero trainati appresso una seconda barca, e probabilmente una terza. Sarebbe stato sempre pi difficile mantenere il segreto e presto tutti i pescherecci sarebbero venuti qui.
Non la videro n la udirono; Paloma si mise in ginocchio nella piroga a monte della corrente, correggendo la sua posizione con leggeri colpetti di pagaia, e li osserv. Se si fossero voltati e le avessero domandato che cosa stava
facendo, non avrebbe proprio saputo che cosa rispondere. Era l; questo era tutto ci che sapeva.
Dopo un po', Indio si gir e diede una gomitata a Jo, che volt di scatto la testa, e strinse gli occhi per guardarla.
Si fissarono per un bel po', finch Jo non si volt di nuovo verso la rete e disse con finta disinvoltura da sopra la spalla: Venuta a vedere?
Lei non rispose, ma rest dov'era, a una dozzina di metri dalla loro barca, con gli occhi fissi sulle loro schiene. Jo voleva far credere di essere molto occupato con la rete, ma i suoi compagni erano palesemente distratti e disturbati dalla sua presenza. Mentre calavano la rete, borbottavano tra di loro, e sebbene Paloma non riuscisse a distinguere le varie voci, afferr il senso della conversazione.
Che cosa vuole?
Pensi che far qualcosa?
Cosa per esempio?
Non oserebbe.
Meglio che non ci provi.
Non mi piace.
Sta' zitto.
Gi, e la rete? Avevamo detto...
Scordalo. Ha perso. Si  arresa.
Allora, che cos' che...?
Scordalo, ho detto. Guarda adesso. Jo prese una manciata di visceri rancidi di pesce dal grosso secchio di acqua oleosa a poppa della barca sotto il motore, alz il braccio e gett quel sudiciume verso Paloma. And a finire in acqua a parecchi metri dalla sua piroga. Immediatamente, un nugolo di labri si materializzarono e lo divorarono.
Paloma non fece niente, non disse niente, in nessun modo mostr di avere notato il gesto.
Vedete? disse Jo agli altri. Non far niente. Ne abbiamo parlato. Ha capito. Ora: guarda attraverso il vetro e dimmi se sono ancora l.
Manolo pos il secchio dal fondo di vetro sulla superficie del mare e guard gi. Proprio qui. Non si sono mossi. Dio! Ma quanti! Non riusciremo a farli stare tutti nella barca.
Allora li rimorchieremo a riva dentro la rete. Domani faremo bene a portarci qui una bettolina.  troppo bello.
Bench Jo non guardasse Paloma mentre diceva queste parole, lei cap che stava parlando per lei, stava stuzzicandola.
Ma tuttavia lei non disse n fece niente, perch non sapeva che cosa dire n che cosa poteva fare. Se il suo silenzio innervosiva qualcuno di loro, tanto meglio; parlando avrebbe solo dissolto il mistero del perch lei era l. Se si innervosivano, magari commettevano qualche errore e perdevano la rete o si muovevano con minor cautela e facevano capovolgere la barca... Ma queste erano fantasticherie, vani desideri, speranze senza fondamento.
La loro rete era stata gettata e stava affondando, e loro stavano molto attenti perch non si impigliasse in qualcosa o non si aggrovigliasse su se stessa. Quando fosse stata calata tutta, avrebbero aspettato alcuni minuti prima di ritirarla a bordo - per dare tempo ai branchi di pesce di cadere nella trappola.
Paloma avvert una debole pressione contro le ginocchia, un leggero rigonfiamento che sollev di tre centimetri e non di pi la sua piroga che poi si ristabilizz. Poteva essere stata la scia di qualche barca lontana, ma non c'erano barche in vista; poteva essere stata l'onda provocata da un grosso animale che saltava fuori dell'acqua, ma non c'era alcun animale in giro; poteva essere stata l'ultima debole traccia di una lontana onda sismica, ma allora lei l'avrebbe vista scorrere sulla superficie dell'acqua e sollevare anche la barca di Jo.
Solo la sua barca si era mossa, il che significava che quello che stava accadendo e faceva mutare la pressione dell'acqua stava accadendo proprio sotto di lei.
Protese la testa oltre il bordo della piroga e rem
all'indietro in modo da avere una migliore visuale sull'acqua sottostante. Tutta l'acqua appariva nera, il che non la colp in modo particolare finch non si accorse che pi in l l'acqua aveva il suo normale colore azzurro.
Allora cap immediatamente che cosa aveva ingannato la sua vista e sorrise tra s. La manta era tornata. Era solo a pochi metri dalla superficie e il tappeto nero del suo dorso era cos vicino che pareva estendersi fino all'orizzonte.
Poi, in silenzio, si rimprover perch non c'era alcun motivo di credere che si trattasse della stessa manta. C'erano molte mante intorno alle montagne sottomarine e lei per caso si era avvicinata al punto in cui stava passando una manta che probabilmente aveva notato l'ombra della sua piroga e si era avvicinata per trovarvi un fresco riparo. Le mante che salivano in superficie durante le ore calde del giorno si rifugiavano spesso sotto una nave o un pontile, perch si trovavano a disagio alla luce diretta del sole. Era una cosa
semplice, istintiva e animalesca, e Paloma sapeva che era una
sciocchezza attribuire sensibilit ulteriori o diverse ad animali cos primitivi.
Volle comunque essere certa, e cos butt l'ancora e lasci scorrere gi la cima, poi si mise la maschera sulla faccia e si chin e immerse il vetro nell'acqua.
Non poteva essere la stessa manta. Non c'era alcuna ferita, n una piaga, n carne lacerata. Eppure c'era qualcosa di strano nella zona intorno al corno sinistro. Appariva ammaccata o incisa come se tempo prima vi fosse stata una ferita. Potevano esserci due mante enormi sulla stessa montagna sottomarina con una ferita nello stesso posto? Non lo credeva possibile, e allora decise di andar gi a vedere.
I pescatori le voltavano ancora le spalle, stavano ancora sistemando la loro rete, e non notarono quando Paloma scivol in acqua e inspir a fondo prima di scomparire.
Tuttavia, quando la rete fu sistemata, un momento dopo, uno di loro si volt e diede una gomitata a Jo per fargli vedere la piroga vuota. Jo disse solo: Passami il secchio col vetro.
Non appena Paloma fu sott'acqua, cap che si trattava senza ombra di dubbio della stessa manta. Ma la ferita pareva antica. La carne si era saldata - probabilmente, pens Paloma tutta fiera, perch l'ho pressata cos bene e ho tolto via i pezzi putrefatti. Restavano solo delle cicatrici, una frastagliatura dietro il corno e una piega nel punto in cui le corde erano penetrate pi a fondo nella carne. Non c'era sangue, n pus e quando Paloma accarezz l'animale vide che la carne maltrattata aveva persino ripreso a generare quel muco protettivo che copriva tutto il resto del corpo.
La manta rimase assolutamente tranquilla quando le mani di Paloma esplorarono il corno ferito, e nonostante quello che gi sapeva e tutti i discorsi fattile da Jobim, cominci a credere che la manta fosse tornata, come un bambino torna dal dottore, per far vedere a Paloma com'era stata efficace la sua cura. Capiva che era sciocco e impossibile e impensabile per una persona che rispettava il mare, ma ci nondimeno ci credeva.
Il suo corpo lanci i primi ben noti segnali d'allarme per rimandarla in superficie, ed ella, irritata, fece finta di non sentirli, di essere un pesce, finch una seconda serie di allarmi non la obblig a lasciare la manta. Guard verso il basso mentre tornava su, augurandosi che la manta restasse l fino al suo ritorno, e dato che non aveva guardato verso l'alto, non si accorse che Jo aveva spostato il suo fuoribordo. Ora era a fianco della piroga, quasi la toccava.
Aveva tirato un paio di profondi respiri e pulito la maschera prima di notare la presenza dell'altra barca e quando alz gli occhi, vide Jo in piedi a prua del motoscafo, con un arpone in mano.
Fallo venire su, disse aspro Jo.
Che cosa?
Fa venire su quel diavolo di mare.
Di che cosa parli? Io non posso farlo venire su.
S che puoi! Fa quello che ti dico e portalo su.
Ma io non posso. E anche se ci riuscissi, perch dovrei farlo?
Peser due tonnellate. Un mucchio di soldi.
Soldi? Per una manta?
Una moneta d'argento ogni cinquanta chili. Cibo per gatti.
Paloma pens che stesse semplicemente canzonandola, che la stesse insultando per far divertire gli amici. Come faresti a portarla a casa?
Rimorchio. Vedrai.
Sei pazzo.
Portala su! disse Jo. Adesso! Alz l'arpone alto sopra il capo, minacciando non tanto Paloma n la manta, ma come un gesto di sfida.
Paloma pot sentire, contro le gambe, il movimento nell'acqua sottostante. Guard gi attraverso la maschera e vide che la manta stava piegando le ali - non si era ancora mossa ma stava per farlo. Prov un brivido di paura, perch la manta poteva venire da sola alla superficie, e se usciva poco distante dalla barca di Jo - come fanno a volte le mante per gioco o per curiosit - Jo avrebbe certamente conficcato l'arpone nell'animale e lei non avrebbe potuto fare nulla per evitarlo.
La punta era montata sull'estremit dell'arpone con dei cardini: durante il lancio e mentre affondava nella carne, restava solidale all'asta dell'arpone. Ma quando il pescatore tirava via l'asta e dava strattoni alla corda, la punta si apriva di scatto orizzontalmente e dove era penetrata con facilit, l restava. Pi forte si tirava la corda e pi la punta si conficcava nella carne.
La manta non avrebbe mai capito che cosa le fosse successo.
Sarebbe venuta in superficie senza rendersi conto del
pericolo e avrebbe di colpo sentito un dolore lacerante e avrebbe cercato di scappar via. Jo avrebbe srotolato la lenza, l'avrebbe lasciata allontanarsi, tenendo la corda abbastanza salda da mantenere ben conficcata la punta che le avrebbe fatto male e l'avrebbe stancata dato che si sarebbe trascinata dietro la barca. Gradatamente Jo avrebbe aumentato la pressione, sperando di far sanguinare la manta, cos da stancarla ancora di pi, sapendo che ora, ogni volta che la manta avrebbe cercato di andare sul fondo, il dolore sarebbe stato pi forte e cos si sarebbe tenuta vicino alla superficie.
Dopo un certo periodo di tempo, la manta avrebbe smesso di dibattersi e sarebbe rimasta sfinita a galleggiare sul pelo dell'acqua, esplodendo in un breve sussulto di panico solo quando la barca si fosse avvicinata. A poco a poco, Jo avrebbe riavvolto la lenza e l'avrebbe srotolata un po' se la manta si fosse dibattuta ancora, e poi l'avrebbe riavvolta finch la manta non avesse smesso di lottare. Allora Jo avrebbe accostato la barca alla manta e l'avrebbe battuta sulla testa con un randello fino a trovare il cervello
e tramortirla in modo da poter poi squarciare le branchie e farla morire dissanguata, oppure avrebbe trovato il modo di avvolgere una corda intorno all'animale in modo da trascinarlo a ritroso sull'acqua finch non fosse morto.
Se la manta fosse venuta in superficie, sarebbe morta prima di sera.
In fretta Paloma si iperventil e Jo, pensando che lei gli stesse ubbidendo, ordin a Manolo di afferrarlo per le gambe e tenerlo ben saldo di modo che quando il gigante fosse venuto alla superficie, il suo colpo sarebbe stato sicuro.
Paloma si immerse verso la manta. Questa aveva gi sollevato le ali, e Paloma pot vedere che era gi iniziato quel movimento che avrebbe fatto riabbassare le ali portando l'animale in superficie, perch infatti era gi angolato verso l'alto, con la testa pi alta della coda. Si diresse subito verso il corno sul lato destro, lo strinse tra le braccia e spinse forte verso il basso, decisa anche a farle male purch si spostasse verso il fondo e via e lontano dagli esseri umani.
L'animale interruppe la sua ascesa e adagio chin la testa verso il basso e verso destra, rispondendo esattamente ai comandi impartiti dalle mani di Paloma. Insieme cominciarono a rotolare gi dolcemente verso il fondo.
Paloma avvert qualcosa di veloce e di improvviso nell'acqua, volt la testa e vide l'arpone di Jo attaccato alla fune penzolare a soli trenta centimetri dalla sua testa. Scagliato con violenza e rabbia, azionato dal braccio di uno travolto dall'ira, era affondato per quasi due metri nell'acqua.
Le balen il pensiero che un braccio pi forte avrebbe potuto colpire lei con l'arpone ma a quel pensiero si sostitu la certezza che un vero uomo forte non avrebbe mai lanciato l'arpone.
L'arpone penzol per un secondo, poi fu ritirato.
Paloma allent la presa sul corno. La manta smise di scendere e si ferm a una profondit di circa tre metri e mezzo. Sempre allontanandosi dalle barche, cominci a salire. Paloma presto avrebbe avuto bisogno di respirare e cos non tent di arrestare l'ascesa della manta. Se fosse salita a mezzo metro dalla superficie, lei avrebbe potuto staccarsi dalla manta, saltar fuori dell'acqua, ingoiare aria e sperare di tornare sulla manta prima che questa cominciasse di nuovo a scendere verso il fondo. Voleva guidarla quanto pi poteva lontano dalle barche, e poi l'avrebbe lasciata andare sapendola al sicuro, perch con la rete calata, Jo non avrebbe potuto togliere l'ancora e avviare il motore e lanciarsi al suo inseguimento.
Paloma aveva una mano sul labbro superiore della manta e una sull'ala, e le gambe e i piedi fluttuavano liberi mentre la manta virava e si immergeva e si librava verso l'alto, cambiando direzione come per capriccio, ma avvicinandosi sempre pi alla superficie. Paloma non sapeva dove si trovava, ma aveva la certezza che l'animale aveva cambiato cos tante volte direzione, da dover essersi ormai allontanata dalle barche.
Poi, quando la superficie fu pi vicina e non fu pi un velo azzurro ma un sottile lucido e scintillante strato di vetro bagnato, Paloma vide delinearsi la figura di Jo, in piedi a prua della barca, con l'arpone alto sopra la testa.
La manta aveva riportato Paloma dove lei l'aveva trovata. Si era lasciata condurre in un ampio e strano giro, aveva cambiato direzione a casaccio, ma nella memoria del suo cervello ci doveva essere un segnale che le diceva come riportarla in quello che doveva essere il suo posto.
Paloma fece un balzo in avanti, cerc di afferrare un corno e di spingerlo verso il basso e di mandare di nuovo gi la manta, ma era troppo tardi. La manta ruppe la superficie, non con un salto ma come fa una tartaruga quando viene su a cercare aria. E continu a volare, a muovere le ali proprio sotto il pelo dell'acqua, portando Paloma sul dorso, portandola proprio verso le barche.
Guardando al di sopra della curva dell'ala, lungo le corna, Paloma vide Jo; e, per la prima volta, lui vide Paloma a cavallo sul dorso dell'animale. Le mani di lui sussultarono; spalanc gli occhi, si lasci sfuggire un grido di sorpresa e involontariamente fece un passo all'indietro, dimenticando che Manolo gli stringeva le gambe. Cominci a cadere, ma decise di lanciare lo stesso l'arpone; cos allarg le braccia, lasci andare l'arpone e cadde di schiena nella barca.
L'arpone tracci un arco nell'aria, di sghembo, e Paloma lo vide colpire l'acqua dalla parte dell'impugnatura e ud Jo urlare di dolore e di rabbia, prima che la manta piegasse di nuovo all'ingi le corna, nel momento in cui Paloma inspirava profondamente, e insieme si immersero sotto la superficie del mare.
Passarono sotto la barca. Paloma non cerc di dirigere la manta, perch voleva che se ne andasse per conto suo, e non avrebbe cercato di farle mutare direzione a meno che non si fosse diretta verso le barche. Pens di lasciarsi andare, ma intu che la manta sarebbe tornata a riprenderla, dovunque lei si trovasse.
La manta stava scendendo verso il fondo, quasi verticale. Davanti alle ali, Paloma vide due strisce e cap che non erano raggi di luce solare, ma le cime che tenevano la rete legata alla barca di Jo. La manta pass tra le cime e continu a scendere diritta, verso quello che Paloma ora vedeva come una nebbiosa protuberanza vicino alla vetta della montagna sottomarina - era la rete che racchiudeva un ammasso di centinaia, di migliaia di pesci frenetici.
Se la manta non vedeva la rete e non cambiava direzione, vi si sarebbe impigliata e si sarebbe ferita di nuovo e forse anche Paloma vi sarebbe rimasta impigliata e allora sarebbe sicuramente annegata. Cerc di far cambiare direzione alla manta, ma inutilmente. Stava volando veloce e decisa con quanta pi forza poteva proprio verso la rete.
Fu nell'ultima frazione di secondo che Paloma cap che la manta aveva visto la rete, sapeva bene dove stava andando, sapeva quello che stava facendo. QuelPenorme ammasso di pesci intrappolati si deline nella foschia polverosa e, proprio poco prima del caos, Paloma not com'erano vividi gli occhi di quei pesci disperati.
Con un ultimo colpo delle sue grandi ali, la manta si tuff in avanti dentro la rete.
In superficie, dentro la barca, i pescatori si tenevano pronti, in attesa che la manta riaffiorasse di nuovo. Tenevano d'occhio la superficie dell'acqua intorno a loro, cercando i vortici o le bollicine rivelatrici. A prua, Indio teneva una mano sulla cima dell'ancora, pronto a tirarla su; a poppa, la mano di Manolo era pronta sulla corda d'avviamento del motore. Potevano sganciare la rete e lasciarla galleggiare per un po' se era necessario, e l'avrebbero fatto se si trattava di prendere all'arpone la manta.
A met barca, Jo si teneva pronto con l'arpone levato.
Santa Vergine! Dove sono?
Lei non pu resistere sott'acqua cos tanto.
Come fai a dirlo?
Nessuno ci riesce.
Cosa vuoi dire?
Non so. Io solo...
Se non sai, tieni la bocca chiusa. Jo era infastidito dallo sgomento che sentiva nelle loro voci. Ha dei grossi polmoni,  tutto l.
E va gi sul fondo in groppa a un diavolo di mare.  tutto l. Ne sai tanto tu.
Ho detto di chiudere il becco!
La conversazione non dur pi di uno o due secondi, durante i quali Indio not che la cima dell'ancora si stava tendendo e, quando la conversazione era ormai cessata, gli altri avevano visto che le cime collegate alla rete sul fondo erano tese e che spruzzavano goccioline d'acqua mentre le fibre della corda vibravano.
Ges! url Jo, l'unica parola coerente che fu in grado di pronunciare, perch da quel momento in poi ci furono solo grida e urla e invocazioni di aiuto.
La manta aveva proseguito la sua corsa, in mezzo alla massa di pesci, finch Paloma non si trov immersa dentro un nugolo di carangidi. Ne aveva sotto le braccia, lungo la schiena, tra le gambe, alcuni si agitavano tra i suoi capelli sciolti. Si dimenavano, boccheggiavano, defecavano, e tremavano. L'acqua si intorbid e si rannuvol, ma non faceva molta differenza dato che lei non avrebbe potuto vedere al di l di cinque centimetri nemmeno se l'acqua fosse stata limpida: tutto era pesci.
In un lontano recesso del suo cervello, cominciarono a risonare i segnali d'allarme, ma un'altra sentinella nella testa le disse che era inutile cercare di ubbidire a quegli allarmi: non sarebbe mai riuscita a tornare alla superficie in tempo.
La manta continu a volare, movendo le sue massicce ali in su e in gi, con il corno che gi sporgeva attraverso la rete e la testa che vi premeva contro. La rete faceva resistenza e si tendeva e la manta rallent per un momento.
Sopra, in superficie, i pescatori in preda al panico sentirono che la barca cominciava a muoversi. L'ancora era stata strappata via dal fondo e arava, e l'ancora e la barca venivano trascinate attraverso l'acqua da quella invisibile creatura che spingeva la rete in avanti verso il basso. E siccome la trazione era verso il basso, la barca si inclin e cominci a imbarcare acqua; i pescatori non sapevano che cosa fare se non sgottare a un ritmo frenetico.
Poi la rete scoppi. La manta l'aveva semplicemente fatta a pezzi. Scoppi prima nel centro e i pesci schizzarono fuori dal buco come grasso da un tubo. Ma la manta non schizz fuori; continu a volare e tese ancor di pi le cime finch una dopo l'altra le fibre cedettero con uno schiocco. Una delle cime si spezz per prima, liber un'estremit della rete con una frustata, lasciando cos passare la manta che cominci a salire verso la superficie con Paloma sul dorso, e distrusse quell'equilibrio di forze di trazione che era la sola cosa che aveva tenuto ferma la barca in superficie.
Il cambiamento non fu avvertito immediatamente, perch le cime erano lunghe e ci volle un po' di tempo prima che lo sforzo si trasmettesse fino alla barca. Ma quando avvenne, il cambiamento fu repentino e improvviso. La prua della barca, da cui si era staccata, rompendosi, la prima cima, balz fuori dell'acqua e fece una giravolta. Indio, che era in ginocchio sul sedile, si trov in ginocchio sull'aria, mentre la barca schizzava via sotto di lui. Ricadde poi sulla schiena dentro l'acqua e and gi finch, agitandosi furiosamente, non riusc a tornare a galla.
Vedendo volare per aria la prua, Manolo aveva allungato le mani per tenersi attaccato al motore, ma la poppa era affondata e l dove aveva allungato le mani, il motore non c'era pi. Cadde a capofitto in mare e fece una capriola sott'acqua e torn su sputando, mentre la barca si allontanava rapidamente da lui.
Jo era solo sulla barca, piegato sulle ginocchia sbucciate e sanguinanti, e guardava il mare con occhi terrorizzati, domandandosi che altro sarebbe emerso dall'ignoto mondo sottostante.
La manta vol verso la superficie, e le sue ali creavano vortici che facevano roteare i pesci e sollevavano sabbia e intorbidivano l'acqua.
Paloma si tenne forte al labbro e all'ala, ma mentre la distante luce del sole pareva precipitarsi verso di lei, si rese conto che non ce l'avrebbe fatta. Tutti i suoi segnali d'allarme sonavano a pieno volume - il battito nella testa era fragoroso, il dolore nel petto lacerante, gli occhi vedevano la luce della salvezza come una punta di spillo che si espandeva e si contraeva, si espandeva e si contraeva; perse conoscenza.
La manta volava verso l'alto, ma questa volta non per girare e scivolare sull'acqua ma per schizzare fuori, nell'aria.
L'aria era a soli pochi metri, a pochi centimetri ora, una frazione di secondo di volo per il grande animale che si precipitava verso il sole, ma fu allora che l'interruttore nel cervello di Paloma stacc i contatti e lei perse conoscenza. Tutti i suoi muscoli si rilasciarono, compresi quelli delle dita con cui si teneva aggrappata alla manta, e cos lei slitt via quando la grande distesa del dorso nero esplose fuori dell'acqua e si lanci alta nell'aria.
Si lev sopra Jo accovacciato per la paura, sempre pi in alto fino a oscurare il sole e a gettare un'ombra nera sulla barca. Sgocciolava acqua tutto intorno e imprigionava la luce che scintillava formando una corona luminosa lungo il profilo della manta, e Jo si sent stretto d'assedio da una creatura dell'inferno. Mosse le labbra in una preghiera istintiva, emise un gemito gutturale e si copr la testa con le mani come per Schivare il fato.
La manta raggiunse il punto pi alto del suo volo e per un momento rest maestosamente sospesa contro il cielo splendente. Poi la pesante testa e le spalle cominciarono a cadere, mentre la coda restava dov'era e il gigante intraprese un'elegante capriola all'indietro.
Jo la vide arrivare, url per la paura di morire e cadde in mare.
Schizz acqua e and sotto e nonostante fosse sceso parecchie decine di centimetri sotto il pelo dell'acqua, non pot non sentire il rumore, quello schianto strepitoso e decisivo prodotto da tonnellate di cartilagini e tendini che piombavano sulla barca disintegrandola.
La traversa con il motore attaccato si stacc e affond trascinata gi dal suo stesso peso. Il resto dello scafo, colpito improvvisamente da una forza cos possente, si ridusse in schegge e le schegge volarono in cielo e ripiovvero su Jo e su Paloma, che stava galleggiando sul dorso accanto alla sua piroga una dozzina di metri pi in l.
La manta non si ferm, non era affatto stordita. Spinse sotto la superficie i pochi pezzi rimasti della barca e continu la sua corsa verso il basso, e indietro e lontano, poi si raddrizz e fremette e lentamente si avvi verso la luce del sole.
A svegliare Paloma fu lo sciabordio, contro il legno della piroga, delle onde prodotte dal tonfo della manta. Per un momento non cap dove si trovava, e si aggrapp alla piroga per mettersi al sicuro. Davanti a lei e ai lati, il mare era vuoto. Dietro di lei, lungo la corrente che fluiva verso occidente, non riusc a vedere niente a causa dell'accecante riflesso della luce del sole sull'acqua. Ud suoni che avrebbero potuto essere voci, ma che non le dicevano niente; forse erano suoni prodotti da strumenti nel suo cervello frastornato.
I piedi toccarono il fondo, uno scoglio duro e liscio vicino all'isola, e anche se non capiva come aveva fatto ad arrivare l cos in fretta, era felice di essere a casa.
Il fondo? Scroll la testa e guard la piroga e l'orizzonte e le dolci ondulazioni delle onde del mare. L'acqua qui era profonda almeno quindici metri, forse trenta. Allora su che cosa appoggiava i piedi? Perch non c'era dubbio che era in piedi su qualcosa. Fece sgocciolare l'acqua dalla maschera e mise la testa dentro l'acqua e vide che la manta era venuta sotto di lei e si era sollevata come un pallone, fino a fermarsi proprio sotto i suoi piedi.
Voleva forse qualcosa? Era di nuovo ferita? Paloma inspir profondamente e si inginocchi sul dorso della manta e allora, molto lentamente la manta cominci a muoversi. Paloma si mise in piedi e la manta si ferm. Torn a inginocchiarsi e la manta si mosse di nuovo; si alz e di nuovo la manta si ferm.
Si sta comportando come un cane, pens; mi sta aspettando. Ma questo, lo sapeva bene, era impossibile; l'animale non aveva istinti cos elevati. E lei esitava ad attribuirgli qualit tanto elevate, come i moventi.
Eppure si sent costretta a rispondere, anche se si trattava solo della parvenza di un movente. Quindi, senza curarsi del fatto che tutto contraddiceva quello che lei sapeva e in cui ragionevolmente credeva, Paloma si iperventi- l e si lasci cadere in ginocchio sul dorso della manta e si tenne forte con le mani.
Questa volta la manta non part lentamente - si tuff veloce, lanciandosi verso il fondo. Nel giro di pochi secondi, davanti agli occhi di Paloma apparve la vetta della montagna sottomarina. Si aspettava che la manta rallentasse, si mettesse orizzontale e viaggiasse tra i valloni, ma non lo fece. Quando fu vicina alle rocce pi alte, vir come un caccia che inizia a scendere gi a vite e punt, costeggiando la parete di roccia a picco, gi verso le nebbie azzurrine.
Gli orecchi di Paloma scoppiettavano perch lei non era mai scesa cos in fretta e a tanta profondit; bench non fosse ancora vicina a una crisi di ossigeno, la strana e diversa pressione di quell'acqua stranamente fredda le fece battere le tempie. Avrebbe voluto mollare la presa, ma non os farlo: non era sicura di riuscire a tornare in superficie, da quella profondit.
Al limite dell'oscurit, laggi nel profondo dove non c'erano pi n rossi n gialli n verdi, dove l'azzurro appariva indaco e l'indaco viola e il viola nero, la manta all'improvviso si mise orizzontale, vir bruscamente a sinistra ed entr in una gola sul versante della montagna sottomarina.
Rallent e si ferm e si libr sopra un fondo sabbioso; le sue ali quasi toccavano le pareti rocciose della gola. Paloma guard verso l'alto e non riusc a vedere la superficie - niente sole, niente raggi di luce, solo un vago chiarore dell'acqua grigia - e un crampo di panico le scosse il petto, lo stesso panico che provava quando guardava verso il basso da un punto molto elevato. Chin lo sguardo e si impose di non guardare pi verso l'alto, perch non aveva senso: o sarebbe tornata su con la manta o non sarebbe tornata su.
Che cos'era questo posto? Perch la manta era venuta qui? Forse erano in posti come questo che venivano a rifugiarsi le mante - nel profondo, al fresco, lontano dalla luce del sole e dalla superficie, protette dalle pareti della gola contro le correnti del mare aperto.
Sotto c'era sabbia, sopra c'era acqua, ai lati c'erano pareti di roccia simile a qualsiasi altra roccia, tranne che... Avevano qualcosa di strano queste rocce. Sembravano incastonate di infinite piccole pietre.
Volle avvicinarsi, vedere pi distintamente questo posto nel quale non sarebbe mai riuscita a calarsi da sola. Si alz allontanandosi dalla manta, pregando che proprio ora non decidesse all'improvviso di abbandonarla, e scalci rapidamente verso una delle pareti.
Protese una mano a toccare una delle pietre e prima ancora che le sue dita l'avessero sfiorata, cap di che cosa erano fatte queste strane pareti: ognuna di queste pietre non era affatto una pietra, ma un'ostrica.
Dapprima, aveva stentato a riconoscerle perch erano le pi grosse che avesse mai visto - fuori della portata di tutti i pescatori, erano riuscite ad arrivare a completa maturazione - e inoltre siccome erano mimetizzate - non spazzate dalle correnti, erano state ricoperte da vegetazione viva.
Fece subito per prendere il coltello, ma non lo trov. Non si sofferm a pensare come mai non ci fosse, n lo cerc ancora, ma afferr invece un'ostrica con la mano e girandola su se stessa tir fino a staccarla dalla parete.
Le punte delle dita erano escoriate e lacerate, la palma sanguinava per i tanti taglietti, ma lei non sentiva dolore. Usando adesso tutte e due le mani, afferr e tir e stacc le ostriche e se le ficc dentro il vestito, dove scesero gi fino alla cintura di corda. Quando si fu imbottita tutto il davanti, spinse le ostriche intorno ai fianchi sulla schiena, senza sentire che le conchiglie affilate le tagliavano la pelle.
Alla fine, si allontan dalla parete, sfinita e dolorante per il bisogno di respirare e con il vestito sformato da quel carico. Atterr sul dorso della manta. Se fosse stato un cavallo, l'avrebbe spronato, perch ora aveva bisogno di andare, e in una sola direzione - verso l'alto.
E la manta la port su, volando con la grazia veloce di un uccello che cerca il cielo. Poco dopo vide la luce del sole e un azzurro cristallino.
All'ultimo istante, la manta rallent in modo da non saltare sopra l'acqua ma, come una balena, guizz fuori dalla superficie del mare e si ferm con il dorso all'aria. E sul suo dorso giaceva Paloma, con le braccia spalancate e
il sangue che le scorreva tra le dita.
La manta rest l finch Paloma non si fu ripresa e pot nuotare verso la piroga, arrampicarvisi dentro e liberarsi delle ostriche. Rest l anche quando Paloma si inginocchi nella piroga e la guard, in silenzio, con riverenza.
E poi, quando l'orlo della rossa palla del sole tocc l'orizzonte, la grande manta sbatt leggermente un'ala, immerse la testa sollevando alta nell'aria la coda e spar, lasciando un cerchio di increspature che si and allargando nell'acqua sotto la luce del crepuscolo, e poi anch'esso scomparve.
Per molto tempo, fino a quando il sole cal e il cielo si oscur e apparvero le prime tremule stelle, Paloma rest in ginocchio nella piroga lasciandosi trasportare dalla corrente.
Molto lontano, nell'oscurit della notte, ud le voci di Jo, di Indio e di Manolo, e le parole che riusc a captare attraverso l'acqua immobile erano polemiche, amare e accusatorie; perch ora stavano a galla incolumi e non temevano pi per le loro vite. Pi tardi Paloma avrebbe preso un fuoribordo e sarebbe andata a prenderli. Pens che non avrebbero pi avuto tanta voglia di tornare alla montagna sottomarina.
Neanche la manta vi sarebbe pi tornata. Ne era sicura, anche se non avrebbe saputo dire perch ne era cos sicura. Forse faceva anche questo parte di quel non so che di speciale. Forse era la sensazione che la natura aveva avuto bisogno di ristabilire un equilibrio che era stato incrinato; per ristabilirlo si era servita della manta e, in un certo senso, anche di Paloma. E ora che l'equilibrio era stato ristabilito, la manta era libera di andarsene.
Ma che cosa intendeva Paloma quando diceva la natura? Che cos'era...
Smise di pensare, e guard quel punto nel cielo dove tra poco sarebbe spuntata la luna e sarebbe rimasta l sospesa come un amuleto e avrebbe gettato il suo sentiero d'oro sull'acqua, e allora sorrise e disse ad alta voce: Grazie.
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FINE.
Ringraziamenti.
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Sono grato alla rete televisiva ABC e a John Wilcox, produttore di The American Sportsman, sotto la cui egida ho potuto conoscere il Mare di Corts, ringrazio Stanton A. Waterman per avermi accompagnato in questo viaggio, per i suoi saggi consigli e la simpatica compagnia; e Susannah Waterman Becker il cui ispirato occhio grafico ha colto e fissato in immagini la bellezza del Mare di Corts.
P.B.
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FINE.